I servizi pubblici locali: la via (ritrovata) del Nord-Ovest

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    Introduzione

    Nelle Regioni del Nord-Ovest, 558 imprese di servizi pubblici locali compongono un “gruppo industriale” che fattura ogni anno 17 miliardi di euro e occupa circa 42 mila addetti, generando utili per 332 milioni e realizzando ogni anno investimenti per oltre 1,6 miliardi di euro.  

    A partire da queste basi si possono stimare ricadute economiche per oltre 3,3 miliardi di euro, di cui quasi 800 milioni solo in Piemonte e Valle d’Aosta, ed un sostegno all’occupazione di quasi 28 mila occupati, di cui circa 6.500 nelle due Regioni.Nei mesi scorsi Confservizi Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia hanno sottoscritto un protocollo che sancisce l’avvio di una collaborazione “di sistema”. Il primo “Annual Stakeholder Report” di Confservizi Nord-Ovest (realizzato da REF Ricerche e presentato a Torino il 29 gennaio 2018) offre una fotografia del sistema industriale delle utility presenti nelle quattro Regioni nei settori di servizio pubblico locale a rilevanza economica (acqua, rifiuti, energia elettrica, gas naturale, trasporto pubblico locale), nella convinzione che essi esercitino un ruolo fondamentale come “fattori abilitanti” dello sviluppo socio-economico dei territori, come volano di investimenti ed innovazione, di creazione di valore e lavoro, di benessere e qualità della vita per le comunità.

    I soggetti industriali che hanno aderito al progetto Confservizi Nord-Ovest sono l’esito di una profonda trasformazione occorsa nell’ultimo ventennio: dalle aziende speciali e municipalizzate degli anni Novanta alle moderne realtà dell’in-house industriale e alle multi-utility quotate. Il lavoro intende documentare questo percorso evolutivo che si sviluppa a partire dal contesto nel quale le aziende dei servizi pubblici locali operano (progressiva uscita dall’alveo della pubblica amministrazione, contingentamento delle finanze pubbliche, necessità di finanziare gli investimenti e coprire i costi, introduzione di logiche di efficienza ed efficacia) e che vuole restituirci aziende più grandi e più solide, in grado di affrontare i grandi fenomeni del futuro: i servizi pubblici locali saranno infatti chiamati a misurarsi con la crescente antropizzazione del pianeta, con le migrazioni ed il cambiamento climatico, la trasformazione del lavoro e delle smart cities, l’industria 4.0 e le tecnologie digitali, il lavoro agile e le applicazioni di work force management. Si tratta di un modello a tendere che è incardinato sul raggiungimento di dimensioni minime, dagli ambiti territoriali ottimali dell’idrico e quelli minimi del gas, condizione necessaria per sviluppare economie di varia natura, di scala e finanziarie, sulla responsabilità delle scelte di autoproduzione e/o di concorrenza per il mercato, e sulla maturazione di una cultura organizzativa e manageriale.

     

    Il servizio idrico: una eccellenza europea

    Il Nord-Ovest è l’area del Paese che può vantare le percentuali più elevate di copertura del servizio idrico: oltre il 98% dei residenti nei propri capoluoghi di provincia è servito da acquedotto, collettamento dei reflui ed è collegato ad un impianto di depurazione, mentre le irregolarità nella fornitura interessano meno del 4% della popolazione. Rispetto ad un dato nazionale ove il 39% dei volumi immessi non raggiunge le utenze finali, il Nord-Ovest merita il riconoscimento dell’area più virtuosa del Paese (24%).

    Per consolidare il primato e garantire un sistema idrico adeguato e resiliente, occorre consolidare la propensione agli investimenti: pur in un contesto in cui la regolazione indipendente ha offerto un sostegno all’equilibrio economico e finanziario delle gestioni, assicurando tariffe coerenti con la remunerazione dei costi di gestione e di investimento, resta da coprire un ampio “gap” in proporzione al reale fabbisogno, che richiede una crescita delle dimensioni delle gestioni ed il raggiungimento di una scala finanziaria efficiente. L’assetto gestionale, ad esempio, risulta ancora molto frammentato se si considera che nelle quattro Regioni del Nord-Ovest operano più di 400 soggetti.

    Le dimensioni, tuttavia, sono un fattore determinante delle performance delle aziende idriche. Le aziende più grandi e patrimonializzate investono di più e hanno programmi di investimento più ambiziosi: negli anni 2014-2015 hanno investito 34 euro/abitante/anno rispetto ai 29 euro/abitante/anno delle gestioni di minori dimensioni e hanno programmato investimenti per 66 euro/abitante/anno nel periodo 2016-2019, contro i 32 degli operatori minori. A confronto con le aree industriali più sviluppate del continente europeo l’industria idrica del Nord-Ovest è meno concentrata: le maggiori dieci aziende per fatturato sono accreditate del 55% del fatturato totale. Un dato inferiore a quello della Regione Est della Spagna (66%), Baden- Württemberg, Vestfalia e Baviera (72%), Sud della Francia (77%), Belgio (85%) e assai distante dall’area con la concentrazione più elevata, i Paesi Bassi (95%). L’analisi delle maggiori aziende per fatturato in ciascuna area europea evidenzia una solidità economica e finanziaria superiore delle aziende del Nord-Ovest: la redditività espressa in termini di margine operativo lordo raggiunge il 28%, contro il 24% di media del campione europeo, superata solo dal 38% dei Paesi Bassi.

     

    I rifiuti urbani: le opportunità arrivano dall’economia circolare

    Negli ultimi decenni le istituzioni europee sono state impegnate a disegnare una strategia comune in materia di rifiuti, orientata a ridurre l’impatto della loro produzione sulla salute umana e sull’ambiente e più di recente anche a promuovere una crescita economica più sostenibile. La direzione di marcia per gli anni a venire è ancora una volta indicata dalle direttive comunitarie attualmente in discussione (il c.d. “Pacchetto economia circolare”) che prevedono che entro il 2030 almeno il 65% dei rifiuti urbani sia preparato per essere riutilizzato o riciclato.

    Nel Nord-Ovest nell’ultimo anno sono state complessivamente prodotte 7,6 milioni di tonnellate di rifiuti. In termini pro capite, la produzione di rifiuti si è attestata a 473 kg/abitante/anno, ben al di sotto dei 625 kg della Germania e dei 523 kg dei Paesi Bassi, ma superiore a quella di Belgio e Spagna. A fronte di una produzione in riduzione, la raccolta differenziata ha raggiunto in media nel Nord-Ovest una incidenza del 55%, che ancora non raggiunge gli obiettivi previsti dalla normativa nazionale. A soffrire sono in particolare i grandi centri metropolitani, che pure sono eccellenze in ambito internazionale: Milano e Torino, rispettivamente al 52% ed al 44% di raccolta differenziata, superano realtà come Berlino (42%), Londra (34%), Madrid (17%) e Parigi (13%). Anche nel Nord-Ovest, d’altro canto, la situazione è ancora ben lontana dal sostanziare la “circolarità del ciclo del rifiuto”, ovvero dalla completa possibilità di riutilizzare, recuperare o riciclare i rifiuti prodotti: in Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria il ricorso alla discarica è pari al 12%, in linea con la media europea.

    Il Nord-Ovest presenta inoltre una dotazione impiantistica complessivamente adeguata: con riferimento alla capacità degli impianti per il recupero di energia, che permettono di assicurare il trattamento del rifiuto indifferenziato minimizzando il ricorso alla discarica, il consistente surplus registrato dalla Lombardia (20 impianti) può essere reso disponibile alle Regioni che non hanno inceneritori (Liguria, Valle d’Aosta), mentre il Piemonte (2 impianti) è autosufficiente. Per quanto riguarda gli impianti di compostaggio, il cui fabbisogno cresce con la diffusione della raccolta differenziata della frazione organica, le Regioni del Nord-Ovest si distinguono tra territori autosufficienti (Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia) e territori ove è necessario investire nella realizzazione di più di un impianto di compostaggio (Liguria). La frammentazione dei bacini di affidamento, assai di sovente su base comunale, ha ostacolato lo sviluppo di un modello industriale di gestione integrata del ciclo dei rifiuti: l’industria dei rifiuti del Nord-Ovest conta oggi oltre 200 operatori, in prevalenza impegnati nella sola fase di raccolta del rifiuto.

    I dati sugli investimenti restituiscono un impegno di risorse per 81,6 milioni di euro, corrispondenti a 20 euro pro capite, a fronte di un fabbisogno per lo sviluppo della raccolta differenziata e dell’impiantistica necessaria al recupero e alla valorizzazione dei rifiuti che viene stimato nell’ordine dei 5 miliardi di euro. L’analisi delle performance economico-finanziarie mostra una buona redditività delle aziende di maggiori dimensioni, accreditate di un margine operativo lordo tra il 12% e il 14%, e una buona solidità finanziaria. Le performance si invertono nelle aziende di dimensioni minori, dove la redditività si ferma al 9% e la salute finanziaria è precaria a causa di uno squilibrio tra capitale proprio e di terzi. Accanto alle dimensioni gli indicatori di redditività e solidità finanziaria sono influenzati dalla fase della filiera in cui le aziende operano. Come rilevato anche da analisi di settore di Cassa depositi e prestiti e Utilitatis, i gestori proprietari di impianti di trattamento dei rifiuti, fase a più elevata intensità di capitale della filiera, presentano una maggiore redditività, come contropartita della maggior incidenza degli ammortamenti, e un valore della produzione per addetto più elevato, rispetto agli operatori della raccolta e del trasporto dei rifiuti urbani.

     

    Energia: le gare del gas una occasione per consolidare e fare efficienza

    La distribuzione di energia elettrica e gas naturale rappresenta il naturale punto di contatto con l’utente finale, famiglia o impresa, di una filiera che parte dalla generazione o dall’approvvigionamento, e che passa per il trasporto, assicurato dalla rete di trasmissione nazionale, per l’energia, e dai gasdotti che collegano l’Italia ai Paesi produttori di gas, principalmente dalla Russia e dei Paesi del Mare del Nord. La distribuzione, attività elettiva delle società dei servizi pubblici locali, si fonda sulla realizzazione, la gestione e la manutenzione delle reti locali. Nel Nord-Ovest si contano 87 operatori della distribuzione di gas e 23 dell’energia elettrica.

    I dati tecnici confermano le migliori performance del Nord-Ovest, in termini di continuità del servizio, con una durata delle interruzioni che è pari a circa la metà della media del territorio italiano (53 minuti contro i 110 della media nazionale) ed un numero di chiamate per pronto intervento inferiore al resto del Paese (12,4 casi ogni 1.000 clienti finali contro 13,5).

    A distanza di oltre 15 anni dall’apertura del mercato, la vendita al dettaglio di gas naturale ha raggiunto un buon livello di maturità e concorrenzialità, mentre quella di energia elettrica presenta ancora margini di miglioramento. Nel mercato della vendita di gas la quasi totalità delle imprese si rifornisce sul mercato libero, mentre tra le famiglie solo una ogni tre ha abbandonato il regime tutelato. Nell’ultimo anno il 12% delle famiglie del Nord-Ovest ha cambiato fornitore o ha rinegoziato il contratto, una quota che sale al 16% tra le piccole e medie imprese e al 27% tra le imprese di maggiori dimensioni. Il mercato della vendita di energia elettrica è invece meno maturo, con solo il 48% delle imprese e il 31% delle famiglie che si serve sul mercato libero. Le imprese del Nord-Ovest sono più avvezze al mercato, il 54% si rifornisce sul mercato libero, mentre la quota di famiglie è allineata alla media nazionale.

    Dal punto di vista dell’architettura del settore, è opportuno sottolineare che in questi mesi si stanno avviando le gare per la distribuzione di gas, con l’assegnazione delle concessioni nei 62 ambiti territoriali minimi (ATEM), nonostante la dilazione delle tempistiche abbia ridotto i benefici in termini di concorrenza per il mercato. I dati di bilancio evidenziano la polarizzazione che ancora caratterizza il comparto: accanto ad una moltitudine di gestioni che operano su scala locale, figurano un numero ristretto di grandi distributori. Gli operatori di maggiori dimensioni mostrano livelli di redditività e produttività ragguardevoli, con un margine operativo lordo che raggiunge il 45% del valore della produzione ed un valore aggiunto per addetto di quasi 214 mila euro: questi pochi numeri sintetizzano la “cifra industriale” di queste gestioni e documentano l’elevata intensità di capitale, in ragione degli investimenti necessari a mantenere in efficienza e sicurezza le reti.

     

    Mobilità pubblica: cresce la domanda, languono gli investimenti

    L’industria del trasporto pubblico locale (TPL) identifica l’offerta di tutti i mezzi di trasporto collettivo (bus, treni, tram, metropolitane) che contribuiscono al soddisfacimento del bisogno di mobilità in ambito urbano, regionale o infra-regionale. I servizi di TPL sono complementari al trasporto privato, ai servizi di mobilità pubblica non di linea (quali taxi e noleggi con conducente) e, soprattutto, alle innovative piattaforme digitali che mettono in contatto domanda ed offerta di mobilità (car sharing, bike sharing, car pooling).

    Non sembra azzardato affermare che la mobilità urbana è il servizio pubblico locale ove per prime si stanno manifestando le conseguenze della cosiddetta digital disruption o “discontinuità digitale”, quel fenomeno di sconvolgimento degli assetti organizzativi e di mercato che scaturisce dalla diffusione dell’innovazione tecnologica e dalla connessione in mobilità.

    In questo contesto in profonda evoluzione, proprio la mobilità pubblica sembra intercettare le preferenze degli individui: il peso del trasporto pubblico urbano ed extra urbano su gomma e rotaia è arrivato ad approssimare un quarto delle percorrenze complessive, anche se giova rimarcare che il mezzo pubblico tende ad esercitare una reale concorrenza al mezzo privato solo in presenza di reti capillari e efficienti.

    In Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria l’offerta di trasporto pubblico è significativamente più capillare che nel resto del Paese e in crescita e anche la domanda: nell’ultimo anno 23 individui su 100 che si sono spostati per motivi di studio o lavoro, lo hanno fatto a bordo di bus, treni e metropolitane, contro i 20 su 100 della media Italia ed i 16 del Nord-Est.

    Benché l’orientamento degli ultimi anni sia stato quello dell’aggregazione, il settore sconta ancora una forte parcellizzazione, che ne penalizza lo sviluppo in chiave industriale. In questo contesto, il Nord-Ovest sembra anticipare le tendenze nazionali, dal momento che il 30% degli operatori ricade nella classe di addetti superiore alle 50 unità, circa il doppio rispetto alle altre macro aree geografiche: una dimensione che appare coerente con un progresso su larga scala ma anche con un approdo a mercati extra nazionali.

    Dal punto di vista delle modalità con cui il servizio viene offerto, l’organizzazione del TPL è prevalentemente orientata al trasporto su gomma, dal momento che circa il 70% del servizio viene realizzato mediante autolinee urbane (18,1%) ed extraurbane (53,6%). Si tratta di una distribuzione peculiare nel più ampio contesto europeo, dal momento che in Francia, Germania e Regno Unito i due terzi del TPL viaggia su rotaia. In tutto il Paese le reti metropolitane sono sette e si concentrano proprio nelle grandi città delle Regioni del Nord-Ovest (Milano, Torino, Genova, Brescia), soprattutto in termini di estensione (60% dei chilometri di rete). Anche per quel che attiene agli aspetti dell’offerta, il Nord-Ovest si afferma come la best practice in Italia: l’indicatore dei posti-km, che offre una misurazione sintetica della dotazione del servizio sul territorio, è di oltre il 60% più elevato della media nazionale e circa il doppio di quanto registrato nel Nord-Est. Tutto ciò si traduce in una percezione ampiamente soddisfacente del servizio da parte degli utenti finali: oltre i due terzi dei passeggeri manifestano infatti apprezzamento rispetto ad alcune caratteristiche fondamentali quali frequenza dei passaggi, puntualità delle corse e velocità dei collegamenti.

    Benché il Nord-Ovest presenti un grado di sviluppo significativamente superiore al resto del Paese, non mancano profili di criticità: il deterioramento dei fondamentali di mercato, con l’invecchiamento del parco circolante, l’arresto del tasso di sostituzione dei mezzi e lo sviluppo di nuove forme di offerta, ha prodotto rilevanti conseguenze lungo tutta la filiera. L’insieme di tali fattori concorre a determinare un tasso di copertura dei costi da parte dei ricavi tariffari molto più contenuto rispetto a quello dei principali partner europei, con la conseguenza che l’Italia è il Paese in cui il settore della mobilità dipende maggiormente dalla contribuzione pubblica: nel nostro Paese i ricavi tariffari riescono a remunerare in media circa il 30% dei costi (considerando esclusivamente il TPL su gomma), una percentuale che sale al 46% in Francia, al 58% in Spagna, al 64% nel Regno Unito ed addirittura all’83% in Germania.

     

    Conclusioni

    Per raccogliere le molte sfide evidenziate nel contributo, il sistema industriale delle utility deve guardare oltre i confini nazionali anziché accontentarsi di una posizione di privilegio in confronto al resto del Paese: a tal fine il benchmark di riferimento è stato individuato nelle principali aree europee a vocazione industriale, dalla Baviera al Sud della Francia, dalla Vestfalia ai Paesi Bassi, dal Baden-Württemberg alla Spagna dell’Est. La rassegna degli indicatori economici e sociali ha suggerito che sono diversi gli ambiti in cui il Nord-Ovest è chiamato ad operare un cambio di passo per avvicinarsi alle migliori esperienze europee ed assumere un ruolo centrale anche fuori dai confini nazionali.

    Per operare questo “salto di qualità” e il necessario aumento degli investimenti il Nord Ovest già oggi presenta indicatori positivi e coerenti. Con riferimento specifico alla gestione del servizio idrico per esempio si è visto come le maggiori aziende idriche del Nord-Ovest presentino una buona solidità patrimoniale, e un rapporto tra posizione finanziaria netta e patrimonio coerenti con l’accesso al credito e ai mercati dei capitali. Nel caso dello sviluppo dei settori energetici, tradizionalmente incentrati sulla sicurezza dell’approvvigionamento, sulla resilienza del sistema e sulla competitività dei prezzi, la sfida principale oggi è soprattutto quella degli obiettivi ambientali. Per sostanziare questo cambiamento di approccio, i settori energetici tradizionali sono chiamati ad un rinnovamento che passa attraverso le iniziative di efficientamento energetico, la diffusione del teleriscaldamento e la mobilità alternativa. In particolare il teleriscaldamento si sta dimostrando un fattore di successo nella lotta ai cambiamenti limatici e all’inquinamento atmosferico per molte città del Nord Italia, aree a maggior intensità di riscaldamento e dove sono prevalentemente localizzate le reti (Torino, Milano e Brescia): secondo i dati più recenti, pur servendo attualmente solo il 4% della popolazione italiana, il teleriscaldamento permette di risparmiare ogni anno 442 ktep di energia e 1.386 kton di CO2.

    Prospettive sfidanti si colgono anche nel caso dei rifiuti (dove un problema principale riguarda la fase della filiera in cui le aziende operano) e del trasporto pubblico locale. In quest’ultimo caso in particolare, lo scenario di scarsità di risorse tende ad innescare un meccanismo non virtuoso che penalizza ulteriormente tutti i principali stakeholder: un parco veicoli obsoleto ed inefficiente si traduce in un aggravio di costi operativi per effetto di un incremento dei costi medi di manutenzione (si stima che quelli di un autobus nuovo siano sei volte inferiori rispetto a quelli di un autobus con una vita di 15 anni) e contribuisce a deprimere la domanda di mobilità, riducendo a sua volta i ricavi. Se ne deduce che il tema centrale per assicurare la sostenibilità di un settore importante dell’economia italiana come quello del TPL, è pertanto quello dell’attivazione di nuovi investimenti: secondo le quantificazioni di Cassa Depositi e Prestiti, si stima che siano necessari investimenti per circa 4 miliardi di euro l’anno fino al 2033. Si tratta di un totale di 68 miliardi, corrispondenti a oltre 4 punti percentuali del Pil.

     

    Bibliografia

    Confservizi NordOvest (2018), Il sistema industriale delle utility del Nord-Ovest, Confservizi NordOvest.

     

    Per approfondimenti :

    www.confservizi.nordovest.info

     

    Parole chiave: partecipate, fanghi, economia circolare

     

     

     

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