Le sfide del servizio idrico integrato: quale destino per i fanghi da depurazione?

    di Armando Quazzo (SMAT)

    Introduzione

    Il servizio idrico integrato richiede la gestione coordinata delle diverse fasi del ciclo delle acque: dalla captazione alla depurazione. L’articolo si sofferma sui fanghi da depurazione che costituiscono il prodotto della fase finale del servizio idrico integrato, ovvero il trattamento delle acque reflue civili ed industriali con la restituzione dell’acqua depurata affinché possa ritornare all’ambiente in una perfetta logica di economia circolare.

    Il trasporto pubblico locale

    di Walter Ceresa (GTT)

    Introduzione

    Il servizio di Trasporto Pubblico Locale (TPL) è un servizio pubblico fondamentale e cioè l’offerta di tutti i mezzi di trasporto collettivo (bus, treni, tram, metropolitane) che contribuiscono al soddisfacimento del bisogno di mobilità in ambito urbano, regionale e infra-regionale. che consente e milioni di persone di recarsi a scuola o al lavoro o assecondare la domanda di mobilità per il tempo libero.

    Da carenza a eccesso: come gestire le fluttuazioni nella disponibilità della risorsa idrica

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (SMAT)

    Introduzione

    In Italia, come nel resto del mondo, è molto aumentata la consapevolezza sull'importanza e strategicità della risorsa acqua. Ad aumentare è anche l’attenzione rivolta alla gestione di questo bene primario. Da questo punto di vista il Nord-Ovest rasenta indubbi elementi di forza: la rete distributiva spicca nel panorama italiano per la maggiore efficienza. 

    I servizi pubblici locali: la via (ritrovata) del Nord-Ovest

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (REF)

    Introduzione

    Nelle Regioni del Nord-Ovest, 558 imprese di servizi pubblici locali compongono un “gruppo industriale” che fattura ogni anno 17 miliardi di euro e occupa circa 42 mila addetti, generando utili per 332 milioni e realizzando ogni anno investimenti per oltre 1,6 miliardi di euro.  

    EDITORIALE N.53 - Le utilities e la governance regionale dello sviluppo.

    di Sandro Baraggioli (Confservizi Piemonte e Valle d'Aosta)

    Come evidenziato dal Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi, la crisi non ha modificato le caratteristiche strutturali del sistema produttivo italiano. I tratti salienti della struttura produttiva italiana non sono mutati nel corso delle due fasi recessive che hanno colpito la nostra economia dal 2008.

    Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: la circular economy dei rifiuti organici

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (ACEA Pinerolese)

    Introduzione

    Quando si parla di economia circolare, di green economy e di Rifiuti/Risorse spesso l’immaginario comune vola a chissà quali teorizzazioni lontane dalla vita quotidiana. In realtà gran parte dell’innovazione dipende dall'organizzazione dei sistemi dei servizi.

    Le preferenze dei consumatori per capi di abbigliamento in lana sostenibile

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del Consiglio Nazionale delle Ricerche)

    Introduzione(1)

    Nel campo della moda il consumatore è cambiato. Si possono osservare almeno due aspetti di tale cambiamento: il primo è legato al nuovo ruolo del consumatore nella complessa dinamica del consumo; il secondo ha a che fare con l'attuale transizione verso un'economia circolare e stili di vita più responsabili per il proprio benessere e quello del pianeta. Nel rapporto tra fornitore e utilizzatore del bene, lo scettro è ormai passato dal brand a chi effettua l'acquisto (Rinaldi e Testa, 2013): con l'aumentare delle informazioni e della concorrenza, il consumatore è più competente, esigente, selettivo, sensibile al prezzo e libero di cambiare marca e stile.

    La cornice giuridica multilaterale dello scambio dei prodotti tessili e dell'abbigliamento: la globalizzazione come sfida e come opportunità

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Giurisprudenza)

    Introduzione

    La rilevanza del settore tessile per l'economia globale e locale nonché l'evoluzione del quadro normativo internazionale in questo ambito hanno costituito lo spunto per la realizzazione di un lavoro di ricerca, nell'ambito del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Torino, finalizzato ad evidenziare criticità e potenziali trasformazioni degli scambi internazionali di questi prodotti a partire dal Secondo dopoguerra fino ai giorni nostri.

    Prospettive sostenibili per applicazioni non tessili della lana italiana

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ircres-CNR)

    Introduzione(1)

    Tradizionalmente la lana è usata soprattutto nel settore dell'abbigliamento, ma ha anche altri sbocchi, i più comuni nel mercato dei tessuti per l'arredamento, per le imbottiture e nell'artigianato. Tuttavia le applicazioni alternative più recenti sono varie e interessanti anche per i possibili impatti in termini di quantità di materiale potenzialmente utilizzabile. Alcune, più massive, stanno superando la fase sperimentale e sono già in scala industriale o semi-industriale, come nel tessile tecnico per la bioedilizia.

    I costi di una filiera di lana rustica: alcuni spunti operativi e di analisi

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Cnr-Ircres) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università di Torino)

    Modelli organizzativi di filiera(1)

    Nell'attuale filiera della lana rustica è possibile individuare tre modelli organizzativi principali, che si caratterizzano per una progressiva diminuzione dei costi fissi a favore dei costi variabili a seconda della produzione effettuata: 1. filiera integrata. Un unico soggetto si occupa dell'intera lavorazione, dall'allevamento al prodotto finito (filati o tessuti). In Italia non esistono esempi di filiera integrata a livello industriale.

    La filiera della lana rustica

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università di Torino)

    Introduzione(1)

    Progettare una filiera di lana rustica oggi significa riscoprire prodotti, e conseguentemente processi di trasformazione, già presenti nell'industria tessile nei primi decenni del Novecento, quando la lana rustica figurava tra le materie prime principali, e in seguito abbandonati a favore della lavorazione delle lane pregiate e delle fibre sintetiche che oggi incontrano maggiormente il favore del pubblico. Tale filiera si etichetta come sostenibile dal punto di vista ambientale in quanto trasforma lana considerata un rifiuto per via delle fibre grossolane che ne rendono difficile la lavorazione, e quindi smaltita con un elevato impatto ambientale.

    Il distretto tessile di Biella tra realtà e potenzialità di sviluppo

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ircres-CNR)

    Introduzione(1)

    Il distretto tessile di Biella, tra periodi di splendore e altri più bui, resta sicuramente un'eccellenza per il Piemonte ed un settore cardine su cui concentrare gli sforzi anche nei prossimi anni. La produzione di filati, tessuti e abbigliamento, specie se in lana, vede infatti un'elevata specializzazione proprio in Piemonte, oltre che in Toscana e Veneto. In particolar modo, le imprese d'eccellenza si concentrano nei distretti di Biella e Prato.

    Editoriale n.45 - La sostenibilità della filiera tessile in Piemonte

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del Consiglio Nazionale delle Ricerche)

    Introduzione

    Il settore tessile e abbigliamento (T&A) continua a rivestire un ruolo importante e strategico per lo sviluppo del nostro paese e del Piemonte in particolare. Questo numero di Politiche Piemonte prende spunto da due ricerche recenti, pubblicate e presentate a Torino nel 2016. La prima, realizzata dall'Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha studiato un caso di innovazione della filiera tessile: l'utilizzo di lana rustica italiana, scarto dell'allevamento ovino, per la produzione di capi di sartoria e maglieria. Il libro "Economa del tessile sostenibile: la lana italiana" di Pagliarino, Cariola e Moiso, è stato presentato alla Casa dell'Ambiente di Torino il 23 maggio 2016.

    Contratti di rete ed attori del credito: un’ipotesi interpretativa

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale)

    Istituti di credito, imprese e crisi economica

    La crisi economica iniziata nel 2008 si è caratterizzata, in molti paesi, da una rilevante riduzione dei prestiti finanziari ad imprese e famiglie. Secondo un recente studio CNA-Kpmg , in Italia nel periodo gennaio 2012- gennaio 2016, il credito alle imprese si è ridotto di circa 112 miliardi di euro (pari a oltre l'11% dello stock complessivo di credito erogato alle imprese). Tale riduzione ha però colpito maggiormente le piccole imprese: per questo segmento, infatti, essa si è attestata intorno al 20%. Inoltre, la differenza di accesso al credito fra medio-grandi imprese e piccole imprese si è accentuata dal 2014: sempre secondo lo studio CNA-Kpmg, dal 2014 ad inizio 2016, le imprese con più di 20 dipendenti hanno visto aumentare il credito ottenuto nei loro confronti dello 0,7% l'anno, mentre le seconde lo hanno visto diminuire dell'1,7%.

    Uno sguardo oltre il Piemonte: cosa insegnano le esperienze di Emilia-Romagna e Veneto

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.i (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale)

    Introduzione

    Emilia Romagna e Veneto sono due tra le regioni italiane tradizionalmente più ricche di distretti industriali e presentano una struttura produttiva basata sulle PMI, parzialmente in contrasto con il Piemonte. In entrambe le regioni il settore manufatturiero è cruciale per l'economia locale ed è alto il grado di internazionalizzazione delle aziende, tipico dei contesti distrettuali. Entrambe le regioni hanno sofferto pesantemente la crisi economica con una riduzione del numero di imprese e di addetti, ma sono tornate a crescere nel 2014 più della media nazionale. Le due regioni, simili dal punto di vista della struttura produttiva, hanno adottato politiche parzialmente differenti per lo sviluppo economico territoriale e nella fattispecie per lo strumento del contratto di rete e soprattutto modelli differenti di governance.

    EDITORIALE N.42 - Il contratto di rete: uno strumento per lo sviluppo regionale

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Consorzio A.A.Ster srl) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

     

    Questo numero di Politiche Piemonte si occupa di "contratti di rete". Si tratta di una forma di aggregazione tra le imprese relativamente recente (introdotta dal legislatore nel 2009) e che sta riscuotendo un interessante successo in tutto il Paese, seppure con importanti differenze territoriali. Come si chiarisce nel primo dei capitoli che compongono il numero, il Piemonte si distingue per il ricorso ancora scarso delle sue imprese a questa modalità di collaborazione, che ha mostrato in altre regioni una diffusione sorprendentemente maggiore.

    Modelli di rete: pratiche e prospettive per il Piemonte

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale)

    Introduzione

    La ricerca sui contratti di rete alla quale si fa riferimento in questo numero di Politiche Piemonte ha suggerito l'individuazione di alcuni modelli di rete. Il modello più semplice, e forse più diffuso tra le aggregazioni oggetto della nostra analisi, è quello che abbiamo chiamato "a connessione orizzontale", o "per il mercato", nel quale le imprese cooperano per presentarsi sul mercato con un catalogo o una gamma di prodotti in qualche modo comuni.

    I distretti lapidei piemontesi nel contesto italiano

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRCrEs-CNR), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ires Piemonte)

    Introduzione

    L'industria lapidea viene spesso considerata un settore tradizionale, destinato al declino in un quadro di sviluppo post-industriale, soprattutto per la forte concorrenza proveniente dai paesi emergenti. Si deve invece constatare che, nel corso del tempo, il settore delle imprese legate all'estrazione e alla lavorazione di pietre ornamentali ha dimostrato di sapersi adattare ai processi di globalizzazione e di innovazione tecnologica, riscoprendo una capacità competitiva che ha messo in luce performance apprezzabili, tenuto conto del quadro complessivo della crisi successiva al 2008, soprattutto mediante una maggiore attenzione alla domanda estera.

    Contratti di rete e capitale sociale

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale)

    Reti di imprese e contratti di rete

    Il fenomeno delle reti di imprese ha attirato da sempre l'attenzione dei soggetti economici e delle politiche pubbliche, con la conseguenza di essere uno degli oggetti più studiati e indagati dalla sociologia economica, oltre che dalla letteratura economica e giuridica. Disponiamo infatti di numerose ricerche, studi di caso, riflessioni teoriche e analisi comparate sulle più importanti esperienze di collaborazioni tra le imprese, che toccano numerosi aspetti: dalle reti più informali a quelle più istituzionalizzate, dai gruppi aziendali ai consorzi, ai distretti industriali, ai patti di sviluppo territoriale, alle diverse associazioni temporanee di scopo, alle varie operazioni di joint-venture, fusioni e acquisizioni, agli accordi di filiera nella catena della fornitura, meta-distretti, peer production, cluster di ogni tipo e moltissime altre forme di reti orizzontali o gerarchiche, lunghe o corte, dense o ridotte, complementari o indipendenti, temporanee o permanenti.

    EDITORIALE N.41 - Cave: prospettive di pianificazione

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRCrEs-CNR)

     

    Come indicato nei contributi presenti in questo numero di "Politiche Piemonte", l'attuale contesto competitivo è caratterizzato da profondi mutamenti nella regolamentazione dell'attività estrattiva, con politiche pubbliche di controllo del paesaggio e di gestione dell'ambiente sempre più stringenti, in un contesto che vede un netto calo della domanda nazionale di prodotti , conseguenza della crisi del settore edile.

    Le dimensioni del fenomeno

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Consorzio A.A.Ster srl)

    Introduzione

    Alla data dell'ultima estrazione disponibile al momento della redazione (metà maggio 2016) sono stati stipulati in Italia, complessivamente, 2.844 Contratti di rete che coinvolgono 14.307 imprese, dei quali 2.443 standard ("reti contratto") con 12.917 imprese, a cui vanno aggiunti 401 contratti con personalità giuridica ("reti soggetto"), con 2.870 imprese(1). Dopo una partenza rallentata i Contratti si sono progressivamente diffusi. I primi erano stati stipulati nel 2010, ma soltanto a partire dal 2012 il numero è iniziato a crescere sensibilmente, registrando un vero e proprio boom nel 2013.

    L’andamento occupazionale nelle aree provinciali del Piemonte durante la crisi

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Membro dell'AISRe, Associazione italiana di scienze regionali, e responsabile studi e statistica della Provincia di Vercelli)

    Introduzione

    L'utilizzo dei risultati dell'indagine ISTAT sulle forze di lavoro, disponibili su base provinciale in forma di media annua, consente un'osservazione sistematica degli effetti della crisi iniziata nell'autunno 2008 sulla situazione occupazionale dei territori locali. Come è noto, si tratta di dati stimati, ricavati da un'indagine campionaria, più precisi per le aree con maggiore popolazione, meno per quelle di più ridotta dimensione demografica. Le differenze tra i dati indicano la direzione degli andamenti verificatisi e la loro intensità e queste risultano tanto più attendibili quanto più la variazione assume un'entità consistente.

    I flussi di materia del settore estrattivo piemontese

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.(Ires Piemonte)

    Introduzione

    Una delle metodologie sviluppate in questi ultimi decenni per stimare gli impatti delle società umane sull'ambiente e rendere confrontabili misure economiche con analisi di tipo ambientale è la quantificazione del bilancio di massa di un sistema economico, ottenuta mediante l'analisi dei flussi di materia. Tale metodologia, chiamata Material Flow Analysis (MFA) è in grado di fornire un quadro sintetico della quantità di materia che attraversa un sistema socio-economico, permettendone una valutazione del livello di sostenibilità.

    Salubrità economico-finanziaria-patrimoniale territoriale: un esercizio sul manifatturiero piemontese

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ires Piemonte)

    Introduzione

    Tra il 2008 ed il 2014 si sono contati circa 56 mila fallimenti in tutto il territorio nazionale, nel 2013 si è registrato un +11% rispetto al 2012 per le sole società di capitale, e nel primo semestre del 2014 si è registrato un ulteriore +12% (Cerved, 2014). La dinamica dei fallimenti è in crescita dal 2007, riguarda principalmente il comparto industriale e si concentra soprattutto nel Nord Ovest. Il numero di procedure fallimentari del 2011 è circa pari a quello del 2005: "ogni diecimila imprese di capitali sul mercato, quasi 60 sono state interessate nel 2012 dall'apertura di una procedura fallimentare". Nel Nord Ovest l'insolvency ratio è quasi raddoppiato tra il 2008 ed il 2012 (Banca d'Italia, 2013).

    Analisi geografica e cronologica della dell’attività estrattiva in confronto con quanto previsto dal documento di programmazione delle attività estrattive (DPAE)

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ag3 srl), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Dip. Scienze della terra, Università degli studi di Torino)

    Introduzione

    L'articolo propone un confronto tra la distribuzione delle cave piemontesi e gli ambiti previsti dal Documento di programmazione delle attività estrattive (DPAE) approvato dalla Regione Piemonte nel 2002.

    I dati sulla localizzazione delle cave dell'intero territorio piemontese sono stati forniti dalla Regione Piemonte tramite estrazione dalla Banca Dati Attività Estrattive (nel seguito BDAE), che raccoglie dati sin dagli inizi degli anni '80.

    La costruzione partecipata di infrastrutture ICT. Una occasione per lo sviluppo locale

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università di Torino) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ires Piemonte)

    Introduzione

    L'affermarsi della società dell'informazione, per la quale ICT e banda larga risultano prerogative essenziali, è ormai considerata una condizione imprescindibile per lo sviluppo di un territorio attraverso il supporto che queste tecnologie possono fornire alla nascita di nuovi servizi e prodotti e al rafforzamento della competitività. Questa impostazione ha guidato la messa a punto della Digital Agenda europea del 2010 (pilastro della strategia EU2020) declinata a livello nazionale nel maggio del 2012 nel progetto dell'Agenda Digitale Italiana - ADI (D.L. 179/2012) che individua un quadro di azioni per colmare il divario digitale (tecnologico e di competenze) che caratterizza il Paese sia in termini di differenze interne al paese, sia rispetto alla media dei paesi UE.

    Pianificazione e vincoli territoriali del settore estrattivo piemontese. Riflessioni a partire da un caso studio

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (architetto, dottore di ricerca in Pianificazione territoriale e politiche pubbliche per il territorio)

    Introduzione e contesto legislativo

    L'architettura della pianificazione delle attività estrattive in Piemonte è attualmente basata su tre strumenti principali:

    o una legge regionale, approvata nel 1978, che disciplina la coltivazione delle cave , e che negli ultimi anni è stata a più riprese oggetto di tentativi di riforma mai portati a compimento;

    Strategie e modelli di innovazione delle imprese innovative della provincia di Torino

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ires Piemonte)

    Introduzione

    Il contributo, i cui contenuti sono stati presentati in modo più esteso all'ultima Conferenza annuale dell'AISRe (14-16 settembre Rende, CS), utilizza i risultati dell'indagine 2014 dell'Osservatorio delle imprese innovative della Provincia di Torino per sviluppare una riflessione sulle loro strategie e i loro modelli di innovazione. In particolare, si considera un campione di 364 imprese che, per quanto non rappresentativo in senso statistico, permette di cogliere alcuni comportamenti emergenti tra le realtà più attive sul fronte dell'innovazione tecnologica.

    Struttura teorica di un piano regionale delle attività estrattive

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ag3 srl), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Dip. Scienze della terra, Università degli studi di Torino)

    Introduzione

    La predisposizione di cosiddette Linee Guida per una successiva redazione del Piano delle Attività Estrattive di cava in Piemonte, costituisce un passo importante di valore metodologico che non può prescindere da una aggiornata definizione di termini specifici, già sistematicamente utilizzati per una coerente stesura del DPAE avvenuta, alla soglia degli anni 2000. Si trattava, programmaticamente, di dare un preciso significato tecnico ed operativo ad "entità geominerarie" presenti nel "contesto territoriale" con specifico riferimento ai diversi comparti estrattivi di cava, opportunamente mantenuti distinti anche in questa fase pianificatoria.

    L’evoluzione delle formule organizzative delle imprese manifatturiere italiane dopo la crisi

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Fondazione Nord Est)

    Introduzione

    Una delle scelte strategiche più rilevanti che influisce sulla formula organizzativa di un'impresa è quella che riguarda quale parte delle catena del valore debba essere inclusa all'interno dei propri confini organizzativi e quale, invece, lasciata ad altre imprese. Le decisioni che determinano le attività da svolgere internamente e quelle da esternalizzare influenzano il livello di integrazione verticale di una impresa e dipendono anche da una serie di fattori che modellano l'ambiente in cui le imprese operano (ad esempio il tipo di domanda, il grado di stabilità macro-economica, il livello di concorrenza, le tecnologie produttive...).

    Estrapolazione di scenari per i prodotti da cava

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte)

    Introduzione

    Questa nota sintetica(1) espone i risultati di uno studio per la estrapolazione di scenari di domanda ed offerta sui prodotti da cava. Per diversi comparti la dinamica dell'offerta dei volumi d'estrazione tra il 1996 ed il 2012 è spiegata a partire da alcune grandezze verosimilmente ritenute come delle proxy di vari aspetti della domanda. Ipotizzando tre scenari per il tasso di crescita (storico, recente ed ottimistico) delle grandezze esplicative dal lato della domanda, si estrapolano altrettanti scenari per l'offerta.

    Il Piemonte tra sistemi locali di grande impresa e distretti industriali

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Istat) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Istat)

    Introduzione

    Il presente contributo si sviluppa da uno studio contenuto nel Rapporto Annuale 2015 dal titolo "Distretti industriali: geografia, demografia e dinamiche occupazionali" (Istat 2015a). Con l'identificazione dei nuovi Sistemi locali del lavoro (SL) e dei distretti industriali che da essi derivano è possibile avere il panorama della nuova organizzazione del territorio a partire dalle relazioni spontanee tra le persone, i soggetti economici e quelli sociali del contesto locale.

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