Editoriale N. 55: L’integrazione degli stranieri in Piemonte: una sfida complessa di fronte all’evoluzione del fenomeno migratorio.

    a cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.(Ires Piemonte)

    A fronte di un dibattito pubblico in cui l’immigrazione è presentata come un’emergenza per il nostro paese, questo volume di Politiche Piemonte vuole contribuire a rappresentare le reali dimensioni del fenomeno nella sua complessità.

    Un sondaggio dell’Istituto Cattaneo (2018) attesta che gli italiani sono i cittadini europei che hanno la percezione più lontana dalla realtà riguardo al numero di stranieri che vivono nel paese, credendo ve ne siano più del doppio di quelli effettivamente presenti.

    Dalle diverse prospettive qui raccolte si evince che la vera emergenza non è l’immigrazione, ma l’integrazione di chi è presente sul territorio.

    Su poco più di 400.000 stranieri residenti in Piemonte all’inizio del 2018 (il 9,7% della popolazione residente), il 40% circa sono cittadini appartenenti all’Unione europea, il 35% sono rumeni. Tra i non comunitari, sono rappresentate per il 70% circa dieci collettività. Le prime sono Marocco, Albania, Cina Perù e Nigeria. I richiedenti asilo e i titolari di protezione arrivati con i nuovi flussi di ingresso, in prevalenza dall’Africa Sub Sahariana e dal Corno d’Africa, rappresentano invece lo 0,4% circa della popolazione nella nostra regione.

    Mentre l’attenzione della politica e dei media è spesso concentrata su quest’ultima, minoritaria, componente, viene rimossa dalla narrazione dominante l’immigrazione ‘normale’ da anni presente e produttiva sul nostro territorio, come rilevato nel primo articolo presentato in questo numero di Politiche Piemonte.

    L’immigrazione in Italia e in Piemonte è quasi interamente regolare e a crescita debole. Dal 2013 la popolazione straniera non è più aumentata; questa inversione di tendenza è dovuta soprattutto alle acquisizioni di cittadinanza italiana. Si passa dalle 6.300 acquisizioni del 2013 alle 11.247 del 2017, con un picco di 20.400 nel 2016. I cittadini lungo soggiornanti (prossimi potenziali nuovi cittadini) in Piemonte sono il 61% circa degli stranieri non comunitari.

    In più di 40 anni di immigrazione la popolazione straniera si è inserita nel tessuto sociale in maniera sempre più strutturale.

    Sono 90.060 i minori stranieri in Piemonte a fine 2017. Gli alunni stranieri sono il 13% del totale della popolazione scolastica. La quota di alunni stranieri nati in Italia, le cosiddette “seconde generazioni”, è sempre più ampia: più di mezzo milione (Idos, 2018). Il Piemonte supera, con il 65% di alunni stranieri nati in Italia (sempre sul totale allievi stranieri), la media nazionale (61%). Si tratta, di bambini e ragazzi che possono chiedere la cittadinanza al compimento del diciottesimo anno di età e in presenza di determinati requisiti; mentre i giovani arrivati da piccoli ma non nati sul nostro territorio, sarebbero potuti diventare  italiani se il Parlamento avesse approvato la riforma della cittadinanza imperniata sullo ‘ius culturae’, come illustrato nel secondo articolo.

    A fronte di questi incontrovertibili segnali di radicamento, permangono disparità nell’accesso ai servizi, al mercato del lavoro e della casa.

    Rispetto all’inserimento lavorativo, la presenza degli stranieri sul totale degli occupati è pari all’11%; il 65% di loro è occupato nel terziario (con una prevalenza del lavoro domestico), il 30% quello secondario (il 10% in edilizia) e il 4% in agricoltura. Gli stranieri sono il 23% dei disoccupati; la nostra regione è tra le prime cinque del paese per percentuale di stranieri sul totale delle persone in cerca di lavoro. I dati di Infocamere e Unioncamere indicano un’importante presenza straniera nel tessuto imprenditoriale regionale; il 10% delle aziende piemontesi è guidato da stranieri (anche se la forte presenza di queste nel settore edile potrebbe tuttavia mascherare una modalità di lavoro dipendente delle partite iva).

    Le politiche sono chiamate a rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più eterogenea e a contrastare fenomeni di marginalizzazione e di povertà crescente.

    L’esperienza dell’insegnamento dell’italiano agli adulti stranieri intrapresa in Piemonte, descritta nel terzo articolo, è un esempio di misura di integrazione che nel tempo ha saputo adattarsi ai bisogni di una popolazione sempre più diversificata, proponendo percorsi accessibili e personalizzati funzionali all’inserimento lavorativo e sociale.

    Rispetto alle politiche rivolte ai richiedenti asilo e ai titolari di protezione in Piemonte, il quarto articolo mette in luce la necessità di superare l’approccio emergenziale e di sistematizzare una filiera strutturale per l’integrazione, a partire dalle esperienze intraprese sui territori locali.

    Il sistema di accoglienza e protezione deve poi potersi collegare a percorsi di integrazione socio lavorativa e abitativa per sostenere l’autonomia delle persone in prospettiva futura. I dati raccolti nel quinto articolo indicano infatti in questi ambiti rilevanti criticità.

    Infine, tra i soggetti particolarmente vulnerabili, il sesto articolo si concentra sui richiedenti asilo vittime di tratta, sottolineando l’importanza di una loro rapida identificazione e dell’ attivazione di meccanismi di assistenza e protezione.

     

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