La promozione del turismo in aree marginali: il piano di valorizzazione dell’Oltregiogo

    Di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Università Cattolica di Milano

    I Piani di Valorizzazione della Regione Piemonte

    I Piani di Valorizzazione Integrata del Patrimonio Culturale vengono attivati sul territorio della Regione Piemonte a partire dal 2009, a seguito di alcune esperienze pilota avviate negli anni precedenti(1). Si tratta di piani finalizzati "alla messa a sistema delle identità e delle peculiarità dei diversi sistemi territoriali, per mezzo di programmi strategici" (Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 2010, n. 19-1328, allegato 1).


    Tratto distintivo dei Piani di Valorizzazione territoriale è la compresenza delle seguenti caratteristiche:

    • la valorizzazione del patrimonio culturale (materiale e immateriale) occupa un ruolo centrale ma non esclusivo. I PdV lavorano nella prospettiva di integrare tra loro tutte le risorse e le potenzialità del territorio: naturalistiche, paesaggistiche, sociali e economiche;
    • i Piani di Valorizzazione sono costruiti attraverso processi inclusivi: sono reti aperte all'adesione di soggetti molteplici (enti pubblici, imprese, associazioni, proprietari dei beni culturali, comunità locali, etc.), in coerenza con gli obiettivi e la strategia adottata.

    Tra il 2009 e il 2011 sono stati attivati in Piemonte 19 Piani di Valorizzazione. La maggioranza di questi afferiscono a territori classificati come "aree rurali con problemi complessivi di sviluppo" nel PSR della Regione Piemonte. Si tratta di territori montani a bassa densità abitativa, spesso di difficile accessibilità, in cui si registra "un diffuso malessere demografico ed uno scarso dinamismo, riassumibili nel concetto di marginalità" (PSR 2007-2013, p. 10).

    Figura 1. Piani di Valorizzazione attivati in Piemonte.

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    Fonte: Elaborazione su dati della Regione Piemonte – Direzione Cultura Turismo Sport

     

    Il Distretto Culturale e Ambientale dell'Oltregiogo: un percorso di ricerca-azione

    Il Distretto Culturale e Ambientale dell'Oltregiogo è stato riconosciuto come Piano di Valorizzazione dalla Direzione Cultura Turismo e Sport della Regione Piemonte il 13 luglio del 2009. Il territorio del Distretto comprende un'area in gran parte collinare situata nella parte meridionale del Piemonte, ai confini con la Liguria. I principali problemi del territorio dell'Oltregiogo riguardano l'indebolimento del tessuto economico e sociale. Al contempo l'area presenta un paesaggio ancora in gran parte incontaminato, un patrimonio culturale piuttosto ricco e suggestivo, sebbene privo di "beni faro" in grado di per sé di attrarre consistenti flussi turistici.

    Nel settembre del 2010 il Presidente del Distretto Culturale e Ambientale dell'Oltregiogo prende contatto con il Laboratorio di Sviluppo Locale dell'Università del Piemonte Orientale, chiedendo il supporto del Laboratorio per la gestione del processo di concertazione avviato dal Distretto allo scopo di stilare un Piano di Attività da realizzare nell'anno a venire.

    Nel corso del 2010 sono state effettuate 17 riunioni, alle quali hanno preso parte in media una dozzina di stakeholder. Tra i principali progetti realizzati ricordiamo: la realizzazione di una diagnosi territoriale, il recupero di porzioni di castagneto, la creazione di un calendario unico di manifestazioni, l'organizzazione di una manifestazione enogastronomica in collaborazione con i ristoratori locali, finalizzata al recupero delle ricette tradizionali. Al di là dei risultati operativi conseguiti nell'ambito dei diversi progetti, il Piano di Valorizzazione ha ottenuto risultati più intangibili, ma non meno importanti. Nel corso dei diversi incontri, gli stakeholder hanno saputo: a) individuare una vision per lo sviluppo dell'area che riconosce come finalità ultima la valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale dell'Oltregiogo; b) ideare un sistema efficace di implementazione delle azioni del piano, attraverso l'attribuzione di ruoli e responsabilità a ciascun attore della coalizione. Tra i punti di forza del progetto citiamo ancora l'attivazione di un gruppo di lavoro sul fund raising.

     

    La promozione del turismo nelle aree marginali: punti di forza e criticità

    Nonostante le indubbie criticità, le aree marginali posseggono spesso importanti risorse culturali e paesaggistiche che non sono state intaccate dal processo di globalizzazione e conservano integre quelle caratteristiche di autenticità e unicità, testimonianza dell'identità delle popolazioni insediate. Questo tipo di risorse appaiono particolarmente adatte a sviluppare forme di turismo alternative a quelle tradizionali. Il consolidarsi delle nicchie rappresenta una delle tendenze tra le più significative che hanno permeato il turismo nell'ultimo decennio. Secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo, nei prossimi anni l'incremento delle entrate nel settore turistico in Europa proverrà per lo più da forme alternative a quelle classiche, e questo tipo di turismo è destinato a crescere più in fretta di qualsiasi altro segmento di mercato.

    Il turismo, in combinazione con le al tre attività, può contribuire alla riattivazione del tessuto economico e sociale dei territori marginali agendo su fronti. Tra i possibili benefici generati dall'attivazione di attività turistiche in aree marginali ricordiamo: a) benefici di carattere economico, legate (oltre che ai benefici diretti) alla riattivazione del tessuto economico per effetto delle sinergie instaurate con altri settori (enogastronomia, agricoltura, artigianato, etc.) b) sociale (aumento dell'occupazione, rafforzamento del tessuto sociale, etc.) c) culturale (il turismo favorisce la "modernizzazione culturale" dell'area attraverso l'interscambio tra la popolazione insediata e quella turistica; l'afflusso di visitatori può risvegliare sentimenti di orgoglio della propria cultura e delle proprie tradizioni; lo sviluppo del turismo può favorire il recupero e la conservazione delle tradizioni e della cultura locale, etc.); d) strutturale, legati al miglioramento delle infrastrutture e dei servizi; e) ambientale. Con lo sviluppo del settore turistico si assiste infatti, normalmente, al miglioramento dell'aspetto paesaggistico dell'area, e allo sviluppo di attività legate alla tutela delle risorse culturali e ambientali.

    Se focalizziamo tuttavia l'attenzione sulle aree marginali, appare chiaro come al di là dei benefici prodotti dal turismo sia necessario tenere presente anche alcuni limiti competitivi e strutturali (scarsa accessibilità, scarsa formazione degli operatori turistici locali, etc.). Per superare tali problematiche risulta fondamentale adottare una logica di sistema, mettendo a punto una strategia di gestione delle risorse turistiche che coinvolga gli attori territoriali in maniera integrata. Si tratta infatti spesso di territori privi di forti attrattive, ma caratterizzate da buone risorse paesaggistiche e da un patrimonio culturale "minore" diffuso sul'area. Tali risorse, sebbene da sole non siano in grado di generare flussi turistici, se inserite in un contesto territoriale più ampio e ben integrato, possono determinare fenomeni sinergici di notevole portata, aumentando la capacità attrattiva del territorio.

     

    Bibliografia

    AA.VV. 2011, XVII Rapporto sul turismo Italiano, Mercury, Firenze.

    AA.VV. 2007, Esperienze e prospettive di sistema nel turismo, Formez, Torino.

    Cresta A., Greco I. 2010, Luoghi e forme del turismo rurale. Evidenze empiriche in Irpinia, Franco Angeli, Milano.


    Nota 1: I primi Piani di Valorizzazione ad essere approvati sono stati quello della Valle di Susa, approvato nel 2002, e quello dell'Alto Novarese, approvato nel 2005. Negli anni successivi sono stati approvati, sempre in via sperimentale anche i Piani del Pinerolese, dell'Oltregiogo (AL), delle colline novaresi e del Monferrato astigiano.


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