Rendicontare il valore sociale ed economico delle imprese sociali: la sperimentazione delle RSET

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Osservatorio sull'economia civile della Camera di commercio di Torino)

    Introduzione

    Il Comitato per l'imprenditorialità sociale - Osservatorio sull'economia civile della Camera di commercio di Torino (OECISS) nasce nel 2006 con lo scopo di supportare e sostenere le organizzazioni nonprofit e diffonderne la cultura. Tra le proprie attività prevede lo sviluppo e la promozione di forme di rendicontazione sociale del settore nonprofit; in questo ambito, a partire dal 2009 è stato sperimentato un modello di Rendicontazione sociale di territorio (RSET) su territori extraurbani quali la Val Susa, Val Pellice Chisone e Germanasca e, in ambito urbano, nella Circoscrizione IV della città di Torino.

    Un nuovo modello rendicontativo: le RSET

    Organizzazioni economiche a finalità sociale, le imprese sociali hanno la necessità di rappresentare il rapporto tra i loro fini statutari (mission e vision) e le attività realizzate per conseguirle. Per tali imprese, la rendicontazione sociale è, quindi, un fondamentale complemento della rendicontazione economica. Lo strumento comunemente usato è il Bilancio Sociale, documento in cui vengono riportati i risultati sociali dell'attività di impresa.

    L'OECCIS per alcuni anni ha raccolto e analizzato i Bilanci Sociali di numerose organizzazioni nonprofit, evidenziandone i tratti comuni, le positività e gli aspetti di criticità. Dall'evoluzione della ricerca sui Bilanci Sociali nasce la Rendicontazione socio economica di territorio (RSET), modello metodologico il cui scopo è mettere in evidenza l'impatto socio-economico di attori, il più possibile rappresentativi dell'insieme delle organizzazioni nonprofit, che operano in specifici contesti territoriali o di distretto economico.

    L'esigenza della RSET nasce da due ordini di considerazioni riguardanti rispettivamente i Bilanci Sociali delle singole organizzazioni nonprofit e quelli sviluppati dagli enti pubblici (Comuni, ASL, ecc.).

    I Bilanci Sociali dei singoli attori (imprese sociali, organizzazioni di volontariato, ecc.) forniscono una rappresentazione assai spezzettata, parziale e poco omogenea del valore sociale ed economico che queste organizzazioni producono nei territori in cui operano. Infatti, occorre considerare che, come risulta dall'attività di benchmarking sviluppata negli anni 2008 e 2011 dall'OECCIS, solo una piccola parte delle organizzazioni nonprofit presenta un proprio Bilancio Sociale e talvolta la qualità dei bilanci presentati non sempre è tale da dar conto in modo adeguato del reale valore economico e sociale prodotto. I motivi per cui le organizzazioni nonprofit non redigono il Bilancio Sociale sono diversi. In primo luogo la redazione del BS è troppo onerosa: occorre riclassificare i dati (o raccoglierne ad hoc) in base a criteri rendicontativi diversi da quelli previsti per il Bilancio civilistico; questo richiede tempo e competenze, che spesso le organizzazioni nonprofit non hanno. Ci sono, poi, anche resistenze alla rendicontazione legate alla specifica cultura organizzativa delle organizzazioni nonprofit, per molte delle quali l'attività di comunicazione dei risultati è un'attività residuale rispetto all'impegno sul campo; per questo spesso anche quando tali organizzazioni produco il BS, tendono a sottovalutare l'importanza del "dar conto" in modo esaustivo e documentato delle attività realizzate e dei risultati prodotti.

    Non è, quindi, vero che cittadini, imprese e stakeholder istituzionali, mettendo insieme le "fotografie" fornite dai Bilanci Sociali delle organizzazioni che operano in uno stesso territorio, possano cogliere un attendibile quadro complessivo riguardante il valore prodotto dalle organizzazioni nonprofit.

    Sono altrettanto evidenti i limiti dei Bilanci Sociali di amministrazioni locali, ASL, Consorzi di servizi, ecc. che, quando vengono redatti, sono attenti a valorizzare l'operato dei singoli enti più che a fornire un quadro complessivo del valore prodotto dalla rete dei soggetti con cui collaborano per attuare i propri fini istituzionali.

    I Bilanci Sociali di enti pubblici spesso si limitano a cogliere gli aspetti più generali o quelli più funzionali a obiettivi autoreferenziali delle singole amministrazioni o ancora quelli più evidenti o più facili da rendicontare (per disponibilità di informazioni, per facilità di raccolta...). Non siamo a conoscenza di Bilanci Sociali di Enti Pubblici redatti ponendo specifica attenzione a rendere evidenti relazioni di sussidiarietà sviluppate nell'ambito dei processi di governance locale.

     

    La metodologia

    Il modello della RSET prevede la raccolta di dati quantitativi, sia di tipo economico sia di tipo statistico (per es. il numero di persone inserite in uno specifico servizio), e informazioni qualitative. I dati sono raccolti attraverso un modulo online che ogni impresa compila individualmente. La successiva rielaborazione restituisce i dati economici e statistici in modo aggregato, mentre riporta in modo analitico alcuni dei dati qualitativi raccolti.

    Le fasi della RSET sono:

    - avvio: le organizzazioni nonprofit coinvolte concordano la struttura della Rendicontazione da avviare, individuando, a partire da una base fornita dall'OECCIS, i dati da raccogliere. Questa fase può richiedere anche più di un incontro;

    - raccolta dati: viene messo a punto il modulo personalizzato online e ogni organizzazione provvede alla compilazione. In questa fase i ricercatori seguono passo a passo la compilazione dei questionari, fornendo supporto alle organizzazioni e intervenendo direttamente in caso di criticità;

    - elaborazione dati e restituzione alle organizzazioni: i dati elaborati vengono presentati e discussi con le organizzazioni. Nelle riunioni di gruppo si affrontano gli eventuali criticità riscontrate e si valutano forme e tempi della diffusione dei risultati. A seconda dei casi, questa fase può prevedere anche più di un incontro collettivo;

    - presentazione pubblica del Report finale di ricerca: poiché la finalità principale della RSET è mettere in evidenza le ricadute sociali dell'azione delle organizzazioni nonprofit in relazione a un determinato territorio, la fase finale di presentazione pubblica della ricerca agli amministratori e alla comunità locale è un momento fondamentale del percorso.

     

    Le specificità della RSET

    Le RSET realizzate si caratterizzano per avere una dimensione territoriale di riferimento intermedia. Non si tratta infatti di iniziative promosse da un singolo soggetto (ente locale, ASL, ecc.) ma da un soggetto plurimo di livello meso: le cooperative sociali del territorio nel loro complesso, "corresponsabili" dello sviluppo di una specifica categoria di servizi e accomunate da mission e obiettivi comuni.

    La RSET si pone, pertanto, come accountability, espressa o tacita, da parte di una pluralità di attori che, con ruoli diversi e con rapporti talvolta di collaborazione, talvolta di interazione ma anche di antiteticità, concorrenzialità o di semplice coesistenza senza alcun tipo di rapporto, operano su un medesimo territorio e vogliono rendere noto alla pluralità dei propri stakeholder, attuali e potenziali, l'attività svolta, gli obiettivi raggiunti ed evidenziare le criticità comuni.

    La necessità di accountability può essere più o meno spontanea: si rendiconta perché esistono dei soggetti a cui occorre "dare conto" (esempio le amministrazioni pubbliche che finanziano le politiche sociali) ma questo non è l'unico motivo, esistono dei soggetti che avvertono la necessità e la responsabilità di "rendere conto" delle azioni poste in essere. Spesso le due diverse tipologie di motivazione coesistono, talvolta la necessità di "dare conto" fa emergere esigenze conoscitive assopite che portano le organizzazioni a non limitarsi a fornire le informazioni richieste ma ad andare oltre. Nella nostra esperienza, le cooperative, a fronte di una richiesta di "dare conto" del loro operato (al distretto sanitario nel caso delle cooperative sociali in Val Pellice) non si sono limitate a fornire i dati quantitativi richiesti ma hanno colto questo stimolo come occasione per conoscersi meglio (dal punto di vista del funzionamento, dell'operatività) e farsi conoscere meglio dai propri interlocutori locali.

    La RSET è quindi una modalità partecipata che si sta rivelando assai utile sia sul piano della valutazione d'impatto sia su quello del miglioramento del modo di operare delle organizzazioni nonprofit e cioè per:

    o valutare con riferimento ai diversi ambiti territoriali l'impatto sociale ed economico dell'operato delle organizzazioni che trovano la loro ragion d'essere nel perseguire finalità di carattere sociale

    o sviluppare conoscenza reciproca e consapevolezza delle diverse organizzazioni rispetto alle possibili sinergie e alle collaborazioni che possono stabilire tra di loro per raggiungere meglio le proprie finalità e per avviare ambiti di corresponsabilizzazione rispetto al conseguimento di obiettivi comuni.

    Il processo di rendicontazione sociale territoriale non può aver successo se le singole organizzazioni che sono invitate a contribuirvi non sono in primo luogo aiutate a individuare il valore aggiunto che possono conseguire partecipando al processo della RSET. Si tratta di un valore che riguarda almeno due aspetti:

    o i vantaggi che derivano alle singole organizzazioni che operano in uno stesso contesto dal conoscersi meglio e dal ricercare tutti i possibili ambiti di collaborazione anche in presenza di elementi di possibile concorrenzialità che devono essere considerati in modo non disgiunto dai fattori di complementarietà tra le mission che le diverse organizzazioni intendono perseguire. Si tratta di vantaggi particolarmente importanti per organizzazioni che intendono davvero assumere come riferimento per le loro scelte il bene comune piuttosto che il proprio specifico tornaconto. In questo senso la RSET è anche un modo che può rivelarsi molto efficace per smascherare quelle organizzazioni che nascondono dietro ostentate finalità sociali interessi e modi di operare assai meno nobili;

    o la maggiore credibilità e prestigio, che derivano dal fornire agli stakeholder istituzionali, alle imprese for profit e ai cittadini un quadro sintetico e di insieme, in grado di evidenziare la capacità delle organizzazioni nonprofit di produrre valore sociale ed economico. Tale aumento di credibilità fa della RSET uno strumento importante per qualificare e fare evolvere i rapporti del nonprofit sia con gli Enti Pubblici sia con i diversi soggetti privati; con gli enti pubblici per evitare di ridurre i rapporti a mere considerazioni di risparmio immediato per i bilanci pubblici; con i privati per stabilire vere partnership andando oltre il piano della filantropia.

     

    Conclusioni

    I risultati raggiunti con queste prime sperimentazioni consentono di dare una valutazione positiva dello strumento:

    - è sostenibile da parte delle imprese. La scelta degli indicatori di performance non si pone come obiettivo l'esaustività ma, al contrario, è frutto di processi di semplificazione e sintesi per arrivare a raccogliere le informazioni veramente rilevanti nella gestione delle relazioni con gli stakeholder, per comporre un set di indicatori sufficientemente composito da fornire una conoscenza dell'operato delle imprese in grado di dimostrare la coerenza tra le attività svolte e l'identità e il sistema di valori di riferimento delle organizzazioni rispondendo però al criterio di economicità della raccolta delle informazioni (disponibilità del dato, facilità di reperimento). Riducendo al minimo l'onerosità del processo di raccolta dei dati diventa sostenibile anche da parte delle imprese più piccole;

    - produce un medesimo modello rappresentativo comune da parte di una pluralità di soggetti. Il processo decisionale che porta alla condivisione degli indicatori da utilizzare costituisce una sintesi dei valori e dei principi condivisi che si esplicano nella scelta di rappresentarsi principalmente attraverso alcune specifiche immagini piuttosto che altre;

    - limita l'autoreferenzialità e la forte soggettività, vista anche l'assenza di legislazione in materia, di redazione e interpretazione dei Bilanci Sociali delle singole organizzazioni, che lasciano alle imprese consistenti gradi di discrezionalità, e quindi, anche la possibilità di alterare le informazioni per perseguire miglioramenti della corporate image;

    - consente il rafforzamento delle reti tra operatori sociali. In assenza di banche dati informative puntuali non è immediato sapere quali soggetti nonprofit operano in uno specifico territorio. La scelta da parte di questi soggetti di aderire ad un processo comune, di definire quali domande conoscitive porsi e di mettere a disposizione dati sensibili della propria impresa genera conoscenza reciproca e stimola e rafforza un rapporto stabile e di una certa consistenza tra i soggetti che aderiscono. Il processo di RSET può diventare, così, un luogo di pensiero, riflessione e pianificazione strategica partecipata dello sviluppo dei servizi (in questo caso dei servizi socio assistenziali e di inserimento lavorativo di persone svantaggiate).

     

    Per approfondimenti

    www.to.camcom.it/osservatorioeconomiacivile

    I report delle RSET realizzate sono pubblicate nella collana scenari dell'OECCIS e scaricabili gratuitamente al link http://www.to.camcom.it/Page/t01/view_html?idp=11388

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