L’area torinese tra smart cities e green economy

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Dist Politecnico Univeristà di Torino, Rapporto Giorgio Rota

    Introduzione

    Dal 2009 a oggi, più di 3.500 sindaci europei hanno sottoscritto un patto per trasformare la propria città in una smart city, potendo così accedere a bandi e finanziamenti dell'Unione. In Italia s'è registrato uno straordinario successo partecipativo, con quasi la metà dei sindaci che hanno firmato il patto.

     

    Nell'estate del 2011 l'Unione Europea ha varato una prima serie di bandi per finanziare progetti di smart cities – per complessivi 80 milioni – cui hanno partecipato diverse città italiane. La maggior parte delle proposte presentate riguarda l'edilizia sostenibile (78,5% dei progetti), il trasporto pubblico (74,4%), le reti energetiche (73,4%), la mobilità urbana (69,9%), le ICT (67,8%), i combustibili «puliti» (61,6%), la gestione dei rifiuti (61,2%), quella del ciclo idrico (56,4%), le reti di comunicazione (55,7%).

    Torino ha creato attorno ai bandi una convergenza di soggetti (Comune, altri enti pubblici, atenei, centri di ricerca, aziende) e, dal dicembre 2011, la Fondazione Smart City. Questa ha partecipato ai bandi europei con tre progetti (per riqualificare energeticamente alcuni isolati nel quartiere Barriera di Milano, per innovare i sistemi di accumulo energetico del teleriscaldamento a Mirafiori, per sviluppare database utili alla pianificazione energetica), chiedendo complessivamente all'Unione Europea un contributo pari a 4,9 milioni. Nessuno dei progetti torinesi è però risultato vincente, mentre a febbraio 2012 sono state selezionate, col punteggio massimo, tre proposte del Comune di Genova(1).

    Nonostante l'insuccesso nella prima tornata di bandi europei, si deve valutare quanto è smart e competitivo il territorio torinese rispetto alle altre aree urbane d'Italia e d'Europa.

    Ci si rende dunque conto che si tratta di una scelta obbligata la trasformazione degli agglomerati urbani in "Smart Cities", vale a dire centri urbani intelligenti dove grazie alla tecnologia sia possibile ottenere trasporti (pubblici e privati) più efficienti, risparmi energetici consistenti, un calo drastico delle emissioni inquinanti e, in generale, servizi pubblici più efficienti e accessibili al cittadino.

    La sfida per la maggior parte delle città è la riqualificazione e il risanamento dell'esistente. Idealmente il primo step per costruire una smart city è l'ottimizzazione di risorse energetiche e trasporti in modo che le aree metropolitane diventino più efficienti riducendo al tempo stesso le emissioni di carbonio, l'inquinamento in generale, la produzione di rifiuti e la congestione del traffico. Il secondo step è l'introduzione progressiva di nuove tecnologie per la gestione dei processi urbani, magari in collaborazione con grandi imprese, università o centri di ricerca.

    Occorre rilevare come esista un indubbio problema nazionale, in quanto l'Italia nel suo complesso risulta decisamente in ritardo nel contesto globale.

    Per esempio, in campo energetico, l'Italia mantiene oggi uno dei più alti deficit al mondo ed è pressoché inesistente nel mercato emergente della produzione da fonti rinnovabili. Anche nel comparto telematico, fondamentale per qualunque città che voglia dirsi smart (banda larga, fibra ottica, wifi), vi sono nazioni (es. Giappone o Corea) decisamente all'avanguardia a livello planetario.

    In Europa, sono dotate di reti efficienti soprattutto Francia, Germania, Inghilterra e Finlandia; l'Italia rincorre, puntando per i prossimi anni a standard di efficienza che le migliori nazioni europee hanno conseguito da parecchio tempo.

     

    Quanto è smart e competitivo il territorio piemontese?

    Detto quindi della complessiva debolezza nazionale, in Italia Torino e il Piemonte si collocano in una posizione di relativa efficienza. Ciò è vero, ad esempio, nel settore energetico, dove ad esempio il capoluogo piemontese risulta migliore di altre metropoli italiane soprattutto per i livelli di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, di diffusione del teleriscaldamento, produzione da fonti rinnovabili, attivismo pianificatorio.

    A Torino e in Piemonte le fonti rinnovabili hanno da sempre un notevole rilievo e tuttora la Regione risulta al terzo posto – dopo Calabria e Campania – per potenza pro capite coperta grazie a tali fonti.

    Per confronto con le altre province metropolitane, quella torinese è l'unica in cui il rilievo delle fonti rinnovabili risulti adeguato alla sua taglia demografica; altrove invece risulta sempre inferiore (Fig. 1).

     

    Figura 1 - Contributo alla potenza prodotta con fonti rinnovabili e peso demografico delle province metropolitane – 2010, Incidenze percentuali sul totale delle province italiane

    03_Smart-Fig1

    Fonte: elaborazioni su dati GSE

     

    Tuttavia, nel complesso – tra alti e bassi, punti di forza e di debolezza – il capoluogo piemontese non eccelle tra le metropoli italiane. Considerando ad esempio, le autorevoli – e metodologicamente consolidate – graduatorie di Ecosistema Urbano, che considerano 25 indicatori di vivibilità urbana, nell'ultimo triennio Torino risulta complessivamente la peggiore metropoli del Centro-Nord, superata anche da alcune del Mezzogiorno.

    Occorre anche tener conto del fatto che, se si allarga lo sguardo a un livello continentale, tra le metropoli europee il posizionamento di Torino risulta anche peggiore.

    È indubbio che le aree urbane della Pianura Padana non sono favorite dalla loro posizione geografica né dalla morfologia del suolo. Nel caso di Torino, poi, alla barriera dell'arco alpino si aggiunge quella della collina; così, specialmente d'inverno, in assenza di una apprezzabile circolazione d'aria, si crea una sacca di inquinamento stagnante. La posizione fisica non deve però nemmeno diventare un alibi: a Torino e nella Pianura Padana, infatti, viene prodotta una quantità di inquinanti tra le maggiori del pianeta, le densità abitativa e veicolare sono tra le più elevate al mondo, così come la concentrazione di emissioni industriali (fonte: Arpa). Le politiche nazionali e locali di contenimento della emissioni risultano assolutamente inefficienti, tant'è che negli anni scorsi l'Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro l'Italia, proprio rigettando la tesi difensiva secondo cui le caratteristiche territoriali e meteoclimatiche della Pianura Padana giustificherebbero i persistenti sforamenti dei limiti stabiliti dalle direttive comunitarie.

    L'immagine di città tra le più inquinate d'Europa, certamente, non gioca a favore di una Torino che vorrebbe accreditarsi a livello internazionale come smart city.

     

    Verso una gestione più intelligente del traffico?

    Per rispondere alla grave criticità dell'inquinamento atmosferico, nell'area torinese ci si è concentrati soprattutto su politiche di contenimento del traffico, meno sul risparmio energetico, ancor meno sull'inquinamento industriale. La gran parte delle politiche anti-traffico sono comunque rimaste in questi anni sostanzialmente emergenziali, rivelandosi dunque in fin dei conti non granché smart.

    Molte misure hanno poi puntato a differenziare le limitazioni al traffico, tenendo conto dei livelli emissivi dei veicoli: in teoria si tratta dunque di interventi più smart, ma che scontano notevoli difficoltà sul fronte del controllo del traffico, oltre che un eccesso di aspettative nei confronti dell'innovazione tecnologica. Da questo punto di vista, occorre in generale tener presente che se la tecnologia rappresenta una componente fondamentale per ogni smart city, al tempo stesso non vanno riposte in essa aspettative spropositate.

    Sul fronte del traffico, un riequilibrio a favore del trasporto collettivo e della mobilità non motorizzata risulta quindi indispensabile. Nel 2010 il Comune di Torino ha adottato il Piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS) con un obiettivo estremamente ambizioso per il 2020: passare da una ripartizione del traffico privato pari, nel 2008, a un 68% di traffico privato e un 32% sui mezzi pubblici, a una situazione di sostanziale parità. A questo scopo, i provvedimenti più attesi riguardano il rafforzamento della rete del metrò e del sistema ferroviario metropolitano.

    Al tempo stesso, nonostante questa recente ripresa, i dati rivelano come il sistema del trasporto pubblico torinese sia ancora ben poco smart: nonostante infatti il capoluogo piemontese si collochi al quinto posto tra le metropoli italiane per offerta (in termini di posti al chilometro), risulta soltanto undicesimo per livelli di utilizzo, ovvero per rapporto tra viaggiatori e posti-chilometro disponibili (fonte: Istat).

    L'ancora complessivamente scarsa efficienza della rete del trasporto pubblico torinese penalizza la creazione di tanti parcheggi in zone periferiche (o semi) per interscambiare con mezzi pubblici veloci. Tra le metropoli italiane, Torino ha oggi una delle più basse disponibilità di parcheggi di interscambio e le aree adibite a tale scopo sono nettamente sottoutilizzate.

    Per Torino le cose vanno meglio sul fronte della mobilità ciclabile. I chilometri di piste sono cresciuti notevolmente dal 2000 al 2010, facendo del capoluogo piemontese la metropoli con la maggior densità di piste; rimane tuttavia netto il distacco rispetto a molte città europee (fonte: Ecosistema Europa).

    Rispetto alla rete ciclabile torinese, va anche sottolineato come non sempre alla quantità corrisponda la qualità: vi sono insomma piste smart e altre progettate in modi decisamente meno intelligenti e, di conseguenza, sostanzialmente inutilizzate.

    Negli ultimi tempi viene spesso celebrato come uno dei progetti più smart il bike sharing [TO] Bike, avviato a giugno 2010: il servizio ha avuto un successo superiore alle attese. Si tratta effettivamente di un servizio molto funzionale ad alcune utenze, ma che incide ancora ben poco. Anche soltanto tra le 25 città piemontesi che hanno istituito il bike sharing, per rapporto tra numero di biciclette e abitanti, nel 2011 Torino si colloca al nono posto (fonte: Izco, Eco dalle Città)

     

    Smart city e opportunità di business?

    Come sottolineato in precedenza, una smart city è capace non solo di migliorare la qualità ambientale, ma anche di farne un'opportunità di business; il che, nella presente congiuntura economica, rappresenta uno dei possibili assi per la ripresa. Da questo punto di vista, come si colloca l'area torinese?

    Un quadro nazionale aggiornato emerge da alcuni recenti studi di Unioncamere, che evidenziano una forte crescita del numero di aziende impegnate sul terreno della sostenibilità: la maggior parte sta investendo in risparmio energetico, un quinto in innovazioni sostenibili del processo produttivo, circa un sesto brevetta e sviluppa prodotti "verdi".

     

    Per quanto riguarda le imprese che hanno investito nel "green" negli ultimi anni, negli ultimi anni si sta rafforzando soprattutto l'area che va dal Nordest all'area milanese, fino a diverse province centromeridionali. Nel caso del Piemonte, emerge una sorta di "divaricazione" dei percorsi tra il Cuneese – dove risulta in rafforzamento la quota di imprese impegnate nei settori "green" e il resto del territorio regionale, con la provincia di Torino – assieme al VCO – che registra uno dei livelli più bassi di sviluppo della green economy a livello nazionale.

    Un'indagine della Camera di Commercio di Torino ha censito nel 2011 circa 1.300 imprese piemontesi riconducibili all'arcipelago della Green Economy: Di queste, il 49% opera in campo energetico, il 19% nella gestione dei rifiuti, il 12% sul ciclo delle acque, il 10% sulla qualità dell'aria, il 7% in attività di consulenza e ricerca, il 3% in altri settori. Rispetto alle altre province, quella torinese si conferma per la sua condizione non particolarmente brillante.

     

    Figura 2 - Incidenza delle imprese che nell'ultimo triennio hanno investito in prodotti e tecnologie green sul totale delle imprese

    03_Smart-Fig2

    Fonte: Unioncamere, Symbola, 2012

     

     Negli anni scorsi l'area torinese ha compiuto indubbi passi avanti nella direzione di una gestione più smart dei processi. Al tempo stesso colpisce la quantità di ambiti ancora sostanzialmente oscuri e inesplorati, dove quindi diventa ben difficile indirizzare intelligentemente le politiche non disponendo, ad esempio, dei dati relativi alla reale efficienza degli impianti energetici oppure ad informazioni dettagliate sull'inquinamento. Anche la gestione di molte informazioni dovrebbe probabilmente diventare più smart, le innovazioni tecnologiche, naturalmente, potrebbero aiutare.

    La questione dell'innovazione – cruciale per una smart city – risulta oggi particolarmente controversa: a differenza di quanto avviene nel resto d'Europa, in Italia viene quasi sempre ridotta a un problema di ICT, trascurando quasi del tutto l'innovazione di processo e organizzativa.

    Sul versante della pianificazione, poi, c'è ancora molta strada da fare perché si affermino logiche «intelligenti». Continua purtroppo a essere relativamente diffuso, ad esempio, il mal vezzo di moltiplicare la produzione di piani anziché realizzarli, monitorarli, verificarli e, quindi, eventualmente correggerli.

     

    Per approfondimenti

    http://www.ires.piemonte.it/osservatori/219-green

     

     

    Nota(1) Queste informazioni sono aggiornate ad aprile 2012, quando è stata chiusa la ricerca per il XIII Rapporto Giorgio Rota, alla base di questo articolo

    Copyright © 2018 Politiche Piemonte. Tutti i diritti riservati.