La qualità dell’Ambiente in Piemonte

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    La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, in applicazione dell’Agenda 2030 dell’Onu e dei suoi 17 Obiettivi, è stata definitivamente approvata dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) il 22 dicembre 2017.

     

    In Regione Piemonte si sta lavorando, anche attraverso il coinvolgimento dei diversi stakeholder del territorio e con il supporto di Arpa Piemonte, per costruire gli elementi utili per l’integrazione nelle politiche regionali degli obiettivi dell’Agenda 2030. Si è partiti con la costruzione della Strategia regionale sul cambiamento climatico.

    Per tali motivi la Relazione sullo Stato dell’Ambiente 2018 (http://relazione.ambiente.piemonte.it/2018/it/), che Arpa Piemonte redige annualmente insieme alla Regione, ha assunto come filo conduttore il tema dello sviluppo sostenibile.

    In questo articolo si analizza sinteticamente la qualità delle matrici ambientali (aria, acqua, territorio) con un accenno anche alla problematica dei cambiamenti climatici.

     

    Clima e cambiamenti climatici

    Il riscaldamento globale e gli impatti conseguenti sono inequivocabili e riconosciuti dalla comunità scientifica. I principali gas serra - responsabili del riscaldamento globale di origine sia antropica sia naturale - sono l’anidride carbonica (CO2), presente in maggiore quantità, il protossido di azoto (N2O) e il metano (CH4). A livello globale, le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera hanno raggiunto la media annuale di 406 ppm nel 2017 rispetto alla soglia di sicurezza fissata a 350 ppm. In Piemonte alla produzione di gas serra - in termini di CO2 equivalente - contribuiscono in misura predominante tre fonti principali: l’industria (42%), il trasporto su strada (23%) e il riscaldamento (17%).

    Anche in Piemonte si riscontrano gli effetti dei cambiamenti climatici e l’andamento delle temperature massime negli ultimi 60 anni presenta un trend positivo statisticamente significativo, più accentuato nel periodo dal 1981 al 2017 rispetto all’intero periodo 1958-2017. In particolare le temperature massime sono aumentate di circa +2°C negli ultimi 60 anni, risultato in linea con quanto evidenziato dalla letteratura per l’area alpina: un’area dove il riscaldamento globale si manifesta in modo più deciso. Questo aumento sembra essere più accentuato in primavera e in estate e, in generale, nelle zone montane.

    Il 2017 è stato il 3° anno più caldo degli ultimi 60 anni con 1,5 °C in più rispetto alla media climatica. In particolare da segnalare i mesi di marzo +3,8°C; giugno +3,7°C; ottobre +2,9°C e agosto +2,4°C.

    Figura 1 - Valori medi annuali della temperatura massima - anni 1958-2017

    Fonte: Arpa Piemonte

    In blu è rappresentata la linea di tendenza riferita agli anni 1958-2017, in rosso la linea di tendenza riferita al periodo dal 1981 al 2017. Le aree in blu e rosso rappresentano gli intervalli di confidenza della retta di regressione lineare (al 95%).

     

    Per quanto riguarda le precipitazioni, considerando gli ultimi 60 anni, non si rileva un trend significativo nella pioggia giornaliera sul Piemonte. Un’analisi degli ultimi 17 anni, rispetto al periodo di riferimento 1971-2000, evidenzia una forte diminuzione del numero di giorni piovosi, un aumento della precipitazione cumulata annua nel verbano, in corrispondenza della zona del Lago Maggiore, e una lieve diminuzione complessiva delle precipitazioni sul resto della regione, più rilevante sul biellese e sulla fascia meridionale tra Cuneo e Alessandria.

    Il 2017 è stato il 4° anno più secco degli ultimi 60 anni con una diminuzione del 33% rispetto alla serie storica 1971-2000. In particolare, la stagione autunnale, periodo solitamente molto piovoso, è stata la seconda più secca degli ultimi 60 anni, con circa 112,4 mm medi di precipitazione caduta e un deficit pluviometrico di 198,6 mm (pari al 64%) rispetto alla serie storica. Il contributo determinante all’anomalia pluviometrica negativa è stato dato dal mese di ottobre in cui sono caduti solo 3 mm di pioggia.

     

    Figura 2 Anomalie stagionali di precipitazione per i mesi autunnali (settembre-ottobre-novembre) - anno 2017

     

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Nel 2017, il deficit idrico estivo e autunnale ha creato le condizioni favorevoli al propagarsi di numerosi incendi boschivi, favoriti anche da giornate con forti venti caldi di ricaduta (foehn).
    In particolare, tra la fine di ottobre e i primissimi giorni di novembre si sono verificati contemporaneamente numerosi e vasti incendi, concentrati in alcuni punti della Città metropolitana di Torino (aree del canavese, pinerolese, Val Chisone e bassa Valle Susa) e della provincia di Cuneo (Valle Varaita e Valle Stura). In queste zone si sono verificati 9 incendi che complessivamente hanno percorso poco più di 9.730 ettari, di cui il 74% boscato e il 34% ricadenti in area tutelata (siti della Rete Natura 2000 o aree protette di interesse regionale o provinciale).

     

    Qualità dell’aria

    Gli inquinanti che continuano ad essere un proble­ma nel bacino del Po sono il particolato atmosferico (PM10 e PM2,5) e l’ozono, entrambi riconosciuti come i maggiori responsabili degli effetti sulla salute umana, nonché il biossido di azoto (NO2) e il benzo(a)pirene.

    Il particolato sospeso PM10 è costituito dall’insieme di tutto il materiale non gassoso in sospensione nell’aria. Nelle aree urbane il materiale particolato può avere origine da lavorazioni industriali (cantieri edili, fonderie, cementifici), dall’usura dell’asfalto, degli pneumatici, dei freni e delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in particolare quelli con motore diesel. Il traffico autoveicolare urbano contribuisce in misura considerevole all’inquinamento da particolato sospeso con l’emissione in atmosfera di fuliggine, cenere e particelle incombuste di varia particolato sospeso inoltre costituisce il principale veicolo di diffusione di altre sostanze nocive.

    Sul lungo periodo, nonostante le oscillazioni legate ai fattori meteorologici, è stato osservato un miglioramento della qualità dell’aria; l’analisi della serie storica dei dati mostra come negli ultimi quindici anni, a livello regionale, la concentrazione media annua di PM10 si sia ridotta in modo evidente.

    Per quanto riguarda invece il limite giornaliero di PM10 (50µg/m3), questo è stato superato in circa il 70% delle stazioni con valori generalmente superiori, in alcuni casi anche di molto, a quelli riscontrati nell’anno precedente. L’agglomerato torinese presenta un elevato valore massimo di superamenti del limite giornaliero (118 superamenti), rispetto ai 35 consentiti per anno.

    Si rileva una situazione di maggiore criticità rispetto a quella del 2016 riconducibile alle condizioni meteorologiche che hanno determinato scarsa capacità dell’atmosfera a disperdere sia il particolato sia i suoi precursori.

     

    Figura 3 - PM10, superamento limite giornaliero - anni 2003-2017

    Fonte: Arpa Piemonte

    Il valore limite giornaliero per la protezione della salute umana è pari a 50 µg/m3, da non superare più di 35 volte per anno civile.

     

    Una particolare attenzione occorre porre agli idrocarburi policiclici aromatici, e in particolare dal benzo(a)pirene che viene determinato analiticamente sulle polveri PM10. Negli ultimi anni la concentrazione di questo inquinante è aumentata e non sarà facile raggiungere valori inferiori al valore obiettivo annuale (1,0 nanogrammi/m3), considerata la crescita in atto dell’uso della legna come combustibile per il riscaldamento civile. Vengono emesse quantità significative di tale inquinante quando la combustione della legna non è condotta in modo ottimale, a causa dell’utilizzo di legna o pellet di cattiva qualità (legna umida, pellet non certificato) o dell'utilizzo di stufa o caldaia obsoleta, non installata a regola d’arte o senza una regolare pulizia del camino.

     Figura 4 - Benzo(a)pirene benzo(a)pirene nel PM10, valore medio annuale - anni 2005-2017

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    L’Ozono è un gas altamente reattivo, di odore pungente e dotato di un elevato potere ossidante. L’ozono si origina soprattutto nei mesi estivi in concomitanza di un intenso irraggiamento solare e di un’elevata temperatura. L’ozono non ha sorgenti dirette, ma si forma all’interno di un ciclo di reazioni fotochimiche che coinvolgono in particolare gli ossidi di azoto.

    Negli ultimi quindici anni il numero medio dei giorni, nei quali è superato il valore obiettivo (120 µg/m3 da non superare per più di 25 giorni/anno), è tendenzialmente diminuito per tutte le zone considerate: rurali, urbane e suburbane. Nella serie risaltano in modo peculiarmente opposto l’anno 2003, durante il quale la situazione meteorologica ha fortemente favorito la formazione di ozono, e il 2014 nel quale la meteorologia del periodo estivo ne ha invece sfavorito fortemente la formazione. Negli ultimi tre anni il decremento dei valori è stato più contenuto, in tutte le zone prese in considerazione, e il 2017 è risultato un anno con valori generalmente superiori a quelli misurati nell’anno precedente. In particolare il valore obiettivo a lungo termine sulle 8 ore è stato superato nel 90% delle stazioni della rete.

     Figura 5 - O3 , numero giorni superamento del valore obiettivo - anni 2003-2017

    Fonte: Arpa Piemonte

    Il valore obiettivo a lungo a termine per la protezione della salute umana è pari a 120 μg/m3 da non superare più di 25 giorni per anno civile.

     

    Qualità delle acque

    Il recepimento della Direttiva 2000/60/CE sulle acque (WFD) in Italia, e l’emanazione delle successive norme di attuazione, hanno profondamente cambiato l’approccio alla tutela della risorsa. Il monitoraggio dello stato della risorsa diventa molto più complesso e articolato includendo gli elementi di qualità chimici e chimico-fisici e per le acque superficiali, diverse comunità biologiche e gli elementi idromorfologici.

    Per quanto riguarda i Fiumi la classe di Stato Chimico attribuita al termine del triennio 2014-2016 evidenzia come l’91% dei corpi idrici monitorati ricadano nella classe Buono e il restante 9% nella classe Non buono.

    Per lo Stato Ecologico del triennio di monitoraggio 2014-2016 si rileva che il 39% dei corpi idrici ricade in classe Elevato e Buono, e quindi ha raggiunto gli obiettivi di qualità previsti dalla direttiva, il 43% si colloca in classe Sufficiente, il 18% nelle classi Scarso e Cattivo.

    Dal raffronto dei tre trienni di monitoraggio ai sensi della Direttiva, la situazione risulta sostanzialmente stabile nel tempo sia per lo Stato Chimico sia per lo Stato Ecologico.

    I risultati in Pie­monte sono in linea con quanto indicato nel rapporto sullo stato delle acque dell’Agenzia europea dell’Ambiente che ri­tiene che l’obiettivo di Buono sarà probabilmente raggiunto per poco più della metà delle acque dell’Unione Europea.

    Le pressioni più significative sono le alterazioni morfolo­giche, in particolar modo quelle relative alle modificazioni della zona ripariale, i prelievi, gli scarichi di acque reflue urbane e l’agricoltura.

     

    Per quanto riguarda le Acque sotterranee, la falda superficiale nel 2016 evidenzia una situazione non dissimile da quanto osservato negli anni precedenti, con la maggior parte dei GWB (Ground Water Body - Corpo Idrico Sotterraneo) in Stato Chimico Scarso. Le falde profonde, potenzialmente più protette rispetto alla falda superficiale, evidenziano una situazione relativamente migliore. Nel 2016 il GWB-P3 (Pianura cuneese-torinese meridionale e astigiano occidentale) e il GWB-P4 (Pianura alessandrina-astigiano orientale) evidenziano uno Stato Chimico Scarso contrariamente al 2015 in cui presentavano uno Stato Chimico Buono. I principali contaminanti che hanno determinato questo stato chimico sono principalmente pesticidi, VOC (composti organici volatili) e cromo esavalente per il P3, mentre per il P4 essenzialmente il cromo esavalente che però presumibilmente è di origine naturale.

     

    Figura 6 - Stato Chimico delle acque sotterranee - anno 2016

                      Falda superficiale                                                         Falde profonde

     

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Per quanto riguarda la qualità delle acque di balneazione, delle 94 zone controllate nel 2017, 72 sono classificate Eccellenti, 15 Buone e 6 Sufficienti, centrando l’obiettivo di qualità, che prevedeva di raggiungere almeno la classe Sufficiente entro la fine della stagione balneare 2015.

     

    Consumo di suolo

    In Piemonte il consumo di suolo complessivo è di oltre 174.000 ettari pari al 6,9% della superficie totale regionale (dato 2017). Il processo di consumo di suolo segue l’espansione delle aree urbanizzate con caratteri distintivi nelle varie aree della regione, dalle aree dense della conurbazione di Torino e dei molti comuni di prima e di seconda cintura, alle altre realtà urbane dei capoluoghi di provincia e dell’eporediese, alle aree a moderata urbanizzazione in molti settori di pianura, nei margini collinari, lungo gli assi vallivi e delle principali vie di collegamento e di comunicazione fino alle realtà del consumo frammentario, polverizzato ma diffuso di molte aree pedemontane e collinari come Langhe e Monferrato. La maggior percentuale di consumo di suolo si rileva nella provincia di Novara con l’11,2%, segue quella di Torino con l’8,7%. Il VCO è la provincia con la percentuale più bassa, con il 2,9%.

    Dal 2012 al 2017 si sono consumati 1.410 ettari di suolo, che equivalgono a circa 1.600 campi da calcio. Ogni settimana dal 2012 al 2017 vengono consumati più di 5 ettari di suolo.

    Il monitoraggio del consumo di suolo è una delle funzioni attribuite dalla legge 132/2016 al Sistema nazionale delle Agenzie (SNPA). Il monitoraggio annuale delle aree di cambiamento (consumo/recupero) è basato su Telerilevamento Satellitare con dati Copernicus e realizzato con risorse umane, tecnologiche, economiche interne a SNPA (ISPRA e ARPA).

     

    Figura 7 - Consumo di suolo. Individuazione dei principali cambiamenti avvenuti tra il 2012 e il 2016