EDITORIALE N.8 - Turismo e sviluppo

    Turismo e sviluppo

    A cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - IRES Piemonte

    Piemonte e turismo rappresentano un binomio felice, dal momento che nella nostra regione il settore turistico è uno di pochi che, nel corso degli ultimi 10 anni, ha fatto registrare un costante andamento positivo, fatto ancor più rilevante considerando le notevoli difficoltà che il tradizionale comparto manifatturiero sta attraversando e non solo a causa della recente crisi.

    Grazie ad una serie di grandi eventi, alcuni dei quali come le Olimpiadi invernali e i 150° dell'Unità d'Italia irripetibili in un periodo di tempo medio-lungo, il Piemonte ha avuto l'opportunità di farsi conoscere a livello internazionale, (ri)scoprire nel contesto nazionale e inserirsi in alcuni circuiti turistici.

    A beneficiarne maggiormente sono stati i principali, in termini di flussi, prodotti turistici regionali: la città di Torino, il Distretto dei Laghi, la montagna e le colline. A ben vedere, due i questi – i laghi e la montagna, che poi è essenzialmente quella dell'alta valle di Susa sede dei Giochi – erano già prodotti maturi prima che l'arrivo delle Olimpiadi proiettasse il Piemonte fra le destinazioni turistiche. I laghi sono da parecchi anni meta di turisti provenienti dal Nord Europa, particolarmente dalla Germania. Il segmento della montagna, specie quella invernale, pur se con andamenti altalenanti dovuti alla variabilità delle precipitazioni nevose, ha sempre fatto registrare performance piuttosto buone e negli ultimi anni, con movimenti prevalentemente domestici e ora ha conosciuto anche una maggiore internazionalizzazione.

    Diverso è il discorso per il capoluogo regionale e per le zone collinari delle Langhe e del Monferrato. La città di Torino - come si potrà leggere nell'articolo a firma di Cristina Bargero e PierVincenzo Bondonio - grazie ad una serie di politiche culturali, di sviluppo locale e riqualificazione urbana integrate, nate nell'ambito della candidatura olimpica, ha registrato, negli ultimi cinque anni, una notevole crescita in termini di offerta di strutture ricettive e di domanda turistica, grazie a cui il capoluogo piemontese si colloca tra le prime città italiane per attrattività turistica.

    Il settore collinare, grazie alla valorizzazione dell'eccellenza enogastronomica, è il prodotto che ha fatto registrare i maggiori tassi di incremento nel corso degli ultimi anni e si distingue sia per la qualità dell'offerta che per il forte gradimento da parte dei turisti stranieri che, se verrà accettata la candidatura a Patrimonio dell'UNESCO, non potrà che aumentare.

    Se, tuttavia, si analizza la distribuzione delle presenze turistiche si può notare come queste si concentrino maggiormente nelle aree-prodotto appena menzionate mentre restano ai margini o del tutto esclusi territori che, pur avendo numerose e valide attrazioni naturali, culturali e paesaggistiche non rientrano fra le destinazioni regionali che potremmo definire "mainstream" ma, allo stesso tempo, possono costituire una chance di sviluppo tanto del sistema turistico che di quello economico della regione.

    Pur confinando con i più famosi territori delle Langhe e del Monferrato, le colline dell'Oltregiogo non riescono ad attrarre i medesimi flussi turistici pur avendone tutte le caratteristiche. Nell'articolo di Sara Mela si esaminano le prospettive e le difficoltà legate allo sviluppo del turismo in un'area marginale, a partire dai risultati di una ricerca-azione realizzata dal Laboratorio di Sviluppo del Territorio dell'Università del Piemonte Orientale, allo scopo di accompagnare il processo di concertazione di un gruppo di comuni dell'Alto Monferrato. Tale processo si inserisce nell'ambito di una iniziativa promossa dalla Regione Piemonte, finalizzata all'attivazione di Piani di Valorizzazione Integrata del Patrimonio Culturale (PdV), finalizzati "alla messa a sistema delle identità e delle peculiarità dei diversi sistemi territoriali, per mezzo di programmi strategici".

    Sempre fra i territori o i prodotti considerati di nicchia ma con un notevole potenziale, troviamo gli itinerari culturali legati alla storia, come si può leggere nell'articolo a firma di Silvia Beltramo. Il progetto europeo PER VIAM Pilgrims' Routes In Action, finanziato dal Consiglio d'Europa nel 2012, nell'ambito della call for proposal "Promotion of trans-national thematic tourism products in the european union as means of sustainable tourism development", costituisce una rilevante possibilità di sviluppo culturale ed economico per tutta l'Europa e anche per il territorio piemontese. La certezza della necessità di una cooperazione transnazionale che metta in rete i singoli territori in un'ottica di collaborazione e di scambio di esperienze e di pratiche di viaggio, economiche e culturali, è ormai un dato di fatto che richiede strumenti di attuazione quali progetti europei sostenuti e ricercati dagli enti locali.

    Il turismo legato ai parchi e alla natura è un altro segmento che, se opportunamente organizzato e potenziato, può contribuire a differenziare l'offerta regionale. L'argomento sarà trattato in due articoli: il primo a firma di Marco Adamo si concentra sui parchi come attrazione secondaria a corona della città di Torino; il secondo, a cura di Stefania Mauro e Massimiliano Coda Zabetta, racconta un interessante caso di cooperazione transfrontaliera per la creazione di una metodologia comune di monitoraggio delle presenze nei parchi delle Alpi Marittime e di quello del Mercantour sul versante francese nell'ambito del PIT (Piano Integrato Transfrontaliero). Un caso interessante anche perché esce, finalmente, da una logica strettamente territoriale in un settore come quello turistico che a livello regionale è troppo spesso caratterizzato da politiche eccessivamente locali.

    Ultimo in ordine di questo editoriale ma non certo per importanza, è il progetto VENTO. Progetto che come appena ricordato, non dispiega i suoi effetti esclusivamente all'interno dei confini del Piemonte ma, trattandosi di una ciclovia lungo l'intero corso del fiume Po, coinvolge 4 regioni e ben 11 province.

    E, come ben sostiene il suo autore Paolo Pileri, si scrive VENTO ma si legge "progetto di sviluppo". in quanto è la declinazione concreta di una nuova idea di relazione tra economia diffusa e territorio. Vento è il progetto di una ciclovia lunga 679 km che va da VENezia a TOrino lungo il fiume Po, passando anche per Milano EXPO2015. Lungo il percorso inanella - come il filo di una collana - paesaggi, borghi, agricolture, città, parchi. Un tracciato in cui è inscritto il nostro passato, rappresentato il presente e proiettato il futuro.

    In un momento storico che vede la crisi del modello economico che ha caratterizzato l'intero mondo occidentale per decenni e che, nel panorama locale del Piemonte, ha visto il forte ridimensionamento per non dire la scomparsa della tradizionale industria automobilistica, VENTO è l'esempio di come si possa pensare alla crescita sfruttando le caratteristiche che hanno reso famosa l'Italia nel mondo: paesaggio, patrimonio culturale e qualità della vita.

    Niente di rivoluzionario, si tratta semplicemente di realizzare quello che altrove non solo funziona, ma genera importanti ricadute economiche sul territorio.

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