Editoriale NR. 54 - Come va il Piemonte

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    Politiche Piemonte ritorna con il consueto appuntamento dedicato alla situazione sociale ed economica del Piemonte: il numero Come va il Piemonte. Nell'editoriale dell'anno scorso diceva che si stava rimontando la china. Quest’anno si può dire che la china, nel 2017, è stata rimontata ma deve ora essere consolidata: centrali sono i prossimi mesi del 2018.

     

    I vettori di questo cambiamento sono diversi e si evincono dalle relazioni congiunturali presentate, in particolare quella della Banca d’Italia, di Roberto Cullino e quella di  Unioncamere Piemonte, di Sarah Bovini. Nel 2017 crescono le esportazioni (il Piemonte ha la performance migliore), il terziario e il turismo, aumentano gli investimenti privati a fronte di una diminuzione del debito delle amministrazioni locali. Si rafforzano inoltre gli indicatori strutturali: prosegue il recupero occupazionale, torna a crescere il credito alle imprese, aumenta la natalità nei comparti di impresa più strutturati, cresce la produttività e il fatturato migliora anche nei settori in flessione per numero di imprese (industria, agricoltura, commercio). Insomma, ci siamo: il processo di ristrutturazione produttiva sembra connotato da segni positivi.

    Già negli anni passati abbiamo notato che la disoccupazione colpiva in Piemonte le qualifiche più basse mentre, per i più qualificati, la dinamica era migliore della media. Quest’anno altri indicatori confermano tale cambiamento: continuano a crescere le società di capitale mentre continuano a risultare negativi gli andamenti delle imprese individuali e delle società di persone  e aumenta l’export dei grandi settori industriali (autoveicoli, componentistica, meccanica). Più incerto e instabile invece l’andamento economico d’inizio 2018 (come evidenzia l’articolo della Bovini). Per sintetizzare: gli indicatori sono nell’insieme positivi e ci stiamo finalmente riprendendo dalla “botta” degli anni peggiori della crisi (2008, 2009, 2012). Ma non bisogna “mollare la guardia”.

    Le relazioni dell’IRES, di Maurizio Maggi, e quella dell’Osservatorio Culturale del Piemonte, di Maria Giangrande e Luca Dal Pozzolo, evidenziano il senso dei cambiamenti in atto, in un’ottica più strutturale. Sul più lungo periodo la crisi sembra avere disegnato, metaforicamente, un “sorriso” nelle aspettative delle famiglie piemontesi, che ritrovano le loro nuove ragioni di crescita in un mondo completamente diverso dal recente passato. La varietà dei territori, la diversità delle azioni, dei settori di crescita, degli interventi, della pluralità dei centri e dei poli, esprimono una trasformazione profonda che si è allontanata definitivamente dal Piemonte monoculturale, polarizzato, fondato su cluster omogenei. Cambiamenti strutturali interessano anche la cultura. La spinta data dagli investimenti pubblici alla società della conoscenza, sembra essersi esaurita con la crisi e nuovi equilibri, nuove traiettorie di sostenibilità economica, interessano la cultura e la conoscenza, insieme a un cambiamento qualitativo dato dalle nuove pratiche digitali.

    Le variazioni e i cambiamenti, se lasciati agire, si moltiplicano in frammenti e sembrano far smarrire il senso del quotidiano. Emerge in questo contesto la necessità di un quadro di riferimento che sia dettato dal paradigma della Sostenibilità: sostenibilità economica, sostenibilità sociale, sostenibilità ambientale. La Strategia ONU sullo Sviluppo Sostenibile, tradottasi nella Strategia Europea e poi, nel 2017, in quella Nazionale, necessita di convergenze tra il mondo dell’economia, del sociale e quello ambientale, rimasti tradizionalmente separati. Gli articoli di Pina Nappi sullo stato dell’ambiente in Piemonte richiamano questa nuova frontiera mostrando i risultati raggiunti e il percorso ancora da fare in campo ambientale.

    Dalla crisi si esce, questo il messaggio, con  unità di intenti, convergente verso politiche e azioni sostenibili. Il primo a aver visto  la necessità di questa convergenza è stato un torinese, dirigente di impresa e ambientalista, Aurelio Peccei, che nella sede dei Lincei fondò un famoso think tanks, il Club di Roma, i cui primi lavori hanno lentamente cambiato il modo di vedere e concepire il mondo. Quest’anno ricorre il 50.esimo della fondazione del Club di Roma; ricade a 110 anni dalla nascita del fondatore (morto nel 1984).

    La convergenza tra economia, società e ambiente è ancora da perseguire e le differenze di linguaggio ancora presenti in questo numero di Politiche Piemonte ne sono testimonianza. Ma il percorso è stato tracciato e molte Regioni stanno lavorando a applicare il principio della sostenibilità entro i diversi domini della programmazione, suggeriti dai 17 Goal della Strategia della Agenda 20-30. Accedere a questa nuova vision è uno sforzo  da fare non solo nella ricerca quanto, soprattutto, nella governance e nell’organizzazione degli attori collettivi, siano essi istituzionali, della società civile, delle imprese o della ricerca e formazione. La varietà, la diversità (biodiversità) sono ricchezze individuate dal paradigma della sostenibilità, che  tuttavia va declinata entro percorsi convergenti e sostenibili per non tradursi in frammentazione  e separazione. Ecco la sfida, difficile, del prossimo futuro.

     

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