EDITORIALE N.3 - Innovazioni e Sistemi Locali

    A cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., IRES Piemonte

    Il terzo numero di Politiche Piemonte continua il discorso avviato con il precedente, relativo ai distretti piemontesi e alle relazioni esistenti tra questi e i territori nei quali sono localizzati, con riferimento al mutato scenario competitivo scaturito a seguito della crisi iniziata nel 2000. Le piccole medie imprese, i diversi settori e i distretti industriali italiani attorno ai quali si era articolata l'economia globale post-fordista, hanno infatti assunto nuove sembianze, e la consapevolezza di tale cambiamento – oggetto di riflessione da parte di diversi economisti – ha evidenziato gli elementi di un nuovo vantaggio competitivo.

     

    Il Piemonte, nel clima di generale incertezza degli ultimi anni, sembra difendere la sua vocazione all'innovazione con una popolazione di imprese, nata tra il 2000 e il 2010, che opera in settori ad elevata concentrazione di tecnologia. Si tratta prevalentemente di società di capitali operanti nell'ICT, nella meccanica, nell'automazione, nell'elettronica e nell'automotive, le cui start up, come si evince dall'articolo a cura di Giuseppe Russo, sono caratterizzate da inventività e competenze e si accompagnano ad un ambiente non sfavorevole, a capitali e siti protetti dove avviare attività innovative. Seppur importanti per il tessuto economico e sociale del territorio, e attive nei mercati esteri, sono tuttavia delle realtà che scontano limiti alla crescita derivanti da aspetti diversi. Tra questi, secondo Russo, il più rilevante sembra essere quello rappresentato dal capitale umano e in particolare da una tendenza che vede permanere la retorica "dell'uomo solo al comando", limite serio se si affrontano mercati high-tech esposti a forti competizioni senza adeguati management team.

    Gli aspetti evidenziati da Russo sono complementari alle principali fonti interne di innovazione che caratterizzano una impresa innovativa, secondo la nota tassonomia di Pavitt, e che corrispondono ai processi di ricerca e sviluppo, per la crescita dei quali rivestono un ruolo fondamentale le politiche pubbliche. Gianpaolo Vitali, nell'articolo dedicato alle nanotecnologie in Piemonte, evidenzia l'importanza che queste possono rivestire nel favorire investimenti nella ricerca e nel generare un maggior coinvolgimento delle imprese locali attorno a nuovi progetti. Le imprese piemontesi che producono o utilizzano nanotecnologie rappresentano infatti, con i centri di ricerca privati e pubblici – questi ultimi più diffusi e numerosi dei primi – il cluster nanotech regionale, che ha un peso elevato anche con riferimento al dato nazionale. In tale cluster, nella fase attuale, il rapporto "impresa-centro di ricerca" è di primaria importanza per favorire il passaggio dalla ricerca alla fase dell'industrializzazione delle innovazioni.

    Il permanere della matrice industriale piemontese, rivisitata grazie all'apporto di tecnologie di ultima generazione, viene integrato da una nuova vocazione che Adriana Luciano e Sonia Bertolini ravvisano nel distretto culturale. Lo spettacolo dal vivo ne costituisce uno dei principali fenomeni, che riveste un ruolo importante poiché in crescita dagli anni Novanta. Caratterizzato da piccole aziende e cooperative artigiane, si traduce in nuove opportunità per le strategie di sviluppo culturale, poiché tali da offrire prodotti culturali in territori periferici e tradizionalmente non deputati a luoghi di spettacolo.

    Cultura ed economia della conoscenza sono alla base delle riflessioni presentate nell'articolo di Egidio Dansero e Matteo Puttilli, focalizzato sulle relazioni tra attori – pubblici e privati – e territorio, e sulle progettualità che ne derivano. Gli autori intendono l'economia della conoscenza come variamente connessa alle diverse caratteristiche dei territori, e pertanto oggetto possibile di politiche territoriali dedicate. Se alla scala regionale tale consapevolezza trova cenni nei documenti di programmazione e pianificazione, è alla scala sub-regionale che emerge una domanda di conoscenza necessaria per realizzare strategie di sviluppo "dal basso", nonché forme di cooperazione e di accorpamento imprenditoriale, di programmazione di interventi e servizi in generale e per la formazione in particolare.

    L'interazione tra territorio e attori viene indicata come necessaria anche da Fiorenzo Ferlaino e Lanfranco Senn, a proposito della quale evidenziano – con particolare riferimento al territorio dell'alessandrino – la difficoltà nel "fare sistema". È una difficoltà che deriva dalla struttura geoeconomica dell'ambito considerato, fortemente specializzata territorialmente e frammentata, che occorre superare al fine di individuare quegli elementi necessari a "rafforzare i processi di valorizzazione già in atto" e a "definire una visione di futuro per quei territori più deboli o in crisi".

    I diversi elementi presi in esame dagli articoli che costituiscono il presente numero di Politiche Piemonte ci restituiscono, in estrema sintesi, l'immagine di una forma distrettuale che continua ad essere moderna anche se in fase di forte cambiamento, di trasformazione in particolar modo con riferimento agli aspetti dell'innovazione, dell'imprenditorialità, del rapporto con il territorio e con le politiche pubbliche. Alla strategicità del rapporto tra impresa e territorio si affiancano infatti nuove relazioni e nuove possibilità, proiettando la realtà piemontese nella piattaforma aperta rappresentata oggi dal nuovo rapporto locale/globale, e ridefinendo limiti, opportunità e funzione della conoscenza quali competenze trasversali al servizio dell'economia, dell'impresa, del governo, della società.

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