Tra antichi e nuovi mestieri

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Agenzia Piemonte Lavoro)

    Introduzione

    Riflettere sull'artigianato mette sempre un po' in difficoltà. Da una parte, si rischia di rimanere attaccati ad immagini di mondi che non ci sono più, dall'altra, dopo ulteriori approfondimenti, ci si rende conto di immergersi in un mondo che è vivo ed in continua mutazione. Rimane comunque utile partire da quello che c'è, per meglio capire quello che potrà esserci.

    La presenza di imprese artigiane in Piemonte risulta consistente, diffusa e articolata e rappresenta il 28,8% del totale. Partire da quello che c'è può riservare -in termini di mestieri della tradizione artigiana- delle sorprese perché è bene rendersi conto che tali mestieri non solo non sono del tutto scomparsi, ma continuano ad esistere anche se sotto forme diverse da quelle del passato. Sulla base di tutte queste riflessioni l'utilizzo dell'archivio di proprietà della Regione Piemonte, Silp(1) - che fa riferimento alle assunzioni delle 'Professioni qualificate dell'artigianato' contenute nelle Classificazioni Istat(2) - permette proprio di fare un confronto tra il presente ed il passato.

    Quest'analisi dei dati con fini esclusivamente esplorativi è finalizzata a comprendere la consistenza di antichi mestieri richiesti dal mercato del lavoro piemontese all'interno delle 'Professioni qualificate dell'artigianato' a cui sono stati associati dall'Istat: è' un'analisi complessiva, tratta dai flussi occupazionali attivati dalle Imprese e distinti in funzione del gruppo professionale(3).

     

    Alla ricerca dei mestieri artigiani scomparsi: quali, quanti e dove?

    Per quanto concerne il lavoro dipendente l'analisi dei dati contenuti nell'archivio della Regione Piemonte conferma comunque la presenza di antichi mestieri, segnalandone la graduale scomparsa o la trasformazione.

    I 33 mestieri individuati nel Silp che si richiamano ad antiche professioni artigiane (escluse quelle dell'auto) hanno registrato 96.728 assunzioni e 83.471 persone assunte tra il 2008 ed il 2011. In alcuni casi, si tratta di mestieri che stanno scomparendo, in altri casi i dati segnalano invece evoluzioni importanti.

    Questi mestieri rappresentano la metà di tutti quelli legati alle "Professioni qualificate dell'artigianato"

     

    Tabella 1.1 Assunzioni, assunti, assunzioni procapite tra il 2008-2011 (v.a. e %)

    Fonte: Rielaborazione Apl su dati Silp

     

    Anche nel settore dell'auto si riscontra una situazione "ibrida" di professioni tradizionali che in parte sopravvivono e in parte sono totalmente scomparse.

    Se ci si riferisce alle professioni qualificate e semi qualificate dell'auto, così come indicate nella Classificazione Istat 2001 e presenti nel Silp(4), si vede come alcuni mestieri delle origini (quelli che secondo la letteratura sono comparsi tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento) si ritrovano ancora oggi tra le assunzioni. Come si vede nella Tabella 1.2. si tratta di 13 mestieri dell'auto con 19.764 assunzioni e 11.140 persone assunte tra il 2008 ed il 2012 in Piemonte.

     

    Tabella 1.2 Assunzioni, assunti, assunzioni procapite di qualifiche artigiane e metalmeccaniche tra il 2008 ed il 2012

    Fonte. Rielaorazione Apl su dati Silp

     

    I dati dimostrano dunque ancora oggi l'esistenza di un nucleo consistente di antichi mestieri, tanto nell'artigianato più tradizionale quanto nei comparti metalmeccanici più 'moderni'come l'automotive.

     

    Il neo-artigiano e l'artigianalità

    Nel comprendere le trasformazioni dell'artigianato si rischia di rimanere comunque vittime di alcune "trappole": la prima è quella di sopravvalutare la consistenza di antichi mestieri che tuttora esistono ma che inevitabilmente si esauriranno.

    Ad esempio l'integrazione di tecnologie avanzate nelle professioni dell'auto ne ha trasformato i profili e solo apparentemente ricordano i mestieri del passato. Ciò accade perché l'auto oggi ha una forte componente di elettronica; per questo motivo il meccanico deve avere una formazione nel campo dell'elettronica e dell'informatica e soprattutto dell'elettronica applicata all'auto.

    La meccatronica ha sostanzialmente determinato l'evoluzione di questa figura che risulta ormai lontana anche da quella che conoscevamo negli anni '90.

    La seconda trasformazione consiste nell'inglobamento di attività che richiedono abilità neo artigiane in imprese medie e grandi Pmi del made in Italy. Se non consideriamo ciò corriamo il rischio di associare la figura dell'artigiano esclusivamente alla piccola impresa: una visione che oggi potrebbe essere molto limitativa.

    Vi sono infatti Pmi che non hanno rinnegato la figura del lavoro artigiano, ma ne hanno organizzato la qualità e ne hanno proposto il valore su scala internazionale. Imprese che sono state capaci di mescolare il sapere scientifico con i gesti della tradizione superando l'idea dell'artigianato fondato sulle sue sole componenti manuali, senza alcun apporto della tecnologia.

    Per molto tempo la parola "artigiano" è stata purtroppo una parola un po' "polverosa". Chi la usava, immaginava spesso qualcosa di imperfetto, dozzinale rispetto alla precisione seriale e all'affidabilità di un prodotto industriale. Oggi la rete parla invece di eccellenze, Samsung, di maestri(5) . E "artigianale" (inteso come neo-artigianale e artigianalità) è ritornato ad essere un attributo positivo, sinonimo di sartorialità, di attenzione al cliente, di "ben fatto" e soprattutto di made in Italy.

     

    Conclusioni

    La parola "artigiano" dunque, più che indicare una lista di mestieri ben identificabili sulle tabelle dell'Istat, assume sempre più la connotazione di aggettivo che rivaluta uno specifico modo di lavorare e di essere imprenditore. Focalizzarsi sulle sole attività di piccola dimensione poi, impedisce di cogliere il valore che il lavoro artigiano ha oggi nelle imprese di maggiori dimensioni. Uno "spirito artigiano" che permea gran parte della media e grande impresa del made in Italy, che consente ai grandi gruppi della moda e del lusso di produrre confezioni, borse e accessori di straordinaria qualità da vendere sui mercati internazionali.

    Ma non solo: la capacità artigianale del Paese risiede anche nelle competenze dei modellisti che consentono ai protagonisti dell'Italian Style di tradurre i loro bozzetti in prototipi e prime serie per la produzione industriale in Paesi lontani; e ancora, nelle competenze artigiane dei manutentori e degli attrezzisti di macchine utensili che garantiscono la competitività della meccatronica italiana nel mondo.

    Anche questo è un cambio di prospettiva importante: artigiano" oggi è un attributo che qualifica un modo di lavorare, più che una professione o una categoria professionale in sé e per sé, soprattutto, non è più sinonimo di piccolo imprenditore. Oggi è artigiana anche un'impresa di medie o grandi dimensioni se è in grado di essere più sartoriale che seriale.

    Questo cambiamento di percezione è stato più rapido di quanto si potesse immaginare.

    I piccoli sono comunque tanti (5.000.000 gli artigiani in Italia) e debbono certamente contare di più e soprattutto in maniera diversa rispetto al passato. Secondo le statistiche dell'Istat, la stragrande maggioranza del nostro tessuto industriale è costituita da microimprese che contano meno di dieci dipendenti. Dentro il grande universo delle imprese iscritte alle organizzazioni artigiane troviamo un po' di tutto, dagli artigiani che producono le ceramiche, ai gelatai a coloro che producono cassonetti per i rifiuti.

    E' lecito domandarsi a questo punto quale possa essere la consistenza di uno scenario economico in cui l'artigiano potrebbe diventare protagonista della crescita e dell'innovazione: che senso potrebbe dunque avere un rilancio della figura dell'artigiano nei numeri di un'economia sempre più globale? Ovviamente la possibilità di sfruttare le potenzialità di internet favorisce molto la diffusione delle innovazioni e, la creazione di comunità. Purtroppo un tempo bastava conoscere il proprio mestiere e saperlo fare: oggi un bravo artigiano sa usare internet per proporsi al meglio, usa le lingue per imparare e comunicare, opera commistioni ben riuscite con nozioni che vanno oltreal "mestiere dell'artigiano".

    Ma oggi solo il 14% delle Pmi utilizza l'e commerce e il nostro Paese rimane l'ultimo soprattutto per la banda larga! E' per questo motivo, che il piccolo artigiano, se vuole sopravvivere, , deve innovare ed internazionalizzarsi e lo Stato deve investire di più per facilitare le imprese (perché comunque la rete è uno strumento eccezionale per far conoscere anche i prodotti di nicchia e per portarli su mercati globali.)

    Occorre però lavorare sull'alfabetizzazione digitale del sistema paese quanto, se non più, che sulla diffusione della banda larga. La scelta di ritornare a fare le cose con le proprie mani non deve essere letta solo come un opzione difensiva, la trasformazione dell'artigianato potrebbe essere spinta anche da una nuova generazione di piccole imprese a cavallo fra l'alta tecnologia e l'artigianato, capaci di fornire prodotti innovativi altamente personalizzati e a scala limitata.

    Secondo molti esperti la nuova rivoluzione industriale sarà capitanata da un esercito di artigiani globali capaci di attrarre su di sé il consenso di comunità più vaste.

    Ma potrà davvero una leva di piccole imprese contrastare la tendenza alla deindustrializzazione che segna da tanti anni il destino della nostra economia? Pur avendo subito una seria cura dimagrante, la manifattura italiana è pur sempre la seconda al mondo: la crescita dei prossimi anni dovrà venire in particolare anche da piccole imprese. Piccole, ma globali ed innovative.

     

    Bibliografia

    Censis, (2014), Rapporto sulla situazione sociale del Paese (2013), Milano, Franco Angeli.

    Ferrero, V., Migliore, M. C., Armano, E., Pollo, R., (2013). L'artigianato nella prospettiva della green economy. Un'analisi sulla diffusione dell'innovazione eco-compatibile nell'edilizia e nelle imprese artigiane. Torino, Ed. Regione Piemonte.

    Goglio W., (2011), Mestieri, storie e personaggi del vecchio Piemonte, Torino, Daniela Piazza Editore.

    Guerrieri A., (2014), I mestieri artigiani diventano un antidoto alla disoccupazione in Conquiste del lavoro, 28 febbraio 2014.

    Cominu S., Armano E., Ferrero V., (2012), Rapporto sull'artigianato in Piemonte, Torino, Ed. Regione Piemonte.

    Schiavone N., Capriolo L., (2011), Indagine sui fabbisogni professionali- Comparto meccatronica/robotica-automazione, Rete Indagine Fabbisogni, Torino, Ed. Regione Piemonte.

    Tamiatti M., (2012), Tra antichi e nuovi mestieri del Piemonte, Torino, Ed. Regione Piemonte.

     

     

     

     

     

     

    Nota(1) Il Silp è un sistema centralizzato a livello regionale che gestisce una base dati contenenti informazioni sul lavoro. La parte più corposa del database è rappresentata dall'archivio dei rapporti di lavoro riguardanti le imprese ed i lavoratori della Regione Piemonte. Ogni qual volta un'impresa procede all'assunzione di un lavoratore, è tenuta a darne comunicazione ai Centri per l'impiego. Il sistema delle comunicazioni obbligatorie alimenta direttamente il Silp e permette di avere il quadro completo degli avviamenti avvenuti in tutta la regione

    Nota(2) Confronto tra Classificazione delle Professioni Istat del 2001 con la Classificazione del 2011

    Nota(3)   L'utilizzo dei Gruppi professionali a 4 digit (quattro cifre) della Classificazione delle Professioni dell'Istat che danno maggiore stabilità e consistenza alle unità di analisi incrociate con le cosiddette "figure elementari", cioè i codici a 5 digit (cinque cifre) che scendono più in profondità (anche se meno attendibili) ha permesso l'individuazione di Antichi Mestieri non registrati dai Gruppi Professionali a 4 digit

    Nota(4) Sono stati presi in considerazione tutti i codici a 4 digit degli "Artigiani ed operai metalmeccanici specializzati ed assimilati" (6.2). Inoltre sono stati considerati i "Conduttori di impianti per la trasformazione e lavorazione a caldo dei metalli (7.1.2.1-7.1.2.2-7.1.2.3-7.1.2.4); i "Conduttori di catene di montaggio automatizzate e di robot industriali " (7.1.7.1); gli "Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie ed operai addetti al montaggio" (7.2.1.1). Anche gli "Artigiani ed operai specializzati delle lavorazioni del legno, delle pelli, del cuoio ed assimilati (6.5.3.3-6.5.3.6-6.5.4.1) sono stati presi in considerazione in quanto riferiti alle professioni individuate nel periodo dei "Tempi dell'auto"

    Nota(5)  http://www.maestrosacademy.it/

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