Rimettere in moto il welfare a partire dalle capacita’ delle persone e dei territori

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (S-Nodi/Osservatorio Caritas Torino) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione, Università di Torino)

    La crisi e le "Azioni di sistema anticrisi"

    Ormai è noto come la crisi economica iniziata nel 2008 abbia portato in Italia al raddoppio dei poveri assoluti nel 2012, passati da 2,4 del 2008 a 4,8 milioni di individui (dal 4,1% all'8% della popolazione, e dal 4,1% al 6,8% delle famiglie), e a cambiamenti nel loro profilo: l'incidenza della povertà assoluta aumenta soprattutto tra le famiglie senza occupati e tra gli immigrati, nonché in categorie prima meno colpite, come le famiglie più giovani, quelle meno numerose (1 o 2 figli), gli individui residenti al Nord e al Centro.

    Parallelamente, in particolare dal 2009, sono diminuite le risorse pubbliche stanziate per il sociale e i trasferimenti pubblici ai Comuni, che, già modesti, non possono essere paragonati alla spesa per la protezione sociale di altri Paesi europei. Nonostante i tentativi di riorganizzazione dell'offerta di servizi, di individuazione di nuovi finanziamenti, di alleanze con i settori profit e non profit, la lotta alla povertà è una battaglia ancora aperta (Caritas Italiana, 2014).

    È ormai chiaro che gli interventi di contrasto alla povertà non possano essere più realizzati come avveniva prima della crisi. È comune la consapevolezza che, per produrre risposte efficaci, i processi debbano coinvolgere non solo singole persone in difficoltà, ma interi sistemi territoriali. Accanto ad azioni puntuali rivolte a persone e famiglie, è necessario attivare sinergie multilivello che cerchino soluzioni a problemi di interesse collettivo. In questo modo è possibile andare oltre la prospettiva dell'assistenza, riattivando pratiche di reciprocità e producendo contemporaneamente valore sociale e valore economico. Per facilitare questi processi, il progetto sperimentale di Caritas Italiana "Azioni di sistema anticrisi" ha dato vita a Torino all'organismo S-Nodi, che si pone l'obiettivo di co-progettare, sviluppare e valutare iniziative locali che hanno la potenzialità di diventare policies per nuove forme di welfare. I suoi primi progetti pilota (2014-2015) riguardano tre dimensioni fondamentali: cibo, abitazione e istruzione.

     

    Storie di progetti e di persone

    "Fa bene" è uno di questi progetti pilota, ideato e avviato da una rete di associazioni, architetti e creativi, cooperative, commercianti e cittadini che condividono un'idea semplice: chi compra al mercato di Piazza Foroni, in Barriera di Milano a Torino, può acquistare alimenti in più, oltre alla propria spesa, destinati a chi non può permettersi cibo fresco e di qualità. I commercianti del mercato, inoltre, mettono a disposizione il loro invenduto a fine giornata. Quanto raccolto viene poi suddiviso e consegnato in bicicletta alle famiglie segnalate dai servizi sociali; chi riceve, a sua volta, ricambia quanto ricevuto impegnandosi a favore della comunità. Nel giro di pochi mesi, al progetto "Fa bene" hanno aderito 60 commercianti che hanno riconosciuto i vantaggi economici e sociali dell'iniziativa. Ad un anno dal suo avvio, il progetto è stato esteso ad altre due circoscrizioni torinesi e sono stati siglati accordi con le istituzioni locali. Tra le persone occupate stabilmente in "Fa Bene", diversi sono gli ultracinquantenni reinseriti nel mondo del lavoro: le loro storie sono molto diverse, ma tutti sono stati capaci di rimettersi in gioco, senza cedere allo sconforto. Le loro esperienze sono esempi di "inclusione" e di contemporanea "coesione" sociale, di un contesto che ha saputo modificarsi per accogliere.

    Il secondo progetto pilota di S-Nodi è "Giovani Investimenti", dedicato a sostenere quelle famiglie del quartiere di Barriera di Milano che vogliono garantire un'adeguata formazione ai propri figli. Il territorio è caratterizzato dal più alto tasso cittadino di insuccesso e abbandono scolastico, da una rilevante presenza di famiglie a basso reddito, da un tasso di immigrazione doppio rispetto alla percentuale cittadina e da una significativa mancanza di protagonismo giovanile. La sperimentazione ha coinvolto 50 ragazzi del biennio della scuola superiore, cui insegnanti volontari e qualificati hanno dedicato 1500 ore di ripetizioni in poco più di 6 mesi. In questo caso, come in quello precedente, attraverso un "patto di reciprocità", i giovani coinvolti sono stati chiamati a "restituire" quanto ricevuto, partecipando ad un progetto di comunicazione sociale, costruendo idee e iniziative per lo sviluppo di nuove risposte sociali.

    Anche via Ghedini 6 è un indirizzo di Barriera di Milano. È l'indirizzo di una delle sei case di ospitalità notturna del Comune di Torino. Qui si svolge "Costruire bellezza", il terzo dei progetti pilota del sistema S-Nodi, che interviene sull'empowerment delle persone senza dimora. Nel progetto sono coinvolti studenti di design del Politecnico di Torino, di antropologia e scienze dell'educazione dell'Università, operatori sociali del Servizio Adulti in Difficoltà del Comune, educatori delle cooperative sociali e utenti dei servizi. Attraverso la progettazione partecipata di workshop e laboratori, insieme sperimentano quelle condizioni di benessere e di relazione necessarie per mettere in valore le capacità e le competenze di ciascuno. Riattivare la fiducia in se stessi, riallacciare relazioni significative, recuperare abilità e riconoscersi capaci di progettare sono gli elementi alla base di ogni percorso di inclusione sociale e abitativa.

     

    Riflessioni conclusive

    I progetti pilota di S-Nodi permettono alle persone di riallacciare relazioni "dense", di immaginare possibilità nuove, di fare esperienza della cura e della responsabilità diretta che ciascuno può assumersi verso l'altro. L'innovazione sociale si manifesta nel contributo che le persone danno alla creazione e all'evoluzione dei propri ambienti di vita, persone diverse per età, genere, ceto sociale, competenze, ruolo sociale e professionale che condividono lo stesso contesto e lo stesso bisogno di stare bene, declinando in modo nuovo il concetto di "wel-fare". In questo caso non c'è differenza tra chi dà e chi riceve, tra operatore e volontario, tra utente e professionista: ciascuno è chiamato a compiere entrambe le azioni, per un impegno di co-creazione e co-produzione in vista della realizzazione di obiettivi e beni comuni.

    Le "Azioni di sistema anticrisi" di Caritas Italiana hanno tra gli obiettivi la costruzione di nuove forme di networking, sia per alimentare possibilità e opportunità per le persone, sia per accrescere, sul piano collettivo, la sfera dell'interesse comune. Queste nuove pratiche potrebbero anche inaugurare una nuova stagione per la governance pubblica e per la politica in generale, articolando in modo inedito obiettivi, performances e valutazioni. Dai territori stanno nascendo soluzioni da riconoscere e monitorare per selezionare e sostenere le più efficaci affinché durino e si replichino in modo idoneo in altri contesti divenendo infine politiche che, attraverso regole nuove, portino sviluppo per tutti.

     

    Riferimenti bibliografici

    Caritas Italiana, False Partenze. Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, 2014

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