A tavola con le religioni. le mense scolastiche a torino e il pluralismo religioso contemporaneo

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Université de Lausanne, Fondazione Benvenuti in Italia)

    Introduzione

    La scuola e le istituzioni educative in genere sono agenzie fondamentali per la promozione della salute attraverso l'acquisizione di stili di vita e di alimentazione sani, rispettose anche delle necessità culturali e religiose dell'utenza. L'obiettivo di questo articolo è riflettere sullo stato attuale delle politiche promosse nella ristorazione scolastica collettiva a riguardo del cibo e alle religioni e alle buone pratiche messe in atto per promuovere la creazione di un contesto più favorevole allo sviluppo complessivo della persona, con particolare riguardo per l'identità religiosa.

    Il testo presenterà i dati dei questionari relativi al rapporto tra cibo e culture, abitudini e regole religiose, somministrati nell'anno scolastico 2013/2014e 2014/2015 nell'ambito di un progetto condotto dalla Fondazione Benvenuti in Italia, intitolata "À table avec les religions".

     

    Sviluppo

    La Fondazione Benvenuti in Italia, in collaborazione con l'Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Studi Storici grazie al sostegno del consorzio Risteco e della fondazione svizzera Fondation Charles Léopold Mayer pour le Progrès de l'Homme, dal 2013 ha promosso una ricerca europea, a partire dai casi studio di Torino, Milano, Roma, Bucharest, Tirana, Parigi e Zaragoza: À table avec les religions, un progetto di analisi e proposta relative al rapporto tra alimentazione nelle mense scolastiche e pluralismo religioso. vin esame unicamente quanto relativo alla città di Torino.

    La domanda che ha mosso la ricerca è relativa all'adeguatezza delle mense ad affrontare le richieste provenienti da diverse culture religiose differenti, legate – ma non solo – alle migrazioni e alle interazioni sociali e culturali che animano la nostra società. Infatti, anche il consumo del pasto può attivamente contribuire all'integrazione dei gruppi sociali e culturali, fungendo così da tramite di comunicazione e da strumento di inclusione, coesione sociale e culturale.

    Gli utenti della Ristorazione scolastica della Città di Torino sono attualmente circa 55000, fra questi circa 4500 usufruiscono di un menù alternativo senza carne di maiale, senza alcun tipo di carne oppure privo sia di carni sia di pesce; altri 1300 seguono un menù dietetico per patologie legate all'alimentazione .

    La ricerca è stata realizzata con la distribuzione di un questionario a tutte le famiglie degli iscritti in tre scuole primarie di primo e secondo grado.

    La mappa 1 rappresenta l'estensione territoriale delle Circoscrizioni selezionate a Torino; i marcatori segnalano la collocazione della scuola presa in esame nel territorio di riferimento. Come mostrato, la Scuola Tommaseo (Circ. 1) si trova all'interno del centro storico torinese; la Santorre di Santarosa (Circ. 3) sorge in Borgo San Paolo, quartiere un tempo periferico, storicamente popolare; come anche Barriera di Milano, il quartiere servito dalla Gabelli (Circ. 6): un'area per lungo tempo depressa ed oggi oggetto di prime iniziative di recupero e ristrutturazione urbana, anche attraverso progetti di offerta culturale e tessitura sociale.

     

    Mappa 1. Torino

     

    I primi dati interessanti che emergono dall'analisi del campione sono relativi alla cittadinanza degli alunni ed al luogo di nascita di alunni e genitori.Per quanto concerne la cittadinanza(1), il grafico 1 mostra le percentuali relative alla cittadinanza italiana o estera degli alunni; come ipotizzato in fase di costruzione del campione, le scuole selezionate rappresentano tre casi distinti che riflettono le differenze riscontrate in seguito all'analisi della composizione della popolazione per circoscrizione. Sul totale degli alunni iscritti, il 59% risulta possedere cittadinanza italiana, a fronte di un corrispondente 41% di bambini con cittadinanza straniera.

    Il questionario ha avuto tassi di risposta variabili, nel complesso le famiglie rispondenti sono state il 38% rispetto ad un totale di 1.874 famiglie contattate. Il questionario è stato costruito con l'obiettivo di raccogliere dati su:

    • rilevanza e percezione del pluralismo culturale e religioso a scuola (caratteristiche anagrafiche degli studenti elementari e delle loro famiglie);
    • abitudini e restrizioni alimentari.

    Dato il carattere multiculturale e conseguentemente multilinguistico della popolazione di riferimento, il questionario è stato predisposto in sette diverse lingue: arabo, cinese, francese, inglese, italiano, romeno, spagnolo.

    A dichiarare che la propria religione prevede regole alimentari particolari è il 21% del totale di famiglie cattoliche, il 25,7% circa di quelle ortodosse, il 19% di quelle protestanti e il 41% delle famiglie musulmane. Quanto al rispetto di tali regole nell'alimentazione di casa, i più osservanti si rivelano essere musulmani e protestanti: le famiglie a conoscenza di norme alimentari religiose dichiarano di applicarle in cucina. Nel caso dei cattolici – in modo più netto – e degli ortodossi il dato diminuisce: il 17,5% delle famiglie cattoliche osserva le regole a casa (-3,5% rispetto a quanti conoscono la regola), comportamento tenuto dal 24,3% delle famiglie ortodosse (-1,4%).

     

     

    Tra gli elementi alimentari più soggetti a regole religiose, le carni occupano senz'altro un posto di grande rilievo: siano esse di origine avicola, bovina, cunicola o suina, sono spesso soggette a restrizioni e rappresentano pertanto un ostacolo alla piena condivisione del menù. Quanto alle carni di origine ittica, sebbene le regolamentazioni religiose prevedano sostanziali restrizioni solo nei casi di crostacei e molluschi – in ogni caso troppo cari per il contesto scolastico – l'astensione dal consumo di pesce può rappresentare una forte apertura nei confronti delle restrizioni etico-filosofiche legate al vegetarianesimo; al contempo e per altro verso, il pesce è un ottimo elemento sostituivo delle altre tipologie di carne. La raccolta dei dati ha inaspettatamente registrato l'elevata propensione all'esclusione della carne dalle diete scolastiche, per motivi religiosi ed etici, corrispondente al 64% del totale degli intervistati, sebbene sia utile tenere presente che il tasso di risposta al questionario raggiungeva il 38%.

     

    Conclusioni

    Alcune riflessioni conclusive partono dalla convinzione che l'educazione scolastica sia uno strumento d'intervento importante e tra i pilastri fondamentali del benessere, insieme alla nutrizione, alla salute, alla formazione. In Italia, come conferma l'indagine torinese, non è tanto l'inadeguatezza e neppure lo iato tra richieste, bisogni e risposte, perché i servizi paiono attivi ed efficaci e anzi un cibo di qualità che sia anche culturalmente e religiosamente corretto non sembra essere una necessità della maggioranza .Piuttosto il problema, tuttavia, risiede proprio nel se e come sia costruito tale bisogno e come esso sia legato ad altre (in)adeguatezze e ai limiti relativi al tema della qualità e sostenibilità economica, sociale, ambientale. La questione va letta quindi in termini di inclusione ed esclusione che le pratiche alimentari a scuola e l'educazione (ancora piuttosto inefficace) generano . Per quanto concerne i menu, infatti, occorre domandarsi quanto siano inclusive o meno le diete speciali, il numero – a volte enorme – di alternative che producono una sorta di balcanizzazione del cibo si pensi anche solo al sistema differente di somministrazione delle diete speciali, consegnate spesso in packaging singoli). D'altro canto neppure la standardizzazione (da cui tra l'altro si partiva con la costruzione di un menu scolastico unico, valido per tutti, senza eccezioni) è una soluzione. La questione dunque deve essere posta relativamente alla possibilità di inventare nuovi menu più omogenei, inclusivi e rispondenti alla mobile identità culinaria e gastronomica italiana, ma che rifletta al tempo stesso il pluralismo contemporaneo.

     

    Bibliografia

    Giorda M., Hejazi S., Nutrire l'anima. A tavola con le religioni, Effatà 2015.

    Harris M., (1990), Buono da mangiare, Torino: Einaudi.

    Marchisio O. (2004), Religione come cibo e cibo come religione, Milano: Franco Angeli.

    Morgan K. J., Sonnino R. (2008), The School Food Revolution: Public Food and the Challenge of Sustainable Development, Oxford: Earthscan.

     

     

     

     

    Nota(1) Le statistiche sulla cittadinanza degli alunni sono state ottenute dall'elaborazione dei dati forniti dalle scuole Gabelli, Santorre di Santarosa e Tommaseo; tali dati fanno riferimento all'anno scolastico 2013-2014 e contemplano l'intera popolazione studentesca iscritta ai tre istituti (1.374 casi). Visto il vigente ius sanguinis in materia di diritto alla cittadinanza italiana, in sede di questionario si è preferito domandare il luogo di nascita di alunni e genitori, così da potere verificare l'incidenza delle cosiddette seconde generazioni sul totale del campione selezionato

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