I flussi di materia del settore estrattivo piemontese

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    Introduzione

    Una delle metodologie sviluppate in questi ultimi decenni per stimare gli impatti delle società umane sull'ambiente e rendere confrontabili misure economiche con analisi di tipo ambientale è la quantificazione del bilancio di massa di un sistema economico, ottenuta mediante l'analisi dei flussi di materia. Tale metodologia, chiamata Material Flow Analysis (MFA) è in grado di fornire un quadro sintetico della quantità di materia che attraversa un sistema socio-economico, permettendone una valutazione del livello di sostenibilità.

    Le applicazioni spaziano dall'analisi dell'intera economia, passando per l'esame di singoli settori produttivi, per arrivare alla scala dell'azienda, fino a quella di un singolo bene o servizio economico.

    In questo articolo si descrive l'applicazione dell'MFA (Regione Piemonte, 2016) fatta dall'IRES Piemonte al territorio della Regione Piemonte e, in particolare, al settore economico dell'estrazione dei materiali inerti e lapidei.

     

    Flussi di materia sul territorio

    L'analisi dei flussi di materia è divenuta uno strumento particolarmente utile ai fini delle politiche economico/ambientali di un sistema, tanto che in questi ultimi anni l'Unione Europea ne ha standardizzato l'applicazione per promuoverne l'utilizzo. Essa permette, se affiancata a indicatori di carattere economico come per esempio il PIL, di descrivere la struttura di un'economia dal punto di vista della sua efficienza ambientale e dei flussi in entrata e in uscita di un sistema di produzione/consumo entro una contabilità ambientale in grado di evidenziare alcune esternalità non contabilizzate nel bilancio economico.

     

    Figura 1. Schema semplificato del bilancio di massa di un sistema economico (elaborazione IRES Piemonte)

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    Sono infatti quantificati i flussi nascosti che rappresentano i materiali che non entrano direttamente nel sistema studiato ma devono essere comunque movimentati per accedere o trasformare le risorse utilizzate.

    Per applicare la metodologia MFA al settore economico dell'estrazione dei materiali inerti e lapidei nel modo più dettagliato possibile si è deciso di suddividere tale attività in tre sotto-settori, detti stralci o comparti: inerti e materiali aggregati; pietre ornamentali; materiali per l'industria. La Tab. 1 riporta la suddivisione effettuata.

    Tabella 1. Ripartizione per stralcio in base ai litotipi esaminati e agli usi specifici considerati

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    Fonte: elaborazioni da Banca Dati Attività estrattive a cura di AG3 S.r.l. – Università di Torino

     

    Questi dati fanno riferimento all'insieme delle cave regionali. La Fig. 1 evidenzia la distribuzione sul territorio piemontese delle cave esaminate.

     

    Figura 2. Distribuzione delle cave classificate per comparto. In azzurro le cave (punti) ed i poli (poligoni) del primo comparto, in verde e grigio rispettivamente quelli del secondo e terzo stralcio. Le miniere non sono rappresentate poiché non oggetto di studio

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    Ogni comparto struttura cluster produttivi e di utilizzo diversi. Gli aggregati, ad esempio, hanno per lo più un uso interno diretto, mentre i minerali per l'industria necessitano di trasformazioni prima di essere utilizzati. L'analisi dell'IRES ha permesso di ricostruire i cluster per singolo comparto evidenziando quali possano essere i flussi di materia per i differenti materiali appartenenti ai tre sotto settori oggetto dell'analisi.

    I dati utilizzati afferiscono a tre macrosfere analitiche: i dati di input, quelli di output e i flussi nascosti e indiretti.

    I dati di input direttamente estratti sul territorio regionale sono stati derivati dalla Banca Dati Attività Estrattive (BDAE) che raccoglie i dati relativi al materiale estratto sul territorio regionale piemontese, ripartito per cava di estrazione, per litotipo e per anno di estrazione. Da tale banca è stato possibile ricostruire la serie storica dal 1990 al 2012 e le destinazioni finali di tale materiale. Queste informazioni hanno permesso di stimare i flussi prodotti ed entranti nel circuito economico regionale, nonché quelli uscenti verso altre regioni italiane o estere.

    Gli altri dati di input sono stati derivati dalla banca dati ISTAT denominata COEWEB (statistiche del commercio con l'estero) e sono stati dettagliati a scala territoriale e settoriale (secondo il codice ATECO) attraverso stime di riproporzionamento del dato nazionale sul peso regionale specifico.

    Per la quantificazione degli scambi interregionali, sono state necessarie stime basate sulle matrici input/output regionali prodotte dall'IRPET.

    I dati di uscita dal bilancio del settore estrattivo regionale riguardano le emissioni in atmosfera, i rifiuti e gli export. I dati di emissione sono stati derivati dalla banca dati IREA (Inventario Regionale Emissioni in Atmosfera) inerente le emissioni in atmosfera dell'attività antropica piemontese (secondo la nomenclatura SNAP-Selected Nomenclature for Air Pollution) riattribuita ai macro settori economici. I dati relativi ai rifiuti derivano dalle dichiarazioni MUD dei rifiuti speciali (ARPA Piemonte) mentre le voci di export hanno la medesima provenienza delle voci di import (COEWEB).

    Per quanto riguarda i flussi nascosti e indiretti ci si è basati sulla metodologia di Bringezu e Schuetz (2001).

     

    I risultati

    La fotografia che emerge dall'analisi dei flussi di materia associati al settore estrattivo in Piemonte risulta piuttosto complessa, sebbene riconducibile a alcuni importanti elementi di sintesi.

    i. La quantità di materia totale pro capite per il settore estrattivo, utilizzata annualmente dal sistema economico regionale (Total Material Requirement), sia direttamente che indirettamente, è chiaramente maggiore in un territorio industriale quale è il Piemonte (47,4 t/cap) rispetto all'Italia (40,7 t/cap).

    ii. Di queste quantità le risorse totali impiegate, comprensive delle importazioni (Direct Material Input), sono meno della metà, 19 t/cap in Piemonte e 18,9 t/cap in Italia, mentre il materiale mancante è composto da scarti primari (dell'estrazione) o secondari (scarti delle lavorazioni) nonché del materiale indiretto (per l'energia, le macchine e tutto il resto) usato dal settore estrattivo (Total Material Input).

    iii. In generale le risorse utilizzate (Direct Material Input) dal settore estrattivo rappresentano ben il 30% dell'intero materiale che entra nel metabolismo economico piemontese e, sebbene sia un'attività "energy intensive", il suo impatto in termini di scarti prodotti (Unused Extraction) è del 18,5% del materiale totale trattato, contro il 13,5% della media dell'industria in generale.

    iv. Sul totale del materiale che entra nel metabolismo produttivo dell'intero settore estrattivo, il 65% è direttamente estratto in regione (Domestic Extraction) mentre il resto (il 35%) è importato da fuori regione.

    v. L'import è maggiore per i materiali industriali, che raggiungono il 45% delle risorse complessive mentre sono leggermente più basse per gli inerti (poco più del 34%).

    vi. Per quanto riguarda gli impieghi si può dire che il settore estrattivo è precipuamente locale dato che ben l'84% del consumo di materia avviene all'interno della regione e solo il 16% è destinato alle esportazioni fuori regione.

    vii. La prossimità, intesa come consumo interno alla regione Piemonte, è chiaramente più rilevante per il primo comparto, la parte degli agglomerati, sabbie, ecc. considerati nel rapporto che danno luogo a costruzioni e infrastrutture, per ben il 94 % delle risorse utilizzate.

    viii. Gli altri due comparti analizzati sono molto più orientati all'export, sebbene con quantità assolute decisamente minori: nelle pietre ornamentali il 23% del materiale utile impiegato ha destinazioni verso l'esterno della regione mentre nei materiali industriali l'export raggiunge il 21% di materiale impiegato.

    La dinamica estrattiva negli ultimi due decenni, secondo la Banca Dati Attività Estrattive evidenzia che:

    i. si è avuto un periodo di crescita dell'estrazione interna regionale fra il 1998 e il 2004 (verosimilmente dovuto alla crescita delle infrastrutture e al ruolo giocato dalle Olimpiadi di Torino del 2006).

    ii. L'attività regionale mostra costantemente una forte componente estrattiva imputabile principalmente ai materiali del primo comparto. Ciò non capita per i materiali degli altri due comparti che però pesano decisamente meno significativi in termini quantitativi sul bilancio finale.

    iii. Nel tempo il primo comparto (a minore valore aggiunto) è percentualmente cresciuto stabilizzandosi, negli anni più recenti, su valori di estrazione pari a circa l'80% del totale.

    iv. Gran parte di tale variazione è imputabile a una riduzione dell'estrazione del materiale per l'industria (a maggiore valore aggiunto) che è passata da quasi 6 milioni di tonnellate annue a poco più di 2 milioni di tonnellate annue.

    v. Gli altri due stralci mostrano invece un andamento in crescita, essendo passati da 8 milioni di tonnellate annue a più di 15 milioni di tonnellate annue (materiali aggregati e inerti), e da circa 500.000 tonnellate annue a più di 1 milione di tonnellate annue (pietre ornamentali).

     

    Figura 3. Ripartizione percentuale del totale estratto regionale annuo nel periodo 1990-2012 suddivisa per comparto 

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    Figura 4. Ripartizione in massa del totale estratto regionale annuo nel periodo 1990-2012 suddivisa per comparto

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    La percentuale di materiale destinato alle esportazioni rispetto al materiale per usi interni, per gli aggregati è notevolmente diminuita dal 1998 a oggi, attestandosi su valori inferiori al 20% di quanto consumato all'interno del Piemonte. (il comparto tende a chiudersi sulla domanda regionale).

    vii. Le pietre ornamentali hanno avuto un picco di utilizzo regionale attorno agli anni 2000-2001 (in parte supportato dall'estrazione interna che però mostra un picco meno marcato) e negli anni successivi appare stabilizzarsi sui valori medi dell'intero periodo.

    viii. L'analisi del terzo comparto evidenzia un picco di estrazione e consumo nel 1997, il mantenimento di una stabilità di consumo che si protrae sino ai primi anni del decennio scorso e una costante discesa sino a oggi. L'analisi dei rapporti fra il materiale destinato alle esportazioni e usato internamente mostra, seppur oscillando fra il 20% e il 50%, una sostanziale stabilità sul lungo periodo attestata a circa il 20-25%.

     

    Conclusioni

    L'analisi evidenzia il ruolo del settore nell'economia regionale: a fronte di un valore aggiunto regionale e nazionale molto basso (in regione intorno allo 0,2% con un peso delle unità di lavoro dello 0,1 % nel 2010) il settore movimenta tantissima materia (il 30% di quella complessiva del sistema economico regionale), con una forte presenza di flussi indiretti e di materiale di scarto. E' un settore quindi ad alto impatto locale e questo ai fini della programmazione e pianificazione significa tanto.

    E' anche stato un settore 'sentinella': la sua crisi, cominciata fin dal 2003, ha anticipato la crisi generale economica produttiva.

    E' inoltre un settore in profonda trasformazione. Particolarmente toccato è il comparto delle sabbie e ghiaie, che dipende economicamente dall'andamento del settore edilizio. Dopo la fase dell'infrastrutturazione, della crescita delle città si è assistito alla fase nuova (di cui il PRG di Torino ha fatto scuola) di rifunzionalizzazione degli spazi industriali dismessi e di multifunzianalizzazione delle aree ferroviarie urbane. Oggi, con la Smart Specialisation Strategy (S3), si assiste, per la prima volta dalla rivoluzione industriale, alla de-materializzazione delle connessioni infrastrutturali e al riciclo e rigenerazione del costruito, interno alle città. Tutto ciò in risposta ad un consumo del suolo sempre più insostenibile che si riverbera sul settore estrattivo in maniera diretta.

    Il comparto dei materiali industriali sembra più segnato dal lento, ma comunque costante, declino della produzione industriale nelle aree centrali del globo e dalla loro delocalizzazione in aree periferiche. Tale andamenti si notano anche nella nostra regione: nella riduzione dei flussi di materia sia dei quantitativi estratti internamente sia dei quantitativi in import, che impongono una valorizzazione differente delle tradizionali modalità produttive, in gran parte da immaginare e delineare.

    Diverso il comparto delle pietre ornamentali, decisamente complesso e articolato, cui è dedicato l'articolo sui Distretti lapidei.

    Insieme alla crisi economica occorre considerare infine la crisi ecologica e prendere atto che la MFA non contabilizza tutte le interazioni presenti tra il sistema ecologico e quello economico. Alcune attività estrattive infatti, interferiscono fisicamente con il sotto-sistema delle acque sotterranee (escavazioni in falda o sotto-falda), producendo soluzioni di continuità dei giacimenti acquiferi su cui si inserisce poi l'azione chimica di sostanze inquinanti provenienti da altre filiere economiche (soprattutto nitrati prodotti dall'attività agricola, che non vengono considerate nella MFA del settore estrattivo). E' un aspetto che ha già modificato le modalità di produzione del settore e che tendenzialmente le trasformerà anche in futuro attraverso le necessarie (o urgenti) forme di protezione e controllo.

     

    Bibliografia

    Bringezu S. and H. Schuetz (2001) Total Material Requirement of the European Union, Technical, Report n. 55 and 56, European Environment Agency, Copenhagen.

    Regione Piemonte (AA.VV, 2016), Le cave in Piemonte. Rapporto IRES 2015, IRES, Torino.

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