Corona Verde e Top Metro

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    È possibile coniugare lo sviluppo urbano con quello economico e ambientale? Ed è possibile farlo riconoscendo come elemento principale lo sviluppo delle infrastrutture verdi e blu intese come servizi ecosistemici che possono, allo stesso tempo, migliorare la qualità della vita, specialmente nelle periferie urbane, e dell’ambiente? Due progetti, nati in tempi diversi, mirano a questi obiettivi attraverso il recupero ed il miglioramento delle aree verdi urbane e, più in generale, di tutte quelle che fanno da cerniera fra la città vera e propria e le sue immediate vicinanze.

    Cosa è stato fatto: il progetto Corona Verde

    Corona Verde è un progetto strategico della Regione Piemonte che coinvolge l’area metropolitana e la collina torinese allo scopo di realizzare un’infrastruttura verde: un sistema di spazi aperti per la conservazione della biodiversità, non soltanto dal punto di vista strettamente ecologico, ma anche considerando il suo ruolo economico, sociale e culturale.

    foto: Tratto del percorso ciclabile della Via Reale a Stupinigi, 

    Il progetto nasce all’inizio degli anni 2000 dalla collaborazione fra Enti sovra territoriali, i Parchi e la Provincia di Torino, e locali, i Comuni che fanno parte dell’area metropolitana per mettere insieme e valorizzare importanti risorse strategiche come il sistema del verde e le risorse culturali e identitarie distribuite attorno al capoluogo.

    I boschi e i parchi urbani, le aree Natura 2000, i vasti appezzamenti di agricoltura urbana e periurbana, le sponde e i corsi d’acqua vengono per la prima volta concepiti come elementi fondanti dell’immagine e dei valori identitari del territorio allo stesso modo dei beni culturali, come i castelli e le residenze Sabaude che compongono la così detta Corona di delizie che, proprio negli stessi anni, vede l’inizio degli imponenti lavori di restauro della Reggia di Venaria.

    Corona verde, oltre al Comune di Torino, coinvolge un territorio molto più vasto al di fuori dei confini urbani, 90 comuni e circa 1,8 milioni di abitanti, in una visione innovativa, almeno nel panorama italiano: il tema del “verde” non è più una esclusiva competenza locale ma richiede di essere affrontato in una dimensione sovra locale affinché i benefici potenziali possano essere valorizzati e percepiti da tutta la popolazione e non solo all’interno dei confini urbani.

    Il progetto si è quindi configurato come uno strumento di governance del territorio riuscendo a far collaborare enti e istituzioni di diverso livello insieme alle comunità locali. Una collaborazione non scontata, istituzionalizzata nel 2010 attraverso la stipula di un Protocollo di Intesa in cui sono stati condivisi e esplicitati gli obiettivi e gli indirizzi di interesse dei soggetti pubblici e privati coinvolti.

    Il territorio è stato così suddiviso in 6 Ambiti territoriali, guidati ognuno da un Comune capofila (Chieri, Nichelino, Rivoli, Settimo Torinese, Torino e Venaria Reale).

                        Fig.1 - La APP Corona in bici 

    I finanziamenti del Programma Europeo per lo Sviluppo Regionale hanno consentito, a partire dal 2003, di realizzare quasi 50 interventi, finalizzati al potenziamento della rete ecologica, al miglioramento della rete fruitiva e infrastrutturale, alla valorizzazione dell’agricoltura periurbana e alla riqualificazione dei bordi e delle porte urbane.  Si è così composto un quadro organico di possibilità di fruizione differenziata in funzione delle esigenze di tutela naturalistica, paesaggistica e culturale dei luoghi: piste ciclabili, percorsi pedonali, aree attrezzate e sportive, punti di ristoro e di servizio consentono ai cittadini, ed eventualmente anche ai turisti, di muoversi in una fascia verde riqualificata paesaggisticamente e naturalisticamente.

    Considerato che..

    Se, quando è nata, l’idea di Corona Verde era sicuramente innovativa nel panorama nazionale, con il passare degli anni si è estesa una visione più generale di sviluppo sostenibile e, in particolare, di quello legato al verde e all’ambiente.

    La legge 14 gennaio 2013, n. 10 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” considera infatti per la prima volta il fondamentale ruolo svolto da ogni tipo di piante e vegetali, spontanei o coltivati, nel controllo delle emissioni, nella protezione del suolo e nel miglioramento della qualità dell’aria e della vivibilità delle città. Regioni, Province e Comuni sono quindi invitati a promuovere l’incremento degli spazi verdi urbani e delle “cinture verdi” intorno alle conurbazioni e ad adottare misure volte a favorire il risparmio e l’efficienza energetica e l’assorbimento delle polveri sottili.

    La nuova agenda urbana delle Nazioni Unite al 2030, inserisce fra gli indicatori chiave per il futuro delle città sostenibili la presenza di estesi spazi verdi e la Commissione Europea ha, a sua volta, lanciato il tema delle infrastrutture verdi, giudicandolo strategico e trasversale a molte politiche comunitarie: da quelle per la conservazione della biodiversità, al mantenimento dei servizi ecosistemici fino a quelle rivolte alla coesione territoriale, alla rigenerazione delle periferie, alla riduzione del consumo di suolo e alla lotta ai cambiamenti climatici.

    Le Infrastrutture verdi sono una rete di aree naturali e semi naturali pianificata a livello strategico con altri elementi ambientali, progettata e gestita in maniera da fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici. Ne fanno parte gli spazi verdi (o blu, nel caso degli ecosistemi acquatici) e altri elementi fisici. In un contesto rurale ed urbano, le infrastrutture verdi sono rappresentate da parchi, viali alberati, tetti verdi (verde pensile), aree agricole e boscate all’interno delle città, orti urbani, ma anche da tutto quel verde residuale che sempre più abbonda in quei contesti periferici dove la mancanza di manutenzione e gestione consente alla natura di (ri)appropriarsi degli spazi lasciati liberi dall’espansione di quelle infrastrutture che, per contrasto, potremmo chiamare “grigie”.

    Il problema della governance

    Come conciliare le politiche classiche, pensate e gestite dall’alto, con le iniziative spontanee o più organizzate che provengono dai cittadini che domandano sempre di più l’aumento delle infrastrutture verdi?

    Gli spazi verdi urbani di buona qualità, collegati all'interno delle infrastrutture urbane verdi (UGI), offrono il vantaggio di molteplici servizi ecosistemici e richiedono investimenti di capitale e lavoro. L'obiettivo di trasformare gli investimenti in spazi verdi di alta qualità è in linea con l'obiettivo di una "economia verde": un'economia che mira a migliorare il benessere umano e l'equità sociale riducendo significativamente i rischi ambientali e le scarsità ecologiche. Nella sua espressione più semplice, un'economia verde è a basse emissioni di carbonio, efficiente in termini di risorse e socialmente inclusiva.

    Tuttavia, in un epoca caratterizzata (almeno a livello italiano) da enti pubblici con bilanci disastrati e sempre meno risorse dedicate alla spesa corrente e quindi alla manutenzione, il problema di come riuscire a gestire e, soprattutto, manutenere il sistema delle infrastrutture verdi rischia di essere di difficile risoluzione. Chi si assume il ruolo di guida? Come far dialogare fra loro enti pubblici di livello diverso, soggetti privati come le imprese, gli agricoltori, i cittadini, le  associazioni locali? E poi, ad un livello ulteriore, come vivono e come si immaginano il territorio gli stessi fruitori?

    A livello europeo esistono esperienze molto diverse tra loro: dalla gestione dall’alto a livello di area metropolitana, come nel caso di numerose città francesi, Lyon o Lille ad esempio, dove i progetti sulla natura sono coordinati dal Consiglio generale in collaborazione con i comuni interessati e consentono di realizzare numerose azioni di conservazione e di educazione ambientale in ambiti specifici; o a politiche a scala essenzialmente comunale che al miglioramento del sistema del verde con elevati standard di qualità a quantità, affiancano importanti piani di investimento per i trasporti e l'energia: la città di Bristol nel Regno Unito ha impegnato un budget di 500 milioni di euro per il miglioramento dei trasporti entro il 2015 e fino a 300 milioni di euro per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili entro il 2020 puntando così a una decisa diminuzione delle emissioni di carbonio.

    Esistono poi in numerose città europee forme di partecipazione dal basso più o meno istituzionalizzate e spesso ad una scala piccola quando non minuscola: si pensi alle iniziative così dette di “guerrilla gardening” dove gruppi di cittadini, di nascosto dalle autorità e spesso con un intento polemico verso le amministrazioni, si impossessano e prendono cura di uno spazio urbano residuale, come una rotonda o delle banchine, un tempo magari verdi e poi lasciate in abbandono, e creano orti o aiole fiorite di cui si prendono cura. Queste iniziative, che nascono come detto senza l’approvazione o la conoscenza dell’autorità, molto spesso ottengono dalla stessa col passare del tempo permessi, supporto finanziario o di altro tipo in quanto riconosciute come benefiche per la comunità e, quindi, per la stessa municipalità.

    Una strategia di governance di un progetto come Corona verde che deve far coesistere il livello metropolitano con l’associazionismo, le politiche dei piccoli comuni con quelle del capoluogo regionale, le iniziative dal basso con i progetti europei deve per forza essere flessibile e sufficientemente adattabile a tutti i contesti.

    Il progetto Top Metro

    Il progetto, denominato ToP Metro, prende le mosse dalla visione d’insieme del Piano strategico territoriale metropolitano, che supera le divisioni concettuali fra periferie della città e le aree urbanizzate confinanti. La scelta di circoscrivere l’area d’intervento a soli 11 Comuni contigui a Torino (Beinasco, Borgaro, Collegno, Grugliasco, Moncalieri, Nichelino, Orbassano, Rivoli, Settimo, San Mauro e Venaria), oltre alla stessa Città di Torino, su un totale di 315 comuni inclusi nel territorio metropolitano, nasce dall’esigenza di dotare di adeguate infrastrutture un’area che già oggi si presenta come una periferia diffusa ma ancora non adeguatamente dotata di continuità strutturale.

    ToP Metro prevede 91 interventi puntuali di livello comunale, che integrandosi tra loro garantiscono riqualificazione e maggiore sicurezza delle aree periferiche individuate. Tali interventi riguardano lavori di manutenzione e riqualificazione di spazi finalizzati a rendere i luoghi gradevoli e accoglienti, (arredo urbano, marciapiedi, barriere architettoniche, pulizia, ecc.); riqualificazione di aree e spazi pubblici degradati; la manutenzione, messa in sicurezza, e rifunzionalizzazione di edifici pubblici, a partire dagli spazi destinati all'educazione allo sport; la risistemazione di parchi urbani e interventi per la messa in sicurezza rispetto al rischio idrogeologico; interventi di promozione della sicurezza urbana; incremento della mobilità ciclabile, e sua integrazione con gli elementi paesaggistico/ambientali.

    Vi sono poi interventi trasversali, proposti direttamente dalla Città metropolitana, finalizzati a favorire l’occupazione e il sostegno alle necessità alimentari delle fasce deboli e comprendono: l'appoggio e l’agevolazione alla creazione d’impresa e al nuovo lavoro autonomo; l’attrazione e il sostegno agli investimenti delle imprese; la distribuzione dell’invenduto dei mercati alle persone in difficoltà a fronte del loro impegno per le comunità, progetto gestito in collaborazione con S-nodi.

    È poi previsto un intervento di area vasta, proposto dalla Regione Piemonte, che comprende: la redazione di un piano per la governance della Corona Verde (comprensivo di azioni di comunicazione e formazione sul tema del verde metropolitano) e la redazione di un programma di azione della mobilità ciclabile metropolitana da integrare e coordinare con il piano urbano mobilità sostenibile esteso al territorio metropolitano e con il piano per la governance Corona Verde.

    Infine, un punto rilevante del progetto Top-Metro è quello che riguarda la formazione e il coinvolgimento del sistema scolastico, sul modello APPVer, per costruire un “dialogo” qualificato tra una pluralità di attori del territorio, fondato su orientamenti e criteri comuni rappresentativi della transizione green. Il territorio è il bacino e il patrimonio di conoscenza contestualizzata, da valorizzare e da sedimentare in reti di relazione. Il dialogo e la collaborazione tra i diversi soggetti, ciascuno con le proprie funzioni e responsabilità, sono la metodologia ma anche l’obiettivo  cui tendere per una formazione continua e/o evolutiva di cui le Scuole e la Formazione Professionale insieme agli altri attori economici e dell'associazionismo, sono parti significative del processo per realizzare cambiamenti culturali, di conoscenza e competenza per lo sviluppo sostenibile del territorio.

     

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