Le fonti energetiche rinnovabili

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - IRES Piemonte.

    Introduzione(1)

    Nella retorica e nei discorsi sulla Green Economy (GE), le fonti energetiche rinnovabili (FER) detengono da sempre una posizione di primo piano. Nei confronti della crisi economica e ambientale, lo sviluppo delle FER si presenta come un comparto di carattere strategico. Nel campo economico, le rinnovabili rappresentano un settore innovativo e d'avanguardia, con ampi margini di crescita, su cui istituzioni pubbliche e imprese investono significativamente.

     

    Non a caso, il settore delle FER è uno dei pochi che, dal 2008 ad oggi, sembra aver resistito agli scossoni della crisi economica e finanziaria anche laddove questa ha maggiormente colpito, mentre rappresenta uno dei settori di punta in quelle economie in rapida espansione. Al contempo, le FER sono indicate come una soluzione per la crisi ambientale in quanto "alternative" alle fonti fossili tradizionali, indicate come principali responsabili del cambiamento climatico globale.

    L'accostamento tra FER e GE riguarda sia aspetti positivi che negativi, ma insieme concorrono alla creazione di un diverso modello economico, energetico e ambientale. Si è ben lontani, infatti, dall'aver individuato un'unica via alla GE, anzi le proposte per una eco-ristrutturazione della società sono molteplici e alquanto contraddittorie. L'incremento delle rinnovabili costituisce un obiettivo auspicabile, il rischio è che questo possa avvenire attraverso un approccio predatorio nei confronti delle risorse ambientali, utilizzate per ragioni di convenienza economica e di business piuttosto che per soddisfare specifiche esigenze e bisogni (energetici e di sviluppo) dei territori. Anche in Italia, negli ultimi anni, il settore delle FER è stato al centro di un interesse senza precedenti, registrando un'espansione significativa degli investimenti realizzati sul territorio. Un'espansione trainata da un ingente sforzo pubblico profuso nel sostenere la crescita delle FER attraverso specifici incentivi. Uno sforzo pubblico su cui si è meditato di ridimensionare il volume di incentivi dati al settore.

    Al contempo, l'esigenza di ottemperare agli obiettivi imposti dall'Unione Europea impone al governo e alle Regioni una programmazione in grado di guidare il Paese verso gli ambiziosi obiettivi comunitari. È questo, pertanto, un momento particolarmente privilegiato per riflettere al contempo sulle potenzialità e criticità delle FER nel promuovere lo sviluppo di una GE che produca reali ricadute e un valore aggiunto per i territori.

     

    Le FER nel contesto europeo ed italiano

    In questi ultimi anni l'Unione Europea ha progressivamente orientato le proprie politiche verso obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Un importante passo in questa direzione è rappresentato dall'approvazione, nel 2008, del 'Pacchetto Clima-Energia', meglio conosciuto come strategia '20-20-20', che pone, per il 2020, obiettivi in campo energetico e climatico:

    o riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990,

    o diminuzione del 20% sul consumo di energia primaria rispetto ai livelli previsti al 2020,

    o un contributo del 20% di energia da fonti rinnovabili sui consumi finali lordi entro il 2020 e

    o un obiettivo parallelo riguardante un contributo del 10% di biocarburanti rispetto al consumo totale di carburanti.

    Inoltre, l'UE ha intrapreso studi per identificare scenari e obiettivi oltre il 2020.

    L'azione del governo italiano in materia di energie rinnovabili si inserisce nel sentiero tracciato dall'Unione Europea e dagli obiettivi sanciti dalla Direttiva 2009/28/CE, (recepita in Italia attraverso la legge 27 febbraio 2009, n°13), vale a dire il pacchetto '20-20-20'.

    Il recepimento degli obiettivi europei impone al Paese i seguenti impegni da raggiungere entro il 2020: riduzione delle emissioni pari al 18% delle emissioni complessive e riduzione del 20% del consumo di energia primaria al 2020 rispetto ai livelli previsti. Per raggiungere questi obiettivi la direttiva sull'efficienza energetica, approvata nel giugno 2012, ha individuato un contributo del 17% di energia da fonti rinnovabili e un contributo del 10% di biocarburanti per l'uso di carburanti.

    L'applicazione della direttiva è avvenuta, in Italia, attraverso la predisposizione di un Piano d'Azione Nazionale (PAN) ) per lo sviluppo delle Energie Rinnovabili, in cui si indicano i modi per raggiungere gli obiettivi comunitari e con la redistribuzione degli obiettivi nazionali tra le diverse Regioni e Province autonome. Si tratta del "Decreto Burden Sharing" (BS) (DM 15 marzo 2012), che fissa obiettivi specifici da raggiungere nel periodo 2012-2020 e stabilisce il contributo che ciascuna Regione è chiamata ad offrire al perseguimento dell'obiettivo nazionale recepito all'interno del PAN e che impone all'Italia di raggiungere, entro il 2020, la quota del 17% di fonti energetiche rinnovabili (FER) sul consumo finale lordo (CFL). Viene attribuita alle Regioni la competenza in materia di programmazione degli interventi sulle fonti rinnovabili, riservando tuttavia allo Stato il compito di fissare gli obiettivi da raggiungere per ciascun ente locale.

    La filosofia che viene perseguita dal BS è di istituire un'equa redistribuzione degli obiettivi sul territorio, lasciando ai singoli enti la scelta delle modalità specifiche di attuazione. I criteri attraverso i quali attribuire i target variano tra le diverse Regioni in funzione della singola situazione di partenza.

    Il quadro nazionale risulta eterogeneo sul lato geografico e ambientale. Vi è una netta differenza tra le Regioni del Nord e del Sud, caratterizzate da obiettivi e consumi anche molto differenti.

    Dopo aver tracciato gli obiettivi generali, il decreto BS stabilisce più nello specifico i target rispetto alla produzione di elettricità e di calore (le principali destinazioni d'uso delle fonti rinnovabili). Anche qui ritroviamo una distinzione tra Regioni del Nord e del Sud Italia. Per i consumi elettrici lo sforzo maggiore è richiesto al Mezzogiorno, per i consumi termici all'intero territorio nazionale.

    Nonostante la sua uscita sia molto recente, il decreto BS non è stato esente da critiche, sia rispetto ai contenuti sia al metodo, che ne mettono in dubbio l'efficacia e le possibilità di concreta implementazione. Dal punto di vista dei contenuti, emerge un certo sbilanciamento tra gli obiettivi elettrici e quelli termici. Sempre dal punto di vista del merito, spicca l'assenza di indicazioni più precise (sia nel decreto sia nel PAN) rispetto a quali le rinnovabili dovrebbero essere privilegiate, nelle diverse Regioni, per raggiungere gli obiettivi di riferimento. Dal punto di vista del metodo, alcuni autori sottolineano il carattere etero-diretto del decreto, che stabilisce criteri vincolanti senza un concorso diretto delle Regioni in fase di negoziazione degli obiettivi, per poi delegare comunque agli enti regionali la selezione degli strumenti più efficaci per raggiungerli "nell'ambito delle proprie risorse finanziarie" (art.4, comma 2). Gli enti locali scarseggiano di risorse e lo Stato svolge il ruolo predominante nel supporto alla diffusione delle rinnovabili. Tale sbilanciamento è visibile se si osserva lo stato dell'arte dei Piani Energetici e Ambientali Regionali (PEAR) in Italia. In poche Regioni è stato aggiornato dopo il 2009, mentre numerosi sono i casi di Piani oramai decennali. Risulta essere fondamentale una loro rielaborazione e un aggiornamento per adeguarli alle attuali esigenze, per guidare correttamente lo sviluppo delle fonti rinnovabili alla scala locale.

     

    La situazione piemontese

    La Regione Piemonte spicca decisamente nel quadro nazionale come la Regione che, al momento, ricorre maggiormente alle FER in termini assoluti con 487 ktep. Se si considerano i consumi finali lordi, il contributo delle FER al bilancio energetico regionale risulta inferiore al 10%; mentre, focalizzandosi esclusivamente sulla produzione di energia elettrica, le FER risultano incidere per il 26%. Il principale contributo alla quota di fonti rinnovabili è offerta dall'idroelettrico, che soddisfa il 91,8% della produzione elettrica da FER. Le biomasse, il solare e l'eolico si presentano con percentuali comprese tra 6,2 e 0,4.

    Dalla tabella 1 emerge che la Provincia di Cuneo è quella con il maggior numero di MW installati per il fotovoltaico, mentre quella con il numero minore è il Verbano-Cusio-Ossola. Rispetto alle rimanenti FER, nel complesso, spicca la Provincia di Torino come numero di MW installati, mentre risulta in ultima posizione la Provincia di Asti.

    Le rinnovabili in Piemonte, così come nel resto d'Italia, hanno registrato un incremento che renderanno più facilmente perseguibili gli obiettivi dettati dal "Decreto Burden Sharing" . Gli strumenti di supporto e incentivazione pubblici influenzeranno in modo determinante gli investimenti nel settore. Questo può essere possibile con l'accostamento tra GE e fonti rinnovabili. L'incremento della potenza installata da FER svolge un ruolo positivo a scala locale, perché attraverso con l'impiego di fonti di origine locale e diffuse sul territorio è possibile aumentare l'autonomia energetica.

    Gli studi hanno fatto comunque emergere alcuni potenziali elementi di criticità che riguardano possibili alterazioni degli ecosistemi, emissioni inquinanti in fase di produzione, installazione e dismissione degli impianti, consumo di suolo e impatto paesaggistico. Da non trascurare, infine, l'aspetto sociale: se l'intervento è di tipo top-down rischia essere percepito dalle comunità locali come estraneo e invasivo. Occorre quindi una attenta valutazione di ogni singolo intervento che ne analizzi la reale sostenibilità sia dal punto di vista ambientale, sia sociale, prendendo in considerazione anche e soprattutto gli elementi tipici di ogni singolo contesto territoriale.

     

    Le principali FER

    La fonte idrica rappresenta storicamente la FER maggiormente utilizzata per la produzione di elettricità: la costruzione di impianti rappresenta un investimento ancora oggi appetibile, soprattutto in presenza di cospicui incentivi pubblici che la sostengono. La situazione piemontese è segnata da una generale saturazione del territorio per quel che riguarda la costruzione di impianti di grande potenza, alimentati da invasi artificiali. Il Piano di Tutela delle Acque della Regione Piemonte (2007) richiede di prestare una particolare attenzione agli impatti ambientali. Nonostante ciò, non sono mancate, negli ultimi anni, le realizzazioni di nuovi invasi e centrali e alcune proposte progettuali. La Regione risulta interessata da 360 impianti per una potenza totale di 1.275 MW (Fig. 1.a). Le zone maggiormente interessate sono i Comuni montani sia per numero che per potenza (kW).

    La fonte solare fotovoltaica è caratterizzata da impianti elettrici costituiti da più moduli fotovoltaici, i quali sfruttano l'energia solare incidente. Si è registrata in Piemonte una forte espansione nel corso degli ultimi anni, in particolar modo grazie alla possibilità di ricorrere ad incentivi. L'area di pianura tra Cuneo e Torino e quella della pianura alessandrina sono le più coinvolte per maggiore potenza installata (Fig. 1.b). I dati censiti da Atlasole (2012) mostrano la forte accelerazione della diffusione del fotovoltaico che ha caratterizzato questi ultimi anni: a partire da 772,28 kW installati in Piemonte nel 2006, si registrano valori di 48.799,55 kW nel 2009 per raggiungere addirittura i 812.612,98 kW nel 2011.

    Le biomasse per usi energetici comprendono un'ampia gamma di prodotti, sottoprodotti e rifiuti derivanti dalle attività di silvicoltura e agricoltura, come pure la componente biodegradabile dei rifiuti urbani ed industriali. Include quindi gli alberi, ma anche le produzioni delle colture arabili ed altre piante, i residui agricoli e forestali, i fanghi di depurazione, i reflui animali, i sottoprodotti industriali e la parte organica dei rifiuti solidi comunali. In Piemonte le filiere più rappresentate sono quella ligneo-cellulosica (in cui il ruolo primario è svolto dalle biomasse di origine forestale) e quella della digestione anaerobica per la produzione di biogas. La prima filiera consiste nell'utilizzo di materiale vegetale di tipo legnoso (derivante da sfalci o dal taglio dei boschi o dagli scarti di lavorazione delle segherie) per la produzione di energia elettrica, termica o termoelettrica. La seconda riguarda, invece, la produzione di biogas a partire da reflui ed eventualmente, prodotti agricoli (ad es mais).

    Nella Regione sono presenti 25 impianti per l'utilizzo delle biomasse forestali, di cui alcuni attivi, alcuni in progetto e uno in ristrutturazione. La Provincia di Cuneo è quella con il maggior numero di impianti e anche di potenza (kW). (Fig. 1.c)

    In Piemonte, la realtà del biogas risulta rappresentata, nel 2010, da 35 impianti, a cui si aggiungono 26 nuovi impianti allora in fase di realizzazione (Fig. 1.d). È una situazione in espansione, che mostra un potenziale di incremento ancora elevato. Per numero e potenza (kW) degli impianti la Provincia di Cuneo emerge rispetto alle altre.

     

    Tabella 1. FER: Potenze installate per le diverse province piemontesi

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    Fonte: elaborazione Ires su dati GSE

     

    Figura 1. Distribuzione spaziale degli impianti qualificati alla riscossione di certificati verdi, al 2010

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    Nota(1) Il documento completo è reperibile all'indirizzo www.ires.piemonte.it/osservatori/219-green

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