Struttura teorica di un piano regionale delle attività estrattive

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ag3 srl), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Dip. Scienze della terra, Università degli studi di Torino)

    Introduzione

    La predisposizione di cosiddette Linee Guida per una successiva redazione del Piano delle Attività Estrattive di cava in Piemonte, costituisce un passo importante di valore metodologico che non può prescindere da una aggiornata definizione di termini specifici, già sistematicamente utilizzati per una coerente stesura del DPAE avvenuta, alla soglia degli anni 2000. Si trattava, programmaticamente, di dare un preciso significato tecnico ed operativo ad "entità geominerarie" presenti nel "contesto territoriale" con specifico riferimento ai diversi comparti estrattivi di cava, opportunamente mantenuti distinti anche in questa fase pianificatoria.

    Pertanto, nei limiti di una pur necessaria loro generalizzazione per la stesura di un piano "unitario", si devono tener sempre ben presenti le peculiari caratteristiche dell'attività estrattiva che si svolge, per le diverse sostanze minerali, sul territorio regionale, ricomposto nei suoi vari contesti provinciali.

     

    Elementi concettuali

    Una logica conseguenza di quanto sopra richiamato – riapplicando termini correnti, quali "ambito, bacino, polo" – è la loro corretta applicazione "metodologica" ai fini della prevista pianificazione regionale di settore "estrattivo". Può essere quindi opportuno ribadire una distinzione sostanziale, più che "lessicale" fra i due termini, spesso etimologicamente confusi:

    o la "pianificazione" è da intendersi, ai nostri fini, con riferimento in primis spaziale, sul territorio nel suo complesso, per il relativo uso consentito;

    o la "programmazione" operativa affronta altresì un aspetto "temporale", da riferire al particolare contesto produttivo.

    È peraltro del tutto evidente lo stretto collegamento - nella fattispecie estrattivo – fra i due strumenti politico-amministrativi considerati: per aspetti ambientali, sociali ed economici.

    A prescindere quindi dal significato di "ambito", a cui occorre infatti attribuire un valore di riferimento più "geografico che amministrativo" per gli altri due termini risulta assai importante sottolineare taluni aspetti specifici, teorico-pratici, di ineludibile valenza territoriale essendo, per natura, georeferenziati.

    Il "bacino", da parte sua, deve rappresentare – grazie alla riconoscibile presenza, al suo interno, della "risorsa" mineraria considerata – una prima tutela della risorsa giacimentologica medesima, soprattutto nel suo potenziale passaggio (qualora sussistano condizioni tecniche, presupposti economici e situazioni ambientali favorevoli), almeno in parte, a "riserva" accertata coltivabile. La strategia di salvaguardare le riserve di "materie prime minerali" è infatti una forte e chiara raccomandazione anche in materia Comunitaria. Ciò può avvenire, in pratica, se si evitano anzitutto "sprechi" di materiale e troppo onerosi trasporti; ma anche, in sede pianificatoria territoriale. In altre parole, si dovrebbe mirare anche alla "tutela mineraria" sul territorio, in un quadro pianificatorio non solo urbanistico (per edificazioni, infrastrutture ecc.) ed ambientale (per naturalità, paesaggio ecc.) ma anche produttivo (per le materie prime industriali).

    Da parte sua, il "polo" – che evidentemente sconta la propria peculiare caratteristica di essere legato alla specifica tipologia di minerale coltivato – deve sempre perseguire la conveniente valorizzazione della risorsa, operando perciò sulle riserve minerarie presenti. Di regola, un polo può comprendere sia l'unità estrattiva, sia l'impianto di primo trattamento e di preparazione mineraria. La presenza quindi di impianti di un certo impegno - economico, tecnico ed anche ambientale – presuppone tempi di vita "attesa" piuttosto lunghi (anche solo per le questioni di ammortamento industriale) e quindi possibilità di rinnovi autorizzativi, ampliamenti di cava ed eventualmente di nuove acquisizioni aziendali accrescendo così, se non il livello produttivo, comunque la dimensione del sito estrattivo medesimo.

    Trattandosi poi, in diversi casi, di più cantieri contemporaneamente aperti - ad es. per effettuare coltivazioni "selettive" su minerali di diverso "tenore utile", al fine di ottenere una produzione di qualità costante, attraverso opportune miscelazioni successive - diviene possibile anche differenziare, nel tempo e nello spazio, le fasi di intervento, sempre però rispettando una raccomandabile "contestualità" del recupero dei siti.

     

    Proposta operativa

    Riassumendo questi principi ed schematizzandoli con ragionevoli semplificazioni, è possibile giungere alla seguente rappresentazione concettuale schematica di questi concetti. Nella seguente tabella si riportano le definizioni, i rapporti con la pianificazione e la vincolistica esistente, nonché una descrizione sommaria ed una scala di riferimento che aiuti a comprendere meglio il contesto di riferimento ambientale e le possibili interferenze. Per completare e spiegare al meglio questi concetti vale la pena compiere le seguenti considerazioni.

    Più volte è stata sottolineata l'importanza di un'azione amministrativa regionale sul coordinamento dei vari usi del suo territorio, salvaguardando l'ambiente ma valorizzando al contempo le diverse risorse ivi presenti, anche minerarie, e tutelando quindi, nella fattispecie, le riserve di "materie prime" disponibili. Ciò potrebbe richiedere, tuttavia, una corrispondente indicazione cartografica volta a riconoscere i Poli ed i Bacini individuati nella indagine appositamente effettuata. Questo deve, per principio, valere evidentemente per tutti e tre i comparti produttivi di cava considerati.

    Se, da un lato, la conseguente perimetrazione di un Bacino - per sua stessa definizione e natura - deve anzitutto rispettare, in generale, certe delimitazioni "geomorfologiche" (entro gli ambiti geografici di appartenenza od attribuzione), la perimetrazione di un Polo non può prescindere, dall'altro, oltre che dalla effettiva sua estensione produttiva complessiva (cantieri estrattivi, impianti di trattamento ecc. ed altre strutture a riconosciuto servizio della/e cave operanti), da presenze contermini di altra natura (urbanistica, fisica ed infrastrutturale ecc.). Ma, oltretutto, deve tener presente le possibilità di un suo ampliamento geominerario, se ovviamente ritenuto compatibile, per un suo auspicabile sviluppo industriale sostenibile. Si deve essere pronti, nella pianificazione, ad operare anche "in salvaguardia della risorsa disponibile"; e questo può comportare la necessità di una tutela, di tipo "urbanistico-minerario", esplicita sul territorio interessato. Diviene così fondamentale - al di là della evidente, già sottolineata importanza di una valutazione "oggettiva" degli elementi "comuni" fra i vari cantieri (anche di diverse società) operanti sullo stesso territorio – riconoscere ai Poli la massima considerazione in termini autorizzativi, soprattutto nel lungo periodo. Ciò a fronte di documenti progettuali completi ed esaustivi, a garanzia della correttezza tecnica degli interventi previsti, poi oggetto anche di debito cauzionamento fideiussorio, soprattutto ai fini del recupero ambientale.

    In ultima analisi, per una razionale delimitazione dei Poli, è possibile in questa sede suggerire un "criterio" di base che tiene conto, anzitutto, della "omogeneità" di prodotto minerario - fra le eventuali, diverse unità presenti - ma anche di altri, caratterizzanti aspetti, quali la "prossimità" di escavazione, la "comunione" di servizi e di infrastrutture condivise, il "mercato" di riferimento specifico (e/o la destinazione d'uso dei prodotti), il "quadro ambientale" esistente, come condizioni generali e paesistiche e/o per emergenze particolari presenti.

    Non si ritiene però convincente applicare pur volenterose formule aritmetiche spurie, volte ad una valutazione di "sintesi", sempre necessaria quanto complessa e spesso sfumata, per ogni decisione pianificatoria congenere. Forse solo la componente della vicinanza può risultare oggetto di quantificazione pratica, considerando degli oggettivi ed intuitivi "raggi di influenza" fra le cave.

    In conclusione, si ritiene che la delimitazione del Polo, garantendo l'azienda (o le aziende insieme operanti) verso un adeguato sviluppo produttivo – ad es. anche "generazionale" ed oltre – possa rappresentare un impegno esplicito verso la cittadinanza (di uno o più Comuni limitrofi) per la continuità produttiva: di lavoro e di benefici economici collegati, oggi - e sempre di più in futuro – auspicati e perseguiti, ove possibile.

    Ma anche dal punto di vista del recupero dei siti, progressivamente dismessi dalle coltivazioni minerarie, ciò deve rappresentare un investimento, finalizzato alla realizzazione di opere importanti e durevoli nel tempo, prevedendone anche una gestione economica, sia per fini "diversamente" produttivi che ambientali, paesistici e di qualità

     

    Figura 1. Sintesi concettuale alla base delle Linee Guida per la pianificazione del settore estrattivo

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    Fonte: Rapporto IRES 2015 – Le cave

     

    In Ultima analisi, i Bacini dovrebbero rappresentare le Riserve estrattive, da salvaguardare, in un Piano (sia territoriale che paesistico) che tenga conto di tutte le problematiche e le risorse (in senso complessivo) esistenti sul medesimo territorio. Al loro interno, sono facilmente presenti Poli estrattivi e/o altre unità produttive, senza peraltro poter del tutto escludere dalla nostra considerazione altre cave già operanti "fuori bacino", essendo quest'ultimo una entità non certo "esaustiva" dell'insieme dei giacimenti presenti nell'ambito geografico di appartenenza, ma solo "privilegiata": per qualità della risorsa, per tradizione locale mineraria e/o organizzazione di categoria. Si ritiene quindi condivisibile, in un piano di settore come il PRAE in divenire, favorire, per quanto osservato, accorpamenti "virtuosi" di attività estrattive congeneri, soprattutto entro bacini di riconoscibile potenzialità giacimentologica e verosimilmente già dotati di servizi ed infrastrutture "dedicate".

    Di conseguenza, la presenza di una cava entro un bacino, se riconosciuto dal piano di settore, deve certamente permettere già una semplificazione istruttoria ai fini di una auspicabile autorizzazione, per una eventuale "nuova" cava od anche per un suo ampliamento. Ben più problematica e controllata potrebbe infatti annunciarsi una corrispondente istanza di cava fuori bacino, già nella predisposizione della procedura di VIA, di fatto sempre più frequente nel settore estrattivo industriale.

    Per contro, l'appartenenza ad un polo, soprattutto operante in un bacino, potrà anche costituire una specifica motivazione tecnico-economica (prevista in un certo senso già dalla L.R. 69/78 fin dalla sua formulazione originaria, all' art.7) di sicura considerazione per un giudizio di sviluppo compatibile dell'attività stessa, anche ai fini di una più generale sostenibilità; ciò tuttavia senza arrivare ad una surrettizia, automatica autorizzazione.

    D'altra parte, la presenza di un polo estrattivo fuori bacino (ma, ovviamente su una parte di giacimento presente nell'ambito di appartenenza del bacino stesso) non deve costituire - soprattutto nel caso di coltivazioni non quasi "ubiquitarie", come invece si può dire per tante pianure regionali, assai ricche di inerti alluvionali – un motivo di specifico diniego nelle istanze autorizzative, per ampliamenti o particolari sviluppi produttivi. Si deve comunque tener presente il fatto che potrebbe sempre trattarsi, più in generale, di un "unicum" giacimentologico, viepiù da tutelare e valorizzare, ai sensi della stessa Legge Mineraria nazionale (RD 1443 del '27) tuttora in vigore.

    Pertanto si ritiene che, pur favorendo come principio lo sviluppo razionale di Poli estrattivi entro Bacini giacimentologici di primaria importanza produttiva, debba comunque sempre garantirsi un "minimo vitale" (come ad es. avviene nelle derivazioni dei corsi d'acqua pubblici) per singole attività di cava, soprattutto ove la particolare condizione operativa rappresenti non solo una fonte altrimenti preclusa di sopravvivenza lavorativa, impedendo lo sviluppo di una qualche attività produttiva – con potenziali benefici diretti ed indotti sul territorio, visto nel suo complesso, ed in certi casi con apporti anche culturali – ma anche un freno all'abbandono di vallate altrimenti destinate allo spopolamento.

     

    Conclusioni

    A nostro parere, ha senso "pianificare" basandosi sui fabbisogni solo per il comparto "Ghiaie e sabbie", data la specificità del materiale e le caratteristiche, in generale, dell'attività. In particolare, esse mostrano:

    "invasività e diffusione" territoriale; di relativamente "basso" valore unitario; spiccata "mobilità" dei cantieri nei vari siti.

    Forse solo per le "Argille comuni da laterizi" può essere, eventualmente, logico sviluppare analoghi ragionamenti razionalizzanti (come fatto sopra).

    Per i "Minerali industriali", ciascuno con le sue peculiarità sostanziali, occorre valorizzare quanto disponibile e richiesto dalla catena produttiva, mantenendo però adeguate riserve nei bacini, ove possibile.

    Per i "Materiali Lapidei" indirizzare le coltivazioni ove le Pietre presenti giustifichino, per qualità e quantità, l'impresa estrattiva e risparmiando, il più possibile, nuove compromissioni territoriali ma comunque tenendo presente la potenzialità dei siti, anche come "risorse"; possibilmente favorire la creazione di "consorzi della pietra" atti ad operare al meglio sui mercati e sul territorio, anche con certificazioni, ma soprattutto con l'utilizzo integrale dei materiali estratti, riciclo degli scart compresi.

    In sintesi, mentre per gli aggregati il mercato è facilmente individuabile e il flusso economico relativamente semplice da modellizzare, negli altri due comparti pianificare in base ai fabbisogni è del tutto irrealistico, in quanto legati a mercati ormai mondiali e di difficile interpretazione. Ciò non toglie che la pianificazione debba essere fatta, ma dovrà essere basata su concetti diversi dalla stima dei fabbisogni. Una ragionevole evoluzione dell'attività secondo quanto richiesto negli ultimi rinnovi potrebbe essere un punto di partenza per pianificare l'area da salvaguardare per un eventuale sviluppo futuro della cava.

     

    Bibliografia

    Dipartimenti di Scienze della Terra delle Università di Firenze e Siena e Dipartimento di Georisorse e Territorio del Politecnico di Torino. Quaderno di Studio n° 24 , Suppl. GEAM anno XXXIX, n° 4, Torino, dicembre 2002, pag.104

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