EDITORIALE N.16 - Green Economy

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    La Green Economy dei settori economici

    La Green Economy è definita come l'incontro tra l'impresa e la sostenibilità economica, sociale e ambientale. E' un concetto che ha una storia recente e prende le mosse dai numerosi fallimenti delle conferenze 'politiche' dell'ONU sull'ambiente, che hanno fatto seguito al Summit della Terra, organizzato dall'UNCED (United Nations Conference on Environment and Development) a Rio de Janeiro nel giugno 1992.

     

    E' la sfida dell'economia di mercato alla crisi dell'economia di mercato, alla sua insostenibilità, alla saturazione dei mercati occidentali e agli squilibri creati dalla crescita economica. E' una sfida che ha avuto momenti importanti di elaborazione a partire soprattutto dal nuovo millennio:

    • con la creazione del Global Compact Network lanciata dall'ONU nel giugno del 2000, una rete di imprese finalizzata a promuovere importanti principi etici in tema di diritti umani, tutela dell'ambiente, diritti dei lavoratori e lotta alla corruzione; oggi sono più di 8000 le imprese, le associazioni, le Università e le ONG che hanno sottoscritto il codice etico volontario, in più di 130 Paesi;
    • con il Consiglio europeo di Göteborg del Giugno 2001 in cui i paesi dell'UE hanno approvato una strategia per lo sviluppo sostenibile e aggiunto una dimensione ambientale agli orientamenti politici di Lisbona 2000 per l'occupazione, le riforme economiche e la coesione sociale;
    • con il 'World Economic Forum' del 2007, a Davos, in Svizzera, dove per la prima volta e in maniera esplicita la prestigiosa organizzazione internazionale (formata da grandi imprese, leader politici, accademici illustri e riconosciuti) ha lanciato la sfida della GE come 'visione' intorno cui orientare la crescita e lo sviluppo; in quella occasione Angela Merkel aprendo il Forum individuò nelle fonti energetiche e nella difesa del clima "le due più grandi sfide dell'umanità".

    Questa visione dello sviluppo è stata poi declinata nel piano strategico di Europa 2000, in cui sono state definite misure di risposta alla crisi attraverso azioni rivolte alla crescita intelligente, alla sostenibilità, alla inclusione sociale e che trovano una sintesi territoriale nella diffusione delle smart regions e smart cities. Con esse l'Unione Europea ha lanciato il piano clima-energia 20-20-20, di riduzione dei gas serra del 20% rispetto al 1990, di incremento delle fonti rinnovabili fino al 20% del fabbisogno di energia (in Italia del 17%), di aumento del 20% dell'efficienza energetica (ridotto al 17% dalla direttiva del 2012). Per quanto riguarda la crescita sociale l'UE si è proposta di elevare, entro il 2020, il tasso di occupazione degli attivi (fascia 20-64 anni) dal 69% del 2010 al 75% (in Italia dal 61% al 68%), di incrementare gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione dal 2% al 3% del PIL (in Italia dall'1,26% all'1,53%), di ridurre l'abbandono scolastico (dal 14% al 10%, in Italia dal 19% al 15%).

    Infine un ulteriore rinforzo è venuto dai risultati della Conferenza Rio+20 in cui (insieme a un ulteriore fallimento degli obiettivi politici) si sono espresse nuove soggettività e proposte, sia nel Forum dei Popoli che nel UN Global Compact Network, che ha rilanciato i suoi dieci principi (per il diritto, il lavoro, l'ambiente e la lotta alla corruzione) per una economia verde e sostenibile.

    L'IRES ha inteso dare un suo contributo importante al tema della Green Economy facendo la fotografia dello stato del Piemonte e della sua collocazione nel contesto nazionale. I risultati, da cui sono tratti i contributi sia di questo che del prossimo numero di Politiche Piemonte, sono stati oggetti di un interessante confronto e dibattito pubblico cui hanno partecipato oltre al sottoscritto e al direttore Marcello La Rosa, il Presidente dell'IRES Enzo Risso, Giuseppe Berta, Professore all'Università Bocconi Milano e membro del Comitato scientifico IRES, Mario Calderini, Professore al Politecnico di Torino, Giuseppe Dematteis, Professore al Politecnico di Torino, Giulio Mondini, Direttore SITI, Roberto Mezzalama, Project Director della Golder Associates e Luca Mercalli della Società metereologica italiana.

    L'obiettivo è stato quello di analizzare la situazione socio-economica e ambientale del Piemonte ma anche di dispiegare la nuova "vision" della Green Economy e di preservarla nei suoi contenuti, cercando di non farne un "concetto ombrello" sotto cui "riparare" opinioni diverse e azioni non coerenti con i principi della sostenibilità ambientale. Proprio per questo abbiamo preferito lanciare il cantiere della Green Economy (un'attività che certo non è terminata con il Rapporto sulla Green Economy in Piemonte) con la presentazione dell'Atlante della Sostenibilità del Piemonte, nel Giugno scorso.

    I due documenti si trovano on-line e si possono scaricare in www.ires.piemonte.it/osservatori/219-green. Qui vengono trattati solo alcuni degli argomenti del rapporto. Si parte con l'analisi sintetica della green production, cioè del contributo dei settori economici regionali alla riduzione dei gas clima alteranti ma anche degli impatti alla scala mesoregionale e locale. Si procede con l'analisi del settore delle fonti energetiche rinnovabili (FER), "uno dei pochi che, dal 2008 ad oggi, sembra aver resistito agli scossoni della crisi economica e finanziaria anche laddove questa ha maggiormente colpito, mentre rappresenta uno dei settori di punta in quelle economie in rapida espansione.". Si affronta quindi la grande sfera del settore agricolo evidenziando le trasformazioni in senso greening delle nuove politiche comunitarie e concentrandosi sui Sistemi Alimentari Locali, sulla filiera corta e sui reticoli di relazioni che a ragione possono essere considerati come i "custodi del territorio". Si passa poi ad affrontare uno dei settori centrali della Green economy, il settore delle costruzioni, che assume una considerevole importanza ai fini della riduzione dei consumi energetici. E' il settore che forse esprime con più semplicità il nuovo "motore del benessere" in quanto è in grado (attraverso una serie di innovazioni, dalla cappottazione allo sfruttamento fotovoltaico) di ridurre drasticamente il consumo energetico degli edifici e di raggiungere gli obiettivi della sostenibilità ambientale. Infine si affronta il settore della Chimica, quello considerato, e a ragione, come il maggiore responsabile dell'impatto ambientale nonché della distruzione di interi territori (il disastro di Bhopal in India, in Italia quello dell'ICMESA a Seveso o, in casa nostra, dell'ACNA di Cengio) e che oggi invece esprime una eccellenza in Piemonte, piccola ma importante. Un settore che ha delle imprese innovative che sono state in grado di ridurre i loro consumi ma soprattutto di creare nuovi prodotti sostituendo la catalisi chimica, così fortemente impattante, con quella biologica. Nell'insieme si può cogliere nelle pratiche e nelle prefigurazioni di scenario di questi settori, un mondo nuovo e un nuovo modo di vivere, di produrre e consumare. La crisi che stiamo attraversando ci invita a proiettarci in tutto questo senza tentennamenti. Non si può guardare indietro.

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