Processi di innovazione e apprendimento nelle produzioni eco-compatibili. uno studio etnografico nell’artigianato edile green

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Ires Piemonte e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Regione Piemonte, Sistema informativo delle Attività produttive

    Introduzione: per conoscere in profondità la green economy nell'artigianato(1)

    L'artigianato è un ambito tradizionalmente associato all'idea di piccola impresa, lavoro autonomo, saper fare, creatività e autonomia. Ma come si vive il cambiamento in corso verso la green economy? Quali sono gli effetti della green economy e della crisi sui margini e le capacità creative, sull'autonomia e sull'identificazione per il lavoro?

    Il contributo che esponiamo in questo articolo ha come scopo quello di indagare il nesso tra impresa (e lavoro) dell'artigianato e processi di cambiamento introdotti dall'economia green in un segmento significativo dell'artigianato investito dal cambiamento come è quello dell'edilizia. Nell'ultimo decennio un insieme di norme, prodotti e tipologie di certificazione ne ha infatti fortemente mutato lo scenario d'attività. Ci interessa comprendere come cambiano i modi con cui i soggetti si relazionano con il proprio lavoro in conseguenza ai processi di trasformazione vissuti quotidianamente. Ci incentriamo dunque sulle rappresentazioni delle esperienze di lavoro e delle prassi con cui i soggetti fanno fronte alle richieste del lavoro green.

    Lo studio si è avvalso di un approccio teorico di tipo culturale-storico, secondo cui l'apprendimento è considerato un aspetto dell'attività ed è un processo culturale, collettivo e materiale (Leontiev 1978;) che ci desse la possibilità di evidenziare come domanda e offerta siano intrecciate attraverso gli elementi culturali, motivazionali e soggettivi che le persone mettono in campo nelle loro interazioni economiche.

    In questo contesto la nozione di innovazione è interpretata come capacità di apprendimento che conduce a ridefinizione degli oggetti delle attività o delle pratiche delle attività, avendo riguardo allo spessore storico, culturale, biografico, collettivo, contestuale e materiale delle innovazioni, in soggetti, gli artigiani, inseriti all'interno di una filiera di produzione.

    Negli ultimi decenni ci si attendeva da più parti un ridimensionamento del ruolo dell'artigianato e delle imprese artigianali, ma vari fattori, tra cui l'eterogeneità del sistema produttivo italiano e il radicamento culturale locale dei committenti e delle imprese ha rallentato tale processo, L'artigianato, infatti, può essere interpretato sia come ad un residuo del passato, sia come un asset tutto italiano da giocare e rilanciare per la ripresa economica del paese (Micelli 2011) attraverso il superamento della contrapposizione tra medio-grandi imprese e piccole imprese artigianali, in quadro di integrazione fra le due sfere.

    Questo studio assume quest'ottica positiva nei confronti delle potenzialità dell'artigianato, ponendo l'accento sull'esistenza di un'ampia serie di attività di produzione e fornitura di beni e servizi volti alla domanda interna e che non possono che essere prodotti ed elaborati nelle comunità locali.

     

    Domande di ricerca e scelte di metodo

    In base a queste prospettive teoriche, ci siamo chieste, di fronte alla capacità di innovazione tecnologica delle imprese industriali, quali spazi sono possibili per gli artigiani del settore della bio-eco-edilizia, se il lavoro artigiano si configura come trait-d'union tra grandi imprese e cliente finale, agevolato dalla conoscenza delle specificità degli edifici esistenti, e attraverso quali specifiche modalità si dà questo elemento di connessione: lo spazio per gli artigiani coincide infatti con attività in cui la relazione è importante.

    Poco si sa di come avviene che un artigiano rielabori la propria strategia di business alla luce dei cambiamenti del contesto e come il contesto si modifichi in conseguenza delle scelte e azioni dell'artigiano. Per tale ragione, interessate al "come", e non il "quanto" o il "che cosa", si è adottato un metodo qualitativo attraverso case study.

    Sono stati identificati due macro modelli di green economy a cui riferire altrettanti casi di studio, con intervista-narrativa semi-strutturata (Riessman 1993): un modello del risparmio energetico, come adattamento a un input esterno quale gli standard di produzione green-dei serramenti- posti dall'evoluzione del mercato, e un modello di green-e-bio-sostenibilità, legato all'intenzionalità e alla dimensione valoriale, il cambiamento infatti è nella sensibilità rispetto ai materiali naturali e al possibile risultato rispettoso dell'inserimento ambientale, alla maggiore attenzione ecologica e alla qualità della relazione con il cliente.

     

    Analisi dei casi: artigianato come personalizzazione e cura del patrimonio edilizio esistente

    L'attività del primo artigiano si inserisce tra i produttori e i clienti finali, dando, attraverso la posa dei serramenti una personalizzazione ai prodotti standard dei grandi produttori. Il secondo artigiano ha invece sviluppato un distanziamento dai grandi produttori, passando dall'applicazione di prodotti di altri, alla produzione di nuovi materiali e sviluppo di nuove tecniche (rivisitazioni di antiche tecniche) adatti ad edifici di pregio e ad ambienti interni di clienti finali sensibili ad stili di vita bio. Entrambi gli artigiani mantengono il carattere fondamentale dell'artigianalità, ovvero la personalizzazione dei loro servizi, così come modalità operative di lavoro che integrano capacità e saperi del fare con capacità di analisi di simboli. Nel caso del secondo artigiano vi è anche capacità di elaborazione di simboli, di cultura, di stili di vita e di sviluppare un network di relazioni significativo per ampiezza e varietà di contenuti.

    Dal confronto tra i casi emergono due distinti profili di attività.

    Il primo artigiano ha riposizionato la sua identità lavorativa inserendosi in una filiera globale di produzione green a risparmio energetico personalizzando e ricontestualizzando i prodotti green standardizzati che offre. La sua storia professionale è stata scandita dalla reazione adattiva nel passaggio dai serramenti in legno a un mercato caratterizzato da serramenti a risparmio energetico prodotti in modo standardizzato e con certificazione; è riuscito a riconoscere uno spazio in un segmento di lavoro consistente nella personalizzazione dei serramenti secondo il contesto e le richieste specifici del cliente. I servizi forniti dall'artigiano faticano a trovare uno spazio adeguato nel mercato, ma si ravvisano potenzialità. L'artigiano ha probabilmente bisogno di diventare più consapevole di ciò e offrire un servizio più completo, pubblicizzando questa capacità di adeguare infissi standard a edifici non standard. Gli ostacoli sono vari e rappresentati anche da difficoltà di relazione tra le generazioni compresenti, portatrici di visioni e culture diverse. E' probabile che tali difficoltà siano aggravate dalla fase storica attraversata dall'impresa dell'artigiano, dominata da incertezze nel definire una nuova strategia, in concomitanza con la crisi.

    Il secondo artigiano è riuscito a re-interpretare la sua attività iniziale di decoratore nell'edilizia ripensandola con una produzione di tipo più ecologico grazie a un percorso di apprendimento informale di tecniche e saperi, anche di tipo storico sociale oltreché tecnologico. I servizi forniti sono legati a stili di vita che prevedono pratiche sociali, alimentari, di manutenzione, di cura delle cose che vanno oltre il risparmio energetico. L'artigiano trova con facilità occasioni di apprendimento e innovazione e mostra una maggiore facilità alle connessioni, alle reti di relazione, sospinta dal desiderio di sperimentare novità di tecniche e materiali e differenziarsi dalla 'massa' degli altri decoratori.

     

    Conclusioni

    Mentre l'approccio standard alla formazione e alle competenze pone enfasi sugli apprendimenti formali sia per lo sviluppo di capacità tecniche sia per sviluppare strategie dell'impresa ma tende a trascurare gli aspetti motivazionali, ponendoli su un piano esterno allo studio, la prospettiva teorica qui adottata invece assume che la soggettività delle persone sia importante, aperta a trasformazioni, rilevante per i mutamenti organizzativi. Tale possibilità di cambiamento è possibile attraverso percorsi radicalmente diversi da quelli propri della formazione tradizionale, percorsi che necessitano di maggiore individualizzazione, di tenere conto dei bisogni degli individui così come dagli strumenti culturali già internalizzati. In tale approccio, trasformazione individuale e organizzativa vanno di pari passo e sono intrecciate.

    Esiste, dunque, la possibilità di immaginare interventi a supporto degli artigiani di tipo nuovo, che si estendano al di fuori delle aule di formazione, o trascendano le stesse, per formare comunità di pratiche in cui si scambiano e si elaborano le esperienze tra gli artigiani, coinvolgendo anche le altre figure professionali che gravitano intorno ai progetti in cui gli artigiani edili operano.

    Le associazioni di categoria e le politiche pubbliche possono giocare un rilevante ruolo in questa direzione, guardando al mondo artigiano come ad uno spazio nella catena di valore che si inserisce nella relazione tra il cliente finale e il grande o piccolo produttore come cinghia di trasmissione di informazioni tra questi ultimi e i primi grazie ai saperi che si generano nel fornire risposte personalizzate: dunque, con un importante ruolo rispetto ai bisogni locali e alla domanda locale, e come mediazione fra internazionalizzazione e le radici e l'identità culturale locale.

    Le politiche pubbliche, possono sostenere questo ruolo dell'artigianato, sia promuovendolo nelle comunità di pratiche, sia preservandolo e agevolandolo nei rapporti con gli enti normativi, le associazioni di professionisti e gli operatori economici del settore.

    Tali problematiche si pongono però all'interno del passaggio generazionale; occorre aiutare le generazioni a dialogare, a comprendere le ragioni delle une e delle altre, ma soprattutto a comprendere il valore del saper conoscere e non solo della conoscenza (pratica o teorica che sia) già sviluppata. Le comunità di pratiche potrebbero offrire uno spazio per questi processi: le attività economiche si alimentano di nuove conoscenze che si creano nello sviluppo delle stesse attività, attraverso relazioni e interazioni dialogiche, in cui ciò che è rilevante è la capacità di sapere interrogare i fondamenti delle conoscenze già cumulate, per lasciare spazio alla ricontestualizzazione dei saperi fino a giungere alla loro riconfigurazione e dare luogo all'innovazione nelle e delle attività.

    In questa ottica l'approccio standard della formazione formale appare sguarnito. Occorrerebbe investire maggiormente nello studio e nella riflessione di come innovare e integrare gli interventi e dispositivi oggi disponibili per crearne di più adeguati alle necessità di chi si trova a dover rivedere a fondo l'impostazione della propria attività professionale, in collaborazione con le generazioni più giovani, e in questo modo anche la propria identità.

     

     

    Ricerca promossa dal Sistema Infromativo delle Attività produttive della Regione Piemonte, realizzata congiuntamente all'Ires Piemonte (Ferrero, V., Migliore, M. C., Pollo, R., Armano, E., Ruo Roch Molina Cansino C.A. (2013). L'artigianato nella prospettiva della green economy. Un'analisi sulla diffusione dell'innovazione eco-compatibile nell'edilizia e nelle imprese artigiane. Torino, Ed. Regione Piemonte), scaricabile al seguente indirizzo: http://www.regione.piemonte.it/artigianato/dwd/2013/greenEconomy.pdf

     

     

    Nota(1) Le autrici ringraziano gli intervistati per la preziosa collaborazione. E i colleghi Riccardo Pollo e Vittorio Ferrero per aver discusso con loro le varie fasi di realizzazione della ricerca

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