Incontri dietro le quinte. Imprese e professioni nel settore dello spettacolo.

    Di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Università di Torino.

    Al censimento del 2001, in Piemonte e Valle d'Aosta nel settore dello spettacolo dal vivo erano attive circa 1000 imprese appartenenti all'ambito dell'organizzazione di concerti, di rappresentazioni di opere liriche o di balletti e di altre produzioni teatrali, di eventi artistici.

     

    Si trattava di attività di gruppi o di compagnie, di orchestre o di complessi musicali ma soprattutto di soggetti individuali, quali attori, registi, musicisti, (817 imprese individuali su 946 in totale). Pochissime le società di capitale (17). In crescita le società cooperative e le aziende artigiane. Il settore è cresciuto soprattutto negli anni novanta raddoppiando quasi il numero di imprese con una media per azienda di meno di due occupati.

     

    Dunque, un settore fatto di tante piccole aziende che organizzano spettacoli dal vivo, abbastanza stabili nel numero, con pochi addetti, organizzate in piccole società o in cooperative.

    La produzione di eventi va di pari passo con un rilancio delle esperienze di animazione territoriale già avviate negli anni settanta e rilette oggi in stretto rapporto con le nuove frontiere aperte dalle tematiche dello sviluppo locale ma trova agganci anche con le iniziative di sviluppo commerciale, proponendo contenuti culturali in spazi destinati prioritariamente a scopi differenti: quasi a raggiungere le persone là dove esse quotidianamente sono, cercando di stimolare la loro partecipazione diretta all'evento, invece di portarle nei luoghi tradizionali dello spettacolo. A questo proposito risulta particolarmente significativa l'esperienza delle cosiddette Residenze Multidisciplinari. In sintesi la Residenza Multidisciplinare è un progetto che si svolge presso uno o più spazi idonei allo svolgimento di attività di spettacolo aperti al pubblico grazie all'impegno di una Compagnia che opera in convenzione con l'ente pubblico secondo un accordo triennale rinnovabile (una sola volta). Le attività che sono proposte integrano fra loro più discipline artistiche e deve rispondere alle necessità di crescita sociale e culturale della comunità locale specifica

    Nel tempo si è assistito a una parcellizzazione di offerte di spettacolo dal vivo che coinvolge non solo tutti capoluoghi provinciali ma anche i molti comuni ad essi limitrofi, anche di piccole dimensioni, e che costituisce un'occasione privilegiata di promozione dei territori periferici. Ciò ha comportato un decentramento delle fonti di finanziamento, che vedono una presenza sempre più cospicua di attori locali.

    Il ruolo tutt'altro che marginale in campo culturale dei territori decentrati crea un ampio spazio di azione alle numerose e diffuse realtà che operano nel campo dello spettacolo dal vivo: tengono la scena quindi non solo le grandi organizzazioni localizzate nel capoluogo o nelle immediate vicinanze, non solo gli eventi culturali legati agli eventi sportivi di respiro internazionale, non solo i festival o le iniziative di ampio respiro che gravitano su Torino, ma anche le compagnie, le associazioni culturali che sanno presentarsi ai territori con vivacità e slancio e sanno trarre stimoli di rinnovamento dalle nuove opportunità offerte dalle strategie regionali di sviluppo culturale.

    Queste attività creano, oltre a nuove forme e linguaggi poetici ed artistici, anche opportunità di sviluppo per professioni creative che intrecciano i tratti delle professioni artistiche tradizionali (attori, ballerini, scenografi, coreografi, registi), che hanno da sempre caratteristiche che le pongono come antesignane dei mercati del lavoro flessibili, con nuove connotazioni: attraversamenti tra discipline differenti, utilizzo di nuove tecnologie, assunzione di ruoli imprenditoriali

    Abbiamo applicato allo studio di questi creative workers l'approccio della sociologia delle professioni (Paradeise, 1998, Menger, 1999) sul settore dello spettacolo.

    Queste professioni appaiono insieme antesignane e paradigmatiche delle modalità di lavoro flessibile che si stanno affermando tra i lavoratori della conoscenza. Qui il lavoro a termine non è una novità, e viene percepito come un dato oggettivo, non necessariamente negativo, anche se i costi in termini di strategie di vita possono essere elevati e, soprattutto per le donne, talvolta proibitivi. L'enfasi che gli artisti, nel raccontare le loro carriere, pongono sul talento, e anche sulla "fortuna", e sull'appartenenza ad una comunità di eletti, sono gli ingredienti valoriali che consentono di tollerare situazioni di precarietà e di esclusione che, viceversa, sono socialmente strutturate e aggravate da un contesto normativo che sostiene solo in minima parte percorsi faticosi di carriera.

    Torino e il Piemonte sono territori che più di altre regioni del Nord stanno faticosamente allontanandosi da un modello di industrializzazione fondato sulle grandi imprese e in cui eventi come le Olimpiadi del 2006 sembravano aver aperto la strada a una "grande trasformazione".

    Tuttavia, l'Osservatorio Culturale del Piemonte, che da anni pone la sua lente di ingrandimento sulle prospettive dell'industria culturale, non ha potuto non registrare recentemente (OCP 2008 non c'è in biblio), accanto ai traguardi raggiunti, anche i segnali di crisi, derivanti in parte dalla crisi internazionale, in parte dall'esaurirsi di una strategia di investimenti che dal 1995 aveva portato in Piemonte all'apertura di ben 25 nuovi musei e beni culturali (dal Museo del Cinema alla Reggia di Venaria), avamposti di un futuro distretto culturale.

    E' grazie alle strategie del decennio delle Olimpiadi che il valore economico del settore è cresciuto fino a raggiungere nel 2007 la cifra di circa 1,7 miliardi di euro, una quota pari a circa l'1,4% del Pil dell'intera Regione. E' cresciuta la spesa delle famiglie per ricreazione e cultura fino a raggiungere l'8,5% del totale della spesa, al secondo posto dopo l'Emilia-Romagna (8,7%) e più di un punto sopra la media nazionale (OPC, 2008idem). E anche l'occupazione, pur rimanendo ai dati censuari del 2001, ha raggiunto la ragguardevole dimensione di più di 35.000 addetti.

    Ma, finita la stagione dei grandi investimenti, l'aumento dei costi di gestione, inevitabile conseguenza dell'aumento dell'offerta, e la crescente contrazione delle entrate delle amministrazioni locali, nonché la restrizione delle risorse disponibili da parte delle Fondazioni bancarie, impegnate ad affrontare la crisi finanziaria internazionale, hanno prodotto uno squilibrio tra domanda e offerta di risorse. E in un momento di decisioni difficili sembra essere venuta meno quella visione strategica che aveva guidato gli orientamenti della spesa nel decennio precedente e si è fatta più forte la voce di chi non ha mai creduto molto al ruolo della cultura nei processi di sviluppo e che è rimasto ancorato a una visione industrialista di Torino e del Piemonte.

    Dunque, il futuro della creative economy appare tutt'altro che consolidato anche in una regione in cui valore aggiunto e addetti al settore industriale sono scesi ormai sotto il 30%. E non è soltanto la crisi a minacciarne i futuri sviluppi. Sono altri i segni di fragilità. In primo luogo la forte dipendenza dalla spesa pubblica, fonte primaria di finanziamento per il settore dei beni culturali e dello spettacolo dal vivo. La contrazione della spesa minaccia gravemente il futuro del settore perché l'eccessiva dipendenza dalla spesa pubblica, rendendolo dipendente dai cicli della politica, ne ostacola uno sviluppo endogeno.

    La tesi di Florida sulle città creative (Florida, 2002), secondo la quale l'attrazione dei talenti insieme allo sviluppo dei settori dell'educazione e della ricerca rappresentano i processi chiave dello sviluppo, ha un corollario importante. Perché il circolo virtuoso si realizzi serve che siano in atto meccanismi di trasmissione basati su una combinazione di azioni spontanee e pianificate e di una società civile capace di diventare protagonista del cambiamento, serve che si diffonda "un'atmosfera" favorevole. Più che finanziamenti pubblici, sono la contiguità spaziale, le fitte reti relazionali, le opportunità di apprendimento, le contaminazioni tra ricerca, industria, attività artistiche, le condizioni per creare quei distretti culturali evoluti di cui sempre più si discute (Santagata 2003; Pilati, Tremblay 2007; Sacco, Tavano Blessi, 2008).

    La breve stagione degli investimenti pubblici, l'aver puntato su grandi realizzazioni (i musei come i parchi tecnologici), più che sulla predisposizione dell'infrastruttura leggera che attrae talenti e li aiuta a svilupparsi, non ha favorito il consolidamento di distretti culturali e rende oggi particolarmente incerto il futuro creativo del Piemonte e di Torino.

    Chi si è esercitato nel produrre scenari ad ampio spettro su che cosa si muove sulla scena torinese e piemontese (Berta, Pichierri, 2007; Ires, 2008; Cominu, Musso, 2009 ) ha registrato i segni di una transizione che mentre spostava in maniera significativa il baricentro della struttura occupazionale dall'industria ai servizi manteneva elevato il peso dell'industria nella produzione di valore aggiunto. Cresceva intanto il ruolo dell'ICT, dei servizi finanziari e assicurativi, della pubblicità, del design dell'entertainment e della cultura, ma meno di quanto si sarebbe auspicato quello del cinema, dell'audio-video, della musica e delle creazioni artistiche, seppure con qualche segnale di novità (CCIAA - CNA, 2005). Quanto alla capacità di innovazione, le ricerche mostrano che Torino occupa posizioni di vertice nel contesto nazionale e appare in linea con gli standard europei, seppure in un progressivo scivolamento verso il basso proprio negli anni in cui cresce l'occupazione qualificata nei servizi (Boffo - Calderini -Gagliardi, 2005; Vitali, 2008). Quasi a segnalare una ridotta capacità di utilizzazione della componente giovanile dell'occupazione, quella più scolarizzata.

    In base agli indici delle tre T di Florida, Torino si colloca tra le città capoluogo di provincia italiane al 19° posto per Talento, al terzo per Tecnologia, al 17° per Tolleranza. L'indice sintetico la colloca al 7° posto, dopo tutte le principali città del centro Nord ( Florida, Tinagli, 2005)

    Utilizzando altri indicatori, uno studio della Bocconi (2004) colloca Torino al secondo posto per innovazione, al terzo posto per indice high-tech, bohemien, talento e melting pot e al 4° posto per presenza gay. Quanto alla presenza di addetti nei settori dell'editoria, della consulenza dell'architettura, pubblicità, cinema, radio & TV, cultura e spettacolo, Torino si trova terza dietro a Milano e Roma.

    Un quadro di chiaroscuri, dunque, in cui molti osservatori enfatizzano gli aspetti di continuità di una realtà territoriale che ha cambiato pelle senza abbandonare la sua matrice industriale e vedono in questo, a seconda dei casi, un segno di forza o di debolezza.

    Ma emerge, via via, nelle rappresentazioni collettive, anche un'altra Torino fatta di giovani artisti, nuovi artigiani, operatori culturali che dopo aver stazionato a lungo all'università trovano occupazione, spesso in forma precaria, o semiautonoma, in fondazioni culturali, case editrici, società di consulenza, produzioni audiovisive, compagnie teatrali, organizzazioni del terzo settore. In mancanza di grandi hub della cultura, avendo sostanzialmente fallito grandi investimenti come il Virtual reality Multimedia Park, essendosi ridimensionato il peso di case editrici e fondazioni culturali, questo mondo di nuovi professioni della cultura lavora in piccole organizzazioni, in associazioni culturali e cooperative di servizi.

    Di loro, non a caso, non si parla quando si delineano i grandi scenari. Sono piuttosto i protagonisti delle ricerche sul lavoro flessibile, sulle nuove soggettività giovanili, sulla precarietà. Se ne mette in luce di volta in volta la debolezza (il lavoro precario verso il posto fisso d'antan), o l'autonomia e l'agire strategico. Se ne indagano le biografie e la soggettività, il modo di stare al mondo e di pensare al proprio futuro. Non li si rappresenta come nuovi soggetti economici.

    Ma a far comprendere meglio che cosa c'è e che cosa manca per evitare che gli investimenti del passato vengano dissipati non bastano gli indicatori economici, occupazionali, produttivi. Occorre capire che cosa si muove nelle organizzazioni che in questi anni sono state protagoniste delle politiche culturali e conoscere i lavoratori che compongono la nuova classe creativa. Come si sono formate le loro conoscenze ma anche le loro life skills. In quali reti relazionali sono immersi. Entro quali sistemi di regole si strutturano le loro strategie personali e di organizzazione. Intorno a quali modelli identitari si costruisce il loro senso di appartenenza. Per capire quali sono le prospettive dei distretti culturali e che cosa è rimasto sul terreno dopo la stagione dei grandi investimenti conviene partire da loro e dalle organizzazioni in cui lavorano o a cui hanno dato via.

    L'effervescenza di questi anni si sta offuscando e la speranza che Torino e il Piemonte potessero diventare anche un distretto culturale si sta affievolendo. Se manca continuità nelle politiche, se le istituzioni formative tirano a campare, se i grandi progetti falliscono dopo aver bruciato molte risorse pubbliche e se anche il mecenatismo delle Fondazioni esita, c'è futuro per un'economia della cultura?

     

    Riferimenti bibliografici

    Bocconi Sda, 2004 La comparazione dei bilanci delle grandi città italiane, Milano, Bocconi editore.

    Boffo, S., Calderini, M. e Gagliardi, F., 2006 Verso una città della conoscenza: il caso Torino, in «Ict & Society Occasional Papers», n. 2, febbraio Istituto Superiore «Mario Boella», Torino. CCIAA - CNA, 2005

    Florida, R., 2003 L'ascesa della nuova classe creativa. Stile di vita, valori e professioni, Milano, Mondadori.

    Fondazione Fitzcarraldo, 2008 Relazione Annuale Osservatorio Culturale Piemonte, Torino

    Menger P. (1999), Artistic labor markets and careers, Annual Review of Sociology, 25.

    Paradeise C. (1998), Les comédiens. Profession et marchés du travail, Paris, PUF.

    Pilati, T. e Tremblay, D.G., 2007 Le développement socio-économique de Montréal: la cité créative et la carrière artistique comme facteurs d'attraction?, in «Canadian Journal of regional Science», vol. 30, n. 3, pp. 475-495.

    Sacco, P.L. e Tavano Blessi, G., 2006 Verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile: distretti, culturali e aree urbane, Venezia, W.P. Università Iuav.

    Santagata W. (2004), I beni della creatività tra arte contemporanea e moda, Dipartimento di Economia S.Cognetti De Martiis, Working Paper n. 2.

    Vitali, G., 2008 Il sistema innovativo del Piemonte. Uno scenario a medio termine, Torino, Ires Piemonte.

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