Le dimensioni del fenomeno

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    Introduzione

    Alla data dell'ultima estrazione disponibile al momento della redazione (metà maggio 2016) sono stati stipulati in Italia, complessivamente, 2.844 Contratti di rete che coinvolgono 14.307 imprese, dei quali 2.443 standard ("reti contratto") con 12.917 imprese, a cui vanno aggiunti 401 contratti con personalità giuridica ("reti soggetto"), con 2.870 imprese(1). Dopo una partenza rallentata i Contratti si sono progressivamente diffusi. I primi erano stati stipulati nel 2010, ma soltanto a partire dal 2012 il numero è iniziato a crescere sensibilmente, registrando un vero e proprio boom nel 2013.

    Il numero di nuovi Contratti è rimasto elevato anche nel 2014 (anno in cui sono venute meno le agevolazioni fiscali) e non mostra cedimenti nel 2015, raggiungendo anzi nel quarto trimestre e nel primo del 2016, rispettivamente, la terza e seconda migliore performance dopo il record del terzo trimestre 2013.

     

    Figura 1. Numero contratti di rete per trimestre (serie I° trim. 2010 - I° trim. 2016)

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    Fonte: nostra elaborazione su dati Infocamere

     

    Oltre metà dei Contratti esistenti sono stati sottoscritti a partire dal 2014. A sei anni dalla loro introduzione, dunque, i Contratti appaiono ancora in espansione e la loro diffusione non sembra accennare a flessioni. Anche il ricorso ai Contratti con "personalità giuridica", che sembrava incontrare qualche diffidenza nelle fasi iniziali, è cresciuto in modo costante a partire dalla fine del 2012.

     

    Figura 2. Numero cumulato dei contratti (serie I° trim. 2010 - I° trim. 2016)

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    Fonte: nostra elaborazione su dati Infocamere

     

    Caratteristiche delle imprese aderenti ai Contratti di rete

    L'analisi per caratteristiche delle imprese aderenti indica che vi sono stati profili più ricettivi nei confronti di questo strumento. Anzitutto, alle reti partecipano in larga maggioranza piccole imprese: il 54%, a ottobre 2014, aveva un fatturato inferiore a due milioni, il 31% circa compreso tra due e dieci milioni [Intesa San Paolo-Mediocredito 2014]. Nei contratti è però presente una quota non marginale (9,4%) di imprese con più di 50 addetti [Unioncamere 2015] e partecipano prevalentemente imprese costituite in forma di società di capitali (a fine 2015 le Srl sono oltre la metà delle imprese interessate), mentre relativamente limitato risulta il coinvolgimento delle ditte individuali.

    Per quanto riguarda i settori economici, i Contratti hanno coinvolto in misura maggiore imprese di servizi. Se si considera l'incidenza all'interno dei settori è però da rilevare che la partecipazione delle manifatturiere è stata più rilevante, con oltre sei aziende ogni mille imprese attive. L'impatto nei servizi è viceversa da scomporre: largamente inferiore alla media nelle imprese di distribuzione, turismo, cultura; molto elevato nei servizi avanzati (business service, Ict, media, editoria, professioni, design, ecc.) e nel settore del welfare.

     

    Tabella 1. Contratti di rete per settore economici (Incidenza ogni 1000 imprese)

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    Fonte: nostra elaborazione su dati Infocamere

     

    L'analisi della composizione settoriale interna ai Contratti evidenzia una prevalenza di aggregazioni "miste" rispetto a quelle "esclusive": meno del 40% è composto da imprese rientranti in un unico ambito settoriale. Le aggregazioni intersettoriali sembrano rispondere a due logiche prevalenti: ricomporre la filiera produzione-distribuzione, ovvero favorire la qualificazione di prodotti e processi produttivi. L'analisi degli obiettivi dichiarati dai Contratti spiega in realtà assai poco: molte mission sono generiche o contemplano una varietà di oggetti che rende irrintracciabile una visione strategica. L'analisi dei termini ricorrenti pone tuttavia in primo piano due "nuvole" di significati relativamente riconoscibili: una logica commerciale (il Contratto aiuta le imprese a potenziare le opportunità di mercato) e una legata all'innovazione (sviluppo di progetti con investimenti comuni, accesso a servizi qualificati e utilità da distribuire tra i membri della rete, ecc.).

    Oltre 2.800 contratti e più di 14.000 imprese (2,79 ogni mille presenti nei registri camerali in Italia) in sei anni sono un esito apprezzabile? Per una valutazione meno sommaria è da considerare che i contratti, esplicitamente ideati per aggregare le piccole imprese, coinvolgono in misura limitata le ditte individuali . Escludendole dal calcolo, l'incidenza delle imprese aderenti salirebbe al sei per mille, limitando l'osservazione alle sole società di capitale all'8,5 per mille. È da osservare, in secondo luogo, che il rapporto tra costi della cooperazione e incentivi istituzionali, a differenza di quanto accaduto con altri strumenti di sostegno economico-finanziario alle imprese, non sembra favorire la creazione di reti "opportunistiche", costituite allo scopo di beneficiare delle agevolazioni [Barbera 2001; Cersosimo 2000; Negrelli 2004; Piselli e Ramella 2008]. È vero che i costi di costituzione della rete sono limitati, ma anche gli incentivi non sembrano giustificare, da soli, la sottoscrizione di un contratto. Se si tiene conto di questi argomenti, il numero dei contratti e delle imprese che vi hanno finora partecipato appare tutt'altro che limitato.

    Occorre nel medesimo tempo, però, attribuire giusta rilevanza agli effetti degli incentivi messi a disposizione a livello regionale, che assumono in alcuni casi dimensioni tali da spiegare almeno in parte la diseguale distribuzione dei Contratti sul territorio nazionale [Retimpresa 2015]. Alcune regioni hanno sostenuto la diffusione di questo strumento in modo molto più esplicito, consistente o mirato di altre. La questione può inoltre essere guardata anche da una prospettiva qualitativa: la formalizzazione di impegni a collaborare non costituisce, per molte imprese, una rottura delle prassi consolidate. Le ricerche sul campo rilevano che in genere i partecipanti ad una rete avevano relazioni precedenti alla formalizzazione del Contratto: si conoscevano, talvolta collaboravano, avevano progetti comuni. In questi casi, il Contratto stabilizza di rapporti preesistenti; si può dunque ipotizzare che i pure limitati incentivi istituzionali rappresentino una spinta sufficiente per formalizzare tali relazioni. Se consideriamo questi fattori, il numero di Contratti finora stipulati potrebbe apparire tutto sommato contenuto, e soprattutto non implicare cambiamenti significativi dal punto di vista della struttura produttiva del paese.

     

    I Contratti di rete nelle regioni italiane e in Piemonte

    Le regioni con il maggior numero di imprese partecipanti a Contratti sono, finora, la Lombardia (2.528), l'Emilia-Romagna (1.453) e la Toscana (1.395), seguite da Lazio e Veneto. Assumendo come indicatore, anziché la consistenza numerica, l'incidenza sul totale delle imprese attive (imprese partecipanti a Contratti ogni mille imprese attive) la geografia esce parzialmente modificata. In generale si può affermare che i Contratti sono maggiormente diffusi nelle aree più sviluppate del paese, ma non mancano vistose eccezioni. Le regioni con maggiore incidenza di imprese partecipanti sono il Friuli e l'Abruzzo, ma nella parte alta della classifica troviamo anche la Basilicata. Per contro, tra le regioni con un'incidenza inferiore alla media nazionale compaiono il Piemonte, il Trentino Alto Adige e il Lazio.

    In generale tra le regioni a maggiore diffusione compaiono, con la parziale eccezione del Veneto, quelle del Nord-Est-Centro, circostanza che potrebbe apparire intuitiva, se si pensa alle caratteristiche dell'industrializzazione di quell'area e alla sua tradizione "distrettuale"; è probabile tuttavia che questo fattore costituisca solo una delle variabili di cui tenere conto per spiegare la geografia dei contratti; altrettanta importanza è probabilmente da attribuire ad altri fattori, come il ruolo degli intermediari. Gli imprenditori che hanno promosso i contratti, ad esempio, sono spesso affiliati (ricoprono cariche, partecipano o sono comunque attivi) alle associazioni di categoria. Queste hanno svolto un importante lavoro di promozione, informazione, diffusione, al punto che si può in un certo senso affermare che - più che delle attitudini cooperative delle imprese - la mappa dei Contratti restituisca una geografia dell'impegno associativo su questo versante.

     

    Figura 3. Imprese partecipanti a contratti ogni mille imprese attive nelle Regioni

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    Fonte: nostra elaborazione su dati Infocamere

     

    I contratti di rete sono poco diffusi in Piemonte, per numero di imprese partecipanti al nono posto tra le regioni italiane; per incidenza (1,76 imprese ogni mille attive), inoltre, il Piemonte si colloca non solo al di sotto della media nazionale (2,79 ogni mille) ma agli ultimi posti della graduatoria regionale, seguito solo da Molise, Campania, Valle d'Aosta e Sicilia. I dati aggiornati al primo trimestre 2016 segnalano comunque la presenza di 238 contratti di rete (l'8,4 per cento del totale nazionale) per un totale di 688 imprese (appena il 4,8 per cento del totale). Anche in Piemonte, in ogni caso, nel corso degli ultimi due anni si è registrata una crescita importante sia del numero di contratti sia delle imprese che ne hanno sottoscritto almeno uno. Dall'inizio del 2013 al primo trimestre 2016, il numero di contratti con sede all'interno della regione è cresciuto da 41 a 238 unità, mentre il numero di imprese piemontesi coinvolte in contratti è cresciuto, in termini assoluti, da 120 a 688.

    Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, le imprese coinvolte nei contratti di rete sottoscritti in Piemonte sono più concentrate nella provincia di Torino, che ne ospita il 44 per cento, seguita dalla provincia di Cuneo, con il 21,5 per cento del totale regionale. La provincia di Torino raccoglie le percentuali più alte di imprese in tutti i settori, fatta eccezione per agricoltura e welfare, comparti nei quali sono più rappresentate le imprese cuneesi. È interessante notare che, ad una prima ricognizione dei dati, in alcune province le imprese coinvolte nei contratti di rete non appartengono ai settori che caratterizzano i distretti industriali tradizionali del territorio. Ad esempio, nella provincia di Biella le imprese coinvolte in contratti di rete non appartengono al settore tessile. In termini di incidenza, viceversa, le province in cui i Contratti hanno ottenuto i maggiori livelli di adesione sono Verbania (3,42 ogni mille imprese attive, sola al di sopra della media nazionale, ma il dato è influenzato dalla presenza di un contratto con 30 imprese aderenti, in una provincia con dimensioni ridotte) e Cuneo (2,17 ogni mille imprese, comunque al di sotto della media italiana).

    Il settore più rappresentato nei Contratti piemontesi è l'industria manifatturiera, che raccoglie circa 190 imprese, seguito dalle attività turistiche e commerciali, con 117 imprese. All'interno dei servizi, i servizi avanzati, vale a dire attività legate a ICT, comunicazione, R&D, consulenti e professionisti (per un totale di 90 imprese) superano quelli operativi, vale a dire servizi logistici, di supporto alle imprese e di sicurezza (circa 50 imprese), mentre oltre 70 aziende rientrano nel settore agricolo e oltre 90 nella filiera costruzioni-immobiliare. È da sottolineare che in Piemonte solo il 35% circa dei Contratti è "monosettoriale". Altra caratteristica distintiva è una superiore incidenza, rispetto alla media nazionale, delle imprese più strutturate; le società per azioni, ad esempio, sono quasi il 10% del totale, contro una media nazionale del 7%. Un aspetto di sicuro interesse è la netta prevalenza, in Piemonte, di contratti composti non esclusivamente da imprese piemontesi: poco più di un terzo dei contratti sottoscritti nella regione coinvolge solo imprese locali (75 contratti, pari al 38% del totale). Tale dato è in controtendenza rispetto alla media nazionale, che vede oltre il 73% dei contratti di rete insistere su un'unica regione. In questa prospettiva, è d'interesse rilevare una significativa presenza di aggregazioni tra imprese manifatturiere localizzate in diverse regioni del Nord Italia: i Contratti "piemontesi", infatti, coinvolgono prevalentemente imprese con sede in Lombardia (23%), Emilia Romagna (11%), Liguria (11%) e Toscana (9%), lasciando intuire in filigrana l'emergere di "reti intermedie" che assumono come spazio di riferimento un Nord-Ovest allargato all'asse tosco-emiliano.

     

    Bibliografia

    Barbera, F. [2001],Le politiche della fiducia: incentivi e risorse sociali nei patti territoriali, in «Stato e mercato», n. 2, pp.413-449.

    Cersosimo, D. [2000], I Patti Territoriali, in Mezzo Giorno. Realtà e rappresentazioni delle tendenze del cambiamento meridionale, a cura di D. Cersosimo e C. Donzelli, Roma, Donzelli.

    Negrelli S. [2004], The territorial pacts in Italy: the competitive corporatism assumption in question, in Salais R. and R. Villeneuve, Europe and the Politics of Capabilities, Cambridge, Cambridge University Press.

    Piselli, F., Ramella, F. [2008], Patti sociali per lo sviluppo, Roma, Donzelli

    Retimpresa [2015], Le Regioni a favore delle Reti di Impresa - aggiornamento 2015, Roma, Retimpresa

    Unioncamere [2015], I contratti di rete. Rassegna dei principali dati quantitativi (Elaborazioni Unioncamere su dati Infocamere, aggiornamento al 1 marzo 2015), Roma, Unioncamere.

    Intesa SanPaolo-Mediocredito [2014], Il quinto Osservatorio Intesa Sanpaolo-Mediocredito Italiano sulle reti d'impresa, Intesa San Paolo, Direzione Studi e Ricerche.

     

     

     

    Nota(1) Circa 1.480 imprese sono presenti in entrambi i repertori, per cui il totale delle imprese che hanno sottoscritto un contratto non deriva dalla somma aritmetica dei due elenchi

    Nota(2) Le "reti soggetto" sembrano peraltro avere caratteristiche simili alle "reti contratto", fatta eccezione per la membership mediamente più larga (la dimensione media delle reti standard è di 4,9 imprese per contratto, mentre per le reti con personalità giuridica il dato sale a 7,1 imprese per contratto) e per una maggiore diffusione nei settori del commercio, della cultura e dei servizi alla persona (che occupano il 28% delle reti soggetto e solo il 16% delle reti contratto)

    Nota(3)L'analisi dei termini ricorrenti all'interno degli obiettivi dei contratti di rete è stata effettuata sui dati disponibili a luglio 2015

    Nota(4)  Solo 2.200, a maggio 2016, delle oltre 14.000 osservate sono ditte individuali (il 15,4%). Si consideri che le ditte individuali superano il 60 per cento del totale delle imprese attive presenti nei registri delle CCIAA italiane

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