Il Piemonte tra sistemi locali di grande impresa e distretti industriali

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Istat) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Istat)

    Introduzione

    Il presente contributo si sviluppa da uno studio contenuto nel Rapporto Annuale 2015 dal titolo "Distretti industriali: geografia, demografia e dinamiche occupazionali" (Istat 2015a). Con l'identificazione dei nuovi Sistemi locali del lavoro (SL) e dei distretti industriali che da essi derivano è possibile avere il panorama della nuova organizzazione del territorio a partire dalle relazioni spontanee tra le persone, i soggetti economici e quelli sociali del contesto locale.

    Nonostante i cambiamenti intervenuti nella geografia e nelle classificazioni, i 611 SL individuati nel 2011 presentano distribuzioni e specializzazioni regionali differenziate ancorché stabili se confrontate con il 2001. In questo quadro, il modello produttivo del Piemonte si conferma orientato sull'industria pesante, cui si associa una spiccata presenza di SL di grande impresa.

     

    Sistemi locali manifatturieri e distretti in Piemonte: la presenza della grande impresa

    I sistemi locali del Piemonte individuati nel 2011 (36 in numero) rappresentano oltre un terzo dei SL del Nord-Ovest (106 in numero assoluto) e quasi il 6% del totale nazionale. Il Piemonte, di fatto, è la decima regione in termini di numerosità di SL, nonché il territorio con i SL di maggior dimensione media (122 mila abitanti), seguito da Lombardia e Lazio. In termini assoluti, Torino è il quarto SL per popolazione residente dopo Milano, Roma e Napoli: insieme i quattro SL racchiudono poco meno di un quinto della popolazione residente in Italia (Istat 2015b).

    In linea con quanto avviene nel resto del Nord-Ovest, i SL del Piemonte si contraddistinguono per l'elevata caratterizzazione manifatturiera, misurata dal rapporto tra SL manifatturieri e SL totali. Se il 59,4% dei SL del Nord-Ovest è manifatturiero , questo è ancor più accentuato in Piemonte, in cui tale quota sale al 66,7% (secondo, sul panorama nazionale, soltanto alla Lombardia, in cui tale quota è pari al 74,5%). La caratterizzazione manifatturiera dei SL piemontesi non si accompagna ad una elevata presenza di distretti industriali. In Italia, nel 2011, ne sono stati individuati 141, maggiormente presenti nel Nord-Est e Centro. Il Nord-Ovest racchiude il 26,2% del totale dei distretti (37 in numero), di cui 7 in Piemonte (i restanti risultano concentrati prevalentemente in Lombardia, per un valore pari al 20,6%). Appena un terzo dei SL manifatturieri piemontesi sono distretti industriali (7 su 24). Inoltre, in Piemonte, gli addetti manifatturieri nei distretti industriali sono inferiori a quelli medi delle regioni italiane, mentre risulta superiore al resto del Paese il numero medio di addetti manifatturieri per distretto (Istat, 2015c). Spicca invece la presenza di SL di grande impresa (GI). Del resto, il Piemonte è tra le regioni con il maggior numero di imprese di grandi dimensioni, nonché di addetti impiegati sul totale delle imprese (Moriani C., 2014).

    I SL manifatturieri di GI rappresentano i due terzi dei SL manifatturieri della regione. Nella metà di essi, tuttavia, si rileva una forte presenza di imprese di piccole e medie dimensioni (in genere tipica del modello produttivo distrettuale): come indicato nella mappa che segue (Figura 1) si tratta dei SL di Pinerolo, Borgosesia, Santhià, Fossano, Saluzzo, Casale Monferrato, Biella e Cossato.

     

    Figura 1. SL di MPMI e GI a carattere distrettuale in Piemonte al 2011 (elaborazione Ires su dati Istat)

     

    A livello nazionale, inoltre, il Piemonte è la regione con il maggior numero di tali SL (8 su 28 in Italia, pari al 28,6%). Tale andamento è in aumento rispetto al 2001, quando i SL di GI con caratteri distrettuali erano pari al 17,2% e tra questi erano già presenti quelli di Pinerolo, Santhià e Casale Monferrato.

     

    Tavola 1. Sistemi locali per tipologia in Italia e Piemonte. Valori assoluti e composizione percentuale. Anno 2011.

    Tipologia di SL

    V.A.

    Composizione %

    Italia

    Piemonte

    Italia

    Piemonte

    SL manifatturiero

    220

    24

    36,0

    66,7

    di cui SL di MPMI

    151

    8

    68,6

    33,3

    di cui distretti industriali

    141

    7

    93,4

    87,5

    di cui SL di GI

    69

    16

    31,4

    66,7

    di cui SL distrettuale di grande impresa

    28

    8

    40,6

    50,0

    SL non manifatturiero

    391

    12

    64,0

    33,3

    Totale

    611

    36

    100

    100

    Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat

     

    La configurazione territoriale e le dinamiche dell'occupazione e delle unità produttive dei distretti piemontesi

    Tra il 2001 ed il 2011 i cambiamenti nei flussi di pendolarismo hanno avuto indubbie ripercussioni nell'individuazione dei SL (Istat 2015b). Questi mutamenti, oltre a quelli economici/occupazionali, hanno influito sulla definizione e sulla composizione territoriale dei distretti stessi.

    Il Piemonte nel 2011 conta sette distretti. Tra di essi, due sono 'nuovi', ossia hanno acquisito la loro connotazione distrettuale solo nel 2011 : si tratta di Rivarolo Canavese (nella meccanica), e di Novara (nella chimica, petrolchimica, prodotti in gomma e materie plastiche). I restanti cinque sono distretti, che possiamo definire 'storici', ossia che hanno mantenuto la loro caratterizzazione distrettuale rispetto al 2001 nonostante il mutamento intervenuto nella loro conformazione 'geografica'. Nel decennio intercensuario, infatti, solo Valenza non ha cambiato la propria configurazione territoriale, Borgomanero, Canelli, Nizza Monferrato ed Omegna hanno esclusivamente acquisito nuovi comuni, il SL di Novara ha invece perso comuni non acquisendone nessuno mentre quello di Rivarolo Canavese ha subito mutamenti territoriali in entrambi i sensi (perdendo un comune e acquisendone due rispetto al 2001). Sotto il profilo della specializzazione per i distretti 'storici' il quadro rimane invariato, il Piemonte mantiene infatti una forte specializzazione distrettuale nella meccanica con i distretti di Borgomanero, Canelli, Nizza Monferrato ed Omegna, mentre il distretto di Valenza resta specializzato nella gioielleria, oreficeria e strumenti musicali. Nel complesso, considerando anche il nuovo distretto di Rivarolo Canavese, la meccanica è rappresentata da cinque dei sette distretti della regione.

     

    Tavola 2. Analisi delle principali variazioni complessive (%) occupazionali e delle unità locali nei distretti del Piemonte, del Nord-Ovest e dell'Italia per specializzazione distrettuale tra il 2001 ed il 2011

    Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat

     

    Sotto il profilo occupazionale, nonostante presenti una crescita occupazionale complessiva alimentata perlopiù dal terziario (Moriani C., 2014), l'economia piemontese (Viviano C., 2014) e il suo sistema distrettuale che pur acquisisce nel complesso dei comuni rispetto al 2001, risentono notevolmente del calo intervenuto nel manifatturiero a livello nazionale.

    In Piemonte, a fronte di un incremento delle unità locali superiore a quello nazionale (12,8% vs il 9,6% dell'Italia; cfr. Tavola 2), la crescita degli addetti rimane al di sotto di quella del Paese (4% vs il 6,6%). L'occupazione nel settore di specializzazione registra invece variazioni negative allineate a quelle nazionali (attorno al -11%) mentre il calo delle relative unità locali è maggiore (-15,4%) che non in Italia (-12,9%). Queste flessioni sono rilevanti anche se confrontate con quelle del Nord-Ovest.

    Nel dettaglio, Valenza registra negli addetti e nelle UL del settore di specializzazione flessioni inferiori ai corrispondenti dati nazionali, mentre il distretto di Novara, a fronte di una situazione di crescita (generale e del settore di specializzazione meccanica) che coinvolge l'Italia nel suo complesso e il Nord-Ovest in modo più marcato, segna una contrazione sia per il totale dell'economia che per il solo settore di specializzazione.

    Le performance occupazionali distrettuali complessive della regione sono da attribuirsi prevalentemente a quanto accade nei distretti della meccanica che, da soli, impiegano nel 2011 oltre la metà del totale degli addetti distrettuali della regione (54,6%) percentuale che sale ad oltre il 70% se si considera il solo settore di specializzazione.

     

    Tavola 3. Analisi delle frequenze dei distretti industriali del Piemonte, del Nord-Ovest e dell'Italia per tipologia distrettuale (valori assoluti e composizione %)

    Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat

    (*) A seguito di processi di 'gemmazione' di sistemi locali tra il 2001 e il 2011, in tre casi non è stato possibile ricondurre il sistema locale 2001 a un solo sistema locale 2011, con la conseguente esclusione dal calcolo della variazione occupazionale. Si tratta dei distretti industriali di Minervino Murge, di Breno e di Porto Sant'Elpidio (Istat, 2015a, Nota 27 pag. 64).

     

    I distretti del Piemonte classificati attraverso una cluster analysis

    Le variazioni occupazionali in precedenza identificate risentono sia di un effetto geografico (dovute alla diversa articolazione territoriale dei sistemi distrettuali nel periodo in esame) che economico. A tale scopo, così come evidenziato nel Rapporto Annuale 2015 (Istat 2015a, pag. 64), l'effetto economico netto può essere misurato dalla variazione occupazionale nelle aree core (ossia quelle composte dagli stessi comuni nei due anni di riferimento) .

    A livello nazionale, sono state individuate cinque tipologie di distretti (Tavola 3). Nel Piemonte prevale la tipologia dei distretti 'in crisi' (57,1% del totale dei distretti della regione), così definiti poiché hanno le più ampie variazioni negative. Rientrano in questa classe i distretti di Rivarolo Canavese, Novara, Valenza ed Omegna. Borgomanero si distingue come il distretto contrassegnato da un effetto di 'espansione territoriale e in tenuta occupazionale', Nizza Monferrato come 'territorialmente persistente e sofferente' mentre l'unico distretto 'vincente' è il distretto di Canelli. Attraverso la lettura di questi dati emerge quindi il quadro di una regione che, se confrontata con la sua ripartizione di appartenenza (Nord-Ovest), nonché con il dato medio nazionale, evidenzia una realtà distrettuale non performante sotto il profilo occupazionale.

     

    Conclusioni

    Il modello produttivo del Piemonte si conferma basato sulla presenza della grande impresa. Tale sostanziale tenuta è spiegata, da un lato, dall'effetto della crisi economica che dal 2008 è in atto nel nostro Paese, e che ha ristrutturato il sistema produttivo attraverso un ridimensionamento complessivo. Dall'altro, dalla storica debole connotazione distrettuale della Regione, dove la crisi ha aggravato la performance occupazionale facendo sì che il Piemonte abbia una presenza importante di distretti in crisi occupazionale ancorché di recente definizione. Ciò risulta confermato anche depurando l'effetto del mutamento della configurazione territoriale sul calcolo della variazione occupazionale.

    La trasformazione del sistema produttivo piemontese, largamente manifatturiero, si innesta nel processo di terziarizzazione dell'intera economia italiana. Anche in Piemonte, a fronte di una sostanziale contrazione di addetti e di unità locali nei settori dell'industria e delle costruzioni, si registra infatti una crescita consistente nelle attività terziarie e nei servizi alle imprese in particolare (Moriani C., 2014). Proprio l'intensità della connessione tra imprese industriali e imprese dei servizi, data la relazione positiva evidenziata dalla letteratura economica e soprattutto la capacità di generare incrementi nei risultati economici, nella produttività e nel costo del lavoro, costituisce una leva di riflessione per le politiche industriali regionali e nazionali.

     

    Bibliografia

    Istat (2015a), Distretti industriali: geografia, demografia e dinamiche occupazionali. In: Rapporto Annuale 2015, Capitolo 2. Download: http://www.istat.it/it/files/2015/05/Cap.2_RA2015.pdf

    Istat (2015b), "La nuova geografia dei Sistemi Locali", 2015. Download: http://www.istat.it/it/archivio/172444

    Istat (2015c), "9° Censimento dell'industria e dei servizi e Censimento delle istituzioni non profit. I distretti industriali 2011". Download: http://www.istat.it/it/archivio/172446

    Moriani C. (2014), Imprese, istituzioni pubbliche e settore non profit in Piemonte. Presentazione al convegno "Il check up del Piemonte Check-up del Piemonte alla luce dei dati censuari", Torino 12 Giugno 2014.

    Viviano C. (2014), Il Censimento: fotografia del sistema economico nazionale. Presentazione al convegno "Il check up del Piemonte Check-up del Piemonte alla luce dei dati censuari", Torino 12 Giugno 2014.

     

    Per approfondimenti

    http://www.aisre.it/2014-07-04-13-37-28/archivio-abstracts#

    http://www.istat.it/it/files/2014/12/nota-metodologica_SLL2011_rev20150205.pdf


     

    Nota(1) I SL rappresentano una griglia territoriale definita dall'Istat utilizzando i flussi degli spostamenti giornalieri casa/lavoro rilevati in occasione dei censimenti della popolazione. (cfr. Istat 2015b per approfondimenti sulla metodologia usata per l'identificazione dei nuovi SL). I distretti industriali sono identificati dall'Istat a partire dai sistemi locali del lavoro (SL) ma considerando anche la loro specializzazione produttiva e la dimensione aziendale prevalente (cfr. Nota metodologica scaricabile al link http://www.istat.it/it/archivio/150320)

    Nota(2) Per la classificazione dei SL manifatturieri si veda Istat (2015a)

    Nota(3)   Al quinto posto, dopo Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto

    Nota(4)Il confronto dei SL distrettuali italiani del 2011 con i SL del 2001 è stato effettuato attraverso la denominazione del SL, prendendo come riferimento quella del 2011 e considerando la struttura del SL così come identificati, rispettivamente, nei due censimenti. Per 8 dei distretti del 2011 non è stato possibile adottare questa metodologia, pertanto sono stati analizzati quei SL del 2001 che contenessero al loro interno il comune baricentro del distretto 2011 (Istat 2015c, pag. 60)

    Nota(5)Le principali tipologie distrettuali nel 2011 presentate nel Rapporto Annuale 2015, sono state individuate attraverso una cluster analysis gerarchica che ha considerato le seguenti variabili: variazioni occupazionali intervenute nel decennio 2001-2011 nel totale dell'economia, nel comparto manifatturiero e nel settore di specializzazione del distretto, sia per il complesso del distretto che per le sole aree core. A tal fine, sono state considerate le specializzazioni distrettuali del 2011 tenendo comunque conto anche dell'eventuale mutata specializzazione intervenuta nel decennio, nonché delle variazioni territoriali in termini di numero di comuni acquisiti e/o persi da ciascun distretto). Per ulteriori approfondimenti si veda Istat 2015a

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