Da carenza a eccesso: come gestire le fluttuazioni nella disponibilità della risorsa idrica

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    Introduzione

    In Italia, come nel resto del mondo, è molto aumentata la consapevolezza sull'importanza e strategicità della risorsa acqua. Ad aumentare è anche l’attenzione rivolta alla gestione di questo bene primario. Da questo punto di vista il Nord-Ovest rasenta indubbi elementi di forza: la rete distributiva spicca nel panorama italiano per la maggiore efficienza. 

    Le reti del capoluogo piemontese hanno perdite che si aggirano attorno al 24%, contro il 30% del Nord-Est, il 43% del Centro e il 45% del Sud e sole e la fiducia dei consumatori nella rete idrica è in crescita costante. Per esempio, tra il 2005 e il 2015 la percentuale di famiglie che in Piemonte dichiarano di fidarsi della qualità dell’acqua erogata è aumentata di quasi 13 punti percentuali: da 65,0% a 77,9%. Per mantenere elevati gli standard della gestione integrata della risorsa idrica (captazione, potabilizzazione e distribuzione a rete di acqua potabile, raccolta, trattamento, recupero delle acque depurate e restituzione all'ambiente), gli operatori devono sempre confrontarsi con difficoltà spesso strutturali ed in taluni casi contingenti. La disponibilità di acqua in particolare subisce negli ultimi anni delle fluttuazioni sempre maggiori che impegnano sempre di più le strutture deputate alla sua gestione. Il 2018 in Italia è stato indubbiamente un anno caratterizzato da un’insolita piovosità, non così gli anni precedenti. Inoltre si rileva un tendenziale consolidamento nel manifestarsi di condizioni climatiche estreme quali il perpetuarsi di uno stato siccitoso, l’innalzamento delle temperature ed il concentrarsi delle precipitazioni che possono riflettersi in modo negativo sulla disponibilità di risorse idriche, costringendo a ripensare il modello di utilizzo della risorsa. Nel fornire l'indice di siccità meteorologica SPI (Standardized Precipitation Index) dell’ultimo anno in Piemonte, l’Agenzia Regionale Protezione Ambiente del Piemonte (ARPA) ha mostrato come i bacini dell’area torinese siano passati da una condizione di siccità moderata/severa (ben evidenziati dalla mappa in figura 1) a fenomeni diametralmente opposti.

    Figura 1. Indice di anomalia delle precipitazioni degli ultimi 3 mesi del 2017 sui bacini piemontesi

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Le fonti di approvvigionamento e la vulnerabilità delle fonti montane

    Le società che in area piemontese gestiscono il servizio idrico integrato captano e potabilizzano l’acqua prevalentemente da pozzi (acquifero profondo), da origini superficiali (fiumi, torrenti, invasi, ecc.) e da sorgenti, prevalentemente localizzate in ambito montano e pedemontano. Il cambiamento climatico condiziona in maniera diretta e sensibile le fonti montane, mentre l’acquifero profondo e le acque di origine superficiale posseggono un livello più elevato di resilienza climatica (sebbene siano i costi di esercizio a soffrirne).

    Nel periodo giugno – dicembre 2017, l’assenza di precipitazioni ha inciso in maniera negativa sulla disponibilità idrica delle sorgenti che hanno visto la loro produttività ridotta ai minimi termini durante il periodo estivo ed ancora più compromessa durante il periodo invernale, allorquando – nella possibile assenza di un manto nevoso di adeguato spessore che proteggesse termicamente il terreno – la già scarsa risorsa è stata ulteriormente ridotta dal fenomeno del gelo che ha interessato principalmente le terre alte.

    La scorsa estate, l’effetto della scarsità di precipitazioni è stato ulteriormente aggravato dall’andamento delle temperature giornaliere che ha registrato una serie allarmante di sforamenti verso l’alto della linea mediana delle temperature rilevate nell’ultimo mezzo secolo.

    Il fenomeno dell’anomalia delle temperature si è ripresentato nel primo semestre 2018. Emblematico è stato il caso della sorgente del fiume Po a 2.020 metri di quota, andata in secca a causa dell’azzeramento dei nevai e dei ghiacciai soprastanti e della prolungata mancanza totale di pioggia. Parimenti, il livello del fiume Po, per svariati mesi, compresi quelli autunnali (cfr. grafico di figura 2 in cui si vede l’andamento dell’indice SRI calcolato come anomalia di portata a scala mensile), si è mantenuto ben al di sotto della normalità e nel mese di aprile 2017 ha fatto registrare un forte deficit. Situazione diametralmente opposta a quella della successiva primavera 2018, in cui la disponibilità di acqua è stata molto superiore alla media.

    Figura 2. Indice SRI Po a Torino Murazzi. Periodo di riferimento: 1995-2016

     

    Fonte: Arpa

    Quali indirizzi per una corretta gestione?

    Le direttrici lungo le quali è bene si muovano le aziende del comparto sono essenzialmente rappresentate da cinque opzioni: a) l’utilizzo prioritario a scopi idropotabili dei grandi invasi esistenti; b) l’individuazione di aree per la creazione di bacini per la riserva di acque superficiali; c) le interconnessioni fra reti acquedottistiche; d) l’incremento del riuso delle acque depurate dagli impianti di depurazione; e) l’implementazione dei Water Safety Plans.

     

    a) Utilizzo prioritario a scopi idropotabili dei grandi invasi esistenti

    Le acque dei grandi invasi realizzati a fini idroelettrici devono essere prioritariamente destinate a fini idropotabili, come peraltro previsto dal Codice dell’Ambiente: la risorsa in essi contenuta deve innanzitutto essere sfruttata a vantaggio del servizio idrico ed in subordine per la generazione di energia elettrica e per finalità irrigue. In ambito torinese, SMAT sta portando a completamento la costruzione del Grande Acquedotto della Valle di Susa che prevede il prelievo dalla diga di Rochemolles, la potabilizzazione e la distribuzione a 27 comuni dell’Alta e della Bassa Valle a vantaggio di 180.000 abitanti (fra residenti e fluttuanti), tramite 85 km di condotte in pressione che trasporteranno e serviranno oltre 16 milioni di metri cubi di acqua di elevata qualità. Tale operazione ha richiesto oltre dieci anni di interventi e rientra in una visione programmatica di lungo termine.

     

    Figura 3. Progetto del Grande Acquedotto della Valle di Susa (SMAT) in Piemonte

    Fonte: Elaborazione SMAT

    Parimenti, è in corso di ultimazione il progetto per la realizzazione del Grande Acquedotto della Valle Orco con prelievo dal bacino idrografico con prelievo dalle dighe di Ceresole e Pian Telessio e distribuzione agli abitanti di 41 comuni (circa 130.000) mediante uno schema idrico che contempla oltre 140 km di condotte: quest’opera consentirà di mettere in sicurezza l’intero comparto idropotabile nelle aree dell’Eporediese, Canavese e Rivarolese. La soluzione dell’utilizzo prioritario idropotabile su di ogni altro utilizzo diverso concorrente deve essere ribadita a livello normativo, regolamentare ed autorizzativo (in particolare con il rinnovo delle concessioni per l’uso idroelettrico) al fine di garantire un’adeguata disponibilità idrica per l’impiego prioritario che questa deve avere, ovvero per l’alimentazione umana.

    b) Individuazione di aree per la creazione di bacini per la riserva di acque superficiali

    L’approvvigionamento da fonte di origine superficiale come un corso d’acqua può facilmente essere messo in difficoltà sia da incrementi della torbidità a causa di piogge persistenti come è stato registrato negli ultimi mesi, sia da onde inquinate causate da sversamenti più o meno accidentali, sia infine da fenomeni di carenza idrica come quelli dell’estate scorsa. Al fine di minimizzare l’incidenza di tali criticità, è opportuno studiare ed implementare bacini naturali di accumulo. Per esempio, SMAT ha attrezzato un primo bacino naturale di accumulo per le acque del fiume Po (bacino di lagunaggio con una capacità di 2 milioni di metri cubi), destinato ad alimentare gli impianti di potabilizzazione posti nell’area sud della Città. Al fine di garantire una maggiore riserva in caso del perdurare di condizioni siccitose, è già stata pianificata l’estensione dell’attuale bacino di lagunaggio ad ulteriori 7 milioni di metri cubi con l’obiettivo di assicurare la riserva d’acqua disponibile alla potabilizzazione fino ad oltre due mesi di esercizio.

    c) Interconnessioni fra reti acquedottistiche

    Lo sviluppo delle reti tecnologiche segue il processo di urbanizzazione e raramente in passato, a causa della visione localistica del servizio, sono state fatte valutazioni circa l’opportunità di creare punti di connessione fra gli schemi idrici di diverse realtà territoriali. In considerazione, tuttavia, del mutato quadro di disponibilità idrica è necessario realizzare sinergie fra le diverse reti acquedottistiche al fine di incrementare la possibilità di “soccorso idrico”. Si ribadisce la necessità di superare la visione localistica che tende a mantenere la risorsa idrica ad esclusivo uso del territorio in cui è presente.

    d) Incremento del riuso delle acque depurate dagli impianti di depurazione

    Il contenimento dell’idroesigenza complessiva può trovare giovamento nella sostituzione dell’utilizzo di acque depurate provenienti dai grandi impianti di trattamento dei reflui in sostituzione delle acque potabili per necessità idriche che non richiedano elevata qualità. Al fine di allargare quanto più possibile il riuso dell’acqua, risulta tuttavia necessaria una profonda revisione del DM 185/2003 che ne favorisca anche l’utilizzo in agricoltura.

    e) Water Safety Plans

    Ogni sistema idrico complesso deve essere oggetto di un’attenta analisi che metta il gestore in grado di valutarne il livello di affidabilità e gli consenta di pianificare le necessarie azioni di miglioramento. Specie in un momento di severe variazioni climatiche, è indispensabile evidenziare le eventuali vulnerabilità ed adottare tempestivamente i piani di mitigazione del rischio. I WSP – Water Safety Plans – nascono con l’obiettivo di incrementare lo standard di sicurezza dei singoli sistemi idrici e sono uno strumento indispensabile nelle mani dei gestori e dei pianificatori degli investimenti.

    Da ultimo, il rapido alternarsi di abbondanti e concentrate precipitazioni a periodi di siccità richiede azioni diversificate di gestione della risorsa idrica: oltre gli investimenti di tipo tecnico da parte dei gestori (nella conoscenza delle reti, nella interconnessione delle fonti primarie, nel monitoraggio permanente dell’acqua destinata al consumo umano, nella manutenzione delle infrastrutture esistenti ecc.) fondamentale diventa diffondere tra gli utenti una maggior accortezza nei consumi. Come si legge nel rapporto REF, “la regolazione indipendente ha fatto molto in questi anni in termini di sostegno all’equilibrio economico e finanziario delle gestioni, assicurando tariffe coerenti con la copertura dei costi di gestione e di investimento”. Ma molto si può ancora fare. Basti pensare che nel Nord-Ovest il consumo pro capite giornaliero di acqua si attesta a 181 litri: quasi il 30% in più rispetto alla media dei Paesi europei.

     

    Bibliografia

    Confservizi NordOvest (2018), Il sistema industriale delle utility del Nord-Ovest, Confservizi NordOvest.

     

    Per approfondimenti

    www.confservizi.nordovest.info

     

    Parole chiave: partecipate, sistema idrico integrato, acqua

     

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