Le sfide del servizio idrico integrato: quale destino per i fanghi da depurazione?

    di Armando Quazzo (SMAT)

    Introduzione

    Il servizio idrico integrato richiede la gestione coordinata delle diverse fasi del ciclo delle acque: dalla captazione alla depurazione. L’articolo si sofferma sui fanghi da depurazione che costituiscono il prodotto della fase finale del servizio idrico integrato, ovvero il trattamento delle acque reflue civili ed industriali con la restituzione dell’acqua depurata affinché possa ritornare all’ambiente in una perfetta logica di economia circolare.

    I fanghi da depurazione: sfida e risorsa

    La produzione di fanghi da depurazione è indice di efficienza ed efficacia dell’attività svolta dal gestore del servizio idrico integrato. I fanghi possono costituire una significativa risorsa e nel contempo rappresentano una delle sfide più importanti: quando i sottoprodotti lasciano gli impianti di trattamento acquisiscono la qualifica di rifiuti speciali non pericolosi ed il loro smaltimento diviene di giorno in giorno maggiormente impegnativo.

    Il codice ambiente (Decreto Legislativo 152/06) prevede che i fanghi debbano essere riutilizzati ogni qual volta il loro reimpiego risulti appropriato ed in tale direzione si sono mossi i gestori con impianti per la stabilizzazione aerobica o la digestione anaerobica dei fanghi (processi che, in presenza od assenza di ossigeno, utilizzano micro-organismi per la trasformazione del materiale organico contenuto in essi, con produzione di biogas, da utilizzare in cicli cogenerativi od in celle ad ossidi solidi (i primi utilizzano motori endotermici tradizionali appositamente studiati per il biogas, mentre le seconde sono delle speciali celle a combustibile che producono energia elettrica e termica con maggiore efficienza e senza combustione) e più recentemente biometano. Il digestato  (ovvero il prodotto della digestione dei fanghi in appositi digestori) ottenuto viene di norma inviato al riutilizzo in agricoltura o per la produzione di compostante ammendato misto (un compost di discreta qualità), oppure recuperato in cementificio; sempre più ridotto è lo smaltimento dei fanghi da depurazione in discarica od in forni di incenerimento.

    Alla luce dell’inasprirsi della normativa sull’invio in discarica dei fanghi da depurazione, dell’incertezza dovuta a potenziali limitazioni sul riutilizzo in agricoltura e delle prescrizioni regolatorie che premiano scelte alternative di smaltimento, è opportuno rinnovare le policies a livello regionale.

     

    Alcuni dati statistici

    Secondo uno studio dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) del 2015, a livello nazionale sono prodotti circa 31 kg di fanghi per abitante: dai 37,1 del Piemonte ai 4 della Sicilia, passando per i 29,1 della Lombardia, gli 11,2 della Valle d’Aosta ed i 56,9 del Trentino Alto Adige, a testimonianza della disomogenea distribuzione del servizio di depurazione delle acque reflue in Italia. Stiamo parlando di oltre tre milioni di tonnellate di fanghi da depurazione (dati ISPRA 2015), destinati ad aumentare a mano a mano che il sistema idrico italiano si doterà degli impianti di depurazione dei quali ha necessità e per l’assenza dei quali riceve giornalmente salate sanzioni dall’UE.

     

    Figura 1. Fanghi da depurazione per abitante in Piemonte a confronto con la media italiana e alcune regioni, 2015

      

    Fonte: Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)

    I dati dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) indicano che il 78% dei fanghi di depurazione sono destinati al recupero (inteso come recupero di materia od energia), mentre il 22% è tutt’ora smaltito in discarica tal quale o dopo un trattamento di stabilizzazione.

    Le metodologie di recupero maggiormente diffuse sono la produzione di compost (compostante ammendato misto) con il 54,3%, il recupero in agricoltura con il 32,5%, la termovalorizzazione al 6,6% ed infine altri sistemi vari per il restante 6,5% (come gessi da defecazione, ecc.).

     

    Figura 2. Smaltimento fanghi da depurazione, per destinazione e tipo di recupero, 2017

     

    Fonte: ARERA – Relazione annuale sullo stato dei servizi

     

    Recenti posizioni giurisprudenziali hanno evidenziato la fragilità del sistema complessivo e la paventata indisponibilità di assorbimento da parte delle aziende agricole ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dello smaltimento.

     

    Conclusione: le alternative per lo smaltimento dei fanghi

    Le alternative sul tavolo dei gestori sono limitate: agricoltura, compostaggio, termovalorizzazione ed esportazione.

    Lo smaltimento in agricoltura è stato fino ad oggi ampiamente utilizzato, ma è probabilmente destinato ad un declino più o meno rapido non solo a seguito di evoluzioni normative che imporranno limiti sempre più restrittivi per lo smaltimento dei fanghi, ma anche come reazione da parte di produttori di fertilizzanti chimici all’uso di concimi di provenienza umana.

    Il compostaggio presenta una serie di vincoli da tenere in conto. Poiché compost di qualità non prevede la presenza di fanghi da depurazione, il compost producibile con i fanghi – cosiddetto ammendante compostato misto - è percepito come di minore qualità(. Inoltre, la percentuale di fanghi nel compost misto non può superare un terzo del totale. Pertanto, la produzione di ammendante compostato misto presuppone una rilevante quantità di altro materiale, proveniente da sfalci e potature che dipende da fattori stagionali e la cui disponibilità non è sempre assicurata, anche a causa della “concorrenza” sviluppata dallo smaltimento dei rifiuti “umidi” provenienti dai Rifiuti Solidi Urbani (RSU) che con l’estensione della raccolta differenziata assorbe sempre maggiori quantità di materiali da utilizzare nella filiera del compost da organico derivati dalla Raccolta Rifiuti (FORSU).

    La termovalorizzazione appare essere il sistema che dà maggiori garanzie in termini ambientali ed economici. Il fango da depurazione è molto costante e – a differenza del rifiuto solido urbano – risente solo marginalmente dei fattori stagionali: esso è quindi una matrice perfetta da trattare in termovalorizzatori di ultima generazione che, vista la comprovata invarianza qualitativa, possono assicurare una elevata resa energetica con basse emissioni in atmosfera. Inoltre, per i fanghi preventivamente essiccati viene assicurato un rilevante apporto in termini calorici e le ceneri prodotte dal processo possono essere opportunamente riutilizzate.

    L’alternativa alla termovalorizzazione è l’esportazione dei fanghi verso paesi europei che da tempo hanno scelto di percorrere la via dell’incenerimento (Paesi Bassi, Svizzera, Belgio, Germania, Slovenia ed Austria, per citarne solo alcuni): qualora non si riesca a formulare una risposta locale, è probabile che – al pari di altri rifiuti prodotti nel nostro Paese – l’unica strada sia quella di attivare linee di trasferimento e smaltimento di fanghi all’estero con moltiplicazione di costi ed aggiunta di ulteriore inquinamento generato dal trasporto di migliaia di tonnellate di materia oltre confine. Sarebbe un’ulteriore e preoccupante conferma dell’incapacità di trasformare un problema in un’opportunità, generando una filiera virtuosa, economica e sostenibile dal punto di vista ambientale.

     

    Bibliografia

    Confservizi NordOvest (2018), Il sistema industriale delle utility del Nord-Ovest, Confservizi NordOvest.

     

    Per approfondimenti :

    www.confservizi.nordovest.info

     

    Parole chiave: acqua, gestione, fanghi

     

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