Nanotecnologie in Piemonte. Uno strumento delle politiche pubbliche per rinnovare il sistema industriale.

    A cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Ceris-Cnr e Gruppo Economisti di Impresa

    Negli ultimi decenni l'economia del Piemonte è stata caratterizzata da un profondo processo di ristrutturazione dell'apparato produttivo - al cui interno le produzioni più tradizionali subiscono la concorrenza proveniente dai nuovi paesi industrializzati - che genera pesanti effetti di deindustrializzazione del sistema economico.

     

    I tentativi di risposta della politica pubblica vanno in due direzioni: da una parte, si cerca di promuovere la nascita di nuovi settori high-tech, che possano sostituire parte del calo occupazionale rilevato nei settori più tradizionali; dall'altra, si opera per arricchire il contenuto delle produzioni tradizionali, in cui il Piemonte è ancora fortemente specializzato, al fine di differenziare il prodotto locale e renderlo difficilmente confrontabile con il prodotto importato.

     

    La differenziazione di prodotto può essere ottenuta inserendo innovazione nella produzione e investendo in pubblicità/marketing, al fine di recuperare le spese in ricerca che stanno alla base del prodotto innovativo. Meglio ancora se l'impresa che investe nella differenziazione di prodotto è anche un'impresa internazionale, in quanto può sfruttare la crescita della domanda estera. Nel perseguire questa strategia di crescita, i settori tradizionali possono contare sulle ricadute tecnologiche provenienti dai settori che hanno un'elevata pervasività dei prodotti, come nei casi delle nuove tecnologie dell'informazione (ICT), delle biotecnologie e delle nanotecnologie.

    Il settore ICT è probabilmente quello che ha creato un netto aumento della produttività nelle imprese manifatturiere dei paesi in cui esso è più presente e diffuso, con evidenti ricadute di benessere in tutto il sistema economico.

    Nel caso delle biotecnologie – che consentono di ottenere nuovi prodotti nell'industria farmaceutica, nel comparto della protezione ambientale, nell'agricoltura, nell'industria alimentare, in quella dei nuovi materiali - gli esperti affermano che i risultati attuali sono solo delle piccole anticipazioni rispetto agli sviluppi che ci saranno nel prossimo decennio. Pertanto, anche le biotecnologie, laddove sono più presenti, diventano uno strumento utile alle politiche pubbliche per rinnovare profondamente le industrie tradizionali.

    Ai due casi precedenti può essere assimilato anche l'esempio delle nanotecnologie (Vitali e Finardi 2011), Le caratteristiche del cluster delle imprese nanotech in Piemonte, presentano punti di forza e di debolezza e potrebbero contribuire al rinnovamento del sistema industriale locale.

    Le ricadute tecnologiche con cui le nanotecnologie potranno favorire il rinnovamento del sistema industriale piemontese sono infatti ampie e coinvolgono molti settori, quali la meccanica, il tessile, l'elettronica, la farmaceutica, la chimica, e altri ancora.

    Per esempio, nel caso della chimica le nanotecnologie consentono la produzione di nanocompositi a base polimerica, utili anche all'industria meccanica nel momento in cui si inseriscono nanoparticelle magnetiche, al fine di unire le caratteristiche di modellabilità della plastica alle proprietà magnetiche dei metalli. I problemi di inquinamento ambientale causati dai processi di cromatura sono ormai superati dall'uso di nuovi rivestimenti nanodimensionati. Tutta la produzione di utensili per i macchinari può sfruttare nuovi materiali nanostrutturati ad elevata durezza per migliorare le caratteristiche dei prodotti. Anche il tessile, un altro settore di specializzazione del Piemonte, trae giovamento dal nanotech. Inserendo nel filato delle nanoparticelle di metalli nobili o di ossidi metallici, queste ultime conferiscono proprietà particolari ai tessuti, che diventano antibatterici, antiodore, antimacchia, ecc.

    Questi pochi esempi suggeriscono come le specializzazioni industriali del Piemonte potranno rinnovare il ciclo di vita del prodotto grazie alla trasversalità delle nanotecnologie.

    Inoltre, il cluster nanotech presente in Piemonte, ha una sua struttura peculiare..

    Utilizzando l'approccio di analisi del cluster di imprese, e cioè valutando la concentrazione di imprese e istituzioni coinvolte nelle varie fasi della ricerca, dello sviluppo e dell'industrializzazione- è possibile delinearne alcune caratteristiche..

    Il cluster delle nanotecnologie che si sta sviluppando in Piemonte è composto da imprese appartenenti merceologicamente a settori molto diversi tra loro, ma accumunate dal tentativo di utilizzare industrialmente le nanotecnologie sviluppate in ambito scientifico.

    Oltre che dalle imprese, il cluster è formato anche da centri di ricerca pubblici, in quanto il comparto nanotech è agli inizi del suo ciclo di vita, nella fase in cui la ricerca non ha ancora ben definito gli ambiti lungo i quali si svilupperanno le innovazioni che verranno industrializzate dalle imprese. In questa fase, i rapporti tra le imprese e gli enti di ricerca sono molto importanti, al fine di investire in tutte le opportunità offerte da una tecnologia così ampia e trasversale.

    In Piemonte, i centri di ricerca privati che si occupano di nanotecnologie sono ancora poco numerosi e appartenenti ai grandi gruppi industriali, come Centro Ricerche Fiat, Istituto Donegani, Alcatel, Alenia; al contrario, sono più attivi e diffusi i centri pubblici, legati agli atenei, al Cnr, all'INRiM e ai parchi scientifici piemontesi. Dentro il comparto universitario si segnalano il NIS, che ha un centinaio di ricercatori provenienti da dipartimenti universitari molto differenti, e i centri del Politecnico (quali Chilab, Latemar e il dipartimento Scienza dei Materiali), che raccolgono anch'essi un numero rilevante di ricercatori.

    Per quanto riguarda il numero di imprese presenti nel cluster, secondo un censimento effettuato in Piemonte da Vitali e Finardi (2010), una trentina di imprese sono coinvolte come produttori o utilizzatori di nanotecnologie, presenti in svariati settori manifatturieri, e in tutte le dimensioni di impresa.

    Per poter confrontare i dati piemontesi con quelli nazionali, si è invece utilizzato un precedente censimento svolto dall'AIRI nel 2007, che censiva 13 imprese piemontesi a fronte di 66 imprese nanotech in Italia. Rispetto al dato nazionale, il cluster nanotech piemontese ha un peso elevato (un quinto del totale nazionale) con una specializzazione di imprese nanotech tanto nei settori più tipici del nostro sistema industriale (mezzi di trasporto e tessile), quanto in quelli che si stanno lentamente sviluppando (biotech e nuovi materiali).

    Infine, è necessario prendere in considerazione la politica pubblica che ha supportato la nascita e la crescita del cluster nanotech in Piemonte, con particolare riferimento al progetto Nanomat, che è stato attivo nel 2007 e nel 2008 utilizzando i fondi strutturali europei. Il progetto ha favorito nuovi investimenti nelle ricerche attinenti le nanotecnologie e ha coinvolto numerose imprese locali attorno ad una trentina di nuovi progetti di ricerca e di trasferimento tecnologico.

    Il cluster nanotech piemontese sta oggi vivendo il passaggio dalla fase di ricerca svolta nei centri pubblici alla fase dell'industrializzazione delle innovazioni, fase attivata dagli investimenti privati delle imprese. Si tratta di un processo quantomai complesso, che necessita di un nuovo intervento pubblico per superare i tradizionali fallimenti del libero mercato, che nelle tecnologie nanotech sono particolarmente evidenti: elevate barriere scientifiche all'ingresso nel settore; elevati rischi finanziari; grande turbolenza nel contesto tecnologico; difficile gestione della proprietà intellettuale (essendo la nanotecnologia un processo più che un prodotto finito).

     

    Vitali, G. & Finardi, U. (2010) Il cluster della nanotecnologie in Piemonte, XXXII Conferenza Aisre.

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