Mangiare per essere: il cibo come identità

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Studi Storici; Fondazione Benvenuti in Italia)

    Introduzione

    Il presente articolo offre una riflessione sugli aspetti culturali e simbolico-religiosi del cibo: in una prospettiva storica e antropologica è infatti necessario riflettere oggi su come e quanto l'alimentazione sia stata e sia uno strumento di creazione di identità (e confini); dopo aver citato alcuni esempi di tale potere di ciò che mangiamo, si mostrerà come in contesti sociali plurali e multi-culturali il cibo è ancor di più veicolo di conservazione, di innovazione, di contaminazione e incontro.

    Al contempo è una lente di lettura delle dinamiche di coesione e intercultura che caratterizzano le nostre società: siamo stati e siamo ciò che mangiamo. Non è un caso che la cucina etnica sia sempre più diffusa: il cibo ha subito a sua volta gli effetti del processo di globalizzazione; ancora, il cibo può essere considerato un catalizzatore di globalizzazione in ragione del suo significato e del simbolismo culturale ad esso legato.

     

    Sviluppo

    L'atto di cibarsi in quanto cultura si colloca tra tradizione e innovazione: è tradizione in quanto costituita dai saperi, dalle tecniche, dai valori che ci vengono tramandati. È innovazione in quanto quei saperi, quelle tecniche e quei valori modificano la posizione dell'uomo nel contesto ambientale, rendendolo capace di sperimentare nuove realtà. La cultura è un'innovazione andata a buon fine, è l'interfaccia tra le due prospettive. La cucina è il simbolo della civiltà e della cultura e il cibo si configura come elemento decisivo dell'identità umana e come uno dei più efficaci strumenti per comunicarla. Il motivo per cui in ogni cultura e religione vi sono specifiche condotte alimentari è che queste ci consentono di mantenere il nostro status: i cibi stessi cominciano ad assumere valori simbolici, metafisici, morali e sociali, capaci di funzionare da contenitori o vettori di ideologia.

    La storia ci insegna che sono le differenze e l'incontro fra diverse culture a generare l'identità, proprio perché essa non è statica o già scritta, ma modificabile e in continuo divenire. Un esempio di questo tipo lo offre il Medioevo europeo che vide plasmare un'identità alimentare e gastronomica nuova, sostanzialmente innovativa rispetto al passato grazie alla contaminazione di culture differenti: quella della tradizione romana e quella "barbarica". Il gusto che si cerca nei momenti conviviali è una sintesi di forme storiche e culturali che hanno portato la tradizione alimentare delle popolazioni a evolversi parallelamente alle vicende storiche.

    Il complesso universo simbolico che lega i cibi all'effetto che hanno sul corpo (caldo e freddo, umido e secco) o alla modalità in cui vengono consumati (cotti o crudi) e infine al loro essere buoni e puri, o cattivi e impuri, è legata al fatto che l'alimentazione costituisce una cerniera tra natura e cultura. Essa è infatti umanamente universale, in quanto questione di vita e di morte, eppure è profondamente variabile, diversificata, arbitraria. Ogni cucina, dalla più semplice alla più articolata, da nord a sud del mondo e da est a ovest, sottrae l'alimento al suo destino naturale, per integrarlo in un sistema di combinazioni culturali. Per l'antropologo Claude Lévi-Strauss, il rapporto degli uomini con gli alimenti è analogo al loro rapporto con il linguaggio. L'una e l'altro appaiono naturali e culturali allo stesso tempo. La lingua umana emette suoni perché è naturalmente predisposta a farlo, ma il linguaggio, le regole grammaticali, le sillabe, i fonemi, le parole, i discorsi astratti, la poesia, il canto, l'espressione di una particolare visione del mondo, sono risultato di alcune tra le infinite combinazioni culturali in cui i suoni possono essere articolati. La stessa cosa accade in cucina: il nutrimento è la fonte naturale della vita, ma la modalità con cui ci si nutre è del tutto culturale. Molti dotti e studiosi ebrei e musulmani, ad esempio, si sono adoperati nel corso del diciassettesimo e diciottesimo secolo per dimostrare che esistevano dei fondamenti scientifici per cui la carne di maiale era proibita sia nell'Islam, sia nell'Ebraismo. Si è pensato che la ragione di questo tabù fosse che il maiale veicolasse malattie, poi che la sua carne non potesse essere conservata in modo appropriato in determinate zone climatiche, infine si è detto che l' essere onnivoro del maiale rendeva le sue carni poco digeribili. Nessuna di queste ragioni – tanto meno da sola - può davvero spiegare questo tabù, perché il fatto di proibire il consumo delle sue carni non ha ragioni "scientifiche", ma piuttosto storiche e culturali. Di esempi ce ne sarebbero all'infinito e toccano i tabù più svariati sulle carni animali (dal cavallo al gatto, dal cane al serpente), su alcuni alimenti in determinati periodi dell'anno, sui pesci e i molluschi, e fino ad arrivare al tabù del cannibalismo. Persino l'astenersi dal mangiare carne umana non è, infatti, un tabù universale.

    L'idea della purezza e dell'impurità è profondamente legata a quella della contaminazione, e dunque ai riti che ciascuno di noi compie per evitarla: lavarsi ne è un esempio, così come mantenere una certa distanza dagli estranei, cambiare i piatti tra una portata e l'altra, o buttare la spazzatura, come scriveva Italo Calvino La poubelle agréée durante i suoi anni parigini, tra il 1974 e il 1976.

    La cultura alimentare si è formata e continua a plasmarsi anche in base a condizionamenti ambientali e climatici; si è modificata seguendo gli avvenimenti storici, ma anche nel momento in cui il processo migratorio ha posto nuovi elementi davanti ad essa. Si tratta di contaminazioni che modificano il gusto degli individui attraverso influenze bidirezionali, che agiscono in entrambe le direzioni delle parti coinvolte. Ovviamente, le differenze non sono cancellate dalle più recenti e globali ondate migratorie. Una complessa geografia di usi alimentari persiste all'interno dell'Europa, per esempio nell'uso della birra e del vino, che stanno rimescolandosi, è vero, ma continuano ad avere una natura fortemente identitaria per le genti del centro-nord (la birra) e del centro-sud (il vino). Pur condizionate dall'omologazione dei consumi, le specificità locali rimangono radicate negli usi, forse soprattutto a livello popolare. Si può dire che la globalizzazione abbia caricato di nuovi significati la scoperta, o meglio riscoperta, delle identità alimentari. Tuttavia, in questo contesto, le diversità sembrano destinate ad accentuarsi piuttosto che a scomparire. La cucina globale e quella locale, la etnica e la fusion possono coesistere e creare un nuovo modello di consumo basato sulle identità che oltre a essere mutevoli sono anche multiple. Quando due culture alimentari vengono a contatto difficilmente si riesce ad ottenere una compenetrazione delle stesse tale da non farne prevalere una sull'altra. I modelli e le pratiche alimentari sono il punto d'incontro di culture diverse, frutto della circolazione di uomini, merci, tecniche, gusti da una parte all'altra del mondo. Le culture alimentari (ma anche le culture in genere) sono tanto più ricche e interessanti quanto più gli incontri e gli scambi sono stati vivaci e frequenti – per esempio, nelle zone di confine. Così, nel nuovo contesto sociale e culturale il processo di integrazione deve essere fatto nel rispetto delle differenti culture che si trovano in contatto. Integrarsi vuol dire acquisire il complesso di norme che regolano il funzionamento della società, mantenendo al contempo il sistema di valori appartenenti alla propria estrazione culturale. A tale scopo è quindi necessario un processo di ibridazione, di meticciato, di pluralismo che permetta la connessione tra elementi della cultura originaria e della cultura ospite e la nascita di nuove più complesse configurazioni culturali. La coesione culturale però richiede uno sforzo non indifferente sia da parte del migrante sia da parte delle persone del paese in cui il migrante arriva, entrambi infatti devono accettare dei modi diversi di vedere e comportarsi nelle diverse società. Questo però non succede solo per i migranti e chi li ospita, ma anche tra italiani del nord e del sud Italia, o semplicemente tra individui che arrivano da famiglie differenti. Interazioni e coesione sono la realizzazione di una società multiculturale che valorizzi le differenze in modo costruttivo, anziché sopprimerle e annullarle attraverso l'omologazione.

     

    Bibliografia

    Douglas M. (2014), Purezza e pericolo. Un'analisi dei concetti di contaminazione e tabù, Il Mulino, Bologna.

    Giorda M., Hejazi S. (2015), Nutrire l'anima. A tavola con le religioni, Cantalupa, Effatà.

    Harris M., (2006), Buono da mangiare, Einaudi, Torino.

    Levi Strauss C. (2008), ll crudo e il cotto, Il Saggiatore, Milano.
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