EDITORIALE N.41 - Cave: prospettive di pianificazione

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRCrEs-CNR)

     

    Come indicato nei contributi presenti in questo numero di "Politiche Piemonte", l'attuale contesto competitivo è caratterizzato da profondi mutamenti nella regolamentazione dell'attività estrattiva, con politiche pubbliche di controllo del paesaggio e di gestione dell'ambiente sempre più stringenti, in un contesto che vede un netto calo della domanda nazionale di prodotti , conseguenza della crisi del settore edile.

    Occorre pertanto trasformare i vincoli in opportunità soprattutto per quanto inerisce la questione ambientale dell'intero settore estrattivo, che determina uno iato difficilmente colmabile tra l'attività industriale e il rispetto per l'ambiente. In realtà, le possibilità di avvicinare i due modelli sono concrete, se si utilizzassero a livello di distretto tutte le nuove tecnologie disponibili nel controllo del territorio e nell'efficientamento energetico e produttivo delle imprese.

    La politica industriale a favore del settore estrattivo dovrebbe tenere conto di tali aspetti per incentivare le imprese a trasformare i vincoli ambientali in opportunità di crescita e per incentivare l'attivazione di una domanda supplementare nazionale che sia proprio legata a tali vincoli normativi. Infatti, a favore di una politica paesaggistica che privilegi l'identità territoriale gioca in primo luogo l'uso delle pietre naturali, e locali, nelle ristrutturazioni e nella creazione di nuovi immobili, nonché la rigenerazione paesaggistica delle cave con le diverse forme di fruizione ludico-turistiche.

    Internalizzare l'uso di materiali locali nei piani e regolamenti edilizi comunali e regionali dovrebbe essere uno dei primi passi per favorire lo sviluppo sostenibile della nostra regione e della sua industria, favorendo, da una parte, e vincolando, dall'altra, la stessa industria a comportamenti virtuosi.

    Per fornire solo alcuni esempi di implementazione di una politica per lo sviluppo sostenibile basterebbe citare le seguenti opportunità:

    o ridurre le possibilità di comportamenti opportunistici in termini di evasione della tassazione sull'estrazione, mediante la rilevazione computerizzata (da parte di Università e Centri di ricerca) tramite laser scanner del volume estratto ogni anno, al fine di ridurre l'evasione fiscale sui diritti di estrazione;

    o usare le nuove tecnologie dei sensori elettronici per imporre un ciclo integrato e chiuso dell'acqua utilizzata nella lavorazione, al fine di ridurne l'uso, lo spreco e l'inquinamento delle falde acquifere causato dai metalli pesanti e dagli olii utilizzati dai macchinari per il taglio in cava;

    o implementare l'auto-produzione di energia rinnovabile sul luogo dell'estrazione;

    o assoggettare i camion per il trasporto del materiale ad un vincolo di percorso: inserendo un gps sul camion le autorità possono controllare che il mezzo transiti solo sui percorsi autorizzati, effettui il lavaggio presso i punti automatizzati, effettui le operazioni di pesatura per la definizione della tassa di estrazione; in questo modo, i controlli sul traffico possono semplicemente concentrarsi sui mezzi che transitano e che non sono legati al GPS, stroncando facilmente ogni forma di abusivismo;

    o incentivare l'uso di automezzi elettrici per il trasporto dei materiali, in particolare nel settore delle pietre con camion elettrici che scendono carichi di materiale dalla cava al laboratorio in pianura (ricaricando le batterie) e risalgono vuoti in cava per il prossimo carico (utilizzando al minimo, in quanto scarichi, le batterie);

    o usare impianti di lavaggio automatizzati, che rilevano il passaggio dei camion destinati al trasporto e che provvedono al lavaggio per evitare l'inquinamento da polveri del territorio transitato;

    o usare strumenti da taglio che non rilasciano metalli pesanti, al fine di ridurre l'inquinamento;

    o ottenere le certificazioni che garantiscono il perseguimento di un comportamento socialmente utile da parte dell'impresa (ISO e EMAS);

    o legare la durata della autorizzazione all'estrazione dei materiali, ed il suo eventuale rinnovo al rispetto di tali normative ambientali: gli imprenditori che investono nello sviluppo sostenibile possono godere di autorizzazione all'estrazione con durate maggiori.

    Favorendo le opportunità di crescita dell'industria estrattiva italiana e piemontese, e di quella lapidea in particolare, entro un contesto di giusta regolamentazione ambientale, si implementa un nuovo modello di sviluppo della piccola impresa nei settori più tipici del "Made in Italy", che risulta basato sulla creatività, sul design e su altri valori immateriali inseriti in un prodotto manufatto tradizionale, qual è la pietra lavorata e messa in posa. Il nuovo modello, di cui si incominciano ad intravvedere alcune implementazioni nelle imprese dell'artigianato artistico, consentirebbe di differenziare il prodotto italiano, e piemontese nella fattispecie, rispetto alle importazioni dai paesi di recente industrializzazione, che puntano su bassi costi di produzione, bassi prezzi di vendita e grandi lotti di produzione molto standardizzata.

    A favore dell'imprenditoria italiana giocherebbe dunque l'alta qualità della produzione e la flessibilità organizzativa, che consentono di personalizzare la produzione sulle specifiche esigenze del cliente.

    Con questo schema di riferimento che ridefinisce la collocazione del settore estrattivo in un possibile percorso virtuoso e sostenibile tanto dal punto di vista ambientale che economico, in questo numero si riportano i contenuti di un lavoro che l'Ires ha realizzato per la Regione Piemonte finalizzato alla programmazione in materia di cave.

    Il contributo di Simone Contu et al. fornisce un'analisi dei flussi di materia applicata al settore economico dell'estrazione dei materiali inerti, lapidei e industriali in Piemonte, evidenziandone l'elevata influenza locale.

    Nel contributo di Vittorio Ferrero e Giampaolo Vitali sui distretti lapidei si argomenta come il settore della estrazione e lavorazione della pietra, benché ritenuto tradizionale, abbia saputo adattarsi ai processi di globalizzazione innovazione tecnologica e a quali condizioni possa contribuire alla crescita delle economie locali.

    Simone Landini e Lucrezia Scalzotto delineano scenari prospettici quantitativi della domanda di prodotti da cava, evidenziando le differenti dinamiche per ciascuna tipologia di materiale.

    Andrea Giuliani et al. propongono, attraverso la puntualizzazione di opportune definizioni concettuali di ambito, bacino e polo, una proposta operativa a supporto di linee guida per la pianificazione del settore estrattivo.

    Un contributo operativo è costituito dall'articolo successivo, che propone un confronto fra la collocazione delle cave per i diversi comparti e gli ambiti definiti dal Documento di programmazione (DPAE) della Regione Piemonte, mettendo in evidenza le criticità che insorgono nella definizione dei bacini.

    Infine Paolo Zeppetella propone una riflessione sul ruolo e gli strumenti della pianificazione del settore estrattivo rispetto ai vincoli territoriali, suggerendo l'adozione di un approccio innovativo che affianchi all'apparato regolativo/vincolistico strumenti di interazione attiva fra Pubbliche amministrazioni e i diversi soggetti coinvolti.

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