Recenti misure di politica economica a favore delle piccole imprese italiane e piemontesi

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università Ferrara, Dipartimento di Economia e Management)

    Il ruolo delle PMI innovative e internazionalizzate a favore della ripresa economica in Italia

    Secondo l'ultima Relazione annuale del Garante delle Micro, Piccole e Medie Imprese, un sottoinsieme di imprese di piccole e medie dimensioni – contraddistinte per essere aggregate in rete, innovative, internazionalizzate, far registrare performance di fatturato superiori alla media di settore e, soprattutto, risultare in grado di finanziarsi attraverso canali alternativi al credito bancario – sta facendo da traino al "rinnovamento" ed alla riforma del nostro sistema produttivo.

    Inoltre, se tali imprese venissero adeguatamente supportate da strumenti di policy – con riferimento sia a quelle avviate negli ultimi anni (politiche industriali, politiche fiscali e creditizie, oltre naturalmente agli interventi contenuti nella riforma del mercato del lavoro), sia a quelle che si stanno attivando – esse sarebbero in grado di generare un impatto certamente positivo sulla crescita del Paese (Mise, 2015).

    Nello stesso documento, poi, viene ribadito che la domanda estera è stata l'unica componente della domanda aggregata a sostenere l'andamento del PIL. Pertanto, la presenza sui mercati esteri si è rivelata una strategia vincente per molte piccole imprese che necessitano però di: maggiori informazioni, maggior sostegno manageriale, più efficaci forme di accompagnamento e più validi strumenti finanziari. La Relazione del Garante, infine, individua alcune linee prioritarie d'intervento che possono essere in grado di rafforzare ulteriormente il percorso già avviato dal Governo italiano per migliorare il contesto in cui le imprese operano e per fornire loro il sostegno necessario ad accrescerne la competitività; le aree prioritarie in cui appare necessario continuare a intervenire in maniera incisiva sono l'aggregazione d'impresa; l'innovazione tecnologica; l'internazionalizzazione e la finanza per le MPMI.

    Tra le diverse forme di aggregazioni tra imprese, il contratto di rete costituisce la modalità che consente di sopperire con maggiore flessibilità ai "limiti" legati alle ridotte dimensioni: in particolare, facendo rete si consente anche ad imprese di piccole dimensioni di beneficiare sia d'investimenti in innovazione che della proiezione su possibili mercati internazionali. Il Garante segnala l'opportunità di dare nuovo vigore a tale strumento estendendo, tra l'altro, il regime di agevolazione fiscale, introducendo incentivi alle iniziative di reti promosse da un "soggetto catalizzatore" e sostenendo l'introduzione della figura del "manager di rete" (sul modello delle agevolazioni già previste per il "temporary export manager").

    Sul fronte dell'innovazione e delle elevate competenze richieste dal mercato globale, si elenca una serie di interventi già adottati per riattivare gli investimenti privati, orientandoli verso l'innovazione quale leva fondamentale per la competitività, e stimolare progetti innovativi da parte delle imprese (start-up e PMI innovative; credito d'imposta per investimenti in R&S; patent box per l'esenzione parziale dei redditi da sfruttamento di proprietà intellettuali; interventi del Fondo per la crescita sostenibile; credito di imposta per investimenti nel digitale nelle aree penalizzate dal digital divide).

    In tema di internazionalizzazione, lo sforzo da perseguire deve essere quello mirato ad ampliare il numero delle imprese esportatrici, potenziarne i canali di penetrazione nei mercati esteri, accrescerne le necessarie competenze manageriali, nonché migliorare la nostra capacità di attrazione degli investimenti esteri(1).

    Infine, va più efficacemente contrastata la crisi di liquidità che negli ultimi anni ha colpito soprattutto le MPMI, giacché la quota di esse che dichiara di non ottenere il finanziamento richiesto è circa doppia rispetto a quella delle imprese maggiori: 18,1% a fronte di 9,3%. A questo proposito, la proposta del Garante è quella di rendere più agevole l'attività dei venture capitalist, la promozione dell'attività di fund raising e la promozione dell'utilizzo dei mini-bond.

    A questi elementi si aggiungono, infine, due ulteriori priorità su cui la Relazione invita a porre particolare attenzione: i) le opportunità legate all'economia digitale ed al canale e-commerce; ii) lo sviluppo professionale e della managerialità. Infatti, la quota percentuale di piccole imprese digitalizzate che intrattengono relazioni con l'estero è quattro volte superiore a quella delle aziende non digitalizzate; inoltre, le MPMI attive su internet sono più produttive ed assumono più persone di quelle non attive. Ciò nonostante, la diffusione in Italia dell'acquisto di beni e servizi in rete si aggira solo intorno al 20% (a fronte del 47% medio dell'UE), mentre solo il 5% delle nostre MPMI non finanziarie vende in rete (a fronte del 14% europeo). La citata Relazione a questo proposito propone di varare un programma straordinario per indurre all'e-commerce un numero più ampio di MPMI, puntando su di un mix di strumenti, quali: politiche educative e formative ad hoc; incentivi a produttori e commercianti tradizionali affinché attivino anche il canale on line; incentivi ai soggetti privati in grado di aggregare l'offerta di prodotti certificati Made in Italy (consolidator d'offerta); semplificazione del quadro normativo comunitario e nazionale.

    Infine, il ricorso ad adeguate figure manageriali anche nelle MPMI è considerato un fondamentale elemento strutturale per consentire loro di agganciare la ripresa, conseguendo gli elevati standard qualitativi imposti dalla competizione globale. In merito, il Garante sottolinea, in particolare, due elementi: da un lato, l'importanza di puntare a valorizzare l'esperienza di manager e professionisti che intendano investire i propri capitali e la propria professionalità nelle numerose MPMI italiane che presentano grandi potenzialità; dall'altro, l'urgenza di riallineare la formazione tecnico-professionale alle reali esigenze del tessuto produttivo italiano, puntando in particolare verso le figure specialistiche "emergenti".

     

    Le principali norme recentemente emanate a sostegno delle PMI a livello nazionale

    Il Ministero per lo Sviluppo Economico ritiene opportuno promuovere – soprattutto attraverso lo sviluppo tecnologico – la crescita sostenibile e la diffusione di una nuova cultura imprenditoriale più incline ad attingere dal mondo della ricerca e dell'università, nonché ad aprirsi ai flussi internazionali di capitale umano e finanziario. A tal fine, all'inizio di quest'anno è stato emanato il D.l. n. 3/2015, denominato Investment compact per analogia al Fiscal compact di derivazione europea, che è stato recentemente convertito (con modificazioni) dalla legge n. 33/2015. Con il provvedimento larga parte delle misure già previste a beneficio delle start-up innovative sono state estese a una platea potenzialmente molto più ampia di imprese: le PMI innovative, vale a dire tutte le PMI che operano nel campo dell'innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione, dalla formulazione dell'oggetto sociale e dal settore di appartenenza(2).

    Le start-up innovative e le PMI innovative sono evidentemente considerate due stadi evolutivi di un unico processo coerente e sequenziale con cui il Governo intende non solo agevolare la fase di partenza, ma anche accelerare la crescita dimensionale e il rafforzamento delle imprese dotate di un forte carattere tecnologico(3).

    Tale programma previsto a favore delle PMI innovative consiste in un pacchetto di agevolazioni che intervengono su diversi aspetti della vita aziendale, rendendo più flessibile la gestione societaria, liberalizzando gli schemi di remunerazione, rafforzando l'accesso al credito, introducendo strumenti innovativi per la raccolta dei capitali, agevolando l'investimento in private equity, cioè in capitale di rischio, ed infine favorendo l'accesso ai mercati esteri.

    Poiché è stata introdotta una nuova nozione di "PMI innovativa", affinché un'impresa possa essere definita tale deve rispettare determinati ed imprescindibili requisiti obbligatori "cumulativi", nonché taluni requisiti alternativi. Relativamente ai primi, il menzionato provvedimento dispone innanzitutto che possono assumere la qualifica in oggetto le PMI che:

    - rientrano nei parametri dimensionali previsti dalla raccomandazione comunitaria 2003/361/CE(4);

    - sono costituite nella forma di società di capitali o di società cooperativa;

    - hanno la residenza in Italia o in uno degli altri Stati membri dell'Unione Europea, purché con sede produttiva o filiale in Italia;

    - hanno sottoposto l'ultimo bilancio a revisione;

    - non hanno azioni quotate in mercati regolamentati;

    - non sono iscritte alla sezione speciale delle start-up innovative del registro delle imprese, previsto dal D.l. n. 179/2012, ma devono registrarsi in altra sezione speciale del Registro delle imprese istituita presso le Camere di Commercio.

    Oltre ai suddetti requisiti, le imprese devono rispettare contemporaneamente due dei tre seguenti requisiti "alternativi" che attestino la loro capacità innovativa:

    i) volume di spesa in ricerca, sviluppo e innovazione in misura uguale o superiore al 3% del maggior importo tra costi totali e valore della produzione;

    ii) impiego (come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo):

    - in una quota almeno pari a 1/5 della forza lavoro complessiva, di dottori o dottorandi di ricerca presso un'università italiana o straniera, oppure di laureati, ma con almeno 3 anni di esperienza certificata di ricerca, presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all'estero;

    - ovvero, in una quota almeno pari a 1/3 della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale;

    iii) titolarità, anche quali depositarie o licenziatarie, di almeno una privativa industriale(5) (ovvero titolarità dei diritti relativi ad un programma per elaboratore registrato presso l'apposito Registro pubblico speciale), purché tale privativa sia direttamente afferente all'oggetto sociale e all'attività d'impresa (Pagamici, 2015a).

    Come già accennato, il Decreto Investment compact riconosce alle PMI innovative gran parte delle agevolazioni e semplificazioni previste a favore delle start-up innovative. Nel dettaglio, le prime:

    - hanno diritto all'esonero dall'imposta di bollo per l'iscrizione al Registro delle imprese(6);

    - possono remunerare il personale con piani d'incentivazione in equity, quali stock option, con contemporaneo esonero da imposizione sul reddito;

    - godono di numerose deroghe al diritto societario;

    - non sono soggette alla disciplina delle società non di comodo(7);

    - possono raccogliere capitali di rischio tramite portali on-line (c.d. equity crowdfunding).

    Inoltre, i soggetti (persone fisiche e giuridiche) che investono nelle PMI innovative possono godere degli incentivi fiscali previsti dal D.l. n. 179/2012. Alle PMI innovative è anche assicurato l'accesso gratuito e diretto al Fondo centrale di garanzia (di cui allo stesso D. l. n.179); tale garanzia copre fino all'80% del credito erogato dalla banca, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso semplificati e in via prioritaria. Infine, per quanto concerne le PMI innovative, queste possono accedere anche alle varie forme di sostegno fornito nel processo di internazionalizzazione dall'Agenzia ICE e previsto dal decreto citato(8).

    Con la legge n. 33/2015, di conversione del decreto Investment compact, si interviene però anche sulla disciplina vigente in materia di start-up innovative, da un lato, e del Fondo Garanzia PMI, dall'altro. Relativamente alle start-up innovative s'introduce una loro nuova definizione, per cui una start-up innovativa rimane tale fino a 60 mesi dalla data di costituzione, anziché 48 mesi com'era in precedenza. Da tale modifica discende anche l'estensione da quattro a cinque anni, dopo l'iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, dell'esonero dal pagamento dell'imposta di bollo, dei diritti di segreteria e dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle Camere di Commercio. Tra i requisiti modificati c'è anche quello relativo alla sede: l'ambito di applicazione della normativa non si limita alle società residenti in Italia, ma si estende anche alle società residenti in uno Stato membro dell'Unione europea (o dello Spazio economico europeo), a condizione però che abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia(9).

    Relativamente al Fondo di Garanzia PMI, invece, ad esso sono state recentemente apportate rilevanti modifiche che ne hanno potenziato e ampliato le possibilità d'intervento: col decreto Investment compact si è limitato alla sola garanzia diretta il rilascio della garanzia del Fondo per le operazioni finanziarie di nuova concessione o erogazione, e si sono estese le garanzie alle assicurazioni ed agli organismi di investimento collettivo del risparmio. Inoltre, sarà presto operativa la sezione dedicata alle operazioni di micro-credito, che può contare su una dotazione finanziaria complessiva di 40 milioni di euro(19), per la quale la garanzia sarà rilasciata a titolo gratuito. D'altro lato, però, con la legge cd. Milleproroghe 2015, è stata invece sospesa, per tale anno, l'estensione dell'accesso al Fondo alle imprese fino a 499 addetti, prevista dalla Legge di stabilità 2015 (Pagamici, 2015b)

    In definitiva, appare evidente come negli ultimi tempi l'intervento governativo sul piano normativo a favore della PMI innovative sia stato molto intenso, ma le nuove norme non sono state introdotte nell'ordinamento mediante un unico provvedimento o una serie di provvedimenti tra loro coordinati e tendenzialmente completi – come quelli sollecitati dal Garante delle MPMI – bensì in modo parziale ed inoltre intervenendo con modifiche a norme recentemente emanate.

    Per quanto riguarda la parzialità delle misure assunte emerge chiaramente che le agevolazioni introdotte con i provvedimenti considerati ineriscono principalmente l'innovazione tecnologica, quale percorso obbligato verso l'internazionalizzazione, ma – dato il loro limitato risvolto finanziario – si dubita che esse possano risultare incisive e determinanti per tutte le potenziali imprese destinatarie. Circa invece le modalità d'intervento che sono state di fatto privilegiate, sembra che non si sia tenuto sufficientemente conto delle condizioni di forti difficoltà operative e, talvolta, anche di vero e proprio condizionamento derivante dalla limitata dimensione in cui versano attualmente le PMI italiane, rischiando così di compromette l'efficacia delle misure stesse. In effetti, il piccolo imprenditore e l'artigiano, cioè i destinatari di questi provvedimenti, si trovano ad operare ancora una volta in presenza di un quadro normativo in veloce evoluzione e, di conseguenza, per loro di difficile applicazione, anche al di là della validità intrinseca delle misure adottate.

     

    Le principali iniziative recentemente realizzate dalla Regione Piemonte per le imprese artigiane

    La Regione Piemonte – ritenendo che l'artigianato rappresenti, non soltanto a livello regionale, il settore economico più importante per mantenere e creare nuova occupazione – promuove tale settore produttivo, puntando in particolar modo alla qualificazione delle produzioni, al miglioramento qualitativo e alla sicurezza dei processi di lavorazione, giacché una simile politica consente di raggiungere anche altri obiettivi, tra cui la salvaguardia dei consumatori (Grandi, 2015). La normativa in materia di artigianato è costituita da un datato testo unico (L.R. n. 1/2009), che punta al generico obiettivo di sostenere gli investimenti mirati allo sviluppo e alla qualificazione delle piccole e medie imprese artigiane. In base ad essa è stato approvato dalla Giunta regionale il Documento triennale di indirizzi 2012-2014, con il quale sono state individuate le priorità per l'attuazione della legge, con riferimento agli obiettivi, agli strumenti e alle tipologie di intervento ed ovviamente anche all'impiego delle risorse stanziate nel bilancio regionale. Il programma degli interventi finanziato dal Fondo Regionale per lo sviluppo e la qualificazione delle piccole imprese - Sezione Artigianato, è gestito dalla Finpiemonte, cioè la società finanziaria regionale.

    Negli ultimi 4-5 anni, tuttavia, le pratiche per ottenere finanziamenti agevolati per investimenti nel settore del piccolo artigianato e nel commercio tradizionale hanno subìto una flessione nell'ordine del 90%, presumibilmente anche a causa della crisi. Per evitare che si proceda verso la desertificazione delle piccole attività produttive Finpiemonte e Comune di Collegno hanno recentemente deciso di collaborare in un'iniziativa pilota per la concessione di ulteriori finanziamenti a start-up e piccole imprese del terziario commerciale che già beneficiano di agevolazioni regionali. In questo modo si punta a massimizzare l'effetto dell'intervento pubblico complessivo attraverso sinergie economiche ed operative. In pratica, chi beneficia di finanziamenti a tasso agevolato da Finpiemonte otterrà – grazie ad un'unica istruttoria – un contributo a fondo perduto dal Comune di Collegno pari al 10%, che sale al 15 ed al 25% se l'investimento è accompagnato da assunzioni a tempo, rispettivamente, determinato o indeterminato.

    Si tratta di un tentativo di arginare la crisi dei consumi attraverso la collaborazione non solo tra Istituzioni pubbliche locali, ma anche con le Associazioni di via, giacché parte dei fondi per questa iniziativa proviene da quelli che derivano dalla presenza nella città di aziende della grande distribuzione. Occorre però anche un'innovazione, sia organizzativa che tecnologica, nel commercio di vicinato e nell'artigianato per iniziative in grado di rivitalizzare l'economia della zona.

    Se l'esperimento funzionerà, secondo il competente Assessorato regionale alle Attività produttive esso verrà esteso ad altri Comuni, fornendo anche l'occasione per valutare le stesse misure regionali di sostegno che, forse, non funzionano più e vanno dunque ripensate, magari anche alla luce delle molto più numerose ed eterogenee indicazioni già avanzate a livello sovra-regionale, cioè sia nazionale che europeo.

     

    Bibliografia

    - Commissione europea (2015), Relazione per paese relativa all'Italia 2015 comprensiva dell'esame approfondito sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici, COM(2015) 85 final, Bruxelles.

    - Grandi A. (2015), Finpiemonte sostiene commercio e artigianato nell'hinterland torinese, www.ilsole24ore.com/, 26 febbraio.

    - Ministero dello Sviluppo Economico, Garante per le micro, piccole e medie imprese (2015), Relazione al Presidente del Consiglio, Roma.

    - Pagamici B. (2015a), Investment compact: le caratteristiche delle PMI innovative, http://www.ipsoa.it/, 03 aprile.

    - Pagamici B. (2015b), Investment compact e microcredito potenziano il Fondo di garanzia PMI, http://www.ipsoa.it/, 10 aprile.

    - Pagamici B. (2015c), PMI innovative: agevolazioni e semplificazioni burocratiche, http://www.ipsoa.it/, 07 aprile.

    - Pagamici B. (2015d), Start-up innovative, oneri di avvio: esenzione per 5 anni, http://www.ipsoa.it/, 13 aprile.

     

     

     

     

     

    Nota(1) Questi ultimi sono tutti obiettivi prioritari del Piano straordinario per la promozione del Made in Italy a favore del quale il Governo ha recentemente stanziato significative risorse

    Nota(2) Si tenga conto che le PMI innovative possono fare leva anche su due recenti misure fortemente correlate alle attività condotte nell'ambito dell'innovazione tecnologica: - il credito d'imposta per R&S, previsto dalla Legge di Stabilità 2015 con cui è stata riscritta la disciplina del credito di imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, introdotta dal Decreto "Destinazione Italia", differendo la sua operatività al 2015, ma contemporaneamente dilatandone il periodo di fruizione fino all'anno 2019; - il Patent Box, anch'esso previsto dalla Legge di Stabilità 2015, che ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento delle agevolazioni fiscali sui redditi derivanti dallo sfruttamento della proprietà intellettuale

    Nota(3)   In proposito si tenga presente che dal Rapporto sulla crescita 2015 relativo all'Italia, recentemente predisposto dalla Commissione Europea con l'obiettivo di analizzare e monitorare lo stato di crescita economica dei diversi Paesi dell'Unione, emerge che nel periodo 2013-2014 l'intensità delle attività di ricerca e sviluppo, sia pubbliche che private, nel nostro Paese era al di sotto della media europea, anche se sono stati compiuti alcuni passi per favorire gli investimenti in questo settore: significativo, in particolare, è il dato relativo all'intensità di ricerca e sviluppo delle imprese italiane, che nel 2013 era pari allo 0,67% contro una media europea dell'1,29% (Commissione europea, 2015)

    Nota(4)  Ossia, numero di occupati inferiore a 250 e fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, oppure totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro

    Nota(5)  Relativa a un'invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale

    Nota(6)  Sono invece tenute al pagamento dei diritti di segreteria dovuti per adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonché del pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle CCIAA

    Nota(7)  Le PMI innovative non sono tenute ad effettuare il test di operatività per verificare lo status di società non operativa

    Nota(8) Tale sostegno include l'assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, l'ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l'attività volta a favorire l'incontro delle imprese innovative con potenziali investitori (Pagamici, 2015c)

    Nota(9) Tuttavia, va segnalato che la carenza di coordinamento normativo determina alcune incongruenze su tale disciplina (Pagamici, 2015d)

    Nota(10)  Vale la pena di precisare che della dotazione della sezione 30 milioni sono stanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico, mentre 10 milioni derivano dai versamenti volontari dei parlamentari del gruppo del Movimento5Stelle

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