Le pressioni sull’ambiente in Piemonte

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Arpa Piemonte

    La conoscenza dello stato dell’ambiente è sempre più percepita dalla collettività come un’esigenza prioritaria. La normativa richiede che i dati ambientali vengano opportunamente diffusi e Arpa Piemonte, attraverso la Relazione sullo stato dell’ambiente, mette a disposizione di tutti le informazioni prodotte.

     

    Solamente con dati autorevoli e di qualità, con l’esperienza e la competenza degli esperti è possibile esercitare l'azione conoscitiva e di controllo pubblico della qualità dell'ambiente a supporto delle politiche di sostenibilità ambientale, come prevede la legge 28 giugno 2016, n. 132 che istituisce il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA).

    In questo documento vengono descritte sinteticamente alcune pressioni esercitate sull'ambiente che causano modifiche allo stato delle componenti ambientali. Pressioni analizzate in modo più esaustivo nella Relazione sullo Stato dell’Ambiente (http://relazione.ambiente.piemonte.it/it), che Arpa Piemonte redige annualmente insieme alla Regione.

    Rischi naturali: fragilità del territorio

    Il 49% del territorio piemontese è in ambiente montuoso. Questa caratteristica unitamente ad una particolare configurazione morfologica che favorisce l’intensificazione delle precipitazioni, rende il territorio piemontese fragile e soggetto a fenomeni di dissesto, quali frane, allagamenti e piene torrentizie.

    Il Sistema Informativo Fenomeni FRAnosi in Piemonte ha rilevato circa 36.700 fenomeni  di entità variabile, di cui 639 sono studiati in maniera più approfondita. Inoltre, la Rete Regionale di Controllo dei Movimenti Franosi controlla circa 300 di questi fenomeni.

    Nel corso del 2017 l’andamento meteorologico è stato tale da non dare origine a fenomeni di particolare rilevanza, ad esclusione della frana sviluppatasi in comune di Mondovì il 29/12/2017 e che ha interessato gli edifici dell’Istituto Alberghiero.

    La colata di fango verificatasi a Bussoleno nel giugno 2018, proveniente da un bacino fortemente vulnerato dagli incendi dell’ottobre del 2017, indica la necessità di una continua attenzione alla gestione delle varie componenti ambientali che sono sovente correlate tra loro e deve suscitare riflessioni su come la gestione del territorio e il corretto utilizzo degli strumenti di governo meriti una visione univoca e coordinata.

    Radiazioni non ionizzanti

    I sistemi per le telecomunicazioni hanno subito negli ultimi anni un notevole sviluppo, che costituisce l’inizio di un processo di cambiamento di prospettiva rispetto alla connettività, che da connettività di persone sta passando a connettività di oggetti (la cosiddetta internet of things).

    Questi sviluppi avvengono anche tramite una profonda modifica degli apparati per la generazione dei segnali, delle antenne e delle caratteristiche radioelettriche dei segnali stessi.

    Un esempio del processo, messo in atto proprio nel 2017, è la dismissione dei vecchi sistemi a larga banda basati sul sistema WiMax (per le connessioni dati), in favore dell’uso (sulle stesse bande di frequenza) della codifica LTE TDD. Tale procedura di spegnimento del vecchio sistema e conversione al nuovo ha coinvolto nel 2017 circa 60 impianti sul territorio regionale, da aggiungere ai 180 circa già autorizzati con il sistema LTE.

    Questa conversione non andrà a variare in modo significativo i livelli di esposizione, rimanendo circa le stesse le potenze in gioco, ma comporta certamente la necessità di adeguare gli strumenti e i metodi di misura al nuovo tipo di segnale per rendere possibili i controlli da parte di Arpa: proprio a tale scopo nel 2017 è stata effettuata una campagna di misure di test, ed è in via di acquisizione la nuova strumentazione.

    Inoltre, sono ad oggi in via di sviluppo le nuove tecnologie per rendere più efficienti le reti di telefonia cellulare, prima fra tutte quella denominata 4.5G. Quest’ultimo è un sistema che prevede una diversa gestione delle bande di frequenza (in multi portante) e delle antenne (che risultano composte da più elementi radianti che collaborano alla trasmissione/ricezione della medesima informazione - sistema MIMO).

    Ad oggi il 4.5G è diffuso solamente in alcuni grandi centri urbani, come ad esempio nella città di Torino, dove sono state installate nell’arco del 2017 e inizio 2018 circa 200 smart cell. Si tratta di micro celle ad impatto limitato, come visibile dall’esempio di calcolo delle emissioni massime nella figura 2, da cui si può osservare che in qualsiasi area accessibile intorno all’antenna sono rispettati i limiti fissati dal DPCM 08/07/2003.

    Per quanto riguarda infine il 5G, si tratta di un sistema che potenzierà la capacità di flusso dati con metodi analoghi a quelli del 4.5G, ma utilizzando anche bande di frequenza superiori a quelle sinora utilizzate (fino ad arrivare alle decine di GHz).

    Il 5G è in via di sperimentazione pre-commerciale nelle aree metropolitane di Milano, Prato, L’Aquila, Bari e Matera. La diffusione a larga scala del sistema è prevista intorno al 2020.

    Anche in questo caso, il controllo da parte di Arpa dei livelli di esposizione con specifiche misure sarà possibile solo tramite un aggiornamento dei metodi e della strumentazione di misura, in particolare per poter rilevare segnali a frequenze molto elevate.

    Radon

    Il radon, gas radioattivo naturale generato dalle emissioni provenienti dal sottosuolo, per la sua natura e le sue proprietà chimico-fisiche entra facilmente negli ambienti confinati come abitazioni, luoghi di lavoro e scuole. Il radon viene inalato e in gran parte espirato e costituisce un pericolo per la salute perché può causare il tumore polmonare.

    Ad oggi sono state raccolte in Piemonte più di 4.000 misure di concentrazione annuale in scuole e abitazioni, distribuite sui comuni piemontesi. La mole di dati in continuo aumento permette una sempre migliore caratterizzazione del territorio regionale. La media radon attualmente stimata nelle abitazioni in Piemonte è di 71 Bq/m3, con ampia variazione su tutto il territorio regionale. La mappa di figura 1, aggiornata al 2017, riporta la classificazione regionale nelle varie classi di concentrazione.

    È utile sapere che, agendo sul ricambio d’aria degli ambienti e sui meccanismi di ingresso del radon nelle strutture, è possibile ridurre, con relativa facilità, la presenza del radon. A seconda dei casi, la riduzione può essere operata attraverso l’apertura di una semplice aerazione oppure la ventilazione forzata per mezzo di una piccola ventola, posta direttamente nel locale da bonificare o in un vespaio, intercapedine o locale accessorio.

     

    Figura 1 - Concentrazione di radon in aria al piano terra delle abitazioni

     

     

     

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Rifiuti

    La produzione dei rifiuti urbani totali (differenziati e indifferenziati) nel 2016 è risultata in lieve aumento (+1,1% rispetto al 2015) che corrisponde ad una produzione totale dei rifiuti poco sopra i 2 milioni di tonnellate. I rifiuti avviati a smaltimento (RU) rimangono costanti con un leggero incremento invece a favore dei rifiuti raccolti in modo differenziato (RD, +1,8%) che tradotto in percentuale di raccolta differenziata portano il Piemonte al 55,2%, mezzo punto percentuale in più rispetto allo scorso anno (figura 2).

    In termini di quantità pro capite, ogni abitante piemontese ha prodotto, nel 2016, circa 458 kg di rifiuti, di cui 253 kg raccolti in modo differenziato e avviati a recupero e 205 kg avviati a smaltimento.

      

    Figura 2 - Andamento della produzione dei rifiuti urbani indifferenziati (RU) e della raccolta differenziata (RD) - anni 2000-2016

     

     Fonte: Regione Piemonte

    Le discariche attive sul territorio regionale per lo smaltimento dei RU a fine 2017 risultano essere 14, in leggera diminuzione rispetto alle 16 presenti nel 2013. La diminuzione riguarda in particolare il territorio della Città Metropolitana di Torino dove, a seguito dell’esercizio a pieno regime del termovalizzatore, sono state chiuse alcune discariche.

    Se il numero è variato in misura abbastanza limitata, sono invece notevolmente diminuiti i quantitativi di RU smaltiti in discarica e, soprattutto, le tipologie di rifiuti, con la quasi totale scomparsa dello smaltimento diretto in discarica della quota di RU indifferenziati (circa 45.000 tonnellate smaltite nel 2017 rispetto alle 430.000 smaltite nel 2013) a favore di frazioni residuali del trattamento di recupero e stabilizzazione.

    Per contro, rimane molto alto, superiore alle 40 unità, il numero di discariche in postgestione che continuano a produrre biogas e percolato e che richiedono un costante lavoro di monitoraggio e controllo da parte di Arpa. Circa la metà di queste discariche ha dato origine nell’ultimo decennio a fenomeni più o meno gravi di contaminazione ambientale, con conseguenti operazioni di bonifica, in parte concluse e in parte ancora attive.

    Nel 2017 risultavano inoltre attive sul territorio regionale altre 18 discariche per rifiuti speciali, di cui 10 per rifiuti inerti, 6 per rifiuti speciali non pericolosi e 2 per rifiuti speciali pericolosi.

     

    Siti contaminati

    Dall’istituzione dell’Anagrafe regionale dei siti contaminati (2004) ad oggi il numero di siti conosciuti è più che triplicato. I siti contaminati censiti sull’intero territorio regionale sono attualmente 1.708, di cui 811 con procedimento attivo e 897 conclusi (dato aggiornato al 1° marzo 2018). I procedimenti di bonifica hanno seguito un iter sempre più consolidato anche a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 152/06 che ha modificato radicalmente il significato di sito contaminato, legandolo alla valutazione del rischio associato all’effettiva destinazione d’uso.  Le risposte in termini di siti bonificati e di istruttorie che hanno portato alla definizione di intervento non necessario sono cresciute, in proporzione, molto di più rispetto ai siti con procedimento attivo. Certamente l’aumento in numero assoluto dei procedimenti di bonifica richiede uno sforzo crescente per la loro gestione al fine di continuare a generare una risposta positiva.

    A fronte dell’elevato numero di siti inseriti nell’Anagrafe regionale dei siti contaminati, gli sforzi di un’Agenzia ambientale devono essere indirizzati verso i siti certamente contaminati con iter progettuale concluso, oppure con intervento di bonifica in corso.

    I siti con tali caratteristiche sono numerosi e spesso concentrati nei grandi centri urbani (come esempio si riporta la loro presenza nel torinese: sono segnati dal pallino marrone nella figura 3).

    Occorre in questo caso da un lato garantire la corretta esecuzione degli interventi di bonifica con un’accurata operazione di vigilanza a protezione dei bersagli sensibili e dall’altro mettere in evidenza le aree in cui le operazioni di bonifica non procedono, fornendo agli Enti competenti le informazioni necessarie per generare le condizioni favorevoli alla ripartenza delle bonifiche, attraverso una politica di incentivazione alla riconversione e alla riqualificazione urbanistica.

     

    Figura 3 - Siti contaminati accertati nel torinese