Contratti di rete ed attori del credito: un’ipotesi interpretativa

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale)

    Istituti di credito, imprese e crisi economica

    La crisi economica iniziata nel 2008 si è caratterizzata, in molti paesi, da una rilevante riduzione dei prestiti finanziari ad imprese e famiglie. Secondo un recente studio CNA-Kpmg , in Italia nel periodo gennaio 2012- gennaio 2016, il credito alle imprese si è ridotto di circa 112 miliardi di euro (pari a oltre l'11% dello stock complessivo di credito erogato alle imprese). Tale riduzione ha però colpito maggiormente le piccole imprese: per questo segmento, infatti, essa si è attestata intorno al 20%. Inoltre, la differenza di accesso al credito fra medio-grandi imprese e piccole imprese si è accentuata dal 2014: sempre secondo lo studio CNA-Kpmg, dal 2014 ad inizio 2016, le imprese con più di 20 dipendenti hanno visto aumentare il credito ottenuto nei loro confronti dello 0,7% l'anno, mentre le seconde lo hanno visto diminuire dell'1,7%.

    Questi dati sembrano certificare che, nel corso della recente crisi economica, le imprese italiane, soprattutto quelle di medio-piccole dimensioni, hanno incontrato significative difficoltà di accesso al credito. Per ridurre tali difficoltà sono state recentemente proposte diverse soluzioni che, da un lato, promuovono interventi finalizzati ad aumentare la gamma di soggetti interessati a fornire prestiti finanziari alle imprese (ad oggi, il mercato del credito alle imprese è sostanzialmente dominato dalle banche), dall'altro lato cercano di introdurre dei cambiamenti nel rapporto fra imprese e banche e nei processi di valutazione per l'accesso al credito. Come è noto, la concessione di un credito si realizza attraverso un rapporto che – come molti altri rapporti di tipo economico – è caratterizzato da uno squilibrio di informazioni relative alla qualità ed alla probabilità di successo dell'investimento tra chi concede il prestito e chi lo richiede. Nel mercato del credito è il potenziale debitore ad avere un importante vantaggio informativo. La letteratura economica ha ampiamente dimostrato che, in queste situazioni di asimmetria informativa, si possono verificare problemi di selezione avversa, rischio morale e fallimento strategico. In questo scenario la ricerca sui contratti di rete alla quale si fa riferimento in questo numero di Politiche Piemonte (Negrelli e Pacetti, 2016) contiene uno studio di carattere esplorativo che ha avuto l'obiettivo di comprendere se, come e in quali circostanze il contratto di rete possa divenire uno strumento utile per ridurre le asimmetrie informative del mercato del credito alle imprese.

     

    Banche e contratti di rete

    Gli studi di caso regionali inclusi nella ricerca sui contratti di rete hanno evidenziato che sono diversi gli istituti bancari interessati alle forme di aggregazione d'impresa promosse dai contratti di rete. Tale interesse è stato manifestato sia da banche locali sia da banche operanti a livello nazionale ed internazionale. Nelle regioni prese in esame dallo studio (Piemonte, Lombardia Veneto ed Emilia-Romagna), sono però le grandi banche ad aver progettato un insieme più articolato d'interventi. In particolare, due fra le più importanti, Intesa-Sanpaolo e Unicredit, oltre ad aver promosso con continuità eventi informativi sui contratti di rete, hanno sviluppato una serie di misure strutturate a livello nazionale in favore di queste forme di aggregazione.

    Gli interventi proposti dalle due banche presentano alcuni tratti comuni e diverse specificità. Tra i primi vi sono attività informative che le imprese possono richiedere in vari momenti (durante la progettazione della rete, al momento della sottoscrizione del contratto, lungo l'intera durata del contratto di rete). Tra i secondi vi sono l'offerta di servizi di consulenza e di servizi bancari studiati per sostenere gli investimenti di forme specifiche di aggregazione di imprese, quali le iniziative dedicate ai contratti di filiera e i servizi bancari finalizzati a redistribuire risorse provenienti dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) e dalla Cassa Depositi e Prestiti (Cdp).

    Per ciò che concerne i servizi di consulenza, il gruppo Unicredit fornisce servizi di consulenza agli imprenditori interessati a siglare un contratto di rete con l'obiettivo mostrare chiaramente il valore aggiunto generato per la singola azienda dall'essere parte di una specifica aggregazione di imprese. Con lo stesso obiettivo il gruppo Intesa-Sanpaolo, attraverso Mediocredito Italiano, ha creato un desk dedicato all'innovazione d'impresa ed alle reti d'impresa.

    Per quanto riguarda i servizi finanziari, Unicredit, in collaborazione con la Cdp, ha promosso una linea di credito particolarmente vantaggiosa per le imprese che costituiscono un contratto di rete. Quando vi è una valutazione positiva del progetto di innovazione promosso dal contratto di rete (in termini di miglioramento delle condizioni economiche delle imprese nell'arco di due-tre anni), la banca si è dichiarata disponibile a migliorare il rating del credito di tutte le imprese appartenenti al contratto di rete. Banca Intesa-Sanpaolo prevede invece condizioni di credito più favorevoli solo in specifici casi, individuati dopo un'attenta valutazione; inoltre, prodotti finanziari ad hoc sono stati creati per i cosiddetti accordi di filiera. Per entrambi gli istituti di credito si tratta di prodotti e servizi pensati ed ideati a livello centralizzato e quindi attuati a livello territoriale attraverso le azioni promosse dalle sedi decentrate.

    Attraverso questa serie di servizi, gli istituti bancari intendono accompagnare le imprese lungo i processi decisionali e l'attuazione di determinati programmi di investimento, aumentando la loro prossimità alle imprese. Ad una prima analisi si tratta di servizi che sembrano rientrare pienamente in un modello di "banca relazionale", che prevede rapporti abbastanza esclusivi e duraturi fra banca ed impresa e l'offerta di un'ampia gamma di prodotti e servizi da parte degli istituti bancari (Azzolina, 2014; Corigliano, 2007; Uzzi e Lancaster, 2003). Accompagnare e sostenere le imprese nelle fasi di definizione ed attuazione di un contratto di rete per gli istituti bancari significa migliorare la conoscenza delle imprese (anche delle più piccole che partecipano al contratto di rete), acquisire informazioni non pubbliche, aumentare le interazioni con gli imprenditori. La ricerca empirica ha però mostrato che tutto ciò non produce automaticamente migliori condizioni di accesso al credito alle imprese facenti parte di un contratto di rete.

     

    Contratti di rete, diverse forme di fiducia e accesso al credito

    In alcuni casi gli istituti di credito sono riusciti ad usare abilmente il potenziale informativo del capitale sociale o fiduciario presente nei contratti di rete per allargare la platea di imprese cui erogare prestiti finanziari. In molti casi, però, il capitale sociale che lega le imprese dei contratti di rete non è stato ritenuto una garanzia sufficiente per fornire prestiti di denaro. Ne è emersa la necessità, da parte degli istituti di credito, di poter contare anche su altri fattori "qualitativi" che caratterizzano alcune reti di imprese. Si tratta di fattori che permettono agli istituti di credito di valutare in maniera più accurata il capitale sociale o fiduciario insito nelle reti d'impresa ai fini di rendere tale capitale un elemento in grado di orientare le scelte circa l'erogazione del finanziamento (Admati e Hellwig 2013; Baglioni 2002). In particolare, la presenza di un interlocutore singolo - in grado di rappresentare, formalmente e sostanzialmente, la rete di imprese - sembra aver assunto un ruolo cruciale in tal senso.

    In certi casi tale ruolo è stato assunto quasi "naturalmente" dall'imprenditore che ha manifestato una forte leadership all'interno della rete d'impresa. In altri casi, è stata la particolare struttura della rete ad indicare chiaramente l'impresa leader e quindi l'interlocutore privilegiato per gli istituti di credito. Ciò è avvenuto soprattutto nelle "reti verticali per la produzione" (si veda il contributo di Valentina Pacetti in questo numero) o nelle cosiddette filiere, vale a dire reti in cui l'impresa capo-filiera, solitamente di dimensioni maggiori rispetto alle altre, opera sul mercato dei prodotti finiti e dei semi-lavorati, costruiti attraverso una catena integrata di sub-fornitori.

    Riguardo a questa specifica forma di rete di imprese, IntesaSanPaolo ha recentemente deciso di investire ulteriori risorse, promuovendo un programma che prevede la sottoscrizione di un "accordo di alta collaborazione" fra la banca e le imprese capo-filiera. Più nello specifico, la banca ha chiesto all'impresa capo-filiera di esprimere una valutazione, di natura qualitativa, dei propri fornitori. Gli elementi presi in considerazione per tale valutazione sono stati, ad esempio, la qualità del prodotto fornito, i tempi di consegna, la capacità di adattarsi alle richieste del capo-filiera, il livello di importanza e strategicità che ogni fornitore ha all'interno della catena di sub-fornitura. Nella pratica, in certi casi, valutazioni positive da parte del capo-filiera su specifici fornitori hanno permesso a questi ultimi di ottenere un miglioramento del proprio rating di credito e quindi l'accesso a condizioni più favorevoli (un'opportunità non percorribile se la valutazione si fosse basata esclusivamente sugli aspetti economico-finanziari della singola impresa). Allo stesso modo, imprese di piccole dimensioni – che secondo le procedure "standard", possono accedere solo a crediti molto limitati – hanno avuto la possibilità di richiedere prestiti di maggiore entità e quindi di progettare nuovi investimenti al fine di migliorare la qualità della propria produzione.

     

    Conclusioni

    L'indagine esplorativa ha messo in luce come la stretta collaborazione fra banca e impresa capo-filiera possa diventare un fattore in grado di rendere più fruibile per l'istituto di credito il capitale sociale o fiduciario presente all'interno della filiera (Bagnasco et al., 2001). In questi casi, infatti, gli istituti di credito si "appropriano" del capitale sociale iniziale (che ha concorso alla creazione della filiera) e di quello che si è creato nel corso delle continue interazioni fra impresa capofila e fornitori (che ha ridotto i costi di transazione delle relazioni economiche fra gli appartenenti alla filiera) per ridurre le asimmetrie informative tipiche del mercato del credito. Si tratta di un risultato empirico comunque parziale, cha lascia ancora inesplorati diversi ambiti del rapporto banca-impresa. Per questo saranno necessarie nuove e più approfondite ricerche, soprattutto in quelle regioni, come il Piemonte, in cui reti verticali d'imprese caratterizzano il tessuto produttivo locale.

     

    Riferimenti bibliografici

    Admati, A., Hellwig M. (2013) The Bankers' New Clothes: What's Wrong with Banking and What to Do about It. Princeton: Princeton University Press.

    Bagnasco, A., Piselli, F., Pizzorno, A. e Trigilia, C. (2001) Il capitale sociale. Istruzioni per l'uso. Bologna: Il Mulino.

    Azzolina, L. (2014) I contratti di rete. In Asso, P.F. e Pavolini, E. (a cura di) Collaborare per crescere. Roma: Donzelli, pp. 205-229.

    Baglioni, A.S. (2002) The New Basle Accord: Which Implications for Monetary Policy Transmission? EFA 2002 Berlin Meetings Discussion Paper. Disponibile in http://ssrn.com/abstract=299392.

    Barone, G., de Blasio, G. e Mocetti, S. (2016) The real effects of credit crunch in the Great Recession: evidence from Italian provinces. In «Banca d'Italia, Working paper», n. 1057, Roma, Banca d'Italia.

    Bonaccorsi di Patti, E., Sette, E. (2012) Bank balance sheets and the transmission of financial shocks to borrowers: evidence from the 2007-2008 crisis. In «Banca d'Italia, Economic working paper», n. 848, Roma, Banca d'Italia.

    Corigliano, R. (2007) Banca e impresa in Italia: caratteri evolutivi del relationship lending e sostegno dello sviluppo. In «Banca, Impresa, Società», 26, n. 1, pp. 27-58.

    Gaiotti, E. (2011) Credit availability and investment in Italy: lessons from the Great Recession. In «Banca d'Italia, Economic working paper», n. 93, Roma, Banca d'Italia.

    Negrelli, S., Pacetti, V. (a cura di) (2016) Contratti di rete. Pratiche di capitale sociale tra le imprese italiane. Bologna: Il Mulino.

    Uzzi, B., Lancaster, R. (2003) Relational Embeddedness and Learning: The Case of Bank Loan Managers and Their Clients. In «Management Science», 49, n. 4, pp. 383-399.

     

     

     

     

    Nota(1) È possibile richiedere una copia dello studio alla Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA)

    Nota(2)Diversi studi promossi dalla Banca d'Italia confermano tali difficoltà; ad esempio, Barone et al. (2016), Bonaccorsi di Patti e Sette (2012), Gaiotti (2011)

    Copyright © 2018 Politiche Piemonte. Tutti i diritti riservati.