L’economia del Piemonte nel Rapporto annuale di Banca d’Italia

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Banca d’Italia – sede di Torino)

     

    Nel 2017 in Piemonte si è consolidata la ripresa dell’attività economica. In base alle stime disponibili, il PIL sarebbe cresciuto pressoché in linea con la media italiana. L’attività si è intensificata nell’industria e nei servizi, non ancora nelle costruzioni. 

     La spesa per investimenti delle imprese si è mantenuta elevata. È proseguito il graduale recupero dell’occupazione, dei redditi e dei consumi. I prestiti alla clientela residente in regione hanno continuato a crescere a tassi moderati. La qualità del credito è ulteriormente migliorata.

    Anche nella recente fase di ripresa, il Piemonte mostra un divario negativo di crescita rispetto alle altre aree del Nord e alla stessa media italiana. La peggiore dinamica degli ultimi anni è riconducibile soprattutto ad alcuni comparti dei servizi; nel complesso, l’economia piemontese è frenata da alcuni fattori di debolezza, tra cui l’andamento sfavorevole della produttività, l’invecchiamento della popolazione, la bassa qualità del capitale umano e la diffusione delle situazioni di fragilità di impresa.

     

    La congiuntura regionale

    In Piemonte si è consolidata nel 2017 la fase di ripresa dell’attività economica. In base alle stime preliminari disponibili, il PIL sarebbe cresciuto pressoché in linea con la media italiana.

    Nell’industria l’attività si è intensificata in quasi tutti i settori, grazie al rafforzamento degli ordini interni e alla significativa espansione delle vendite all’estero, aumentate più della domanda mondiale. La quota di mercato delle esportazioni piemontesi è in recupero dall’inizio del decennio, grazie soprattutto all’evoluzione favorevole della domanda internazionale rivolta ad alcuni comparti di specializzazione regionale.

    Anche il settore terziario ha avuto un andamento positivo; il trasporto di merci ha continuato a svilupparsi a ritmi sostenuti e nel turismo la crescita dei pernottamenti si è intensificata. Per contro, l’attività nelle costruzioni è stata ancora debole, soprattutto nel comparto delle opere pubbliche; nel mercato immobiliare residenziale è proseguita la graduale ripresa delle compravendite, ma i prezzi sono ancora diminuiti, anche per l’elevato stock di abitazioni in vendita.

    Il tasso di investimento delle imprese è stato elevato, anche se ancora inferiore ai valori pre-crisi. L’accumulazione è stata favorita dal consolidamento della ripresa e dalle favorevoli condizioni di accesso al credito; vi hanno contributo gli incentivi fiscali per l’acquisto di macchinari a tecnologia avanzata. Il credito alle imprese è tornato a crescere sul finire dell’anno nella manifattura e nei servizi, in presenza di condizioni di offerta ancora accomodanti.

    È proseguito lo scorso anno il graduale recupero dell’occupazione. All’ulteriore aumento dei lavoratori dipendenti si è associato il nuovo calo di quelli autonomi, su cui hanno influito anche i cambiamenti normativi degli ultimi anni. Il venir meno degli sgravi contributivi ha indotto una nuova ricomposizione dell’occupazione a favore di quella a termine. Il numero delle persone in cerca di lavoro si è ancora ridotto e il tasso di disoccupazione è ulteriormente sceso, anche per i giovani.

    È proseguita la ripresa dei redditi e dei consumi delle famiglie. L’indebitamento di queste ultime è ancora aumentato, ma in rapporto al reddito disponibile rimane inferiore alla media italiana. Il risparmio finanziario si è ancora orientato soprattutto verso i conti correnti bancari e le quote di fondi comuni di investimento. Tra il 2008 e il 2016 la ricchezza netta pro capite è scesa in Piemonte, pur rimanendo superiore alla media del Paese. La riduzione ha riflesso soprattutto il calo del valore delle attività reali.

    I prestiti bancari alla clientela regionale hanno continuato a crescere moderatamente. La qualità del credito è ancora migliorata, beneficiando del consolidamento della ripresa. Si è intensificato il processo di riduzione dei crediti deteriorati accumulati durante la lunga crisi, anche grazie all’aumento delle operazioni di cessione delle sofferenze. È proseguita la razionalizzazione della rete territoriale delle banche in atto dall’inizio del decennio; vi si è associata una crescente diffusione dei canali telematici per l’accesso ai servizi bancari.

    Nella media del periodo 2014-16 la spesa delle Amministrazioni locali piemontesi è scesa in misura significativa e superiore alla media nazionale, riflettendo la contrazione sia della parte corrente sia di quella in conto capitale. La riduzione degli investimenti pubblici è proseguita nel 2017, pur in presenza di un quadro di regole di bilancio che avrebbe dovuto risultare più favorevole all’accumulazione di capitale pubblico. Anche il debito delle Amministrazioni locali ha continuato a diminuire a tassi superiori alla media nazionale, ma in rapporto al PIL rimane assai più elevato del corrispondente dato medio delle regioni italiane.

     

     

    Il Piemonte, il Nord e l’Italia: i fattori locali di competitività

    Nel panorama nazionale il Piemonte presenta un contesto relativamente favorevole per la crescita, grazie alla presenza di grandi imprese, all’elevata intensità di capitale, all’alta propensione all’esportazione, alla forte specializzazione nei comparti industriali a medio-alta tecnologia e all’intensa attività di ricerca e sviluppo delle imprese.


    PIL e occupazione. confronto tra Piemonte, Nord e Italia
    (1)Figura 1

    (valori e variazioni percentuali)

     

    Fonte: elaborazioni su dati Istat. (1) Valori a prezzi concatenati. Indice 2007=100. – (2) Indice 2008=100. Scala di destra.

    Ciò nonostante, rispetto alla media italiana (oltre che rispetto a quella del Nord) la regione mostra un divario negativo di crescita del PIL, che era già emerso prima della crisi e che si è accentuato a partire dal 2008. Le dinamiche dell’occupazione mostrano andamenti simili a quelle del prodotto, con un calo più accentuato negli anni della recessione e un recupero successivo più lento (fig. 1). Secondo un’ analisi di tipo shift-and-share gli andamenti meno favorevoli del Piemonte non sono dovuti a una struttura settoriale penalizzante, ma a fattori “locali” di competitività.

    Cerchiamo di indagare maggiormente questi ultimi. Considerando il PIL pro capite, rileviamo che anch’esso ha avuto una dinamica meno favorevole nel confronto territoriale: in particolare il suo divario con la media italiana, dopo avere oscillato intorno a valori (positivi) compresi tra l’8 e il 10 per cento, a partire dal 2008 si è ridotto sensibilmente. Scomponendo tale divario nelle componenti demografica, occupazionale e di produttività del lavoro, il peggiore andamento è attribuibile al più rapido invecchiamento della popolazione e alla dinamica più sfavorevole della produttività (calata in Piemonte del 6 per cento tra il 2008 e il 2016, in misura superiore alla media nazionale); per contro, il tasso di occupazione ha avuto un andamento migliore (fig. 2a).

    Figura 2 - Pil pro capite e produttività (1)

    (valori percentuali)

                                                  (a) PIL pro capite                                                                                                               (b) produttività del lavoro

       

    Fonte: elaborazioni su dati Istat. Per gli aspetti metodologici si rinvia alle Note metodologiche del Rapporto annuale sull’economia del Piemonte.

    (1) Differenze percentuali rispetto all’Italia.

     

    Concentriamoci sulla produttività del lavoro. La sua dinamica può essere disaggregata in una componente relativa all’intensità di capitale dell’economia e in una legata alla produttività totale dei fattori (total factor productivity, nel seguito TFP), una misura dell’efficienza con cui vengono combinati i fattori produttivi. Il peggior andamento della produttività del lavoro rispetto alle aree di confronto è in larga parte dovuto alla TFP, a fronte di un calo relativo più contenuto dell’intensità di capitale (fig. 2b). Il divario tra la TFP regionale e quella italiana è riconducibile sino al 2008 all’industria in senso stretto. Negli anni successivi un contributo significativo viene fornito dai servizi, nei quali la TFP ha fatto registrare a partire dai primi anni duemila una dinamica in progressivo peggioramento (fig. 3b). Nell’industria in senso stretto d’altro lato, dopo la forte contrazione tra il 2008 e il 2009, la TFP ha avuto una moderata ripresa e il suo divario con l’Italia si è attenuato (fig. 3a).

    Figura 3 - Produttività totale dei fattori nell’industria in senso stretto e nei servizi (1)

    (indici: 1995=100 e valori percentuali)

                                     (a) industria in senso stretto                                                                                                                     (b) servizi

       

    Fonte: elaborazioni su dati Istat. Per gli aspetti metodologici si rinvia alle Note metodologiche del Rapporto annuale sull’economia del Piemonte.

    (1) Scala di destra.

    Emerge pertanto un problema di efficienza in senso lato del sistema produttivo piemontese, che negli ultimi anni sembra attenuarsi nell’industria e invece amplificarsi nei servizi. Se consideriamo la struttura del terziario piemontese per intensità di conoscenza, il Piemonte si caratterizza negli ultimi anni nel confronto territoriale per una maggiore concentrazione di servizi meno qualificati (less intensive knowledge). Ed è il terziario a fornire negli ultimi anni il maggiore contributo al divario negativo di crescita dell’economia piemontese, soprattutto per l’andamento deludente del commercio, delle attività professionali, scientifiche e tecniche e della sanità. L’industria, d’altro lato, a cui era riconducibile gran parte del divario negativo di crescita prima della crisi, ha mostrato negli anni più recenti una dinamica lievemente migliore della media italiana, pur con un’elevata eterogeneità tra comparti (oltre che tra imprese).

    Alla minore efficienza relativa del sistema produttivo si è associata negli ultimi anni una maggiore diffusione dei casi di difficoltà d’impresa nel confronto territoriale. L’insolvency ratio (il rapporto tra il numero di procedure fallimentari aperte nell’anno e quello delle imprese presenti sul mercato a inizio anno) e l’incidenza dei casi di imprese in condizioni di fragilità economico-finanziaria sono cresciuti assai di più che nelle altre regioni del Nord e nella media italiana. Il tasso di natalità netta delle imprese rimane tuttora negativo, dopo avere fatto registrare nell’ultimo decennio un andamento peggiore della media nazionale.

    L’andamento della produttività e la crescita di un territorio sono strettamente correlati con la qualità del capitale umano. Sotto questo aspetto il Piemonte mostra una situazione di perdurante debolezza relativa. La quota di laureati in rapporto alla popolazione con almeno 15 anni di età continua a essere significativamente inferiore a quella delle regioni del Nord e alla media nazionale, nonostante la graduale crescita degli ultimi anni. Il ritardo della regione permane anche considerando solo le classi di età più giovani e il tasso di conseguimento delle lauree negli ultimi anni. A differenza di altre grandi regioni settentrionali come la Lombardia e l’Emilia Romagna, inoltre, il saldo tra ingressi e uscite di laureati in e dal Piemonte è stato nel complesso dell’ultimo decennio seppur di poco negativo ed è peggiorato negli ultimi anni, risentendo dei flussi in uscita verso altre regioni del Centro Nord e verso l’estero. D’altro lato, la domanda di laureati da parte delle imprese piemontesi è risultata negli ultimi anni  relativamente contenuta, soprattutto se comparata con quella espressa nella media delle regioni del Nord Ovest.

     

    Per approfondimenti :

    si rimanda al documento del Rapporto, consultabile all’indirizzo:

    http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2018/2018-0001/index.html

     

    Parole chiave: economia, Piemonte

     

     

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