Editoriale. La Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile

    Di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.(Ires Piemonte)

    Nel 2015, 193 Governi dei Paesi membri dell’ONU hanno adottato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: “Quest’Agenda è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità. Essa persegue inoltre il rafforzamento della pace universale in una maggiore libertà. [… ] I 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile e i 169 traguardi che annunceremo oggi dimostrano la dimensione e l’ambizione di questa nuova Agenda universale. […] Gli Obiettivi e i traguardi stimoleranno nei prossimi 15 anni interventi in aree di importanza cruciale per l’umanità e il pianeta.” E’ quanto è stato detto nell'introdurre gli Accordi di Parigi 2015.

    Le Persone, il Pianeta, la Prosperità esprimono in modo immediato e comunicativo le sfere di analisi che costituiscono la sostenibilità: quella sociale, quella ambientale e quella economica. L’Agenda si rivolge a tutti i Paesi del mondo è supera la distinzione tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo: ogni Paese e, cambiando di scala, ogni territorio è chiamato a definire una propria Strategia di sviluppo sostenibile, con un approccio quindi specifico, in quanto non esistono modelli di sviluppo riconoscibili e globali cui tendere. Anzi, la varietà dei percorsi di crescita diventa una condizione importante del mantenimento della diversità sociale, culturale e bio-economica dei territori, che va difesa e che richiede purtuttavia cambiamenti profondi là dove si pongono problemi di sostenibilità. Sono cambiamenti che non vanno calati dall'alto -non servirebbe, sarebbe anzi controproducente- ma vanno intrapresi attraverso processi decisionali e attuativi sempre più aperti e partecipati tra i diversi stakeholders. Il richiamo è quindi alla responsabilità tra tutti i settori della società: dai governi, sia centrali che locali, alle imprese, dalla società civile ai singoli cittadini.

    Non basta aver risposto al bando nazionale da parte delle Regioni, delle Città metropolitane, da parte delle Università, per attuare e promuovere la Strategia per lo sviluppo sostenibile. Occorre procedere attraverso atti, fatti, progetti che mettano insieme, facendoli interagire tra di loro, gli attori della conoscenza (istituti di ricerca, Università, Politecnico, ecc.), della formazione (le scuole primarie e secondarie in primo luogo), quelli produttivi e innovativi (le imprese che lavorano già in un’ottica green), le istituzioni (Regioni, Province, la Città metropolitana) e i soggetti locali più attivi e in grado di costruire insieme (co-costruire, come dicono molti) la strategia per uno sviluppo sostenibile, cioè per fornire una prospettiva di futuro giusta e moralmente corretta, “bella e buona” (kalós kaì agathós, secondo l'ideale di perfezione umana dei greci), alle nuove generazioni.  

    In questo percorso non siamo soli. Accanto alle istituzioni internazionali, nazionali e territoriali, mobilitate dall'Agenda 2030, c’è l’enciclica sulla cura della casa comune Laudato sì, del Papa, che ci ricorda che “I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità” (Enciclica, punto 25);  c’è l’annunciato ‘Manifesto di Davos 2020’, che verrà lanciato al prossimo World Economic Forum, nel cinquantesimo della sua fondazione (Davos, 21-24 gennaio 2020). Sei aree chiave apriranno il dibattito: in primis l’Ecologia (come mobilitare le imprese per rispondere ai rischi dei cambiamenti climatici e garantire che le misure per proteggere la biodiversità?); quindi l’Economia (come rimuovere l'onere del debito a lungo termine e far funzionare l'economia a un ritmo che consenta una maggiore inclusione?); la Tecnologia (come creare un consenso globale sulla diffusione delle tecnologie della Quarta rivoluzione industriale ed evitare una "guerra tecnologica"?); la Società (come riqualificare un miliardo di persone nel prossimo decennio?); la Geopolitica (come creare ponti per risolvere i conflitti e stabilire conciliazioni?); l’Industria (come aiutare le aziende a creare i modelli necessari per guidare l'impresa nella Quarta rivoluzione industriale?).

    L’IRES, come si legge negli articoli che seguono, in quanto ente strumentale della Regione Piemonte è al lavoro (insieme agli altri enti regionali, in primis ARPA-Piemonte) per regionalizzare la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, già enunciata dal governo italiano fin dal 2015 con la Legge 28 dicembre, n. 221  (Disposizioni in materia ambientale per  promuovere  misure  di  green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali) e poi adottata nel 2017 con delibera del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica n. 108.

    Gli articoli di questo numero mostrano quanto stanno facendo o stanno progettando di fare alcune importanti istituzioni, regionali, territoriali, formative, di ricerca, attraverso strumenti e attività dedicate: azioni previste a costruire la strategia regionale per lo sviluppo sostenibile (descritte da Elana Porro della Regione Piemonte); un Protocollo locale (Protocollo Green Education) promosso dalla Regione Piemonte (articolo di Jacopo Chiara e Claudia Galetto); attraverso progetti sperimentali formativi, il Progetto App.Ver- Apprendere per produrre verde di Città metropolitana (articolo di C. Galetto e Valeria Veglia); attraverso azioni di coinvolgimento dei territori locali per analizzare e valorizzare i modelli imprenditoriali  che meglio interpretano la sostenibilità nello sviluppo rurale con il progetto Imprese rur@li (articolo di Ludovica Lella e Stefania Tron); attraverso la messa a sistema del territorio e degli attori di Corona Verde-Progetto TopMetro (articolo di Carlo Alberto Dondona); attraverso l’azione degli atenei piemontesi (articolo di Patrizia Lombardi). L’originalità di questi percorsi è nel connettere le dimensioni dello sviluppo con la formazione, come elemento e processo imprescindibile che sostenga un reale cambiamento culturale e di competenza degli attori territoriali.

    Molto dovrà essere fatto anche a sostegno della Programmazione europea 2021-2027, che vede nell’’Europa più verde’ uno degli assi principali di intervento. La mission è quella di costruire una riflessione collettiva che nasca dalle pratiche concrete che si svolgono sui territori e muovano dal loro ascolto. Un ascolto sapiente orientato dagli obiettivi che l’Agenda e la Strategia nazionale hanno indicato verso la coesione sociale, l’integrazione, l’innovazione.

    E’ una grande occasione che non possiamo perdere. I diversi profili d’intervento presentati in questo numero di Politiche Piemonte sono quelli lanciati da bandi nazionali e da attività regionali istituzionali ma si auspica possano servire a spronare altri progetti pubblici e privati orientati a costruire percorsi di sviluppo sostenibili: enti territoriali alla diversa scala, imprese, fondazioni, categorie, sindacati, scuole, associazioni, cioè di tutti i soggetti attivi sul territorio regionale.

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