Cultura e qualità del lavoro artigiano

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università degli Studi di Verona)

    La ricerca

    Il lavoro artigiano costituisce un argomento di ricerca e di studio che riveste un particolare interesse. In un paese come l'Italia, caratterizzato dalla forte presenza di piccole e piccolissime imprese, interrogarsi sulle condizioni di lavoro nelle imprese artigiane rappresenta una strada per conoscere da vicino organizzazioni che costituiscono spesso l'ossatura fondamentale di interi settori e territori produttivi. Da sempre le piccole imprese sono state oggetto di studio, nella loro configurazione organizzativa e per quel che attiene la capacità di trasformare i prodotti e i processi e di inserirsi nelle diverse aree e filiere di mercato (Centro Studi CNA, 2011; Confartigianato, 2011). Un po' meno approfondita risulta invece la prospettiva delle condizioni lavorative.

    Le riflessioni proposte in queste pagine hanno come base informativa le risultanze di un percorso di ricerca condotto in provincia di Trento che ha interessato un campione di 680 lavoratori dipendenti, appartenenti a 216 imprese artigiane operanti in vari settori e aree geografiche interne alla provincia. L'indagine, promossa dall'Associazione Artigiani e Piccole Imprese della Provincia di Trento e realizzata dall'Università di Verona, ha previsto due fasi distinte di somministrazione, sul luogo di lavoro e nella modalità face to face, di un questionario: aprile-ottobre 2011 e gennaio-febbraio 2012, intervallate da una fase di controllo e taratura. L'obiettivo della ricerca era quello di studiare in particolare gli aspetti della cultura del lavoro e della qualità della vita lavorativa. Il questionario era quindi strutturato in sei aree di contenuti, legate fra loro: (1) il profilo del lavoratore, quindi le caratteristiche lavorative degli intervistati (inquadramento, attività svolta, ecc.); (2) il significato del lavoro, ossia l'orientamento verso il lavoro (caratteristiche del lavoro ritenute più importanti, grado di accordo su alcune concezioni del lavoro, ecc.); (3) le condizioni di lavoro, quindi le dimensioni della qualità del lavoro (delle quali diremo fra poco); (4) lavoro, vita e futuro, e pertanto gli aspetti della vita ritenuti più rilevanti, il condizionamento lavoro-vita, le prospettive future in termini di rischi e progetti, ecc.; (5) l'impresa artigiana, quindi l'idea degli intervistati a proposito dell'impresa artigiana a confronto con quella industriale, rispetto al radicamento nel territorio di appartenenza, ecc.; (6) la scheda dell'intervistato, riferita alle informazioni oggettive sui soggetti coinvolti (sesso, età, titolo di studio, ecc.).

    Per individuare i lavoratori da intervistare è stato selezionato un campione di imprese partendo dall'archivio delle imprese aderenti all'Associazione Artigiani e Piccole Imprese della Provincia di Trento, che, nel 2008, su 14.000 imprese iscritte all'Albo delle Imprese Artigiane della Provincia di Trento ne associava 9.440 (67,4%) (Ermeneia, 2010; Osservatorio del mercato del lavoro, 2012). L'estrazione delle imprese è avvenuta prendendo a riferimento tre fattori di selezione: zona di insediamento, settore di attività e numero di dipendenti, ritenendo quest'ultimo fattore esplicativo della dimensione delle imprese (fino a 3 dipendenti, da 4 a 10 dipendenti, oltre i 10 dipendenti).

    Per un maggiore dettaglio relativamente al quadro teorico di fondo della ricerca e agli aspetti metodologici si rinvia alla pubblicazione che ricostruisce il percorso compiuto e presenta la totalità dei dati raccolti (Gosetti, 2014; per ulteriori approfondimenti sugli aspetti del quadro teorico si veda anche: Gallie, Gosetti, La Rosa, a cura di, 2012). Ci limitiamo in premessa a dire che i due concetti, e oggetti, chiave sui quali si è articolato il progetto di studio sono stati quello di cultura del lavoro e qualità della vita lavorativa. Per cultura del lavoro si intende quell'insieme di valori, norme, simboli, riti, rappresentazioni sociali, che caratterizzano una fase storica del lavoro, connotano un territorio, un ambito professionale, un'organizzazione, un comparto produttivo. E' direttamente riferibile al senso e al significato del lavoro e normalmente passa attraverso l'analisi delle caratteristiche del lavoro ritenute più importanti (retribuzione, stabilità del posto, autonomia nel fare il lavoro, ecc.), della collocazione del lavoro nella scala complessiva dei valori (famiglia, disponibilità economica, ecc.) e nei progetti di vita, delle riflessioni operate sulle esperienze lavorative compiute e sui cambiamenti del lavoro, del ruolo attribuito al lavoro nel contesto sociale (come fattore di integrazione, ecc.) e nelle relazioni sociali (come fattore di legame sociale, ecc.). La ricerca in questo caso ha studiato soprattutto i primi tre aspetti. Per quanto riguarda la qualità della vita lavorativa, ci si riferisce alla relazione fra bisogni del lavoratore e organizzazione del lavoro. La qualità della vita lavorativa include l'analisi di aspetti soggettivi (soddisfazione e autovalutazione delle condizioni di lavoro) e oggettivi (comportamenti praticati e condizioni organizzative), e riguarda sia la qualità del lavoro in senso stretto, quindi aspetti economici (sicurezza economica, riconoscimento economico, ecc.), ergonomici (benessere e impegno psico-fisico nel lavoro, sicurezza sul lavoro, ecc.) di complessità (impegno, crescita professionale, ecc.), di autonomia (discrezionalità, autodeterminazione, ecc.), di controllo sul lavoro (partecipazione ai processi decisionali per controllare le condizioni del proprio lavoro, ecc.) e simbolici (apprezzamento per il lavoro fatto, visibilità, utilità sociale del lavoro, identità lavorativa, ecc.); sia la qualità del rapporto fra lavoro e vita, e pertanto aspetti primariamente relativi alla conciliazione fra lavoro e vita (rendere compatibili tempi/spazi/scelte di vita e di lavoro, ecc.) alla protezione sociale (sicurezza nel mantenimento del lavoro, pianificazione della vita lavorativa, ecc.) alla partecipazione sociale (partecipazione a progetti sui beni comuni, ai processi di sviluppo democratico, ecc.). Relativamente a questo quadro analitico, la ricerca ha studiato tutte le sei dimensioni della qualità del lavoro e la dimensione della conciliazione fra lavoro e vita.

     

    Alcune risultanze significative

    Il campione presenta una netta prevalenza della componente maschile, un'età degli intervistati piuttosto giovane e il diploma professionale (41,4%) quale titolo di studio prevalente, seguito dalla licenza di scuola media inferiore (27,6%) e dal diploma di scuola superiore (23,4%). Un terzo degli intervistati opera nel settore edile; gli altri intervistati si collocano per il 27,6% nel settore manifatturiero meccanico (ferro e leghe, meccanica, ecc.), il 24,4% in altri settori manifatturieri non meccanici (alimentare, tessile, legno, ecc.) e il 16,8% nel settore dei servizi (trasporti, servizi alla persona, ecc.).

    Se guardiamo alla cultura del lavoro, e quindi ai significati attribuiti al lavoro, vediamo che per gli intervistati ciò che conta nel lavoro è soprattutto la stabilità del posto e la dimensione relazionale, due caratteristiche che finiscono in cima alla classifica dei quindici elementi sottoposti alla valutazione. Subito dopo in classifica troviamo la possibilità di esprimere le proprie capacità e l'apprezzamento per il lavoro fatto. Si collocano invece verso il fondo della graduatoria: la possibilità di rimanere vicino a casa, l'orario, i ritmi, la partecipazione alle decisioni dell'azienda. Ponendo in una ipotetica relazione di scambio alcuni aspetti del lavoro, vediamo che gli intervistati si dichiarano disponibili a lavorare anche di più a fronte di un maggiore guadagno, ma il guadagno 'perde la sfida' con le relazioni, così come nei confronti dell'apprezzamento per il lavoro fatto e la libertà nel lavoro. In generale, emerge quindi come prioritaria una dimensione di crescita-relazione-riconoscimento, che, se guardata attraverso la lente dei settori produttivi, ci dice che i lavoratori delle imprese di servizio e dell'area manifatturiera meccanica, appaiono più orientati verso aspetti del lavoro relazionali, simbolici e di libertà, mentre coloro che operano nelle imprese edili (in particolare) e nell'area manifatturiera non meccanica, più verso aspetti strumentali di guadagno. Un altro modo per cogliere la cultura del lavoro è quello di guardare al posizionamento del lavoro nella graduatoria degli aspetti importanti della vita. In testa alla classifica composta da quindici aspetti della vita finiscono nell'ordine la famiglia, il tempo libero, il lavoro, la disponibilità economica e gli amici. In fondo, la carriera e il successo, l'impegno politico e religioso. Ciò che conta è quindi la dimensione affettiva più immediata e il lavoro, che comunque non deve invadere più di tanto il tempo libero.

    Se guardiamo alla posizione degli intervistati verso la flessibilità del lavoro vediamo che vi è una certa disponibilità ad accogliere processi di flessibilizzazione degli orari e dei compiti da svolgere, meno verso l'ingresso-uscita dei lavoratori dall'impresa. Per quanto riguarda gli aspetti retributivi, notiamo una disponibilità alla flessibilizzazione quando il riconoscimento economico è differenziato rispetto alla responsabilità diretta del lavoratore, meno quando sono chiamate in causa responsabilità dell'impresa sul raggiungimento dei risultati.

    La seconda area di contenuto affrontata dalla ricerca è quella della qualità della vita lavorativa. Agli intervistati è stata sottoposta una serie di batterie di item, ciascuna delle quali riconducibile ad elementi costitutivi di una dimensione della qualità della vita lavorativa, che in fase di elaborazione dei dati sono stati aggregati in un indicatore sintetico per ciascun area (aspetti economici, ergonomici, di complessità, ecc.). Vediamo alcuni risultati per le diverse dimensioni della qualità della vita lavorativa, prendendo a riferimento l'indicatore sintetico di ogni dimensione che rielabora le risposte fornite dagli intervistati distribuendole su quattro livelli (basso, medio-basso, medio-alto e alto).

    Per quanto riguarda la retribuzione la metà del campione la considera appena sufficiente a coprire le spese essenziali, mentre un terzo la ritiene in grado di permettere un buon tenore di vita; gli altri intervistati si collocano ai poli estremi della valutazione (chi non la considera sufficiente è il 13,0%, chi rileva che consente di avere un buon tenore di vita e pagare anche degli extra è il 5,5%). La valutazione diventa più positiva all'aumentare delle dimensioni dell'impresa e al crescere della qualificazione professionale. Più critici sono i lavoratori appartenenti alle imprese manifatturiere non meccaniche e dei servizi. Se guardiano agli aspetti ergonomici del lavoro, e quindi alla presenza sul lavoro di temperature non idonee (troppo alte o basse), rumori, polveri ecc., vediamo che relativamente all'indicatore complessivo che misura il carico psico-fisico il campione è tutto sommato posizionato sui livelli bassi, a dimostrazione di una buona condizione lavorativa in generale. Maggiori problemi però si rilevano nel settore edile, com'era facile prevedere. La complessità del lavoro, e quindi la varietà dei compiti, l'impegno a risolvere problemi ed affrontare imprevisti, ecc. vede gli intervistati gravitare attorni ai livelli intermedi dell'indicatore, e quindi se solo in pochi casi si raggiunge il livello più elevato (soprattutto da parte di coloro che lavorano nel settore manifatturiero meccanico e dei servizi), i lavoratori si posizionano in generale a distanza dalla soglia di forte ripetitività del lavoro. L'autonomia, ossia il poter scegliere se fare pause, come fare un lavoro, l'intensità e il ritmo del lavoro, ecc. vede il campione posizionarsi un po' più verso il livello medio-basso, ma con significative differenze settoriali. Infatti di nuovo quanti lavorano nel settore manifatturiero meccanico e nei servizi dichiarano un livello di autonomia decisamente più significativo di altri. Per quanto riguarda la dimensione del controllo sul proprio lavoro, e quindi della partecipazione alle decisioni dell'organizzazione, il campione si divide e si distribuisce in maniera quasi uniforme sui quattro livelli dell'indicatore, a dimostrazione di nuovo che esistono significative differenze settoriali (si partecipa di più nei settori manifatturiero meccanico e dei servizi), legate al profilo professionale (partecipano di più quanti hanno un livello di inquadramento elevato), e così via. La dimensione simbolica, analizzata studiando in questo caso aspetti legati alla fiducia e alla rilevanza che secondo gli intervistati gli altri (famiglia, colleghi, ecc.) attribuiscono al loro lavoro, vede il campione decisamente spostato sui livelli alti dell'indicatore, a dimostrazione che nell'ambio artigiano studiato esiste la percezione di un significativo riconoscimento simbolico. Per quanto riguarda la qualità del rapporto fra lavoro e vita, studiata considerando l'influenza dei compiti di lavoro su quelli di vita e viceversa, se anche in questo caso guardiamo all'esito dell'indicatore complessivo notiamo che tre intervistati su quattro dichiarano di non trovare forti condizionamenti fra lavoro e vita, in particolare coloro che lavoro nel settore dei servizi. Com'era facile attendersi, in sintonia anche con altre ricerche a livello locale e nazionale (Isfol, 2013), è la componente femminile a rilevare maggiori difficoltà nel conciliare lavoro e vita, e a dichiarare soprattutto un'influenza problematica dei compiti di vita (cura dei figli, attività extra lavorative, ecc.) sul lavoro (possibilità di carriera, di crescita professionale, di cambiare lavoro, ecc.).

    Un dato interessante, che conferma quanto spesso evidenziano le ricerche, è la quota piuttosto elevata di soggetti che si dichiarano soddisfatti del lavoro: interrogati a partire da una scala a quattro livelli (nulla, poco, abbastanza e molto) poco più della metà degli intervistati manifesta la propria soddisfazione in termini di "abbastanza" e quattro su dieci si dichiarano "molto" soddisfatti. Se volessimo quindi definire un profilo generale del campione coinvolto potremmo dire che siamo di fronte ad una popolazione lavorativa soddisfatta, che lavora in condizioni ergonomiche buone, ha un livello medio di complessità lavorativa lontano dal pericolo della ripetitività e dell'alienazione, vede spesso riconosciuto il lavoro fatto, opera in condizioni di autonomia e di partecipazione soprattutto se lavora alcuni ambiti (servizi e meccanico manifatturiero) e ha caratteristiche personali distintive (profilo professionale, ecc.), tutto sommato concilia bene vita e lavoro, avendo però qualche problema in più se donna, ed esprime una posizione critica verso gli aspetti retributivi.

    Un ultimo elemento che possiamo qui evidenziare riguarda il radicamento dell'impresa artigiana nel proprio territorio di riferimento. Gli intervistati sono convinti che effettivamente esista un radicamento dell'impresa nel territorio e che principalmente passi per la capacità dell'impresa artigiana di mantenere vivo il territorio locale, di essere attenta ai clienti locali e di sostenere le attività locali; e che meno riguardi invece la tendenza ad occupare persone del luogo, ad avere un rapporto stretto con gli amministratori locali o a svolgere un'attività legata alle tradizioni locali.

    In conclusione, sebbene in questa sede sia stato dato spazio ad aspetti che definiscono il profilo complessivo del campione coinvolto, un elemento su tutti che emerge dalla ricerca è quello della forte eterogeneità che caratterizza il mondo artigiano studiato. Fiducia, pragmatismo, riconoscimento sono alcune parole chiave che caratterizzano il profilo delle condizioni lavorative del campione, ma gli aspetti economici, contenutistici, di autonomia, di conciliazione fra lavoro e vita si differenziano significativamente a seconda del settore, del dinamismo dell'impresa (misurato con un apposito indicatore inserito nel questionario), del profilo professionale, ecc. Metodologicamente la ricerca ha inoltre confermato l'importanza di guardare ad aspetti oggettivi e soggettivi della condizione lavorativa, per cogliere efficacemente la relazione che si crea fra bisogni del lavoratore e profilo organizzativo del lavoro.

    Come si è detto in apertura, il tema delle condizioni lavorative dei dipendenti delle imprese artigiane è stato meno di altri oggetto di ricerca empirica, mentre sono state studiate soprattutto le caratteristiche delle imprese, il profilo degli imprenditori, le strategie produttive, e così via. Importante sarebbe quindi dare continuità a questi percorsi di analisi soprattutto attraverso la comparazione fra territori, per cogliere come oltre alle evidenti differenze settoriali, vi possano essere caratterizzazioni importanti legate allo specifico contesto socio-economico, produttivo e culturale di appartenenza delle imprese artigiane. Caratterizzazioni legate proprio al radicamento di queste forme produttive, che entrano nella cultura del lavoro e quindi nella valutazione della qualità del lavoro e della vita lavorativa. Una prospettiva comparativa di questa natura consentirebbe di ricavare ulteriori elementi operativi in grado di orientare anche le politiche del lavoro. Il mondo artigiano, composto da organizzazioni eterogenee e distribuite sul territorio e in vari settori produttivi, può costituire infatti un valido laboratorio per sperimentare forme di organizzazione del lavoro attente alla qualità della vita lavorativa.

     

    Bibliografia

    Centro Studi CNA (2011), Le imprese nonostante tutto, Roma.

    Confartigianato (2011), Il lavoro nell'artigianato. Focus sul lavoro dipendente, Roma.

    Ermeneia (2010), L'artigianato per lo Sviluppo. Terzo Rapporto annuale 2009, Provincia Autonoma di Trento, Milano, FrancoAngeli.

    Gallie D., Gosetti G., La Rosa M. (a cura di) (2012), Qualità del lavoro e della vita lavorativa. Cosa è cambiato e cosa sta cambiando, numero monografico di Sociologia del lavoro, n. 127.

    Gosetti G. (2014), Lavorare nell'impresa artigiana. Cultura del lavoro e qualità della vita lavorativa, Milano, FrancoAngeli.

    Isfol (2013), Le dimensioni della qualità del lavoro. I risultati della III indagine sulla qualità del lavoro, Isfol, Roma.

    Osservatorio del mercato del lavoro (a cura di) (2012), XXVII Rapporto sull'occupazione in provincia di Trento, Provincia Autonomia di Trento, Agenzia del lavoro, Milano, FrancoAngeli.

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