EDITORIALE N.29 - Impoverimento, nodi dello sviluppo e nuove tendenze

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    Le storie, le esperienze e gli studi che emergono negli articoli che seguono confermano quanto l'attuale fenomeno dell'impoverimento sia frutto di un'emergenza lavorativa, considerata senza precedenti in altri studi e analisi. Per questa ragione preferiamo il concetto di impoverimento a quello di povertà al fine di denotare il carattere nuovo del fenomeno e collegarlo alla grave e perdurante crisi in atto.

    Tracciamo questo aspetto nel primo articolo. Gli articoli successivi mostrano come il livello di impoverimento sia tale da dare luogo ad un'emergenza alimentare oltreché abitativa, toccando bisogni primari tra i più fondamentali.

    A fronte della limitatezza di risorse pubbliche e di interventi destinati a tale situazione dal livello centrale di governo, gli enti e attori locali si autorganizzano per far fruttare al meglio quanto a loro disposizione in termini di risorse e relazioni cooperative e collaborative. Ciò che è narrato nei tre articoli testimonia di questa creatività nella ricerca di nuovi percorsi di risposta alla domanda enormemente cresciuta di aiuto. Gli articoli sono stati scritti privilegiando un approccio qualitativo ad uno quantitativo al fine di poter individuare ed estrapolare alcuni indizi circa il che cosa sembri emergere, tracce che per la loro natura dimensionale non sarebbero visibili in studi di tipo quantitativo.

    Alcuni tratti emersi dalle esperienze presentate negli articoli sono ormai noti e discussi nella letteratura sull'innovazione sociale: in particolare i progetti e interventi avviati godono di un approccio più intersettoriale e basato sulla co-progettazione tra enti di natura giudica diversa (si veda il Rapporto sull'Innovazione Sociale dell'IRES Piemonte, 2011). Inoltre i progetti e le storie illustrati attingono al modello del cosiddetto welfare generativo, ovvero il tentativo di avviare un rapporto di scambio e reciprocità tale per cui chi riceve si impegna a restituire almeno in parte e in altra forma l'aiuto ricevuto.

    I tratti che ci sembrano in parte inediti sono i seguenti:

    • il ruolo che tali progetti rivestono nell'attivare le capacità delle persone,
    • il profilarsi di sistemi di attività che forniscono essi stessi opportunità di lavoro,
    • la sperimentazione di un nuovo tipo di inclusione sociale che presuppone la trasformazione delle relazioni e delle attività socio-economiche collettive, in una dinamica di reciproco cambiamento tra chi è considerato vulnerabile e chi non lo è. Queste relazioni e attività appaiono basate sulla sostenibilità, la solidarietà, la reciprocità, e il soddisfacimento di bisogni locali,
    • l'emersione di una diversa concezione di welfare, come creazione del bene comune, ovvero dello stare bene collettivo, e non come somma di 'star bene' individuali. . Un welfare che si caratterizza anche per un approccio multidimensionale all'impoverimento e giunge a creare sistemi integrati di attività.

    Circa il primo punto, occorre ricordare come le capacità delle persone possano subire un indebolimento qualora il determinarsi di una situazione di impoverimento generi – e ciò avviene spesso - ansia, senso di impotenza e oppressione e con questi sentimenti una riduzione di capacità di autonomia e di autodeterminazione, quando non problemi di salute mentale (vedi Giuseppe Costa, Michele Marra, Stefania Salmaso, La salute ai tempi della crisi. Relazione al Convegno annuale dell'Associazione Nazionale di Epidemiologia, 2012). E' dunque rilevante il fatto che le testimonianze riportate negli articoli di questo numero di Politiche Piemonte mostrino come la partecipazione e coinvolgimento in progetti, in cui la relazionalità è un tratto distintivo, possono contribuire non solo a contenere spirali negative di depressione, con perdita di funzionamenti (concetto introdotto da Amartya Sen), ma possono offrire l'opportunità di riattivare capacità compromesse da una eventuale lunga permanenza in uno stato di crisi e persino sviluppare capacità inedite. Tale tema meriterebbe un approfondimento per indagare se e come questo aspetto possa divenire una 'dimensione' consapevole e di sistema dei progetti di contrasto all'impoverimento. D'altra parte l'attivazione e sviluppo di capacità lavorative necessitano poi di poter funzionare in occasioni concrete. Questo rimanda alla necessità di occuparsi dell'altra parte del tema dell'impoverimento, e cioè l'emergenza lavorativa e il modello di sviluppo più consono a creare opportunità occupazionali (questione a cui si è accennato nel primo articolo).

    Il secondo e il terzo punto dell'elenco sembrano indicare una strada che potrebbe essere percorsa, e che ora si intravvede lontano all'orizzonte. Questo 'qualcosa' richiama alla mente quanto alcune autrici hanno messo in luce: in vari ambiti stanno nascendo sperimentazioni e progetti che hanno una dimensione economica, centrati sulla risposta a bisogni e necessità locali e contingenti (Roberta Carlini, L'economa del noi; Antonia De Vita, La creazione sociale). A differenza dei modelli produttivi dominanti, questi progetti si caratterizzano come cooperativisti, interconnessi, basati sulla complementarietà, comunitari, solidali, sostenibili, con tratti cioè opposti a quelli dell'individualismo, competizione e perseguimento prioritario del profitto.

    Nei progetti qui presentati si intravedono tracce di nuovi modi di "fare economia", sebbene questi elementi innovativi non siano determinati da una consapevolezza critica esplicitata dei soggetti coinvolti. In queste esperienze molti confini sono stati spezzati e molta innovazione è stata compiuta, ma rimane ancora da ricercare una proposta più complessiva, un nuovo modello di sviluppo in cui inserire la stessa risposta socio-assistenziale.

    I progetti presentati negli articoli terzo e quarto mostrano che da queste nuove pratiche solidaristiche può nascere un diverso tipo di welfare (wel-fare), inteso come creazione di un bene comune, ovvero uno stare bene collettivo, che soddisfa il bisogno di appartenenza ad una comunità sostenibile, responsabile, inclusiva (nel senso nuovo del termine inclusione), sicura, e riconosce la multidimensionalità e l'intreccio tra i diversi aspetti del fenomeno dell'impoverimento.

    In definitiva, quando si adotta l'approccio qui proposto che mira a guardare all'impoverimento come un aspetto della crisi del modello di sviluppo perseguito in questi ultimi decenni, lo sguardo sul presente si allarga e coglie segnali e tracce di un modo diverso di relazionarsi e di aprire spazi di azione. Si può così notare che le esperienze esaminate inglobano alcuni elementi di un ordine simbolico diverso, declinato in vari modi -economia del noi, economia etica e sostenibile, economia comunitaria, economia dei beni comuni, etc.– che si basa su nuovi orientamenti culturali in settori della società civile (citati nel primo articolo), i cui concetti chiave sono sostenibilità, beni comuni, comunità, partecipazione, eticità, relazionalità, interconnettività. Questi spazi, aperti da pratiche mediate e informate da concetti e orientamenti culturali diversi, potranno costituire il contesto per azioni e attività strutturate sia per dare sostegno nei momenti di povertà sia per dare luogo a nuove esperienze produttive ed economiche, e così configurare un modello di sviluppo più a misura dei bisogni delle comunità locali e delle nuove sensibilità.

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