Analisi geografica e cronologica della dell’attività estrattiva in confronto con quanto previsto dal documento di programmazione delle attività estrattive (DPAE)

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ag3 srl), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Dip. Scienze della terra, Università degli studi di Torino)

    Introduzione

    L'articolo propone un confronto tra la distribuzione delle cave piemontesi e gli ambiti previsti dal Documento di programmazione delle attività estrattive (DPAE) approvato dalla Regione Piemonte nel 2002.

    I dati sulla localizzazione delle cave dell'intero territorio piemontese sono stati forniti dalla Regione Piemonte tramite estrazione dalla Banca Dati Attività Estrattive (nel seguito BDAE), che raccoglie dati sin dagli inizi degli anni '80.

    Ad integrazione delle informazioni desunte dalla BDAE, sono stati acquisiti gli studi e le cartografie predisposte dalla Province per le ordinarie attività istruttorie e di Polizia mineraria o, se predisposto, per la stesura dei Piani Cave, prevalentemente mediante ricerca online o attraverso interviste con alcuni dei funzionari provinciali referenti per l'attività estrattiva. L'approfondimento svolto evidenzia che le Province sono al momento depositarie di informazioni geografiche importanti, per dettaglio e grado di aggiornamento. Si tratta, tuttavia, di dati non immediatamente utilizzabili per valutazioni sull'intero sistema regionale.

    Le cave sono quindi state suddivise nei tre comparti, in termine tecnico "stralci", del Documento di programmazione delle attività estrattive (DPAE) in particolare:

    o primo, stralcio: inerti da calcestruzzo, conglomerati bituminosi e tout-venant per riempimenti e sottofondi;

    o secondo stralcio: pietre ornamenti;

    o terzo stralcio: minerali industriali);

    Infine, è stata valutata la distribuzione delle cave mediante un confronto numerico, (Fig. 1) per un periodo temporale che va dal 2000 (anno del precedente censimento) al 2012, ultimo anno con i dati aggiornato al momento della ricerca

     

    Figura. 1. Distribuzione delle cave nel territorio piemontese. I dati si riferiscono a tutte le cave estratte dalla BDAE a seguito del processo di filtraggio Anni a cui si riferisce la figura?

    05_Geologi_fig.1

    Fonte: Cave estratte dalla BDAE

     

    Primo stralcio (Inerti da calcestruzzo, conglomerati bituminosi e tout-venant per riempimenti e sottofondi)

    Il DPAE suddivide il territorio della pianura piemontese in sei aree geografiche omogenee per quanto riguarda la litologia e la geologia delle formazioni.

    o Pianura cuneese: la distribuzione di tutte le cave conferma uno sviluppo dell'attività estrattiva prevalentemente concentrato lungo i corsi d'acqua principali (Tanaro, Stura, Maira, Varaita). L'evoluzione temporale delle cave conferma la tendenza registrata dal DPAE, ossia la riduzione delle cave in attività. In particolare il Bacino del Tanaro dal 2010 in poi risulta privo di cave autorizzate, così come il Bacino Caramagna-Marene. Le cave nell'arco temporale 2000-2012 sono prevalentemente ubicate nel bacino del Monregalese e dello Stura di Demonte-Gesso.

    o Pianura del Po a sud di Torino: le cave fanno riferimento a due differenti aree, contraddistinte da caratteristiche geologiche e giacimentologiche differenti: l'area dei fiumi Po e Pellice dove prevale la coltivazione di depositi alluvionali recenti olocenici, con materiali di migliore qualità, ma con possibile sviluppo delle cave sotto falda per la bassa soggiacenza della superficie piezometrica; l'area compresa tra Airasca e Orbassano, dove sono coltivati materiali più antichi dei terrazzi pleistocenici, essenzialmente sopra falda. L'analisi storica mostra una generale riduzione del numero di attività in entrambi i settori.

    o Pianura del Po a nord e ad est di Torino: l'attività estrattiva interessa le alluvioni recenti ed attuali dei principali corsi d'acqua: Po, Dora Riparia, Stura di Lanzo, Orco e Dora Baltea. Anche in questo caso è da registrare una riduzione del numero delle cave attive, particolarmente evidente nella Fascia del Po ad Est di Torino-Chivasso e del Canavese; la contrazione è meno significativa per il bacino della Dora Riparia.

    o Pianura Vercellese, Biellese e Novarese: il settore indicato nel DPAE interessa una superficie molto estesa e fa riferimento a contesti geo-giacimentologici differenti. Al margine orientale, nel novarese, le attività estrattive sono ubicate in corrispondenza del bordo del terrazzo fluvio-glaciale e sul terrazzo stesso. Nel settore centrale si collocano i bacini della pianura Biellese e Vercellese in cui prevale la coltivazione di corpi alluvionali recenti ed attuali (fiumi Sesia, Cervo, Elvo). Nel settore più occidentale, tra Saluggia e Santhià, le cave sono nuovamente impostate in corrispondenza di terrazzi fluvio-glaciali, dove generalmente le coltivazioni non giungono ad interessare l'acquifero superficiale. I dati sul numero di cave attive permettono di attribuire a questo settore un particolare interesse giacimentologico e produttivo. Il bacino di Alice Castello, in particolare, ha registrato un incremento di attività nel periodo 2000-2012, mentre il bacino Ovest Ticino ha mantenuto costantemente elevata la percentuale di cave attive; una lieve flessione dal 2010 al 2012 si registra per i bacini Cervo, Elvo e Sesia Ovest.

    o Pianura Alessandrina: il bacino del Bormida-Orba-Erro e del Po nel Casalese sono contraddistinti da un maggior numero di cave tra il 2010 e il 2012.

    o Cave di monte nel cuneese meridionale e nel monregalese: vengono prevalentemente coltivate dolomie calcaree del Trias, per la produzione di ghiaia e pietrischi di buona qualità, estesamente affioranti nelle valli a sud di Cuneo. Per questo settore si registra un incremento, sempre in termini percentuali, delle cave nell'arco temporale 2010-2012.

     

    Secondo stralcio (Pietre ornamentali)

    Le cave di pietre ornamentali in Piemonte, dato il contesto geologico in cui si collocano, coltivano prevalentemente rocce metamorfiche (gneiss, micascisti) e rocce magmatiche (graniti, sieniti, dioriti); nettamente subordinate per volumi scavati sono le rocce carbonatiche sedimentarie.

    Per quanto concerne i litotipi coltivati, il DPAE indicava come il 75% del totale fosse costituito da cave di gneiss e litotipi affini per la gran parte concentrate in sei bacini appartenenti a tre diversi Ambiti: Bacini del Formazza, del Sempione, dell'Antigorio e della Beola (Ambito Novarese e Verbano), Bacino del Luserna-Infernotto (Ambiti Torinese e Cuneese), Bacino della Val Maira (Ambito Cuneese). Le cave restanti coltivavano principalmente quarziti, graniti e marmi, ciascuno di questi litotipi incidendo sul totale delle cave per un 5-7%; nettamente subordinato, infine, il numero di cave aperte (sia al presente sia nel passato) nelle dioriti e nelle sieniti (1-2 % per ciascun litotipo)

    Questa tendenza viene confermata dall'analisi dei dati utilizzati per il presente lavoro, da cui risulta una netta predominanza nel numero di cave di Pietra di Luserna, Serizzo, Beola e gneiss, subordinatamente seguite dai graniti e marmi.

    Il DPAE ha suddiviso il territorio regionale sede di attività estrattive per pietre ornamentali in sei ambiti geografici, alcuni dei quali sono ulteriormente suddivisi, in base principalmente alle caratteristiche geo-giacimentologiche, in tredici bacini estrattivi. Al momento della stesura del DPAE in tali bacini ricadeva oltre il 90% delle cave attive attualmente operanti in Piemonte per l'estrazione di pietre ornamentali. Questo risultato viene confermato dall'analisi dell'intero campione dati a disposizione, da cui risulta un valore dell'88,6%.

    Analizzando l'evoluzione temporale delle cave risulta che solo il 16% dei record analizzati mostra una denuncia di inizio attività formulata successivamente all'anno 2000, ed il 95% di queste ricade all'interno dei bacini estrattivi. Il fatto che il 75% delle cave abbia avuto un inizio delle attività antecedente al 2000 sottolinea l'importanza storica delle cave di questo particolare stralcio, fortemente legata al giacimento e all'ubicazione del sito.

     

    Terzo stralcio (Materiali industriali)

    La caratteristiche peculiari dei materiali appartenenti al terzo stralcio non permettono una generalizzazione sul contesto geologico e giacimentologico, ma rendono necessaria un'analisi sulla distribuzione geografica delle cave tale da dover considerare separatamente i singoli materiali presenti.

    Per quanto riguarda i calcari e le dolomie, i gessi ed i materiali silicei, il DPAE suddivide il territorio piemontese, dal punto di vista geo-giacimentologico, in diverse zone:

    • Zone collinari del Piemonte centromeridionale: in questo territorio l'industria regionale dei materiali industriali ha avuto e riveste tuttora un'importanza primaria. Per quanto riguarda l'estrazione di materiali calcarei per la produzione di leganti, le rocce sedimentarie di età Cenozoica (argille, marne, calcari più o meno marnosi, sabbie e arenarie variamente cementate, conglomerati), tra le quali le marne intercalate nella "Formazione di Casale Monferrato" sono state estratte per la produzione di "calce forte" e poi per l'industria cementiera nel Casalese. Si tratta, inoltre, della zona più interessante, in territorio piemontese, per i giacimenti di gesso: in essa affiora la "Formazione gessoso-solfifera", d'età Miocenica, in cui si collocano, in pratica, tutte le cave di gesso attualmente in attività in Piemonte. Anche per quanto concerne i depositi di sabbie silicee propriamente dette, si rinvengono depositi di sabbie silicee pure e ben classate granulometricamente. Le cave coltivano lenti di sabbie quarzose del Pliocene Superiore (Villafranchiano Inferiore) che presentano in genere potenze variabili da pochi metri ad alcuni decametri, e sviluppi in pianta compresi tra poche decine di metri quadrati ed alcuni ettari.

    • L'arco alpino sud-occidentale, dalla Valle Scrivia alla Val di Susa: in questa zona assume un'importanza fondamentale l'estrazione della materia prima per l'industria cementiera, allorché questa si è progressivamente convertita alla produzione del cemento Portland artificiale, e prosegue la coltivazione del calcare per calce, sia pur in un numero di unità ridotto rispetto al passato. I calcari e le componenti silico-alluminose per la produzione del cemento vengono coltivati in un'area relativamente ristretta presso la confluenza delle Valli Gesso e Vermenagna; in Valle Gesso viene inoltre estratto un calcare per uso industriale. Nell'ambito di questa zona esistono, in associazione alle dolomie e ai calcari Triassici, numerosi affioramenti di rocce evaporitiche, costituiti da lenti irregolari di anidriti e gessi. Le caratteristiche geochimiche di questi livelli rendono i giacimenti inadatti alla coltivazione. Infine, la presenza di affioramenti di rocce metamorfiche sialiche ha reso questa zona di maggior interesse per la produzione di granulati quarzosi per l'industria della silice, ricavati dalla comminuzione di rocce quarzitiche, generalmente di età Triassica.

    • L'arco alpino nord-occidentale, dalla Val di Susa al lago Maggiore: questa zone è priva di interessi per quanto riguarda la coltivazione di calcari, così come da escludere è la coltivazione di gessi e di sabbie silicee.

    Il terzo stralcio riporta un approfondimento giacimentologico a sé stante, per quanto riguarda le formazioni argillose. L'analisi storica mostra una lenta riduzione del numero complessivo di cave presenti in questo stralcio, in particolare si nota che la riduzione del numero di cave in alcuni bacini venga parzialmente riequilibrata dall'incremento di cave in altri.

     

    Analisi critica dei dati

    Al termine di questa disamina dei tre principali comparti estrattivi, appare doveroso mettere in evidenza i rapporti tra la collocazione delle cave e i bacini di riferimento. Nel grafico di Fig. 2, risulta chiaro come la localizzazione delle cave legate ai primi due comparti (aggregati e pietre ornamentali) sia sostanzialmente avulsa dai concetti geografici di bacino proposti dal piano, mentre risulta ben aderente nel caso del terzo comparto (minerali industriali). Da questa analisi si evidenzia come per il comparto l la mancata aderenza della diffusione delle cave rispetto ai bacini individuati dal piano regionale dipenda dalla relativa abbondanza del materiale reperibile su vaste aree, (anche fuori dai bacini); nel caso, invece, del comparto 2 è probabile che la differente collocazione delle cave rispetto ai bacini previsti dipenda da specifiche valutazioni, degli estensori del piano, strettamente riferite a precisi limiti territoriali (volutamente, intendendo demandare alle Province ed ai rispettivi PA EP ogni approfondimento); mentre per il comparto 3 (quello in cui insistono attività decisamente "industriali") l'unicità del materiale, chiaramente identificabile, ha permesso una definizione dei bacini nei quali si possa reperire i materiali decisamente più attendibili.

     

    Figura 2. Distribuzione percentuale della cave divise per comparti relativa rispetto ai bacini

    05_Geologi_fig.2

     

    Sulla base di questi dati è possibile fare questi commenti in merito alle cave fuori bacino: che i Bacini individuati nel DPAE non erano troppo "esaustivi" (magari un po' "circoscritti); che lo sviluppo (più recente) estrattivo ha pure interessato porzioni giacimentologiche "isolate" (soprattutto per i primi due stralci; ma per il terzo stralcio (Minerali Industriali) si conferma il carattere "specifico" dei depositi presenti (individuati e coltivati!).

    Il DPAE proponeva bacini e poli quale documento programmatico (propositivo) per le province, le quali, nell'ambito delle loro competenze, a seguito di specifici approfondimenti avevano la facoltà di confermare, modificare ed eventualmente sostituire le proposte del DPA E regionale sulla base però dei criteri/principi previsti dal medesimo.

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