Un esempio di valutazione di impatto sociale in Piemonte. Il caso Università degli Studi di Torino e il processo di rendicontazione sociale

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università degli Studi di Torino)

    Introduzione

    La valutazione degli impatti sociali e, più precisamente, la misurazione e conseguente valutazione degli stessi, è un tema assai caldo e dibattuto sia a livello accademico, che professionale e politico. Ad alimentare questo dibattito si sommano: diverse prospettive di indagine ovvero studiosi provenienti da differenti campi di studio, interlocutori, strumenti e contesti di applicazione. Ciononostante, esiste una immutata esigenza generalizzata ovvero capire quali metodologie e quali strumenti possano essere impiegati per la produzione, gestione e misurazione di un preciso impatto sociale.

    Questa necessità è avvalorata dal bisogno crescente di massimizzare gli effetti sociali prodotti da politiche e da investimenti, tenendo conto dei budget che sono sempre più limitati e della conseguente finestra temporale che predilige il breve periodo rispetto a risultati di lungo periodo. Rispetto alla finestra temporale, la capacità di prevedere e stimare un ritorno dall'investimento di natura sociale, permette al decisore pubblico o ad un investitore, di ridurre il rischio inglobando nella sua analisi una moltitudine di informazioni che riducono l'asimmetria informativa. In aggiunta, rendere conto del proprio operato al pubblico esterno tramite processi di social reporting permette ad un'organizzazione di mettere in atto azioni di legittimità sociale, di costruzione di partecipazione e di dialogo con i propri stakeholder.

    Dopo aver preso brevemente in rassegna l'importanza della valutazione degli impatti sociali, si illustrerà un caso di best practice regionale ossia il processo di rendicontazione sociale portato avanti dall'Università degli Studi di Torino, correntemente in esecuzione.

     

    Analisi dei risultati in letteratura

    Secondo un recente contributo di Epstein e Yuthas (2014), parlare di impatto sociale obbliga l'interlocutore a scontrarsi con un vero e proprio processo. Va da se, che sebbene tutte le organizzazioni siano in grado di produrre degli impatti economico-finanziari, sociali e ambientali, il processo di valutazione degli stessi non sia univoco, ma vari al variare degli obiettivi e dello scopo della valutazione stessa. Molto spesso, una valutazione di impatto sociale decontestualizzata rispetto allo scopo, non risulta omogenea e coerente. Ad esempio, valutare l'impatto sociale di una politica pubblica, valutare il ritorno sociale di un investimento in un'impresa sociale, oppure valutare le performance sociali e ambientali conseguite da un'organizzazione nell'anno precedente, richiede diverse tecniche, diversi strumenti, e non solo, ma anche, differenti narrative. Pertanto al fine di individuare la corretta metodologia da impiegare, occorre domandarsi in precedenza: lo scopo della misurazione; come la misurazione può essere connessa alle azioni messe in atto da un'organizzazione tenuto conto dell'obiettivo di fondo della gestione; se la misurazione soddisfa esigenze di gestione o di comprensione di un determinato impatto/fenomeno; se i risultati derivanti dalla misurazione serviranno per interpretare un fenomeno, agire concretamente oppure rendicontare; infine, selezionare le metriche adatte e implementarle nel proprio contesto organizzativo gestionale.

    Questa metodologia processuale riproduce una tassonomia utile a collegare le metriche strumentali agli obiettivi che si intende raggiungere attraverso la valutazione di impatto sociale (Epstein e Yuthas, 2014). Gli autori riconoscono due grandi gruppi di metodologie di misurazione: le misurazioni per la gestione e il controllo e le misurazioni per la comprensione.

    Le misurazioni per la gestione e per il controllo spesso sviluppano indicatori utili alla misurazione delle performance di un'organizzazione e al monitoraggio delle performance su diversi periodi. Non è sempre facile utilizzare queste tipologie di indicatori all'interno di un'analisi degli impatti sociali perché spesso, vi è un alto rischio di focalizzarsi solo su alcune dimensioni e dimenticarsi di altre. Si pensi ad esempio, al caso di richieste di finanziamento pervenute ad un finanziatore. Il criterio secondo il quale si misura il totale delle spese collegato al raggiungimento del progetto e l'incidenza delle spese generali per l'esecuzione del progetto è, a tutti gli effetti un indicatore, ma che non sempre è capace di esprimere la bontà di un'idea progettuale.

    In secondo luogo, le misurazioni per la comprensione sono quelle metriche atte a:

    o Comprendere un fenomeno o un impatto: capire le performance o testare delle ipotesi;

    o Agire nel concreto suggerendo azioni o comunicando valori;

    o Rendere conto delle proprie performance, attraverso la pubblicazione di report che permette di instaurare una maggiore trasparenza e dialogo tra le parti.

    Queste metriche sono volte a spiegare impatti primari e impatti secondari. Un impatto sociale infatti si può distinguere per: desiderabilità degli effetti (positivi o negativi), ampiezza dell'impatto (ampio o corto raggio), intensità (lieve o grave), direzione (reciprocità o contrapposizione) ed infine, durata (breve o permanente). Ne consegue che le metriche di misurazione dell'impatto variano per tipologia e per natura, ad esempio talvolta sono necessari indicatori qualitativi, quantitativi, controfattuali, elaborati internamente o sviluppati e riconosciuti in ambito internazionale. In generale, il processo di valutazione dell'impatto sociale richiede a qualsiasi organizzazione di avere ben chiaro il motivo per il quale si decide di effettuare l'analisi e il grado di maturità dell'organizzazione che mette in atto il processo.

    Il livello di maturità, le metriche, l'obiettivo del sistema e la relazione con la strategia di un'organizzazione sono riportate in Tabella 1.

     

    Tabella 1. Il collegamento tra livello di maturità di un'organizzazione e la motivazione alla base della valutazione degli impatti sociali.

    Livello di maturità

    Metriche

    Obiettivo del sistema di misurazione

    Relazione con la strategia

    1. Emergente

    Performance operativa

    Accountability

    Presunta

    1. Consolidato

    Input, processi e output

    Monitoraggio

    Pianificata

    1. Rivolto agli obiettivi

    Misura diretta degli impatti sociali

    Esecuzione

    Definita

    1. Integrato

    Collega le sorgenti degli impatti ai miglioramenti

    Miglioramenti

    Incorporato

    1. Evoluzionistico

    Diverse sfaccettature degli impatti sociali

    Cambiamento

    Reciproca

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Fonte: Tratto da Epstein e Yuthas (2014), traduzione a cura dell'autore

     

    La rendicontazione degli impatti sociali nelle Università: breve introduzione

    Da ormai qualche decennio, le aziende pubbliche hanno integrato la propria informativa contabile con documenti non solo finanziari, di natura volontaria, atti a spiegare ad un pubblico ampio la produzione di risultati derivanti del proprio operato. Il cosiddetto sistema di accountability, opera in modo tale da "rendere conto" al pubblico esterno di quelle attività realizzate dall'organizzazione in grado di conferire legittimazione alla stessa e mantenere la cosiddetta "licenza ad operare". Da circa un decennio, alcuni dei principali atenei italiani si sono avvicinati alla redazione dei bilanci sociali in maniera talvolta discontinua e nella maggior parte dei casi si tratta di esperienze molto recenti. Occorre però compiere una precisazione. Secondo alcuni recenti studi condotti sui bilanci sociali prodotti da alcuni atenei italiani, nonostante esistano diversi strumenti e social account utilizzati dagli atenei, solo pochi di essi implementano a livello organizzativo un vero e proprio processo di rendicontazione sociale (Barnabè et al., 2014; Cassone e Verde, 2013). Attuare un processo di rendicontazione che sia integrato nella strategia dell'organizzazione significa, in primo luogo, riconoscere che la produzione di un report di sostenibilità sia strategico internamente, e esternamente, possa rappresentare un momento di dialogo e di coinvolgimento degli stakeholder.

    Quando un report di sostenibilità diventa un elemento strategico per l'organizzazione esistono una serie di elementi peculiari. In primo luogo, il report si orienta alla rendicontazione della sostenibilità intesa come elementi economico-finanziari, sociali e ambientali. Nel caso di un ateneo occorre quindi prestare attenzione alla formazione di Intellectual Capital. In secondo luogo, il processo non è soltanto un'azione interna portata avanti da singoli soggetti, ma coinvolge un gruppo di lavoro che permetta di arricchire l'esperienza di rendicontazione con diversi punti di vista. Terzo, la ricerca di coinvolgimento esterno durante e post pubblicazione diviene momento di interazione e dialogo con diversi soggetti. Quarto, sebbene tra gli studiosi di Social and Environmental Accounting and Reporting (SEAR) esistano diversi punti di vista in merito all'utilizzo di linee guida per la redazione dei report(1), la scelta di un modello riconosciuto a livello internazionale ha degli indubbi vantaggi. Innanzitutto permette la comparabilità dei risultati con esperienze internazionali, riduce il rischio di duplicazione, perdita, inadeguatezza delle informazioni, aiuta la pubblicazione di informazioni significative per un lettore esterno a scapito di informazioni autoreferenziali.

    Solitamente dalle analisi effettuate sui bilanci sociali degli atenei italiani emergono due ostacoli principali: la discontinuità del processo di redazione e la mancanza di coinvolgimento degli stakeholder.

     

    La rendicontazione degli impatti sociali: l'esperienza dell'Università degli Studi di Torino

    Nel 2014, l'Università degli Studi di Torino ha iniziato un processo di rendicontazione sociale delle performance di sostenibilità economico-finanziaria, sociale e ambientale conseguite dall'Ateneo nel corso dell'anno accademico 2013/2014. Come si rileva dal report stesso e in particolare dalla lettera del Rettore, Prof. Ajani: "L'Università di Torino ha considerato la responsabilità sociale, l'innovazione e l'internazionalizzazione i propri obiettivi strategici principali per il prossimo quinquennio. Tra le misure che sta attuando vi è questo Rapporto sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale dell'Ateneo. [...] L'obiettivo di Unito è fornire ai propri stakeholder imprese, pubbliche amministrazioni, altre università, mondo associativo, studenti e loro famiglie, finanziatori e utenti dei propri servizi in genere, operanti in Italia e all'estero – dati e informazioni puntuali, con periodicità annuale, sul proprio contributo allo sviluppo e alla coesione sociale del proprio territorio" (Report di sostenibilità, 2014). Normalmente quando si parla di report di sostenibilità nelle imprese si fa presente che il processo di rendicontazione deve avere l'appoggio o committment dell'alta direzione e nel caso di UniTo, il vertice accademico e la direzione generale ne hanno fortemente incoraggiato la realizzazione proprio perché vi si riconosce un elemento utile per mettere in atto, monitorare e rendicontare la strategia dell'Ateneo. Il processo di rendicontazione ha inoltre coinvolto un gruppo di lavoro composto da docenti (sociologi, economisti, aziendalisti, esperti di comunicazione d'impresa, esperti di sostenibilità sociale e ambientale) e dalla direzione Bilancio, Contabilità e Tesoreria stessa. Operativamente si è scelto di redigere il Report secondo le linee guida GRI G4(2) ed attualmente è il primo ateneo italiano ad essere presente sul database GRI dei report di sostenibilità. Queste linee guida sono ritenute valide a livello internazionale, come confermato dai circa 18000 report pubblicati dalle circa 7000 organizzazioni in tutto il mondo.

    Ad oggi, una prima edizione redatta in lingua italiana è stata pubblicata ed una versione accessibile ad un pubblico internazionale è in via di conclusione. Ma cosa caratterizza il caso di UniTo?

    Sicuramente la consapevolezza di affrontare un processo strategico è cosa ben diversa dal semplice sforzo comunicativo di redigere un report decontestualizzato. Un processo strategico richiede di essere coerenti con la strategia di ateneo, di agire secondo trasparenza delle informazioni fornite (che devono essere per lo più omogenee e verificabili), responsabilità (ovvero fornire valutazioni di impatto dimostrabili), nel rispetto dei processi gestionali interni già ben definiti. Ad esempio, la coerenza dei documenti interni verso l'informativa esterna è un elemento da tenere sotto controllo. In Ateneo esistono molteplici strumenti di accountability, ma non tutti questi strumenti, che sono indispensabili alla gestione, sono facilmente interpretabili da un utente esterno. Selezionare le informazioni pertinenti e applicare il cosiddetto principio di materialità, permette al lettore di ricevere un'informativa sugli impatti che è stata ragionata e selezionata in maniera trasparente e che conferisce un'immagine esterna che può essere oggetto di valutazioni successive. Redigere un report tenendo a mente le esigenze informative del lettore, facilita i successivi passaggi di coinvolgimento esterno e di feedback. UniTo infatti sta studiando come avviare focus group mirati al coinvolgimento degli stakeholder su determinati aspetti ritenuti strategici sia da chi ha redatto il report, ma soprattutto dal punto di vista del lettore.

    In generale, la valutazione di impatto sociale che si può ottenere dalla lettura di un Report di sostenibilità fa riferimento ai cosiddetti impatti sociali secondari, ossia impatti sociali nati dalla gestione dell'organizzazione. Ciononostante, il gruppo di lavoro ha ritenuto opportuno integrare il rendiconto con indicatori ed analisi che dimostrano l'impatto sociale dell'Ateneo. Per conferire al lettore un esempio di valutazione di impatto, si è stimato che a fronte di un euro investito dal MIUR, l'Ateneo generi un ritorno economico verso i propri stakeholder pari a 1,94€, quindi quasi il doppio dell'investimento. E ancora, un esempio di ritorno economico indiretto è stato stimato attraverso l'analisi delle spese sostenute dagli studenti per vitto, alloggio, materiale scolastico, trasporti. Questi indicatori di impatto sociale diretto e indiretto, si distinguono ancora da altre informazioni contenute, come ad esempio, la valutazione della produzione scientifica o il collocamento di UniTo nelle graduatorie nazionali e internazionali (che quindi prendono in esame la capacità di generare intellectual capital). Esistono degli elementi caratterizzanti e tipici? Il Report di sostenibilità contiene ad esempio, una tabella di collegamento tra gli obiettivi strategici di Ateneo, le singole azioni attraverso cui raggiungere quell'obiettivo, e un indicatore (misurabile di tipo quali-quantitativo) che può suggerire, secondo confronti temporali, alla direzione accademica e organizzativa se la strada che si sta compiendo sia effettivamente efficace (Tab.2).

     

    Tabella 2. Il collegamento tra indicatori di risultato e obiettivi di impatto sociale

    Ambito

    Obiettivo

    Azione

    Indicatori

    Studenti

    Promozione dell’ingresso nel mondo del lavoro dei laureate

    Potenziare e innovare le attività di job placement anche rafforzando la regia di Ateneo

    N di aziende con cui sono state stipulate direttamente o indirettamente convenzioni per stage

    Diritto al lavoro, creazione di occupazione

     

     

    N. di aziende che si iscrivono al profilo “My-Unito” del portale unito.it

     

     

    N. di stage attivati dal job-placement

     

     

    N di laureati; n di occupati

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     


    Fonte: Tratto dal Report di Sostenibilità 2013/2014 p. 22-23

     

    Conclusioni

    Per rendere efficace il processo di rendicontazione e superare il comune problema della discontinuità e della mancanza di coinvolgimento di stakeholder, un'organizzazione deve assumere la consapevolezza che quel processo si inserisce all'interno della strategia di gestione stessa. L'esperienza che UniTo sta portando avanti ricalca lo sviluppo per livelli di maturità teorizzato da Epstein e Yuthas (2014). Essendo il primo anno di rendicontazione, esistono delle naturali carenze nell'informativa prodotta e pertanto risulta maggiormente interessante focalizzarsi sul processo che sul risultato stesso. In generale, occorre però considerare che, ogniqualvolta si parli di valutazione dell'impatto sociale sia bene tenere in mente quale sia lo scopo ultimo dell'analisi e quindi ricercare una metodologia informativa che possa aiutare il lettore a capire e l'utilizzatore, ad ottenere strumenti concreti per agire. Oggigiorno, le politiche pubbliche hanno una crescente necessità di saper "misurare", "quantificare" e "valutare" la propria efficacia. Sicuramente analizzare gli impatti sociali permette di ampliare la dimensione di valutazione e tenere in considerazione aspetti peculiari e fondamentali di molte politiche perché permette il collegamento tra investimenti e risultato. In conclusione, per ovviare il rischio di miopia risulta fondamentale prima di qualsiasi metrica e indicatore, domandarsi il perché dell'analisi e come i risultati derivanti da essa possano essere inseriti in un contesto di valutazione strategico e ampio.

     

    Bibliografia

    Epstein, M. J., Yuthas, K., (2014), Measuring and Improving Social Impacts: A Guide for Nonprofits, Companies, and Impact Investors, Berrett-Koehler Publishers, Oakland.

    Barnabè, F., Giorgino, M.C. Paternostro, S., (2014), Il ruolo del bilancio sociale nelle Università pubbliche italiane: una riflessione sullo stato dell'arte, Azienda Pubblica, anno 27, n.1, pp. 57-80.

    Cassone A., Verde M. (2013), La rendicontazione sociale nelle università: il bilancio sociale, in Cassone A., Sacconi L. (a cura di), Autonomia e responsabilità sociale delle università. Governance e accountability, Giuffrè Editore, Milano.

     

    Per approfondimenti

    http://www.unito.it/sites/default/files/rapporto_sostenibilita_2013_2014_0.pdf

     

     

     

     

     

    Nota(1) Il dibattito esistente è tra "modelli aperti" di social report e modelli "chiusi" e guidati. Il primo modello aiuta l'organizzazione a rispettare la volontarietà del processo, il secondo uniforma le informazioni prodotte e talvolta limita o vincola la pubblicazione di informazioni ulteriori

    Nota(2)   www.globalreporting.org

    Ambito

    Obiettivo

    Azione

    Indicatori

    Studenti

    Promozione dell’ingresso nel mondo del lavoro dei laureate

    Potenziare e innovare le attività di job placement anche rafforzando la regia di Ateneo

    N di aziende con cui sono state stipulate direttamente o indirettamente convenzioni per stage

    Diritto al lavoro, creazione di occupazione

     

     

    N. di aziende che si iscrivono al profilo “My-Unito” del portale unito.it

     

     

    N. di stage attivati dal job-placement

     

     

    N di laureati; n di occupati

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