Per lo sviluppo della Provincia di Alessandria

    Di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - IRES Piemonte e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- CERTeT (Centro di Economia Regionale, dei Trasporti e del Turismo), Università 'Bocconi'

    1. Introduzione

    Nel 2009 la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, insieme alla Fondazione Gianfranco Pittatore e con il supporto di The European House-Ambrosetti, ha avviato un progetto della durata di 3 anni finalizzato a rafforzare i processi di valorizzazione già in atto nel territorio provinciale e, nel contempo, di definire una visione di futuro per i suoi territori più deboli o in crisi.

     

    La prima fase (ottobre 2009 – aprile 2010) del progetto si è orientata verso "La valorizzazione del Monferrato per lo sviluppo della Provincia di Alessandria" mentre la seconda fase è stata rivolta a costruire una visione del futuro della provincia coinvolgendo gli attori economico-sociali attraverso focus-group e interviste a testimoni privilegiati. Per raggiungere questi obiettivi si è partiti con una analisi della situazione socio-economica (presentata alla seconda edizione del Forum, il 13 maggio 2011) che tratteggiasse i processi e le dinamiche in atto e individuasse quindi le linee di azione percorribili per il futuro. L'analisi, costruita intorno al "proverbiale numero" dei dieci punti di forza e di debolezza, ha colto, nell'insieme, alcuni fattori importanti di trasformazione di questo territorio, che manifesta diverse caratteristiche comuni con il resto della regione.

     

    2. L'analisi

    La provincia di Alessandria può essere pensata come un "campione piuttosto rappresentativo" del Piemonte; un decimo dell'intera regione. Per essere precisi la sua popolazione (439.414 abitanti al 2010) pesa il 9,9% della popolazione del Piemonte, il suo valore aggiunto il 9,75%, l'incidenza delle imprese è pari al 9,96%, la componente immigrata dall'estero è il 10,5% degli stranieri residenti in Piemonte, la superficie invece è il 14%. Diverse similitudini con il resto della regione emergono soprattutto nelle trasformazioni socioeconomiche in atto che, sebbene con qualche anno di ritardo, sembrano assumere in questo territorio valenze più marcate: nella dinamica demografica; nel declino industriale (soprattutto della grande impresa manifatturiera) ma anche nei processi di trasformazione e innovazione e nei tentativi di rilancio di forme nuove di sviluppo. Vediamoli.

     

    Primo. La provincia di Alessandria è un'area di marcato invecchiamento della popolazione (le analisi dell'IRES lo hanno dimostrato con minuzia di particolari). Tradizionalmente in questa area del Piemonte i tassi di fecondità sono più bassi e l'età media al parto delle donne più alta (oggi 32 anni per quelle di cittadinanza italiana). Ma, come in Piemonte, dopo l'accentuato calo demografico degli anni '80, e qui anche dei '90, la popolazione residente si trova in una fase di leggera ripresa: dal 2002 è infatti aumentata del 5,0% (poco meno del 5,3% del Piemonte e del 5,4% su base nazionale). E tutto grazie agli immigrati che da circa un decennio tamponano il declino demografico piemontese e alessandrino: il saldo naturale si presenta in provincia negativo (tra il 2009-2010 di - 2.231) mentre quello migratorio resta nettamente positivo (+2.919) ed è costituito per il 77,4% da persone in età attiva (15-64 anni) e solo per il 2,6% da persone oltre i 65 anni di età.

    Secondo. Resta un territorio (ancora una volta al pari del Piemonte) connotato da un buon mix di grandi imprese e di PMI distrettuali. Le prime caratterizzano i settori della plastica/chimica (Mossi&Ghisolfi, Guala Closures e Solvay), dei cementi (Buzzi Unicem, Italcementi e Cementir), delle costruzioni (Gruppo Gavio), delle macchine grafiche (il gruppo Officine Meccaniche Cerutti), dell'alimentare e dolciario (Bistefani, Elah-Dufour, Campari, Pernigotti, Roquette); le seconde strutturano due dei maggiori distretti industriali italiani: quello orafo, di Valenza Po, e quello "del freddo", di Casale Monferrato (soprattutto i Comuni di Casale-Tricineto-Quattordio, dove si producono vetrine, banchi e distributori di bevande refrigerate e veicoli refrigerati e coibentati).

    Una struttura che (ancora una volta al pari del Piemonte) permette un'apertura commerciale importante e significativa: negli ultimi 8 anni (2003-2010) si è infatti assistito ad una crescita delle esportazioni del 5,72% annua, che rappresenta il tasso di crescita più alto tra le Provincie del Piemonte e un valore ben più elevato rispetto alla media delle province del Nord Ovest (che si attesta a 3,1%).

    Terzo. E' proprio questa sua connotazione industriale che delinea elementi incisivi di declino produttivo (soprattutto nelle aree più industriali e logistiche di Casale e Tortona), che fanno esprimere giudizi piuttosto critici agli interlocutori intervistati di "scarsa intraprendenza, staticità e diffidenza verso nuovi scenari". I numeri sono piuttosto chiari: "nel 2010 la compagine aziendale alessandrina si componeva di 46.877 unità (imprese registrate) e, rispetto al valore del 2006 – quando si è registrato il numero di unità più elevato – sono cessate 1.886 imprese.". Dati di declino emergono anche qualora si considerino i flussi netti degli IDE (investimenti diretti esteri) o il valore degli investimenti nazionali nell'area, particolarmente negativi negli anni recenti di crisi. Entro questo processo si inserisce una struttura geoeconomica con una forte frammentazione e specializzazione territoriale, che caratterizza la provincia con i suoi poli di Alessandria (26,3% del fatturato provinciale), di Tortona (31,2%), di Casale Monferrato, di Valenza, di Acqui Terme, di Novi Ligure, di Ovada- che accresce la difficoltà di fare sistema, più volte riscontrata nei focus group.

    Tabella 1. Prodotto Interno Lordo pro capite a prezzi correnti, 2010. Fonte: rielaborazione The

    European House-Ambrosetti su dati Istituto Tagliacarne, 2011

     

    Tab-1-ProvAlessandria

     

    3. Le politiche

    Di qui la vera sfida imposta dai processi di globalizzazione e dalla recente crisi: come ricondurre a sistema le numerose risposte al declino? Come rendere sinergiche le diverse caratterizzazioni territoriali?

     

    Diverse risposte sono state date, talvolta di grande successo. Ne elenchiamo alcune.

    a. Il Serravalle Outlet è stato il primo outlet ad aprire in Italia, nel 2000, e oggi è il più grande outlet d'Europa, con 180 negozi e marchi di prestigio internazionale. Nel 2009 ha realizzato un flusso di 4,5 milioni visitatori (quasi 9 volte il numero complessivo degli arrivi turistici in tutta la provincia e più del doppio dei visitatori del Colosseo a Roma). L'ammontare totale di visitatori dal 2000 ad oggi supera quota 20 milioni, per un fatturato di oltre 245 milioni di euro. E' fortemente radicato nel territorio e vi lavorano circa 1.200 persone, in grande maggioranza di Serravalle e dei paesi vicini.

    b. Il totale delle strutture ricettive extralberghiere (agriturismi, i bed & breakfast, gli ostelli, campeggi, case per ferie e rifugi) è triplicato negli ultimi 10 anni, da 114 nel 2001 a 375 nel 2010, mentre l'offerta alberghiera resta sostanzialmente stabile, vittima, come nel resto di Italia, del suo stesso corporativismo, che la rende incapace di innovazione e di rispondere alle nuove esigenze turistiche. Nel complesso il tasso di crescita medio annuo tra il 2000 e il 2010 degli arrivi è stato del

    5,0%, superiore rispetto alla media regionale (4,8%), e sebbene sia ancora lontano da quel 10% di peso della provincia sul Piemonte, la marcia intrapresa appare un segnale interessante (nel 2000 era il 6,9% oggi è del 7% e la quota degli arrivi è invece il 7,3%).

    c. Alessandria secondo l'EPO (European Patent Office) risulta, nel 2009, ben al di sopra dei valori nazionali per numero di brevetti europei. E' la terza provincia in Piemonte dopo Torino e Novara, con 87 brevetti per milione di abitanti (la media italiana si attesta a quota 69).

    d. Infine, esistono numerose attività di ricerca e sviluppo nel campo della green economy e delle energie rinnovabili:

    - è stato avviato il Polo Tecnologico dei Nuovi Materiali della filiera delle materie plastiche, gestito da Proplast, che conta oggi circa 83 soci (70 aziende, 4 università, 3 centri di ricerca, enti pubblici e associazioni);

    - nel 2005 è stato avviato ad Alessandria un villaggio fotovoltaico di 304 abitazioni, di oltre 72.000 m2 e sono stati avviati 3 progetti europei orientati al risparmio e all'efficienza energetica: "PRACTICE", "Concerto AL Piano" e il "Covenant of Mayors";

    - nel 2009 la multinazionale spagnola OPDE ha firmato il Protocollo d'Intesa con la Regione Piemonte per la costruzione di 17 impianti solari che raggiungeranno, nell'insieme, 75 MW di potenza installata;

    - per quanto riguarda l'idroelettrico in provincia sono attivi 10 impianti, per una produzione complessiva di oltre 24 GWh;

    - inoltre sono attivi impianti di biomassa a Arquata Scrivia, Rocchetta Ligure e Serravalle Scrivia per quasi 3 MW di potenza installata;

    e. Da ricordare infine la recente creazione delle associazioni Al.Vino, del "Paniere dei Prodotti

    Tipici ed Agroalimentari di Qualità" e l'avvio del Consorzio di Promozione Turistica.

    4. Fare sistema

    In un periodo di crisi e di crescente apertura dei mercati, fare sistema diventa un "imperativo". Esistono le basi per farlo e per rendere sinergiche le diverse politiche. Sinteticamente:

     

    - i focus group concordano nel dichiarare che un punto di forza della provincia è la buona qualità della vita, che poggia soprattutto su un territorio, il Basso Monferrato, che oggi compete per essere iscritto alla Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco (World Heritage List, WHL) sotto la dizione di "Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato";

    - in provincia si concentrano centri storici importanti (Casale, la Cittadella di Alessandria), 54 manieri (purtroppo non tutti visitabili) e una quantità diffusa di beni culturali e paesaggistici;

    - sebbene di ridotte dimensioni, sono presenti due centri di formazione universitaria, l'Università del Piemonte Orientale 'Amedeo Avogadro' e un centro di ricerca del Politecnico di Torino;

    - sono presenti due fondazioni bancarie fortemente ancorate al territorio, la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona;

    - infine, the last but not the least, la provincia è dotata di una buona dotazione infrastrutturale stradale, autostradale e ferroviaria ed è un nodo fondamentale dell'asse logistico orientale piemontese (Alessandria-Tortona) che fa leva sulle relazioni forti con il sistema portuale ligure di Genova-Savona-La Spezia. Un sistema che è in grado di intercettare, nel 2010, ben 3,3 milioni di TEU, con una crescita del 32% rispetto al 2000.

    Anche in questo caso la frammentazione del complesso logistico e la presenza di numerosi operatori (il Gruppo Fagioli, che controlla l'Interporto Rivalta Scrivia, il Gruppo Gavio, il Gruppo Bruzzone-Brichetti e il Gruppo Marsi della Fridocks) sembra un elemento con una doppia valenza, che se per un verso esprime la forza logistica dell'area, dall'altra contribuisce a creare un contesto in cui prevalgono le difficoltà nel portare a buon fine i diversi tentativi di fare sistema. A tutto ciò vanno aggiunti alcuni ritardi sulla telefonia e la telematica (il cui indice assume un valore di 70,9 rispetto all'89,8 del Piemonte e al 114,1del Nord Ovest) che aumentano le difficoltà alla costruzione di piattaforme tecnologiche interoperative e, nel contempo, costituiscono mezzi importanti per implementare e connettere i differenti territori provinciali e i diversi nodi dell'innovazione e della ricerca. Insomma c'è ancora da lavorare per rendere la provincia di Alessandria un sistema ad alta interazione orizzontale (tra i suoi diversi territori) e verticale, valorizzando cioè gli asset presenti. E questo significa integrare maggiormente la 'piattaforma logistica' a quella 'tecnologica' -della ricerca universitaria, del poli di innovazione, delle innovazioni green- nonché alla 'piattaforma paesaggistico-culturale' -del turismo enogastronomico, termale, dei manieri, ecc..- e, infine, a quella settoriale –dell'orafo, del freddo, del dolciario, del credito, del commercio-.

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