I servizi digitali piemontesi tra startup, scaleup e ecosistema di supporto

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ires Piemonte) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.(Ires Piemonte)

    Il contributo nasce con un obiettivo tutto sommato semplice: quali sono gli effetti della trasformazione digitale nel terziario piemontese e, in modo specifico, nel terziario “di mercato”[1]?

    Un panorama sfuggente[2]

    Oltre a quanto detto nell’editoriale sulla necessità di non limitarsi alla sola dimensione manifatturiera della trasformazione digitale, l’interesse per il tema è evidente. I dati Istat indicano per il 2016 in Piemonte una presenza di circa 326 mila imprese, di cui 250 mila (il 79%) attive nel commercio, turismo, e nei servizi. Con una proporzione analoga, nel territorio della Città metropolitana di Torino (CMTO) si trovano 171 mila imprese, di cui il 136 mila terziarie. Le imprese di servizio sono dunque una realtà portante dell’economia piemontese e torinese, e nel prossimo futuro aumenteranno ulteriormente il loro peso. Nel solo Torinese, una recente indagine (Format Research e Ascom-Confcommercio, 2019) prevede infatti un saldo positivo a fine 2019 pari a +1.280, a fronte di un ridimensionamento consistente delle imprese manifatturiere. Nello stesso tempo, tanto a livello regionale quanto di quadrante, il terziario continua ad avere una qualificazione media piuttosto bassa e una limitata propensione all’innovazione (Rapporto Giorgio Rota, 2019). Ben due terzi delle imprese analizzate dall’indagine Format-Ascom, per esempio, hanno dichiarato di non utilizzare canali digitali e in un terzo dei casi non dispongono di un sito web. Delle 422 imprese “censite” nell’ultimo report dell’Osservatorio delle imprese innovative della CMTO (Caviggioli, Neirotti e Scellato, 2019) solo il 9% è riconducibile a servizi avanzati, quali l’engineering e la ricerca e sviluppo conto terzi[3] e solo il 10% utilizza in pianta stabile le tecnologie di “Industria 4.0”. Le ragioni di questa “ritrosia”, comune anche nella manifattura, sono diverse. Da un lato probabilmente si ignorano le piene opportunità di applicazione di queste tecnologie (circa metà delle imprese censite dall’Osservatorio non le ritengono applicabili nel proprio settore). Da un altro lato, la mancanza di competenze interne, la richiesta di investimenti troppo elevati, l’assenza di una chiara visione del management e di adeguate infrastrutture tecnologiche rallentano molto l’implementazione del digitale. La scarsa propensione alla digitalizzazione (digital readiness)[4] si accompagna così a un marcato ricorso al mercato per reperire le tecnologie digitali e innovative non sviluppate internamente.

    Ma quale mercato? Le imprese piemontesi sono in grado di rispondere a questa crescente domanda di servizi digitali? Per rispondere a occorrerebbe conoscere la situazione di partenza. Ma ricostruire un quadro esaustivo delle imprese terziarie di mercato presenti in Piemonte e della loro maturità digitale è molto difficile. Gli studi sull’argomento sono pochi. La conoscenza delle realtà già avviate - che pure esistono - è frastagliata ed episodica, priva di sistematizzazione e condivisione delle informazioni.

    Tra i motivi che rendono difficile documentare la trasformazione digitale nel terziario, tre sono quelli più sfidanti.

    • Innanzitutto l’insistere su definizioni (“Industria 4.0” in primis) che non aiutano a cogliere il fenomeno continuando a porre l’attenzione sui settori e comparti più che sui modelli di business (cfr. Editoriale di questo numero di Politiche Piemonte).
    • Quindi, il fatto che sempre più beni e servizi siano offerti sul mercato in modo strettamente integrato (Perona, 2011) e sia quindi difficile isolare le dinamiche terziare. Si pensi alla “servitizzazione”[5] di beni durevoli quali automobili e personal computer, tale per cui il cliente non entra più in possesso del manufatto ma del servizio/processo ad esso connesso (km di spostamento, ore di connettività ecc.);
    • Infine, l’assenza di un ente, una rappresentanza, un’occasione formalizzata di osservazione continuativa e discussione (sia essa un tavolo di lavoro, una gruppo di ricerca, un think tank…) da cui derivare report e articoli scientifici sull’argomento.

     

    Le nuove imprese del terziario avanzato. Il caso dell’incubatore I3P

    Il gap conoscitivo è dunque forte - più di quanto noi stessi immaginassimo! - e vale soprattutto per le imprese che, già presenti sul mercato, sono chiamate ad evolvere attraverso l’acquisizione di tecnologie quali l’Internet of Things (IoT), i Big Data, la sicurezza dei sistemi informatici e altre tecnologie di "Industria 4.0".

    Per quel che riguarda invece la creazione di nuova impresa nel settore dei servizi digitali, una fonte di informazione non certamente esaustiva, ma comunque rilevante, è rappresentata dall’Incubatore delle imprese innovative del Politecnico di Torino (I3P)[6]. Dal 1999 al 2018 I3P ha favorito la nascita di 233 imprese che hanno generato più di 2.100 posti di lavoro[7]. I dati al 2018 indicano 160 imprese ospitate, mentre sono 24 le startup complessivamente acquisite da gruppi industriali (tra le ultime si ricordano PonyZero, Electro Power Systems e AMC). Inoltre, è interessare sottolineare come nel 2011, I3P abbia lanciato TreataBit, un percorso di incubazione dedicato ai progetti digitali rivolti al mercato consumer, quali portali di e-commerce, siti di social network, applicazioni web e mobile ecc., che dal 2011 ad oggi ha supportato oltre 380 idee d’impresa di cui 285 già “licenziate” (146 sono diventate impresa e 26 sono entrate nel programma di incubazione di I3P) e 75 quelle attualmente attive[9].

    Tabella 1. Le imprese incubate da I3P dal 2011 al 2018. Fonte: nostra elaborazione su dati I3P[10] e Industria italiana[11]

    I NUMERI DI I3P  2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017  01/09/2018 
    Imprese totali entrate nel percorso di incubazione  136 143 156 170 190 205 222 226
     di cui in attività  112 114 123 130 142 145 153 155
     di cui acquisite  6 7 7 11 12 18 19 18
     di cui in liquidazione / chiuse  18 22 26 29 36 42 50 53
     di cui Spin off del Politecnico di Torino  47 50 54 57 59 60 62 63
    Addetti totali imprese I3P  672 778 1176 1408 1515 1687 2207*  2207* 
    Brevetti totali delle imprese I3P  78 74 78 70 86 97 103*  105
    * Presunto / Presumed                 

    I settori di attività delle startuppresenti in I3P sono in particolare quelli dell’ICT/Internet (38%), del cleantech (15%), del biotech (11%) e dell’automazione industriale (36%). Ma, come si vede anche dalla tabella che segue, per lo più si tratta di realtà in cui i confini tra prodotto e servizio sono spesso labili.

    Tabella 2. Aziende incubate e preincubate(*) al 29 maggio 2019, per tipo di attività. Fonte: nostra elaborazione su dati I3P

    Prodotti (inclusi software) Servizi (incluse piattaforme) Prodotti + Servizi

    SOUNDBUBBLE*
    DEED
    ECOTHEA
    ENERPAPER
    EVO PRICING
    FLAG-MS
    FLYCONPOWER
    M3DICS
    MYCROPOWER
    NIMBLE ROBOTICS
    NITO - Nuova Industria Torinese
    OLIVELAB
    OMNIDERMAL
    ORWAY
    PBK
    RE MAT
    SHERLOCK
    SYNDIAG
    TOOTHPIC
    VINOOXYGEN
    YAR
    YOU ARE MY GUIDE

    SYNAPTA*
    AERES
    BITBOSS
    BRINGME
    C3M 
    COMEHOME
    DOMONEY
    ENERBRAIN
    EPICURA
    GNAMMO
    IMMODRONE
    INDUSTRIAL CLOUD
    L'ALVEARE CHE DICE SI'
    MAID FOR A DAY
    MIDORI

    MIMOTO
    NABOOMBOO
    OMT Digital
    RADIOSA
    REMETE
    RIPARAUTONLINE
    SCLOBY
    SIN TESI FORMA
    SMARTV
    TECH-NOS
    XSTREAM
    YOUNG AGENCY

    TUC*
    AIKO
    AIR
    BE-ECO
    BEOND – Be On Drive
    ERMES
    EXCANTIA
    MYPART MECCANICA
    VEICOLI  

     

    Quando le startup crescono: una panoramica delle scaleup piemontesi

    Se dal panorama delle startup si passa a quello delle scaleup, ossia le imprese che hanno superato la fase di incubazione e raggiunto l’autonomia gestionale, di mercato e nel reperimento delle risorse, il quadro piemontese risulta altrettanto sfuggente. Allo stato attuale non esiste una definizione univoca di scaleup company, poiché le metriche adottate, ad esempio in termini di fatturato o di mercato, variano in base al contesto di riferimento, al settore di attività e al modello di business. La definizione adottata dall’OCSE e da Eurostat, ad esempio, enfatizza non tanto le dimensioni dell’azienda ma l’intensità del suo sviluppo, considerando come scaleup le imprese con una crescita media annua del 20% in termini di fatturato o di dipendenti in un periodo di tre anni. Vista la natura esplorativa di questa ricognizione, in questo articolo si utilizza una definizione ampia e di carattere qualitativo, considerando come scaleup una società innovativa che abbia già sviluppato il suo prodotto o servizio, definito il suo business model scalabile e ripetibile e presenti alcune caratteristiche di successo che le permettano di ambire a una crescita in termini di mercato, organizzazione, fatturato e capacità di raccolta di capitali.

    Il mercato italiano delle scaleup digitali appare fortemente sottosviluppato. Secondo il Tech Scaleup Italy Report realizzato nel 2018 dalla società di analisi di mercato Mind the Bridge, l’Italia si colloca all’undicesimo posto della graduatoria europea, con 178 scaleup attive (il 3,2% del totale europeo) e in grado di raccogliere circa 1,3 miliardi di dollari di finanziamenti nei diversi canali (venture capital, IPO, ICO), pari all’1,6% del totale. Si tratta di valori non proporzionali al peso dell’Italia nell’economia continentale, che collocano il nostro Paese dietro alla Danimarca e a lunga distanza dalla Gran Bretagna (1.668 scaleup e 27,5 miliardi di dollari raccolti), dalla Germania (530 imprese e 14,6 miliardi di dollari), dalla Francia (681 imprese e 8,9 miliardi di dollari) e anche della Spagna, dove nel 2017 sono state contate 256 scaleup in grado di raccogliere 3,3 miliardi di dollari. In termini di densità l’Italia è stata in grado di generare 0,3 scaleupper 100.000 abitanti (contro una media europea pari a 1) e di raccogliere capitali pari allo 0,07% del PIL, contro una media europea dello 0,45%. Da una prospettiva piemontese, a questo quadro si deve aggiungere il conclamato fenomeno della concentrazione geografica dei processi innovativi, che fa sì che 78 scaleup si trovino nella vicina area milanese, con una capacità di raccolta di capitali pari al 55% del totale, 12 a Roma e le restanti 86 nelle altre città Italiane, tra cui però l’area bolognese (Bologna, Modena e Reggio Emilia), Pisa, Firenze e Napoli indicano dei numeri più significativi rispetto a quelli di Torino.

    A fronte di questa fragilità di sistema, l’adozione di una definizione inclusiva del fenomeno è indispensabile e consente di tracciare una prima, deliberatamente non esaustiva ricognizione, che denota un panorama di iniziative disperse, ma non irrilevanti e sicuramente meritevoli di maggiore attenzione da parte degli osservatori istituzionali. Per esempio, indicazioni interessanti possono derivare dalla distribuzione per settori delle scaleup più rilevanti nell’ottica dell’applicazione del paradigma digitale:

    • servizi alla mobilità. Si citano i casi di Mimoto e WeTaxi, due imprese nate entrambe all’ombra del Politecnico di Torino. Mimoto è il primo servizio di scooter sharing elettrico a flusso libero avviato in Italia. Presente coni suoi servizi a Milano e Torino, nel 2018 ha registrato un significativo aumento del numero di abbonati e parco mezzi circolante. WeTaxi, invece, è una piattaforma per la prenotazione e il pagamento di taxi. Avviata nel 2017 nel capoluogo piemontese, dopo la fase sperimentale, è stata attivata in altre 17 città italiane.
    • servizi di tecnologia audiovisiva, vocali e, in senso lato, new media. Sulla scia della vocazione storica dell’area torinese nel campo delle produzioni cinetelevisive (testimoniata anche dalla permanenza di alcuni significativi poli TLC tra cui il Telecom Italia Lab) rientra CELI Language Technologies. Nata come centro di ricerca in linguistica computazionale in collaborazione con l’Università di Torino e la Scuola Normale Superiore di Pisa, CELI opera nel settore dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie del linguaggio, sviluppando servizi negli ambiti del natural language processing, tra i quali le interfacce vocali, del text mining, della ricerca semantica, dellasentiment analysis e della rappresentazione della conoscenza. MyVisto e Starbytes (quest’ultima spin off della società di consulenza Reply) operano invece nel campo delle produzioni multimediali, dei social media e della comunicazione. Oltre alla produzione diretta, costituiscono delle piattaforme di incontro tra domanda e offerta di video brevi (MyVisto) e di grafica e loghi (Starbytes) rivolte a professionisti indipendenti, secondo un modello organizzativo analogo a quello delle “labor platform” (o anche di crowdsourcing) come Freelancer e UpWork[12]. Nel campo dei new media opera invece la biellese BTrees, che fornisce servizi di comunicazione web concentrati sullo sviluppo di community, data driven marketing, digital analysis e sulla cross-medialità.
    • servizi basati su tecnologie visive orientate alla simulazione in ambito industriale. È il caso di Illogic, società basata a Torino che realizza prodotti e servizi di realtà virtuale, realtà aumenta e realtà assistita per attività di prototipazione e industrializzazione simulata, manutenzione assistita, formazione immersiva. Non a caso presentata come un’impresa “antisciplinare”, questa esperienza rappresenta efficacemente il superamento dei tradizionali confini settoriali che caratterizza il nuovo paradigma tecnologico.
    • servizi tecnici per l’impresa. Vi rientrano scaleup che, al di là del settore di appartenenza, si caratterizzano per l’adozione di business model innovativi, l’ampio ricorso a tecnologie dell’informazione e dell’automazione e l’orientamento all’esportazione. Per esempio: M2LOG, spin off del gruppo Miroglio che realizza servizi di logistica integrata specificamente destinati al settore tessile e dell’abbigliamento, e Eviso, società fondata nel 2013 a Saluzzo, specializzata nella fornitura di energia elettrica da fonti rinnovabili e di servizi energetici finalizzati al monitoraggio e al contenimento dei consumi.
    • soluzioni digitali a ampio spettro. Vi rientrano: Ennova, scaleup incubata nel 2010 all’I3P del Politecnico, che gestisce processi digitali in outsourcing orientati all’assistenza alla clientela; Synesthesia, digital factory orientata al design e alla progettazione di applicazioni digitali su web e mobile; Xenialab, anch’essa incubata all’I3P nel 2007 e focalizzata sulla gestione di database e di architetture distribuite ed in cloud; Coolshop, provider di soluzioni digitali per la gestione di processi di vendita assistita fondato nel 2010. Una menzione specifica riguarda Synapta, startup nata da competenze sviluppate al centro Nexa del Politecnico, specializzata in data analysise business intelligence, con particolare riferimento ai linked data.
    • servizi fintech. L’applicazione delle tecnologie digitali ai servizi bancari e assicurativi è un settore considerato molto affine al nuovo paradigma in ragione della natura esclusivamente informativa dei suoi servizi e degli ampi margini di trasformazione dei processi e dei prodotti. Tra questi, oltre alle iniziative istituzionali di operatori consolidati come l’Innovation Center di Intesa Sanpaolo e il SellaLab di Banca Sella, il Piemonte annovera l’esperienza di OvalMoney, startup a rapida crescita che realizza servizi di monitoraggio della spesa, risparmio e investimento attraverso il collegamento con conti correnti e dispositivi di pagamento. Fondata nel 2017, Oval Money è una scaleup con sede legale a Londra e sede operativa a Torino. Altra esperienza fintech di riferimento è Satispay, startup costituita nel 2013 grazie a un’iniziativa imprenditoriale in origine piemontese. Satispay realizza principalmente servizi di pagamento elettronici tramite smartphone tra privati e in esercizi commerciali sia fisici che online. Nel 2017 è stata inclusa nella classifica “Fintech100”, il censimento delle più rilevanti iniziative basate sull’utilizzo di tecnologie digitali nel campo dei servizi finanziari a livello mondiale, e ha già concluso diverse tornate di raccolta di finanziamenti.

     

    Le condizioni ecosistemiche per lo sviluppo di servizi digitali

    Per la natura innovativa (e dirompente) dei servizi offerti, la rapidità della crescita (a inizio 2019 gli utilizzatori erano 500.000 e gli esercizi convenzionati 70.000), i linguaggi utilizzati, Satispay costituisce l’idealtipo di scaleup digitale nell’ambito dei servizi di mercato. Un esempio per le altre realtà piemontesi del settore. Tuttavia, nella transizione da startup a scaleup, Satispay ha trasferito la propria sede da Cuneo nel quartiere Isola di Milano, nel cosiddetto “fintech district”.

    Soprattutto per i servizi a più alta tecnologia, che per essere competitivi sui mercati richiedono bacini elevati di utenti, le condizioni ecosistemiche sono fattori cruciali di successo. Un elenco non esaustivo di questi fattori include la presenza di un sistema produttivo dinamico e diversificato, di competenze funzionali alle tecnologie digitali, di strumenti finanziari innovativi, di dotazioni tecnologiche avanzate e sistemi efficienti di connettività, di condizioni vantaggiose di insediamento, di strumenti favorevoli di governance e regolazione.

    Questi elementi, se opportunamente sviluppati e messi a disposizione delle imprese possono aiutarle a superare alcuni limiti piuttosto diffusi nel contesto piemontese, ma più in generale di tutto il Paese, e che osservatori esperti riconducono:

    • alla tendenza a sviluppare mercati di “ipernicchia” che spesso e volentieri si esauriscono nel solo mercato italiano. Una forte determinante in questo è rappresentata dalla mancanza di adeguate competenze linguistiche (conoscenza dell’inglese e di altre lingue straniere);
    • a un certo timore ad affrontare il mercato con le proprie forze, testimoniato per esempio dal lungo periodo medio di incubazione delle startup italiane, molto più lungo che nel resto dell’Europa;
    • alla mancanza di una cultura manageriale diffusa, per cui il modello di lavoro e le aspettative occupazionali che i giovani acquisiscono in famiglia e durante il proprio percorso formativo sono ancora molto orientate alla ricerca di occupazioni stabili in mercati già noti.

    Negli elementi di sostegno alla nuova imprenditoria il Piemonte sconta però da molti anni una debolezza strutturale. Con il progressivo svuotamento di headquarter aziendali, funzioni qualificate e servizi apicali che si è realizzato dalla metà degli anni '80[13], il sistema regionale e metropolitano ha perso molta della propria capacità di essere terreno fertile per la crescita e il radicamento delle imprese, soprattutto più innovative. La vicinanza con una Milano dinamica e attrattiva, resa ancora più vicina dall’alta velocità, non ha d’altro canto facilitato il posizionamento competitivo di Torino, e per il futuro la pressione centrifuga indotta sul Piemonte dal capoluogo lombardo potrebbe essere ancora maggiore.

    Ne consegue l’urgenza di soluzioni politiche e individuali che, partendo dalla tradizionale vocazione innovativa del tessuto produttivo regionale (nonostante abbia perso in competitività il Piemonte continua a occupare le prime posizioni in Italia per investimenti privati in R&S, brevetti e presenza di imprese high-tech) e, sappia intervenire sulle condizioni di contesto integrandole e mettendole “a sistema”.

     

    Bibliografia

    Ascom e Format Research (2019), Terziario Torino. Presentazione del 16 maggio 2019, www.formatresearch.com/ita/documenti/dett_news.asp?sender=news&id=6807#sthash.8LXUl7kp.dpuf

    Bartolini D. (2019), Jobs at risk of automation. Evidence across European regions, OECD, Convegno Transizione industriale e politiche regionali tra presente e futuro, Presentazione del 6.3.2019.

    Caviggioli F., Neirotti P., Scellato G. (2018) (a cura di), Osservatorio sulle Imprese Innovative della Provincia di Torino. Indagine 2018. Trasformazioni digitali e sfide globali, mimeo

    Centro Einaudi (a cura di) (2018) Servizi: uscire dal labirinto. 2018. Diciannovesimo Rapporto “GiorgioRota” su Torino, Centro Einaudi, Torino.

    Ferlaino F., Rota F.S. (2017), “Oltre la crisi: il ruolo delle città metropolitane”. In Aa.Vv., (S)radicamenti, Società di studi geografici, Memorie geografiche, NS 15, pp. 17-25.

    Giguere S. (2019), The Future of Work. A place-based perspective, OECD Centre for Entrepreneurship, SMEs, Regions, and Cities, Convegno Transizione industriale e politiche regionali tra presente e futuro, Presentazione del 6.3.2019.

    Perona M. (2011), Ready for servitization era? www.iqconsulting.it/

    Politecnico di Torino, Fondazione Agnelli (2019), Primo Rapporto dell’Osservatorio su Innovazione e Imprenditorialità in Piemonte. https://www.fondazioneagnelli.it/wp-content/uploads/2019/04/Primo-Rapporto-Osservatorio-04-aprile-2019.pdf

     

    Note 

    [1] In funzione del settore si hanno servizi “pubblici” (istruzione, sanità e assistenza, dove la componente pubblica è predominante) e “di mercato” (cultura e tempo libero, attività scientifiche e professionali, ICT e immobiliare, finanza, servizi alle imprese, trasporti e logistica, commercio e per alberghi e ristoranti). 

    [2] Gli autori desiderano ringraziare per gli utili spunti forniti sul tema oggetto dell’articolo: Aurelio Balestra (Toolbox), Matteo Colombino (Nesta Italia), Elisa Cerruti (Step Ricerche), Vittorio Ferrero (IRES Piemonte), Andrea Griva (Fondazione Agnelli) e Giuseppe Scellato (I3P).

    [3] Tra i settori più rappresentati spiccano la produzione di software (14%; 22,5% se si considerano tutte le imprese operanti in settori riconducibili al comparto ICT) e la fabbricazione di prodotti di metallo (13%), ma è comunque forte la frammentazione settoriale delle imprese.

    [4] Cfr. progetto di misurazione del livellodi digitalizzazione dell’impresa (Digital Readiness Assessment) sviluppato dal Digital Innovation Hub Piemonte (https://dih.piemonte.it/digital-readiness-assessment/).

    [5] Processo per cui l’impresa (tipicamente manifatturiera o artigianale) insieme all’offerta sul mercato del proprio prodotto sempre più spesso associa l’offerta di una serie di servizi ad esso integrati.

    [6] I3P è l’Incubatore d’imprese del Politecnico di Torino rivolto a startup fondate sia da ricercatori universitari che da imprenditori esterni. Fondato nel 1999, è una società costituita da Politecnico di Torino, Città Metropolitana di Torino, Città di Torino, Camera di Commercio di Torino, Finpiemonte e Torino Wireless.

    [7] https://www.industriaitaliana.it/i3p-per-tre-le-start-up-su-quattro-lamerica-e-a-torino/

    [8] http://www.treatabit.com

    [9] https://www.i3p.it/download/Allegati/PressKit/FactSheet_I3P_Ita_Eng_2018_09_06.pdf

    [10] https://www.industriaitaliana.it/i3p-per-tre-le-start-up-su-quattro-lamerica-e-a-torino/

    [11] In cui l’attività della piattaforma consiste nella regolazione e moderazione di mercati amministrati per lo scambio di servizi di diversa natura.

    [12] Sul lento declino competitivo del Piemonte esistono molte pubblicazioni (per esempio: Ferlaino e Rota, 2017), e le serie storiche dell'indice di competitività regionale (RCI) della Commissione europea (https://ec.europa.eu/regional_policy/en/information/maps/regional_competitiveness/).

     

     

    Parole chiave: servizi digitali, startup, scaleup

     

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