Alla ricerca di un (ri)equilibrio tra montagna e città

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Dipartimento DIST, Politecnico di Torino) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Associazione Dislivelli)

    Introduzione

    Il rapporto città-montagna è oggi in fase di ridefinizione se consideriamo le relazioni spaziali di tipo economico, sociale e culturale dei territori e delle relative trasformazioni che non possono più essere descritte utilizzando le categorie geografiche derivate da concettualizzazioni passate (e ormai obsolete).

    La ricerca "L'interscambio montagna città" (Dematteis, Corrado, Di Gioia, Durbiano, 2017) ha contribuito ad analizzare il rapporto montagna-città attraverso la stima degli scambi e dei flussi tra ambito montano e città, esaminando i ruoli e le reciproche possibilità di una interazione proficua e fornendo strumenti concettuali e analitici per la costruzione di un quadro di potenziali questioni da cui partire per costruire un percorso operativo di governance metro-montana.

    La ricerca, partendo da un nuovo dinamismo dell'ambito montano, mette in evidenza il ruolo della montagna non più come un "optional" della città-macchina, ma sempre più come elemento altro con cui cercare di stabilire un legame positivo. Ciò è accompagnato dal fatto che la montagna sta vivendo una fase di rinascita: Alpi e Appennini sono diventati soggetti protagonisti di racconti di "riscatto delle aree interne" (Perna), di "resistenza delle società locali" (Quainiet Al.), di "auto-organizzazione dal basso" (Agostini, Colecchia), di "riattivazione delle aree interne" (Decandia), come evidenziato dal numero della rivista Scienze del Territorio "Riabitare la montagna" (Corrado, Dematteis, a cura di, 2016).

    Stanno cambiando le configurazioni territoriali e si stanno aprendo prospettive inedite in cui diventa possibile negoziare, in un'ottica di benefici reciproci. Si vanno a definire connessioni inedite con l'urbanità insieme a un ripensamento culturale dei valori (si pensi alla visione altra offerta dai "nuovi turismi"), una rinnovata connessione fisica e funzionale dei territori (si pensi al recupero di molte borgate riportate in vita e poste in collegamento con i centri di fondovalle tramite l'inserimento di funzioni altre), la definizione di reti che connettono città e montagna in una dimensione globale (si pensi ai circuiti turistici in cui addirittura la città funge da nodo infrastrutturale per i servizi mentre una forte attrattività è svolta dai centri turistici montani).

     

    Il caso della Città Metropolitana di Torino

    Se si considera il concetto di confine tra città e montagna è possibile affermare che non esiste più una netta contrapposizione città-montagna nelle relazioni tra le parti e il confine non è più un limite oltre il quale c'è altro; non c'è più un confine che separa nettamente una cultura di città da una cultura di montagna arrivando a definire la supremazia di una sull'altra. Ma si delinea proprio attraverso il confine un'occasione per condividere, mettere a sistema, unire forme territoriali (urbano-montane). Non più, quindi, una soglia che include ed esclude, che attribuisce giudizi di valore e che definisce dipendenze, ma una saldatura che mette in relazione i soggetti, a partire da usi e pratiche diverse sul/del territorio, valorizzando gli scambi possibili ed esaltando le differenze come un valore aggiunto. Come emerge nei recenti dibattiti francesi, possiamo forse arrivare a parlare, a livello metropolitano, di un "ecosistema territoriale", all'interno del quale si individuano interdipendenze, così come si riconosce una capacità di innovazione e di sperimentazione dei territori montani che rimette in discussione il modello passato delle relazioni città-montagna (LABEX, 2015).

    Facendo riferimento al contesto della Città Metropolitana di Torino, il rapporto tra città e montagna si è configurato come un rapporto centro-periferia, caratterizzato da processi di integrazione per così dire settoriali e temporalmente localizzati, fatto di "egoismi regionali" che la pianificazione europea regionale in primis chiede di modificare e ridurre, lasciando il posto a relazioni di partnership e di cooperazione in vista di una effettiva coesione territoriale (Perlik, 1999). Nella fase attuale, questo rapporto diventa più che mai centrale per la ri-configurazione degli assi strategici di sviluppo dei territori urbani e montani che oggi fanno parte della Città Metropolitana. Le pratiche attuali sono dunque premesse importanti per impostare politiche a una scala metro-montana come dimensione territoriale di uno sviluppo innovativo attraverso il rafforzamento di un dialogo tra due culture, quella alpina e quella urbana, sempre più parte una dell'altra.

    Il caso della Città Metropolitana di Torino pone inoltre in forte tensione l'equilibrio interno città-montagna poiché è insito un rischio di predominio della città di Torino nel nuovo ente. In realtà, sottolineano Barbieri e Giaimo (2015, p. 101), le zone omogenee dovranno appunto garantire "forme di rappresentanza, finalizzate ad arricchire il lavoro del Consiglio metropolitano, con cui tutti i territori ed i loro comuni si sentano parte, si identifichino e, soprattutto, concorrano alla pianificazione metropolitana (a partire, da subito, con quella strategica) assegnata come funzione fondamentale dalla Legge Delrio, praticando un modello di 'pianificazione convergente', dalle Zone omogenee verso il governo della Città metropolitana". Il Piano Strategico si rivela dunque l'occasione per mettere a sistema bisogni e opportunità attraverso risposte condivise e che consentano di praticare processi cooperativi.

     

    Conclusioni

    Nella definizione delle politiche regionali e locali è importante focalizzare l'attenzione su alcune questioni nodali decisive per incidere nell'equilibrio città-montagna, così riassumibili:

    - un cambio di tipologia di relazioni territoriali. Ciò fa riferimento al fatto che i territori all'interno dell'area metropolitana devono necessariamente passare da relazioni simbiotiche, tipiche soprattutto del contesto urbano-periurbano alpino (per usare una descrizione funzionale dei territori), a nuove forme di relazioni basate su "mutual benefit" (METREX, 2006), come viene dimostrato in un'indagine parallela a livello europeo sul rapporto urbano-rurale di cui il montano è ovviamente una parte. Questo aspetto necessita anzitutto di "better-mutual-understanding" e di "capacity building" attraverso un processo che ri-mette in gioco gli attori locali in maniera equilibrata, diversamente quindi dalla situazione attuale. Una diversità, questa, che riguarda una pluralità di aspetti, almeno in termini di ascolto dei territori, di rappresentanza all'interno dei centri gestionali delle risorse, di spazi di progettazione autonoma che possono essere volano di sviluppo dalla montagna alla città.

    - un territorio metro-montano dove alla visione centro-periferia viene sostituita una visione policentrica in cui urbanità e montanità concorrono alla stabilità e alla competitività del sistema. Si va dunque verso l'idea delle "bioregioni urbane" (Magnaghi, Fanfani, 2010) in cui "le aree marginali e periferiche, i sistemi vallivi, profondi, che danno storicamente identità ai sistemi urbani di pianura, riacquistano centralità nel garantire la riorganizzazione di relazioni di reciprocità, non gerarchiche, fra sistemi urbani e spazi aperti agro-forestali per realizzare nuovi equilibri ecosistemici, energetici, alimentari e funzionali". In questo modo, il sistema metropolitano complesso è in grado di generare al suo interno valore aggiunto.

    - l'interterritorialità come dispositivo per costruire un'identità metropolitana. Martin Vanier (2008) a questo proposito sostiene che esista una dimensione di vita locale (territorialità) a cui si combina una dimensione altra (interterritorialità) che sta dentro livelli diversi. In questo senso, egli supporta l'ipotesi di una sorta di "politicizzazione" delle reti che passa attraverso i territori e si concretizza nella costruzione di forme di alleanza a geometria variabile rispetto a temi specifici, una sorta di cooperazione multi-territoriale (multi-attoriale e multi-tematica) e multi-livello. Come si evince anche dalle riflessioni del progetto europeo Rurbance (Baschenis, La Greca, Quarta, a cura di, 2016), a proposito dell'implementazione della governance, emerge "un contrasto tra strutture amministrative relativamente solide e aree funzionali in costante trasformazione che spesso trascendono le frontiere amministrative, in questo caso si tratta anche di frontiere tra le aree urbane e rurali". Se facciamo rifermento al caso torinese, è proprio dentro le aree omogenee che bisogna lavorare sui dispositivi di interterritorialità che ad oggi restituiscono già pezzi consolidati di territorio intorno a immagini, vocazioni, rappresentazioni. I laboratori territoriali sono, in questi casi, strumenti molto validi di ascolto del territorio. È un esempio il Laboratorio alpino coordinato da CIPRA Italia in Alta Valle di Susa: "un'esperienza interattiva, multidimensionale, trasversale e inclusiva per rinnovare linguaggi e strumenti, per riannodare fili tra teoria e pratica, per costruire nuovi spazi di produzione della conoscenza (...) così da individuare tracce di uno sviluppo diverso e alternativo" e offrire nuove rappresentazioni e auto-progettazioni dentro il sistema metropolitano e non solo (Corrado, 2015).

     

    Bibliografia

    Barbieri C.A., Giaimo C., 2015, "Valle di Susa e Città Metropolitana". In Corrado F., a cura di, Popolazione e cultura, Franco Angeli, Milano, pp.115-122.

    Baschenis G., La Greca F., Quarta M., a cura di, 2016, Rurbance, Rural Urban Governance, Regione Piemonte, Torino.

    Corrado F., a cura di, 2015, Popolazione e cultura. Le Alpi di oggi, Franco Angeli, Milano.

    Corrado F., Dematteis G., a cura di, 2016, "Riabitare la montagna", Numero speciale Scienze del Territorio, N.4.

    Dematteis G., Corrado F., Di Gioia A., Durbiano E., 2017, L'interscambio montagna città. Il caso della Città Metropolitana di Torino, Franco Angeli, Milano.

    LABEX, 2015, La relation ville-montagne : un éco-système équitable?, sintesi del Convegno tenutosi il 11/06/15 a Chambéry, disponibile on line su https://www.pacte-grenoble.fr/en/actualites/la-relation-ville-montagne-un-eco-systeme-equitable-dans-le-cadre-du-labex-item-le-11-juin-a

    Magnaghi A, Fanfani D., 2010, Patto città-campagna: un progetto di bio-regione urbana per la Toscana centrale, Alinea Editrice, Firenze.

    METREX, a cura di, 2006, Urban-rural relationships in metropolitan areas of influence, Ministry of Economic, Transport, Innovation, Hamburg.

    Perlik M., 1999, "Processus de périurbanisation dans les Alpes", Revue de Geographie Alpine.

    Vol. 1, pp. 143-151.

    Vanier M., 2008, Le pouvoir des territoires. Essai sur l'interritorialité, Economica Anthropos, Parigi.

     

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