La filiera della carne di Piemontese: scenari possibili

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (ricercatore indipendente),  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università di Torino),  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università di Torino)

    Introduzione

    L'economia alimentare mondiale è sempre più orientata verso nuovi paradigmi alimentari che prediligono il consumo di carne animale. Nei paesi sviluppati il consumo di carne cresce ad un ritmo pari al 5-6% annuo secondo le stime dell'OECD e della FAO. La produzione agricola totale è influenzata non solo dall'aumento della produzione di carne ma anche dal legame tra l'allevamento e la produzione di cereali, fondamentali per il continuo apporto di foraggi alla mandria, e dalle sinergie generate all'interno delle imprese che attuano sia la fase di allevamento sia quella cerealicola.

    Si stima (FAO) che la produzione agricola mondiale sia composta per circa il 40% dalle produzioni animali, cifra che supera la metà nei paesi sviluppati e cresce più che rapidamente nei paesi in via di sviluppo. Entro il 2030 si aspetta che il consumo di carne nei paesi in via di sviluppo raddoppi mentre nei paesi sviluppati la crescita si muove su tassi minori, dovuto principalmente all'aumento della popolazione, all'aumento dei redditi a disposizione, al cambio degli stili di vita e delle abitudini alimentari.

    Il generale aumento della produzione è accompagnato però da una serie di problematiche, relative all'impatto ambientale, associate all'espansione dei terreni (deforestazione), all'inaridimento dei pascoli, alla produzione di gas serra. Sfida quindi per l'agricoltura globale sarà quella di nutrire una domanda in continuo aumento e cambiamento, cercando di preservare le risorse ambientali (suolo, acqua, aria e biodiversità). Ai fini della nostra analisi, il dato maggiormente rilevante è quello della progressiva erosione della biodiversità legata alla produzione intensiva di carne. Nel The state of the world's animal genetic resources for food and agriculture (FAO 2007), si afferma che vi siano nel pianeta 7.616 razze appartenenti a 34 specie (18 mammiferi e 16 volatili) di cui 6.536 autoctone. Di queste 685 sono estinte e 1.491 sono a rischio di estinzione. L' America settentrionale e l'Europa sono le aree a più alto rischio, in quanto presentano le concentrazioni maggiori di allevamenti intensivi. Secondo la FAO circa il 90% della produzione mondiale di bestiame deriva esclusivamente da 15 specie. In particolare, circa il 68% delle razze europee sono a rischio estinzione: il 13% possedeva meno di 100 fattrici, il 55% tra 100 e 1.000 fattrici ed il 32% tra 1.000 e 7.500 fattrici (Hiemstra, 2010).

    Il territorio italiano, grazie alla varietà e ricchezza degli ambienti, è uno dei più ricchi di biodiversità zootecnica. Dagli anni '50 l'allevamento ha assunto una forma intensiva, concentrando la produzione attorno a poche razze cosmopolite, abbandonando quelle a duplice e triplice attitudine. L'Italia è stato uno dei primi Paesi a recepire le linee guida della FAO in materia e già nel 1985 il Mipaaf (Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali) istituiva il Registro Anagrafico delle popolazioni bovine italiane, affidandole all'Associazione Italiana Allevatori (AIA) e sue associate. Nel 1991, con l'articolo 3 e l'articolo 11 della Legge n. 30/91 in materia di "Disciplina della riproduzione animale" e successive modifiche, è stato istituito il Registro Anagrafico per le razze autoctone a limitata diffusione, con lo scopo di tutelare il maggior numero di razze possibili e diminuire l'erosione del patrimonio genetico italiano(1).

     

    La filiera della Piemontese

    In questo contesto, il bovino di Razza Piemontese, della specie Bos taurus, rappresenta la razza da carne più importante nel panorama italiano (Figura 1). La Piemontese, al contrario delle altre razze autoctone, può contare su una distribuzione territoriale ed una numerosità non riscontrabile nel panorama italiano. Con 315.000 capi supera di gran lunga le altre razze, dimostrando di avere le capacità per essere la razza di riferimento nel panorama italiano.

     

    Figura 1. Consistenze bovini razze italiane da carne

     

    Fonte: Elaborazione propria su base dati BDN dell'Anagrafe Zootecnica istituita dal Ministero della Salute presso il CSN dell'Istituto "G. Caporale" di Teramo per Piemontese e base dati ANABIC per Marchigiana, Chianina, Romagnola, Maremmana, Podolica

     

    Dal punto di vista dell'organizzazione della produzione, in Piemonte si delineano due tipologie produttive differenti che generano due sub-filiere: l'allevamento a ciclo chiuso o «ingrasso» e l'allevamento a ciclo aperto o «linea vacca-vitello». Nel primo caso, tutte le fasi (riproduzione, svezzamento e ingrasso) vengono gestite internamente dall'azienda, mentre nel ciclo aperto, i vitelli acquistati prevalentemente in Francia, completano, nell'azienda agricola la fase di ingrasso.

    La particolarità dell'allevamento della Piemontese è quella di presentare una netta prevalenza del ciclo chiuso sull'ingrasso (caso unico in Europa, oltre il 70% della produzione avviene del ciclo chiuso) permettendo all'allevatore di seguire passo passo lo sviluppo dell'animale, rimandando a tecniche antiche, derivanti dalla reciprocità di pratiche di differenti attori. In questa maniera, per la Piemontese è andata delineandosi una filiera produttiva che rappresenta un unicum nell'allevamento di bovini, non solo in Italia (Figura 2).

     

    Figura 2. La filiera della Piemontese