EDITORIALE N.53 - Le utilities e la governance regionale dello sviluppo.

    di Sandro Baraggioli (Confservizi Piemonte e Valle d'Aosta)

    Come evidenziato dal Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi, la crisi non ha modificato le caratteristiche strutturali del sistema produttivo italiano. I tratti salienti della struttura produttiva italiana non sono mutati nel corso delle due fasi recessive che hanno colpito la nostra economia dal 2008.

    Il sistema produttivo italiano, così come quello piemontese, si caratterizza per la frammentazione delle imprese presenti, una condizione che si traduce nella presenza di un numero elevato di imprese con limiti dimensionali e strutturali oltre che scarsa disposizione alla crescita. Questa condizione caratterizza in qualche modo anche i settori di servizio pubblico locale. Sebbene i dati presentati nell’ultimo Rapporto Confservizi NordOvest (2018) dimostrino l’assoluta eccellenza del sistema delle utilities del NordOvest rispetto al resto di Italia e anche rispetto alle regioni più dinamiche in Europa, anche in Piemonte il grado di concentrazione degli operatori è modesto o quantomeno limitato.

    Tra i settori che evidenziano questo fenomeno in misura maggiore ci sono senza dubbio il trasporto pubblico locale e il servizio idrico integrato, cui si potrebbero aggiungere anche i servizi di igiene ambientale su cui, tuttavia, vale la pena fare un ragionamento diverso.

    I motivi della storica frammentazione degli operatori ricalcano, per molti versi, quelli individuati da Onida molti anni fa a proposito del sistema produttivo nazionale (2004):

    1. il “carattere familiare”: nel caso delle utilities potremmo chiamarlo “municipale” come persistenza degli azionisti comunali tradizionali, che al pari delle imprese familiari resistono all’ingresso di capitale di terzi o all'integrazione con altre imprese per timore di perdere il controllo della società. Questo carattere, meno intenso rispetto al passato, ha rappresentato un limite allo sviluppo di player maggiormente strutturati;
    2. scarsa capacità di generare investimenti: come ben evidenziato dagli studi condotti da Utilitatis (Utilitatis, 2017 e 2018) questo dipende anche e soprattutto dalla qualità e dal costo delle risorse finanziarie che si è in grado di reperire. Il circuito “locale” del credito rischia di essere un fattore limitante, se molte imprese faticano ad affacciarsi a mercati internazionali o ad attivare prodotti finanziari più complessi perché troppo piccole;
    • scarsa propensione alla ricerca e all'innovazione, se non incrementale, in settori che negli ultimi anni stanno vivendo salti tecnologici rilevanti con lo sviluppo dell’industria 4.0 e una maturata sensibilità verso la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico;
    1. carenza di formazione delle risorse umane e scarsa capacità di attrazione di soggetti ad alta qualificazione.

    Il Piemonte può contare su un sistema di utility fondato su realtà industriali di assoluta eccellenza in tutti i settori, con performance ai vertici nazionali sia dal punto di vista della qualità dei servizi erogati, sia a livello economico (Confservizi NordOvest, 2018); un sistema industriale caratterizzato da realtà eterogenee per dimensione e presenza territoriale tra cui spiccano le grandi imprese nate a Torino e affermatisi come punto di riferimento dell’area metropolitana (Smat, Gtt) o nel NordOvest (Gruppo Iren) e soggetti intermedi di rilievo che svolgono un ruolo da protagonista in ambito provinciale.

    Alle spalle dei big player e delle imprese intermedie restano numerose le realtà di dimensioni inferiori, la maggior parte dei soggetti presenti in Piemonte: si tratta di imprese con un fatturato inferiore ai 30 milioni di euro, con un perimetro geografico di operatività di livello comunale o subprovinciale e caratterizzate da monosettorialità.

    Figura 1. Gruppi e imprese con un fatturato superiore ai 30 milioni di euro dato 2017

    Fonte: Confservizi Piemonte

    Questa la realtà, piuttosto complessa che viene sinteticamente mostrata da Donato Berardi nel primo articolo di questo numero di Politiche Piemonte, I servizi pubblici locali: la via (ritrovata) del Nord-Ovest.

    Quando si ragiona di servizi pubblici locali come comparto, o meglio, come comparti del sistema produttivo nazionale è sempre bene tenere a mente la complessità delle filiere, dei settori e delle attività che compongono questo eterogeneo sistema di imprese.

    Il diritto comunitario primario (quello del Trattato) contempla tre categorie di servizi: servizi di interesse generale, servizi di interesse economico generale e servizi non economici. La distinzione non è tanto teorica quanto operativa e la Commissione Europea (2003), ha precisato che la distinzione tra attività economiche e non economiche ha carattere dinamico e evolutivo. Occorre quindi distinguere le filiere energetiche e del servizio idrico (i cosiddetti servizi a rete), i servizi ambientali e il trasporto pubblico locale, dal più ampio e ancora più composito mondo dei servizi pubblici non riconducibili ad attività di mercato regolamentato e all'assunzione del rischio d’impresa (a esempio il mondo dei servizi socio-assistenziali).

    Restano cioè valide le finalità della L.481/1995, di efficienza dei servizi di pubblica utilità, di adeguati livelli di qualità, di economicità e di redditività, di concorrenza, di fruibilità e diffusione in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale, di un sistema tariffario certo e trasparente, di tutela degli interessi di utenti e consumatori, sebbene in un quadro generale non più dettato dalla liberalizzazione. Il referendum del 12.6.2011 e la successiva sentenza della Corte costituzionale n. 199/2012 hanno infatti imposto un superamento del tradizionale dibattito tra gestione pubblica e liberalizzazioni, orientando verso ‘terze vie’, ‘in grado di rispondere alle dinamiche di mercato entro un quadro di interesse pubblico. L’introduzione del diritto comunitario nell'ordinamento nazionale ha promosso nuove figure di soggetti pubblici, quali l’organismo di diritto pubblico, l’impresa pubblica e il soggetto in house.

    In questo numero di Politiche Piemonte parliamo pertanto di servizi di interesse economico generale in cui, cioè di imprese di capitali con una propria autonomia imprenditoriale e una comune tensione nella ricerca di sostenibilità economica nel perseguimento del proprio oggetto sociale: l’erogazione di servizi essenziali a carattere universale.

    I prodotti e i servizi generati all'interno di queste filiere hanno un impatto significativo tanto sulla qualità della vita e sul livello di civilizzazione di un dato sistema sociale, quanto sul suo potenziale di sviluppo, perché contribuiscono alla produzione di quelli che vengono definiti come “local collective competition goods”, ossia beni collettivi per la competitività, risorse al servizio della comunità e degli interessi economici di un dato territorio (Crouch et al., 2001). In un saggio di qualche anno fa dal titolo emblematico “More than Ducts and Wires: Post-Fordism Cities and Utility Networks” si affermava proprio la centralità delle utilities e la necessità di valorizzarne lo sviluppo come volano per la crescita locale: “Utilities are the conduits or 'technological systems' which support the rapid movement of the energy, water, waste and information upon which their integration together into economic and social structures depend. (...) This pervasive role of utility networks means that they are important both to the economic development of capitalist production and to the reproduction of social relations” (Graham e Marvin, 1995)

    Il sistema dei servizi pubblici locali è dunque un microcosmo di attività imprenditoriali che si rivolgono a clienti eterogenei, un sistema caratterizzato da filiere industriali, servizi alla pubblica amministrazione, alle imprese e servizi alla persona: dalla produzione di energia alla vendita al cliente finale, dalla captazione alla depurazione delle acque, dalla raccolta rifiuti al loro smaltimento e trasformazione in materia prima seconda, al trasporto pubblico di persone.

    Ultimo elemento che contribuisce a connotare la specificità di questi comparti è, senza dubbio, il profondo e indissolubile legame con il sistema locale regionale, un legame fisico determinato dalla presenza di infrastrutture e reti che innervano il territorio, un legame operativo dettato dalla presenza di un mercato di servizio fondamentalmente locale e un legame storico a livello di assetto proprietario delle imprese, ancora oggi per la stragrande maggioranza a prevalente controllo pubblico (Scarpa et al., 2009). Questa necessaria dipendenza dal locale fa sì che i comparti siano meno esposti alle classiche dinamiche di delocalizzazione produttiva, ma allo stesso tempo li rende più dipendenti dalla qualità dei fattori produttivi presenti a livello locale (competenze, risorse per l’innovazione, relazioni istituzionali) specie in ragione della scarsa concentrazione degli operatori presenti e della loro limitata dimensione media.

    Come detto in precedenza, i processi di integrazione degli ultimi anni hanno modificato in modo limitato la mappa delle imprese piemontesi. Si è assistito ad un processo di consolidamento su base territoriale che ha portato il Gruppo Iren a ampliare il proprio ambito di intervento in ambito metropolitano con l’integrazione di Amiat e Trm e in seconda battuta in area vercellese con Atena; nelle province di Novara e Verbania la fusione tra le imprese locali del servizio idrico ha portato alla nascita di Acque Novara Vco e infine, Amag Alessandria ha integrato le società alessandrine di trasporti e di igiene ambientale.

    In parallelo sono emerse interessanti forme di collaborazione orizzontale tra imprese come percorsi alternativi rispetto alle lunghe e politicamente complesse operazioni societarie, iniziative dettate dalla necessità di superare i vincoli dimensionali attraverso una cooperazione strutturata su temi specifici: dagli acquisti, al trasferimento tecnologico, alla logistica. Ne sono esempi il contratto di rete stipulato tra le principali imprese piemontesi, del servizio idrico integrato denominato Water Alliance o il contratto di rete tra le imprese di igiene ambientale che fa perno sulle realtà operanti nella città metropolitana, da Acea Pinerolese a Cidiu, da Scs Ivrea e Acsel Valsusa.

    Le buone pratiche che abbiamo raccolto per questo numero di Politiche Piemonte offrono uno spaccato delle progettualità messe in campo da alcune imprese piemontesi. L’obiettivo è quello di evidenziare come gli investimenti prodotti delle utilities siano volano di crescita per il territorio e abbiano generato e generino esternalità positive sia a livello ambientale, che economico e sociale. Il trattamento della frazione organica o dei fanghi di depurazione, trattato da Armando Quazzo Romano (Le sfide del servizio idrico integrato: quale destino per i fanghi da depurazione) possono alimentare nuove filiere di biocarburanti e generare energia pulita; la riflessione di Paolo Romano sugli scenari futuri dettati dal cambiamento climatico (Da carenza a eccesso: come gestire le fluttuazioni nella disponibilità della risorsa idrica) rimanda ad un tema rilevante che Politiche Piemonte intende sviscerare in un prossimo numero e da sui dipende il futuro di molte risorse naturali; Giuseppe Bergesio affronta un altro tema rilevante, quello dell’efficienza energetica (Efficienza energetica e tutela dell’ambiente nei settori elettrico, termico e dei trasporti) mentre Francesco Carcioffo illustra l’esperienza del Polo ecologico integrato di Acea Pinerolese quale caso esemplare dell’economia circolare. La panoramica delle buone pratiche termina con la fotografia fatta da Walter Ceresa sul servizio di Trasporto Pubblico Locale in cui la mobilità elettrica può offrire un contributo per la riduzione dell’impatto prodotto dal se accompagnata da un percorso di infrastrutturazione del territorio.

    Sono progetti che generano un nuovo sistema congruente con gli indirizzi della green economy. Oggi Confservizi raduna 85 imprese del territorio e oltre a garantire loro una forma di rappresentanza unitaria e servizi dedicati, fornisce ai piemontesi uno spazio, un luogo di elaborazione di proposte, strategie e forme di azione collettiva rivolto a tutto il sistema regionale delle utility, e non solo. Seguendo quanto indicato nel Piano Strategico di sviluppo l’Associazione ha sottoscritto un Protocollo di collaborazione con le associazioni gemelle di Lombardia e Liguria, sancito un legame con l’Anci Piemonte e avviato progetti con la Regione Piemonte e Finpiemonte sullo sviluppo degli investimenti nell'idrico e nel trasporto pubblico locale. Ma non basta. Perché questo sistema dell’economia green possa essere realizzato non basta che nuovi investimenti siano inseriti nei piani industriali delle imprese, servono politiche pubbliche e una governance dei processi diretta a valorizzare questi investimenti e le strategie di sviluppo industriale delle utility.

    L’opportunità di incentivare forme di collaborazione tra imprese e tra queste e le istituzioni del territorio rappresenta un tassello essenziale nel percorso di sviluppo delle imprese. I progetti di rete e le forme di azione collettiva possono agire in parallelo ai necessari processi di integrazione per favorire la capacità di sviluppo e la crescita dimensionale delle imprese. Un terreno su cui molto si può ancora fare.

     

     

    Bibliografia

    Commissione europea, “Libro Verde sui servizi di interesse generale” (COM–2003-2007, del 21 maggio 2003)

    Confservizi NordOvest (2018), Il sistema industriale delle utility del Nord-Ovest, Confservizi NordOvest.

    Crouch C., Le Galés P., Trigilia C., Voelzkow H. (2001), Local Production Systems in Europe: Rise or Demise?, Oxford: Oxford University Press.

    Graham S., Marvin S. (1995), “More than Ducts and Wires: Post-Fordism Cities and Utility Networks”. In Healey, P. et al. (eds), Managing Cities: The New Urban Context, London: John Wiley.

    Onida V. (2004), Se il piccolo non cresce. Piccole e medie imprese italiane in affanno, Bologna, Il Mulino

    Utilitatis (2017), Blue Book, I dati del servizio idrico in Italia, Roma: Utilitatis.

    Utilitatis (2018), White Book, Le partecipate pubbliche nei settori idrico, ambientale ed energia, Roma: Utilitatis.

    Scarpa C., Bianchi P., Bortolotti B., Pellizzoli L. (2009), Comuni SpA. Il capitalismo municipale in Italia, Bologna: Il Mulino.

     

    Per approfondimenti:

    www.confservizi.nordovest.info

     

    Parole chiave: partecipate, servizi, Nord-Ovest

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