In aiuto del tessuto imprenditoriale: il caso dei Ristori

    Di Daniela Nepote e Lucrezia Scalzotto - Ires Piemonte

    Durante il 2020 una pluralità di azioni governative sono state messe in campo con l’obiettivo di contenere gli effetti negativi della crisi sanitaria in generale e sul sistema produttivo in particolare. Si tratta di politiche di sostegno che prevedono, tra gli interventi principali, i contributi a fondo perduto, dilazioni o cancellazioni di imposta, ammortizzatori sociali, misure per la liquidità.

    Al fine di sostenere le categorie economiche più colpite  sono stati adottati interventi di sostegno economico per una portata complessiva, a livello nazionale, di oltre 18 miliardi[1] di Euro.

    In questo articolo vengono illustrati alcuni provvedimenti a supporto del sistema imprenditoriale presi dal governo nazionale e dalla Regione Piemonte per far fronte all’emergenza sanitaria. L’attenzione dell’analisi è sui contributi a fondo perduto per imprese e lavoratori autonomi.

    In particolare vengono analizzati i provvedimenti presi per sostenere le imprese del territorio attraverso i cosiddetti “decreti Ristori” una serie di interventi per arginare le perdite delle imprese che derivano dalle restrizioni imposte dalla pandemia.

    La parola “Ristoro” riprende un’accezione arcaica di compenso o risarcimento che finora era assente dal lessico comune. Per Ristoro si intende una somma di denaro corrisposta dall’Agenzia delle Entrate ai titolari di partita Iva che, sulla base della codifica Ateco, esercitano l’attività prevalente in uno dei settori economici individuati dallo stesso decreto legge.

    Vengono altresì analizzate le politiche di sostegno effettuate da alcuni paesi europei che rappresentano un utile benchmark per valutare come altre amministrazioni hanno reagito operativamente alla crisi sanitaria.

    I ristori nazionali

    Gli interventi più consistenti dal punto di vista finanziario sono indirizzati al sostegno delle imprese. A tal fine sono stati stanziati 6,7 miliardi nel 2020 e 7,7 per il 2021 indirizzati principalmente a finanziare i contributi a fondo perduto.

    Con il primo decreto Ristori (28 ottobre 2020) vengono previste l’estensione nonché il rafforzamento di misure di sostegno adottate dai precedenti provvedimenti (Decreto Rilancio DL 34/2020, Decreto Agosto DL 104/2020). Sono previste misure per il rifinanziamento di alcune misure settoriali. Il Decreto Ristori prevede l’estensione delle misure di esonero e di sospensione delle imposte e dei contributi per 8,5 miliardi nel 2020.

    I soggetti titolari di partita Iva che svolgono attività prevalentemente nell’ambito di 164 specifici sottosettori economici individuati con codice Ateco possono beneficiare di un contributo a fondo perduto che ricalca quello previsto con il Decreto Rilancio (DL 34/2020). Il contributo è proporzionato alla perdita di fatturato registrata ad aprile 2020 rispetto al corrispondente mese del 2019. Vengono dunque prese in considerazione l’ampiezza del fatturato e il peso delle limitazioni subite.

    I decreti Ristori che si sono succeduti nel corso del 2020 (Ristori bis, Ristori ter, Ristori Quater) hanno progressivamente ampliato la platea dei beneficiari nonché rafforzato il sostegno economico.

     

    Tabella 1: Contributi a fondo perduto per le Imprese

     

    Il Dl 137/2020 (il primo decreto Ristori) ha riconosciuto il nuovo contributo a fondo perduto ai soggetti titolari di partita IVA che svolgono attività prevalente nell’ambito di 53 specifici sottosettori economici individuati, a partire dalle restrizioni imposte con il DPCM del 24 ottobre, sulla base dei codici ATECO elencati nell’Allegato 1 che accompagnava il decreto.

    Il DL 149/2020 (decreto Ristori bis), introdotto immediatamente dopo le ulteriori restrizioni del DPCM del 3 novembre, ha esteso l’agevolazione ad altri 20 sottosettori, portando da 53 a 73 il numero di sottosettori elencati nell’Allegato 1 del DL 137/2020.

    Il DL 154/2020 (decreto Ristori ter) ha assegnato nuove risorse al fondo appositamente istituito nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle finanze per garantire la copertura finanziaria, tra le altre misure, dei maggiori contributi a fondo perduto dovuti sia all’aumento, rispetto alla data di introduzione del decreto Ristori bis, del numero delle regioni in zona rossa (+4) e arancione (+2), sia all’aggiunta nell’Allegato 2 del DL 149/2020 del sottosettore del Commercio al dettaglio di calzature e accessori.

    Il DL 157/2020 (decreto Ristori quater) ha ulteriormente integrato i sottosettori agevolati con altri 33 sottosettori che fanno riferimento alle attività di diverse categorie di agenti e rappresentanti di commercio.

     

    L’APPLICAZIONE IN PIEMONTE

    Ristori nazionali

    I Decreti Ristori varati a livello nazionale durante l’anno 2020 hanno interessato circa 39% delle 379.135  imprese attive, presenti sul territorio piemontese rilevate da InfoCamere[2]. In particolare il totale dei decreti nazionali ha interessato il 39% delle imprese attive e il 29% delle imprese iscritte nell'anno 2020[3]

    Grafico 1: Imprese interessate ai Ristori secondo la Ragione Sociale 

     

    Dal punto di vista dimensionale la maggior parte delle imprese interessate dai Ristori è rappresentato da imprese di piccole dimensioni (ditte individuali).

    Utilizzando i dati ASIA Imprese della rilevazione Istat, benché siano relativi al 2018, è stata possibile un'analisi più dettagliata dei settori economici potendo utilizzare il codice Ateco su 5 cifre.

    Sul totale delle Imprese attive i Ristori si distribuiscono percentualmente secondo quanto riportato.

     

    Grafico 2: Imprese  potenzialmente beneficiarie  dei Ristori in Piemonte

     

     

    Se analizziamo la distribuzione dei tipi di ristoro distribuiti sulle sole imprese potenzialmente beneficiarie, che per il  Piemonte rappresentano poco più del 23% della totalità, si evidenzia che con i primi due ristori si copre l'83% degli aventi i requisiti (75.819 imprese) poiché appartenenti alle categorie economiche identificate dal Governo (graf.3)

    Grafico 3: Distribuzione dei Ristori sulle Imprese potenzialmente beneficiarie

    Pur considerando che l'Area della Città Metropolitana di Torino rappresenta oltre il 50% della totalità delle imprese, la distribuzione territoriale mostra delle differenze.

    I grafici riportati sono relativi solo alle restanti sette Province escludendo Torino. Si osserva come Cuneo e Alessandria siano le province maggiormente interessate dai ristori.

     

    Grafico 4: Distribuzione dei Ristori nelle province piemontesi (esclusa Città Metropolitana)

     

     

    Grafico 5: Quoziente di localizzazione dei settori economici nelle province piemontesi (Ristori nazionali)

    Utilizzando il quoziente di localizzazione che parametrizza sul totale regionale (Piemonte=1) si evidenzia come le province abbiano diverse concentrazioni di beneficiari dovute alla maggior presenza di imprese la cui attività economica viene interessata dal ristoro a regia nazionale. La provincia di Torino viene interessata maggiormente per le categorie di attività riguardanti il Trasporto. Le province del Verbano Cusio Ossola e di Cuneo sono interessate per il settore dell'Alloggiamento di vario genere, inclusi gli ostelli, gli alberghi i campeggi e i villaggi turistici, ossia quelle attività legate alle residenze e al turismo. In particolare il VCO si caratterizza anche per le attività legate alle agenzie di viaggio e dei tour operator.

     

    Le misure a regia regionale

    Ai Ristori varati dal governo nazionale, per fronteggiare la crisi innescata dalla pandemia, si sono aggiunti strumenti di sostegno (contributi a fondo perduto) a regia regionale. Si tratta di misure concepite come complementari agli strumenti nazionali volti a facilitare l’erogazione di nuovo credito al sistema produttivo piemontese. Tenendo conto delle misure create ad hoc dal governo regionale si evince che il 18% delle imprese piemontesi sono interessate a queste ulteriori forme di aiuto. Anche in questo caso la provincia di Torino si conferma la provincia con una percentuale maggiore di imprese che possono beneficiare dei ristori. (graf.6)

     

    Grafico 6: Distribuzione misure a regia regionale

    La collocazione delle diverse province in rapporto al totale regionale (che si pone = 1) evidenzia che le province di Alessandria, Verbania Cusio Ossola e Vercelli sono quelle maggiormente interessate(graf.7) poiché hanno un tessuto produttivo particolarmente rappresentato dai settori economici riconosciuti nei ristori a regia regionale.

    Grafico 7: Dati provinciali rapportati alla Regione

     

    Andando ad analizzare i settori che beneficiano di aiuto, come si può vedere dal grafico, le attività di ristorazione ed il commercio al dettaglio sono i settori più rappresentati. A livello territoriale le aree più coperte sono quelle della Provincia del Verbano per la ristorazione, seguita da Asti; nel settore del commercio al dettaglio le Province di Vercelli e Torino, con il numero maggiore di imprese presenti, rappresentano il territorio maggiormente interessato.

    Grafico 8: Distribuzione percentuale per settori nelle province piemontesi (Misure regionali)

    Dall’analisi presentata si evince che tra i ristori a regia nazionale e le misure a regia regionale esistono sovrapposizioni, ossia alcuni settori economici vengono interessati da entrambi gli interventi. Questi settori sono quelli del Commercio al dettaglio di alcuni articoli (cappelli, ombrelli, articoli in pelletteria e da viaggio, abbigliamento in pelle, calzature e accessori), quelli relativi alla ristorazione e somministrazione, le attività legate al turismo (accompagnatori turistici), al gioco e intrattenimento, alla cura degli animali (attività di toelettatura).

     

    Gli effetti dei Ristori: luci e ombre

    Nonostante il grande dispiegamento di risorse impegnate nei vari decreti ristori da più parti[4] si sono sollevate critiche riguardo le modalità di indennizzo.

    Viene stimato che gli aiuti diretti erogati fino ad oggi dal governo alle attività economiche coinvolte dalla crisi pandemica sono risultati insufficienti a fronteggiare le difficoltà delle imprese. Viene stimato[5] che dei quasi 423 miliardi di riduzione del fatturato registrata nel 2020 (pari ad una contrazione del -13,5 per cento rispetto l'anno prima), almeno 200 miliardi sarebbero ascrivibili alle imprese dei settori che sono stati costretti a chiudere per decreto.

    Inoltre sono state sollevate critiche riguardo alle modalità applicate per calcolare l’indennizzo.

    Il modello declinato dai quattro decreti ristori è caratterizzato da una grande frammentazione delle misure di sostegno. Questo ha portato a situazioni di disparità di trattamento[6] di realtà imprenditoriali che si trovano nelle stesse condizioni oppure il mancato indennizzo a soggetti che pur avendo subito perdite rimangono  esclusi.

    Le iniquità sono frequentemente imputate alla definizione dei Codici di Attività Economica (codici Ateco) che danno diritto ai ristori, il cui elenco è stato stilato in modo forse approssimativo rispetto ad attività imprenditoriali articolate e spesso rientranti in filiere che non si esauriscono in un unico codice primario.

    Rappresenta una ulteriore criticità considerare il tessuto imprenditoriale come un mondo uniforme[7] dove il confronto viene effettuato tra il fatturato pre-crisi e quello investito dalla pandemia. Il fatturato del 2019, che i parametri ministeriali considerano la pietra di paragone per misurare l’attività business as usual e confrontarla con quella in crisi da Covid, è invece soggetta a variabili infinite; una di queste, ad esempio, la propensione alla sotto fatturazione[8].

    Inoltre il riferimento al parametro della riduzione di fatturato subita nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019, introdotto nella prima versione del contributo a fondo perduto e confermato anche nei ristori di fine 2020, pur dettata per velocizzare l’erogazione del denaro, ha invece comportato una ulteriore  stortura: coloro che non rispettavano tale requisito, oltre a essere rimasti esclusi dal primo giro di contributi, sono stati automaticamente tagliati fuori anche dal nuovo bonus, a prescindere dall’entità dei danni economici subiti con il blocco dell’attività nella seconda parte dell’anno[9].

    Gli aiuti previsti nel 2021 attraverso i Decreti Sostegni hanno l’obiettivo di superare queste sperequazioni abbandonando il sistema che fa riferimento ai codici Ateco e prendendo un riferimento temporale più ampio, consono alla situazione attuale.

    Dopo il Ristori-quater, al posto del Ristori 5 è stato previsto un Decreto Sostegni, L'obiettivo del decreto Sostegni è mettere a disposizione nuovi aiuti per sostenere imprese alla luce delle restrizioni anti-contagio. La novità del Decreto Sostegni è che la modalità di ristoro viene applicata a tutte le Partite IVA a prescindere dal codice Ateco, vengono quindi incluse intere categorie che non avevano potuto beneficiare di alcun sostegno nei mesi passati. Si prevede un contributo a fondo perduto per i soggetti titolari di partita IVA che svolgono attività d’impresa, arte o professione, nonché per gli enti non commerciali e del terzo settore, senza più alcuna limitazione settoriale o vincolo di classificazione delle attività economiche interessate. Per tali interventi, lo stanziamento complessivo ammonta a oltre 11 miliardi di euro.

    Possono presentare richiesta per questi sostegni i soggetti che abbiano subito perdite di fatturato, tra il 2019 e il 2020, pari ad almeno il 30%, calcolato sul valore medio mensile. Il nuovo meccanismo ammette le imprese con ricavi fino a 10 milioni di euro, a fronte del precedente limite di 5 milioni di euro.

    L’importo del contributo a fondo perduto sarà determinato in percentuale rispetto alla differenza di fatturato rilevata, in base a 5 fasce di indennizzo:

    •   60% per i soggetti con ricavi e compensi non superiori a 100mila euro;

    •   50% per i soggetti con ricavi o compensi da 100 mila a 400mila euro;

    •   40% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400mila euro e fino a 1 milione di euro;

    •   30% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione e fino a 5 milioni di euro;

    •   20% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 5 milioni e fino a 10 milioni di euro.

    In ogni caso, tale importo non potrà essere inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per gli altri soggetti e non potrà essere superiore a 150mila euro. Anche le startup possono accedere ai ristori.

    A seguire, il Decreto Sostegni bis (ribattezzato Decreto Imprese, lavoro, professioni) da maggio 2021 replica e potenzia gli aiuti diretti ad imprese e Partite IVA, con nuovi meccanismi di calcolo fatturato per i beneficiari (un fondo perduto automatico prima ed un indennizzo successivo in base ai dati di bilancio o all’imponibile fiscale), importi raddoppiati (parametrati su due mensilità), ulteriori bonus e agevolazioni per tagliare i costi fissi delle imprese

    I ristori degli altri

    Interessante è inoltre analizzare anche come altri paesi europei con un profilo socio-economico comparabile all’Italia hanno adottato modalità di ristoro per imprese e lavoratori autonomi. Viene di seguito presentata una breve rassegna sulle misure messe in campo da Francia, Germania e Inghilterra.

    L’obiettivo è di tratteggiare, seppur parzialmente, un quadro descrittivo su come i vari governi hanno reagito alla crisi pandemica e le modalità operativa messe in campo per sostenere il tessuto economico.

    Germania

    Il programma tedesco denominato “Soforthilfe”[10] prevede un pacchetto di misure che è stato adottato nel marzo 2020 e consiste in erogazioni una tantum indipendentemente dal settore di attività a copertura di 3 mesi di attività. Questo programma è stato concepito in aggiunta a quelli adottati dai singoli Lander e prevede:

    9.000 Euro di ristoro per le attività economiche con meno di 5 dipendenti

    15.000 Euro di ristoro per le attività economiche con meno di 10 dipendenti

    Questo tipo di sostegno è stato in seguito generalizzato alle imprese ed ha assunto la forma di un contributo mensile per tutte le attività economiche che avevano subito un calo del fatturato nei mesi tra aprile e maggio 2020 di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo del 2019.

    Poi a partire dall’autunno 2020 sono state adottate modalità di ristoro specifiche per le imprese colpite dalle chiusure. Il ristoro previsto per imprese colpite direttamente dal lockdown è previsto fino al 75% del fatturato dei mesi corrispondenti del 2019.

    Una nuova misura varata a fine 2020 ha previsto di ristorare le attività imprenditoriali che non avevano ricevuto sussidi nell’autunno prevedendo rimborsi di alcune categorie di costi fissi fino ad un massimo di 500.000 Euro al mese.

    Per i mesi che vanno da gennaio a giugno 2021 è stata prevista una copertura dei costi fissi fino ad un massimo di 200.000 Euro per le attività economiche che presentano una delle seguenti condizioni:

    • Riduzione del fatturato di almeno il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente oppure
    • Riduzione del fatturato di almeno il 30% nel periodo aprile-dicembre 2020 e del 50% in almeno due mesi consecutivi (sempre nel periodo aprile-dicembre 2020, rispetto agli stessi periodi del 2019).

    Francia

    In Francia il tessuto imprenditoriale viene supportato tramite un Fondo di Solidarietà (Fonds de Solidarieté)[11] finanziato di concerto da Regioni e dallo Stato.  In una prima fase il fondo è stato destinato solo ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese. Nei periodi successivi le modalità sono state modificate. In particolare, a partire dal gennaio 2021 sono stati previsti ristori per le imprese che non possono effettuare servizio pubblico. In questo caso vi è la possibilità di scegliere un rimborso o calcolando la perdita di fatturato nel corso dell’anno 2020 fino ad un massimo di 10.000 Euro oppure scegliere un ristoro calcolato dal 20% dei ricavi del periodo di riferimento, che per il calcolo non possono comunque essere superiori ai 200.00 Euro.

    I ristori variano poi per le imprese secondo la misurazione del loro “rischio economico”. In altre parole sono state previste modalità di ristoro sia per le imprese soggette a chiusura tout court sia per quelle appartenenti a determinati settori economici che il Governo identifica come particolarmente soggette a rischio economico.

    Il periodo di riferimento, per tutte le tipologie di aiuti, su cui calcolare la differenza di fatturato rispetto a quando si fa la domanda al Fondo è o lo stesso mese del 2019 o la media mensile del fatturato nel 2019 qualora questo caso sia più conveniente per l’impresa. In Francia il ristoro viene calcolato sulla base delle perdite di fatturato del mese in cui viene chiesto il contributo rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

    Inghilterra

    Tramite il sistema di sovvenzioni alle imprese denominato “Local Restrictions Support Grants” (LRGS)[12] il sistema di sovvenzioni per le imprese si differenzia in base all’intensità di chiusura e in base ai settori colpiti.

    Il sistema viene articolato in quattro varianti:

    La prima presuppone un lockdown nazionale

    La seconda un lockdown locale

    La terza presuppone restrizioni locali

    La quarta presuppone lo svolgimento delle attività in determinati settori

    Le quattro varianti hanno come comune denominatore le seguenti caratteristiche: l’attività che è colpita dalla chiusura deve avere sede in Inghilterra, occupare un immobile soggetto ad imposizione ed essere impossibilitata ad offrire il suo servizio ai propri clienti.

    A seconda della variante sopracitata, viene indicato l’arco temporale in cui sono avvenute le restrizioni per cui è valida la chiusura. Si può accedere alla sovvenzione se l’impresa soddisfa questi requisiti. Il valore dell’affitto figurativo e la gravità delle restrizioni del territorio in cui l’impresa opera determinano il valore della sovvenzione. Quindi più alto è il valore dell’affitto figurativo e più gravi le chiusure più alto sarà il valore della sovvenzione.

    Inoltre attraverso il “Self-employment income support scheme”[13] sono contemplate sovvenzioni anche ai lavoratori autonomi. In questo caso per poter beneficiare della sovvenzione, il lavoratore autonomo deve essere dichiarato idoneo. L’idoneità è valutata sulla base dei redditi realizzati negli anni antecedenti alla pandemia. In base a questi viene definito l’ammontare del sussidio che risulta essere pari all’80% dei profitti medi mensili, desunti dalle dichiarazioni, fino ad un massimo di 7.500 Sterline. Il contributo viene erogato in una unica soluzione e copre un periodo di 3 mesi.

     

    Conclusioni

    Emerge chiaramente l’esigenza da parte di tutti i paesi europei di mettere in campo, seppure adottando modelli differenti, contributi a fondo perduto per supportare imprese e lavoratori autonomi.

    Nel nostro Paese il governo ha stanziato una somma pari al 4,2%[14] del Pil  per far fronte alla più grande crisi economica della storia dell’Italia moderna. Una quantità di risorse mai consentita da quando le regole di bilancio europee sono entrate nella nostra costituzione finanziaria. La scelta effettuata dal legislatore, attraverso i vari Decreti Ristori che si sono succeduti nel 2020, è stata quella di utilizzare la perdita di fatturato del 2020 rispetto al 2019 al fine di sveltire le pratiche ma si è rivelata una soluzione sub-ottimale. Le criticità si sono profilate soprattutto per coloro che hanno pensato contributi basati sulla perdita di fatturato che hanno come caratteristica quella di penalizzare chi aveva sotto-dichiarato negli anni precedenti. Questa metodologia non è soddisfacente quando l’economia sommersa è una presenza importante. Inoltre la scelta di subordinare i contributi ai codici Ateco non si è rivelata soddisfacente. Scelta diversa è stata compiuta dalla Germania dove a possibilità di ristorare le imprese è indipendentemente dal settore di attività ma al solo verificarsi di una perdita di fatturato. Inoltre la scelta di imputare ai costi fissi la base di calcolo al posto del fatturato garantisce al sistema tedesco una buona rappresentatività rispetto alla stagionalità dell’attività economica, tuttavia potrebbe portare a premiare le imprese meno efficienti.

    Il modello francese a prescindere dal settore economico garantisce una copertura universale. Questo si traduce in un indubbio vantaggio rispetto al sistema italiano che invece ha basato i ristori sui codici Ateco. Altro aspetto interessante da considerare per il modello francese è dato dalla rappresentatività del periodo di tempo considerato per calcolare il valore della perdita in quanto il mese da considerare del 2019 è quello corrispondente al mese in cui si è fatta la richiesta di contributo.

    Il modello inglese si caratterizza per la semplicità rispetto alla pratica amministrativa ma, fra tutti i sistemi presi in considerazione, sembra il meno in grado di rappresentare la situazione economica dell’impresa. Infatti la scelta della variabile “affitto figurativo” come base per il calcolo del ristoro non sembra il più adatto a garantire l’individuazione dell’impresa che ha subito un danno economico durante la pandemia.

    La pandemia, oltre a rappresentare un evento catastrofico ha messo a nudo le fragilità preesistenti dei tessuti economici.

    Auspichiamo che l’applicazione delle nuove misure dei Decreti Sostegni possa coniugare la rapidità di trasferimenti immediati ad una strategia di interventi strutturali efficienti.

     

    “Il cambiamento è una legge della vita e coloro che si ostinano a guardare sempre solo al passato o si concentrano unicamente sul presente, possono essere sicuri di perdersi il futuro."

    JOHN FITZGERALD KENNEDY

     

    [1] https://www.mef.gov.it/focus/COVID-19.-Tutte-le-misure-a-sostegno-della-sanita-e-delleconomia/

     

    [2] https://www.infocamere.it/movimprese

    [3] Le percentuali indicano le imprese che hanno i requisiti per ottenere i Ristori. I dati sulle imprese che hanno effettivamente beneficiato dei Ristori non sono ancora disponibili.

    [4]https://www.ilsole24ore.com/art/ristori-cambiano-criteri-e-aumenta-platea-addio-codici-ateco-ADHhZHEB

     

    [5] Vedi dati CGIA Mestre http://www.cgiamestre.com/solo-29-mld-di-ristori-ma-perdite-per-423-mld/

     

    [6]https://www.ilsole24ore.com/art/ristori-piu-equita-contributi-l-addio-parametro-ricavi-aprile-ADRJB9EB

     

    [7]https://www.ilsole24ore.com/art/ristori-cosi-parametri-rigidi-fatturato-creano-nuovi-esodati-ADKwtZSB

     

    [8] La propensione a sottofatturare riguarda circa i 2/3 di autonomi (per autonomi si intende partite Iva, ma anche micro e piccole imprese) https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-archivio-studi-e-analisi-evasione-fiscale-il-nuovo-rapporto-della-commissione-giovannini-1800

     

    [9]https://www.ilsole24ore.com/art/ristori-piu-equita-contributi-l-addio-parametro-ricavi-aprile-ADRJB9EB

     

    [10] https://www.stmwi.bayern.de/soforthilfe-corona/

     

    [11] https://www.impots.gouv.fr/portail/fonds-de-solidarite-pour-les-entreprises-independants-entrepreneurs

     

    [12] https://www.gov.uk/guidance/check-if-youre-eligible-for-the-coronavirus-local-restrictions-support-grant-for-closed-businesses

     

    [13] https://www.gov.uk/guidance/claim-a-grant-through-the-self-employment-income-support-scheme

     

    [14] Vedi osservatorio ocpi https://osservatoriocpi.unicatt.it/

     

    Argomenti

    Ambiente e Territorio
    Cultura
    Finanza locale
    Immigrazione e integrazione sociale
    Industria e servizi
    Programmazione
    Istruzione e Lavoro

    Newsletter

    Copyright © 2018 Politiche Piemonte. Tutti i diritti riservati.