Strategie e modelli di innovazione delle imprese innovative della provincia di Torino

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    Introduzione

    Il contributo, i cui contenuti sono stati presentati in modo più esteso all'ultima Conferenza annuale dell'AISRe (14-16 settembre Rende, CS), utilizza i risultati dell'indagine 2014 dell'Osservatorio delle imprese innovative della Provincia di Torino per sviluppare una riflessione sulle loro strategie e i loro modelli di innovazione. In particolare, si considera un campione di 364 imprese che, per quanto non rappresentativo in senso statistico, permette di cogliere alcuni comportamenti emergenti tra le realtà più attive sul fronte dell'innovazione tecnologica.

    Si tratta di imprese in genere dinamiche, responsabili di consistenti flussi di export (il 69% vende all'estero) e investimenti anche ingenti in R&S (il 35% più di 100mila euro l'anno). Sono inoltre realtà che reagiscono al contesto altamente competitivo in cui operano puntando più sul miglioramento di prodotto che sul contenimento dei prezzi. Ciò nondimeno l'analisi evidenzia anche alcune criticità solo in parte riconducibili alla particolare composizione del campione di indagine (per lo più formato da PMI dei settori manifatturieri, ICT e servizi avanzati).

     

    I dati dell'Osservatorio delle imprese innovative della provincia di Torino

    Complessivamente, le informazioni raccolte in tutte le edizioni dell'indagine dell'Osservatorio delle imprese innovative della provincia di Torino fotografano l'attitudine all'innovazione di circa 900 aziende. Target dell'indagine sono le imprese generalmente considerate come innovative in quanto appartenenti a settori high-tech, o depositarie di brevetti, o assegnatarie di investimenti e cofinanziamenti pubblici, o ancora aderenti a incubatori, parchi scientifici, Poli di innovazione.

    L'edizione del 2014 ha analizzato un campione di 364 imprese, che si è dimostrato essere piuttosto attivo e dinamico, responsabile sia di investimenti in R&S, sia di flussi di export verso i mercati esteri. Questo nonostante si tratti per la maggior parte di imprese con meno di 50 dipendenti, operanti in settori ad intensità tecnologica media o alta e con modelli di business b2b su commessa. Poche sono le realtà giovani (solo il 13% ha meno di 5 anni) mentre due terzi del campione è sui mercati da più di 15 anni. La maggior parte delle imprese subisce la competizione internazionale e i prodotti/servizi realizzati sono soggetti a rapida evoluzione tecnologica. Anche per questo, il 65% del campione include il prezzo di vendita dei prodotti/servizi tra i principali fattori della strategia di impresa, insieme con la flessibilità nel design e nei processi di produzione.

     

    Analisi dei risultati

    Per quel che riguarda il posizionamento tecnologico delle imprese consultate e la loro predisposizione a innovare, buona parte di queste dichiara livelli superiori a quelli medi del settore (45%). Il dato è confermato anche dall'incidenza sul fatturato dei nuovi prodotti e servizi, pari in media a 27% (mediana 20%). La maggior parte delle imprese dimostra inoltre di essere consapevole della centralità dell'innovazione come leva della strategia di impresa e investe quote anche rilevanti di fatturato in attività di R&S. Spese superiori al 10% del fatturato sono dichiarate dal 31% delle rispondenti (Tabella 1) e numerose sono le imprese che hanno progetti in corso (82%). Modelli non formalizzati di innovazione, caratterizzati dall'assenza di budget dedicati alla R&S (15%), continuano però a essere presenti soprattutto nelle imprese più piccole.

     

     Tabella 1. Spese in R&S su fatturato 2013

    freq

    Inferiori al <1%

    32,0%

    Tra l’1% e il 5%

    25,1%

    Tra il 6% e il 10%

    12,3%

    Tra l’11% e il 20%

    16,2%

    Superiori al 20%

    14,4%


    Con riferimento al tipo di innovazione realizzata (Tabella 2), si evidenza l'importanza dell'innovazione legata al miglioramento delle caratteristiche e delle prestazioni di prodotti già esistenti (69%). Importanti sono anche l'introduzione di prodotti radicalmente innovativi (48%) e l'investimento in nuovi ambiti tecnologici (47%). Circa un quarto delle imprese del campione dichiara inoltre di aver ricombinato in modo nuovo le tecnologie già in possesso dell'azienda per realizzare prodotti completamente nuovi.

     

    Tabella 2. Tipo di innovazione

     

    I dati sulla presenza di accordi strategici dimostrano che i mercati per il trasferimento di tecnologie, sia in entrata che in uscita, rimangono limitati. Solo il 18% delle imprese ha contratti di licenza per l'accesso a tecnologie di terzi. Ancor più limitata è l'incidenza di imprese con contratti di licensing-out per la cessione dei diritti su proprie tecnologie (10%). Inoltre, i pochi casi di cessione e sfruttamento formalizzato della tecnologia prodotta da altri riguardano quasi sempre imprese medio-grandi. Joint venture, consorzi per la realizzazione di attività di innovazione sono anch'essi limitati: presenti in solo il 37% delle imprese, nella maggior parte dei casi coinvolgono esclusivamente partner italiani.

    Nello stesso tempo, un sottoinsieme rilevante di imprese (74%) acquista all'esterno servizi funzionali al processo innovativo (software, test di laboratorio, servizi di engineering o ricerche di mercato ecc.), i cui provider trovano quindi nel territorio torinese un mercato potenziale.

    Tra gli strumenti di protezione dell'innovazione, la brevettazione è ancora poco utilizzata (domande di brevetti italiani sono dichiarate dal 20% circa delle imprese; 15% quelle con domande internazionali); prevalgono le strategie di fidelizzazione dei clienti e quelle volte a trattenere in azienda il capitale umano posseduto. Il 27% del campione imprese ha marchi registrati.

    Passando a considerare le fonti della conoscenza innovativa, il 79% delle imprese assegna ai clienti, spesso stranieri, un ruolo importante nella definizione delle soluzioni innovative (Tabella 3). Importanti risultano anche gli apporti di fornitori e centri universitari, generalmente localizzati sul territorio regionale e nazionale, mentre il contributo di consulenti e distributori è ritenuto limitato.

     

    Tabella 3. Le fonti della conoscenza innovativa. Giudizi 1: poco rilevante; 5: molto rilevante

     

    La mancanza di risorse finanziarie (59%), la carenza di finanziamenti pubblici (49%) e l'incertezza sulla domanda di mercato (41%) sono i principali ostacoli agli investimenti in innovazione (Tabella 4). In più, il 25% circa del campione denuncia la mancanza di adeguati canali di distribuzione per i prodotti innovativi. Con riferimento agli ostacoli di tipo finanziario (presenti in maniera più marcata tra le imprese con meno di 50 dipendenti), il 46% delle imprese dichiara che avrebbe desiderato avere una maggiore quantità di credito bancario per finanziare investimenti in innovazione e il 20% dichiara di averlo richiesto senza ottenerlo. Una percentuale non trascurabile di imprese (49%) ha comunque potuto accedere a fondi pubblici, erogati da enti a livello regionale (35%) nazionale (22%) o europeo (13%), ma solo per il 24% delle imprese beneficiarie tali incentivi pubblici sono risultati decisivi e solo nel 65% dei casi i fondi sono stati investiti in sperimentazioni altamente innovative.

     

    Tabella 4. Ostacoli all'innovazione. Giudizi 1: poco rilevante; 5: molto rilevante

     

    La difficoltà di accesso al mercato del credito fa sì che per il 71% delle imprese l'autofinanziamento sia la fonte predominante per la copertura di investimenti in innovazione (Tabella 5), seguita a distanza dagli aumenti di capitale da parte di soci preesistenti (23%), dal credito bancario a breve (23%) e a lungo termine (21%), dai contributi pubblici (20%). Il settori del venture capital e del private equity mostrano un ruolo assolutamente marginale.

     

    Tabella 5. Il finanziamento dell'innovazione. Giudizi 1: poco rilevante; 5: molto rilevante

     

    L'ultimo aspetto investigato dall'Osservatorio ha riguardato l'attitudine all'internazionalizzazione, considerata una condizione strettamente interrelata all'innovazione. Ne è risultato che il 68% del campione è presente sui mercati stranieri (in molti casi da più di venti anni) e un ulteriore 8% sta valutando l'ingresso in mercati stranieri. Sono soprattutto le imprese manifatturiere a realizzare i livelli maggiori di export, mentre quelle del terziario e dell'ICT (dove predominante è l'erogazione di servizi a commessa) tendono a gravitare sul mercato interno (export medio pari a 9% del fatturato).

    Anche il dato dimensionale incide significativamente sulla capacità di export. Tra le imprese di media dimensione, le realtà che esportano sono 88%, contro il 48% circa delle micro imprese. La percentuale di export sul fatturato delle imprese medie e grandi è del 43%, quella delle imprese micro è 12%. Inoltre, le imprese piccole e piccolissime sono quasi sempre presenti all'estero da pochi anni.

    L'età al momento dell'ingresso nei mercati esteri è mediamente molto alta (19 anni) il che dipende sia dalla presenza nel campione di molte aziende 'storiche' del torinese, sia dal fatto che per vendere sui mercati esteri sono necessarie conoscenze e risorse reperibili solo nel tempo.

    Tra i canali di distribuzione all'estero dei prodotti innovativi (Tabella 6) i più utilizzati sono la vendita diretta (73%) e l'uso di intermediari (53%). Le filiali commerciali di proprietà, per le quali sono necessari investimenti diretti consistenti, sono indicate da poche imprese, in genere medie e grandi.

    Con riferimento ai mercati di vendita, predomina il mercato europeo (90%) con trend di vendita per lo più costanti o in aumento. Ma sono comunque numerose le imprese che presidiano un po' tutti i mercati, inclusi quelli geograficamente più distanti.

     

    Tabella 6. Canali di distribuzione all'estero dei prodotti innovativi

    I problemi nella commercializzazione sui mercati esteri (Tabella 7) riguardano soprattutto la limitata disponibilità di risorse finanziarie e umane (32%), la mancanza di una adeguata reputazione commerciale (22%), i prezzi sul mercato straniero spesso inferiori ai costi di produzione (21%) e il limitato supporto da parte del sistema bancario alla gestione dei rischi (21%). Le azioni strategiche considerate prioritarie dalle imprese per migliorare la presenza sui mercati esteri sono essenzialmente legate a potenziare la distribuzione e il marketing all'estero mediante partnership con distributori internazionali o l'apertura di una rete di vendita aziendale. Per molte imprese è comunque imprescindibile l'ampliamento del team manageriale con l'inserimento di nuove figure dedicate a sviluppare progetti esplorativi.

     

    Tabella 7. Problemi di commercializzazione. Giudizi 1:poco rilevante; 5: molto rilevante

     

    Conclusioni

    L'indagine condotta nel 2014 mette in evidenza punti di forza e debolezze, rischi e potenzialità delle imprese innovative torinesi. Molte delle evidenze che emergono sono quelle tipiche delle piccole e medie imprese italiane, spesso molto dotate dal punto di vista del capitale immateriale, delle capacità creative e della propensione all'innovazione, ma limitate dal punto di vista del trasferimento tecnologico e degli asset finanziari. Le contenute dimensioni aziendali, la preferenza per strumenti e prassi 'tradizionali' e 'interne' (soprattutto nella ricerca di finanziamenti), nonché la tendenza a lavorare su commessa, in funzione delle specifiche richieste dei clienti sono tra i principali fattori che ne limitano non solo il potenziale innovativo ma anche l'apertura internazionale. Innovazione e internazionalizzazione sono però aspetti tra loro strettamente interconnessi. Dal punto di vista delle politiche questi risultati sembrano suggerire la necessità di investire soprattutto nella proiezione internazionale delle imprese e nella loro disponibilità a collaborare con altri soggetti e ad aprirsi alle nuove soluzioni offerte dal mercato in materia di finanziamento, trasferimento di tecnologie, protezione intellettuale e vendita.

     

    Bibliografia

    Neirotti P., Scellato G., Rota F.S (2015) Osservatorio sulle Imprese Innovative della Provincia di Torino. Rapporto 2014, Camera di commercio di Torino, Torino.

     

    Per approfondimenti

    http://www.aisre.it/2014-07-04-13-37-28/archivio-abstracts#

    http://www.innovativetorino.it

     

     

     

     

     

    Nota(1) Indagine mediante questionario realizzata (ogni due anni dal 2008) dalla camera di commercio di Torino in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino

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