EDITORIALE N.40 - Senza fissa dimora

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ricercatore libero professionista)

     

    La crisi economica che interessa da decenni il nostro Paese ha avuto effetti di ricaduta destruenti sulla vita delle persone, generando forme di vulnerabilità sociale in singoli cittadini e famiglie che sembravano essere immuni dal rischio di entrare nel novero dei poveri, aggravando le condizioni di vita dei poveri "tradizionali", creando nuove forme di povertà, prime fra tutte quelle da sofferenza occupazionale.

    Anche le tipologie dei poveri estremi, di cui i "clochard" francesi e i "barboni" italiani erano la rappresentazione iconografica più diffusa nell'immaginario collettivo che si riferiva a queste tipologie di povertà estrema e di devianza sociale tipica del modello di analisi mertoniano, annoverano nuovi soggetti che hanno subito le conseguenze della crisi.

    Si tratta di imprenditori di piccole e medie imprese, lavoratori e talvolta liberi professionisti che, perduta la propria occupazione, hanno vissuto progressivamente la perdita della famiglia, della casa, delle relazioni interpersonali e amicali trovandosi a vivere una condizione di "barboni loro malgrado", poiché se il "clochard" o il "barbone" storicamente intesi decidevano – sempre utilizzando le categorie concettuali di Merton – di rinunciare simultaneamente ai fini e agli strumenti per conseguirli che il sistema sociale di appartenenza proponeva loro, i senza dimora dei nostri giorni hanno subito per cause esterne questa condizione.

    In considerazione della evoluzione delle trasformazioni che la condizione dei senza dimora hanno subito, la loro condizione presenta una complessità di notevole spessore per le implicazioni che le determinanti economiche e sociali hanno con la soggettività delle persone che, sovente si trovano a vivere anche condizioni di disagio psichico, etilismo, tossicodipendenza.

    Ne consegue che la condizione dei senza dimora risulta difficile da approcciare fin da quando si tratta di rilevarne la dimensione statistica: i dati ufficiali, in possesso dei Comuni ove essi vivono, tengono conto solo di quelli intercettati dai Servizi territoriali che, a vario titolo, li prendono in carico, ma non comprendono anche quelli che non vengono censiti dai Servizi stessi e che continuano a dimorare sotto i portici delle città o nelle vetture dei treni dei depositi delle stazioni ferroviarie, o nei più improbabili luoghi che le città offrono come tetto - dimora per una notte.

    In ogni caso, considerato che il numero dei senza dimora presenti sul territorio nazionale è diventato statisticamente rilevante, il Ministero delle Politiche Sociali, interpellando tutti gli "addetti ai lavori" - Servizi territoriali, Associazioni che si occupano dei senza dimora, Associazioni di Volontariato, ecc. - ha definito delle Linee Guida per predisporre interventi efficaci finalizzati a rispondere alle esigenze – per lo più latenti o evidenziate indirettamente da chi se ne prende cura, poiché non espresse da chi non ha voce rispetto alla propria condizione di povertà estrema – dei senza dimora.

    Questa attenzione istituzionale evidenzia anche una trasformazione degli interventi welfaristici di sostegno alla loro condizione in quanto sono persone adulte che si trovano nel periodo della vita in cui possono vivere ancora percorsi evolutivi che li facciano uscire dalla condizione di marginalità: si è passati dalla percezione del senza dimora legata principalmente alle sue problematicità ad una visione che tiene conto soprattutto delle caratteristiche positive che la persona senza dimora presenta: capacità ancora gestibili, potenzialità, motivazioni ad uscire dalla propria condizione di disagio umano e sociale.

    Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana che ha fatto sì che si attivassero progetti e sperimentazioni finalizzati alla inclusione sociale delle donne e degli uomini che vivono per strada, che si concretizzano, in forme diverse, nel realizzare con loro percorsi di vita che prevedono la possibilità di ospitarli in una casa abitabile e percorsi di inserimento lavorativo o in attività socio - culturali che permettano loro di riacquisire una vita "normale", la dignità e la possibilità di avere prospettive per il proprio futuro nella logica della inclusione sociale.

    Progetti che, nella logica dell'interventi di Rete territoriale, vedono la compartecipazione degli Enti Locali, del Privato sociale e delle Associazioni che si occupano dei Senza dimora e di quelle di Volontariato.

    Questo numero di Politiche Sociali dedicato ai senza dimora intende dare una visione il più ampia possibile della loro condizione umana e sociale e di alcuni interventi che sono stati predisposti per migliorarne le condizioni di vita e garantirne l'inclusione sociale, in particolare nella città di Torino.

    La dimensione statistica del fenomeno è trattata nel contributo di Caterina Cortese, Referente dell'Ufficio Formazione, Ricerca e Innovazione Sociale, fio.PSD, Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora.

    L'intervento di Massimo De Albertis dell'Ufficio Adulti in Difficoltà del Comune di Torino evidenzia come si siano modificati i modelli di intervento a favore dei senza dimora in una città che è all'avanguardia nel gestire e promuovere progetti e sperimentazioni a loro favore.

    L'articolo di Alessandra Gallo, Marina Busso e William Revello dell'Ufficio Pio della Fondazione San Paolo di Torino espone le modalità di intervento dell'Ente a favore dei senza dimora di Torino.

    Il contributo di Silvia Satira e Riccardo Oliveri propone una sperimentazione, il Progetto AbiTO, che è stato avviato a Torino nell'ambito delle iniziative di Housing First, che rappresentano l'eccellenza, a livelli internazionale, nazionale e locale, delle nuove modalità di approccio alla condizione del senza dimora per favorirne la effettiva inclusione sociale, di cittadino responsabile di sé stesso, del proprio destino e protagonista della vita civile e sociale del territorio in cui vive.

    La nota al margine, ma non marginale, di Caterina Cortese, descrive e recensisce le Linee Guida che il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali ha elaborato per favorire l'inclusione sociale dei senza dimora.

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