Il sistema dell’istruzione piemontese nel 2010/11

    Di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - IRES Piemonte

    Introduzione

    L'Osservatorio Istruzione è un rapporto annuale che l'Ires (Istituto Ricerche Economico Sociali) realizza per conto della Regione Piemonte. Con i dati raccolti attraverso la Rilevazione scolastica regionale e i dati forniti dalle Segreterie universitarie il Rapporto traccia un profilo complessivo del sistema dell'istruzione piemontese dalla scuola materna all'università. Il Rapporto Annuale e il corredo statistico è scaricabile dal sito sisform.piemonte.it. Di seguito si riportano alcune delle principali caratteristiche del sistema dell'istruzione piemontese.

    Quanti allievi studiano in Piemonte?

    Nel 2010/11 il sistema scolastico piemontese, ancora in espansione dello 0,7%, ha raggiunto i 587mila studenti. A questi si aggiungono 12.500 allievi dei percorsi di istruzione e formazione professionale regionale (IeFP) svolti nelle Agenzie formative, da quest'anno inseriti a pieno titolo nel Secondo ciclo di istruzione dalla Riforma Gelmini.

    La crescita degli allievi si attesta all'1,1% per la scuola dell'infanzia e nella secondaria di I grado (rispettivamente 115mila bambini e 118.500 allievi), mentre risulta ancora più contenuta, al di sotto dello 0,5%, nella primaria e nella secondaria di secondo grado (117.200 e 163.700 iscritti).

    Nel decennio la popolazione scolastica piemontese cresce principalmente per l'apporto degli studenti con cittadinanza straniera, poiché il numero degli italiani si mantiene, pur con varie oscillazioni, sostanzialmente stabile.

    Sempre più allievi stranieri

    Gli allievi con cittadinanza straniera che siedono nei banchi di scuola sono 68.300, più 2.100 adolescenti che frequentano i percorsi di qualifica regionali (IeFP). A metà anni novanta, quando l'immigrazione dall'estero si attestava su valori ancora contenuti, gli allievi stranieri costituivano appena lo 0,8% degli iscritti nelle scuole piemontesi. Già nel 2000 la quota di stranieri era salita al 3%. In seguito, il crescere dei flussi migratori, dei ricongiungimenti familiari e, non ultimo, le nascite da famiglie immigrate hanno fatto progressivamente lievitare la presenza degli stranieri fino all'11.6% del 2010. Come rilevato anche a livello nazionale, si osserva da un lato un rallentamento della crescita del numero di studenti stranieri, dall'altro un progressivo cambiamento della loro composizione interna: vi sono sempre meno studenti che entrano nel sistema scolastico italiano direttamente dall'estero mentre, all'opposto, avanzano le seconde generazioni: sono nati in Italia la stragrande maggioranza dei bambini stranieri nel livello prescolare (otto su dieci), superano la metà nella primaria (56%), risultano quasi un quarto nella secondaria di I grado (23%), mentre nella scuola superiore e nei percorsi di qualifica IeFP rappresentano ancora una minoranza.

    Infine, la presenza di allievi stranieri varia per area territoriale, livello e tipo di scuola superiore. Nelle province di Asti e Alessandria supera il 15% contro appena il 6% che si registra nel Verbano Cusio Ossola. Nella scuola dell'infanzia e nel primo ciclo la quota di stranieri tocca o sfiora il 13% mentre nella scuola superiore si ferma all'8,6%. In quest'ultimo livello di scuola emergono ulteriori differenze: gli stranieri sono più presenti negli istituti professionali e tecnici (15,2% e 10,4%) rispetto ai licei (4,3%). Ma la quota maggiore, pari al 16%, si registra nei percorsi IeFP.

     

    Figura 1 Contributo degli allievi stranieri all'andamento degli iscritti nelle scuola piemontesi e percentuale iscritti stranieri dal 1995

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    Fonte: Rilevazione scolastica della Regione Piemonte

     

    Nella primaria prevale il tempo pieno

    Nella scuola primaria le novità normative introdotte dal ministro Gelmini e i tagli al numero di docenti hanno prodotto uno slittamento degli iscritti verso orari più brevi. Tuttavia, nel 2010/11 il tempo pieno si conferma l'orario preferito dalle famiglie piemontesi scelto per il 53% degli iscritti complessivi, ancorché in lieve calo per il secondo anno consecutivo.

    L'adesione all'orario di 40 ore settimanali si mantiene disomogenea nelle diverse aree del Piemonte. Il tempo pieno riscuote un notevole successo nelle province di Torino, dove è frequentato da poco meno di tre bambini su quattro, Vercelli (50%) e Novara (43%). All'opposto è meno richiesto a Cuneo e Asti (18% e il 17%).

    Il gradimento delle famiglie piemontesi rispetto al tempo pieno è una caratteristica che il Piemonte condivide con le altre regioni del Nord Ovest, mentre risulta decisamente poco diffuso nel Sud e nelle isole dove è frequentato da una esigua minoranza.

    A quale filiera si iscrivono i ragazzi dopo l'esame di Stato?

    Nel 2010/11 più di 176mila giovani piemontesi frequentano il Secondo ciclo, composto – in base a quanto disposto dalla riforma Moratti e poi realizzato dalla Gelmini – dagli indirizzi della scuola secondaria di secondo grado e dai percorsi di qualifica di istruzione e formazione professionale regionale (IeFP).

    La maggior parte dei giovani piemontesi segue un percorso della filiera tecnico-professionale (57%), in particolare gli istituti tecnici nei loro diversi indirizzi sono frequentati dal 31% degli iscritti complessivi, il 19% è studente in un istituto professionale e il 7% dei ragazzi segue i percorsi di qualifica IeFP. Coloro che invece seguono i percorsi di studio che la riforma Gelmini accorpa nell'insieme "Licei" (scientifico, classico, linguistico, licei magistrali e artistici) rappresentano il 43% del totale piemontese.

     

    Tabella 1 Scuola secondaria di II grado e percorsi di qualifica IEFP: iscritti nel 2010/11 per sesso e cittadinanza

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    Fonte: Rilevazione scolastica della Regione Piemonte, dati dell'Osservatorio Regionale sul Mercato del lavoro

    (*) I licei comprendono anche gli indirizzi magistrali e artistici

     

    Scolarizzazione e performance nella secondaria di secondo grado

    La partecipazione agli studi secondari è cresciuta nel corso dell'ultimo quarto del Novecento in modo pressoché costante, fino ad assumere le caratteristiche di scolarizzazione di massa. Negli ultimi due anni il tasso di scolarizzazione, dopo un lieve calo, si attesta all'88,7%. Tale flessione si spiega, in parte, con l'aumento di allievi stranieri il cui tasso di scolarizzazione, pari al 72,6%, risulta meno elevato rispetto a quello degli italiani (90,6%). Le differenze di partecipazione alla scuola secondaria di II grado riguardano anche il sesso: è noto che le ragazze siano più presenti a scuola (91,1%) rispetto ai loro coetanei maschi (86,4%). Se agli iscritti alla scuola superiore si aggiungono i giovani dei percorsi di qualifica IeFP, il tasso si scolarizzazione piemontese cresce attestandosi, nel complesso, a 95,5%, ma soprattutto si riduce il gap tra maschi e femmine da 4,6 a 1,7 punti percentuali.

    Ancora troppi giovani in Piemonte non riescono a concludere positivamente l'anno scolastico. Il tasso complessivo di bocciatura si attesta al 12%. In particolare è il primo anno di corso a rappresentare un vero e proprio scoglio: un giovane su cinque non riesce ad ottenere la promozione, mentre nelle classi successive la quota di respinti decresce velocemente.

    Rimane notevole anche la quota di allievi che conclude il percorso scolastico in ritardo (un terzo dei maschi e un quarto delle femmine) e quella di coloro che abbandonano gli studi.

    Nel 2010 si confermano differenze di performance per sesso, cittadinanza e filiera. Gli indicatori di insuccesso scolastico mostrano i maschi in maggiore difficoltà rispetto alle loro coetanee, i giovani stranieri (anche per le difficoltà legate alla lingua o ad inserimenti in corso d'anno) rispetto agli italiani. Infine, l'insuccesso scolastico risulta più elevato nei percorsi professionali, migliora tra gli studenti degli istituti tecnici, diminuisce ancora nei licei magistrali e artistici, mentre si attesta su valori minimi nei licei classici e scientifici.

    L'università

    Nell'anno accademico 2010/11 il numero degli studenti iscritti nei quattro atenei piemontesi resta sostanzialmente stabile intorno alle 100.000 unità, un livello raggiunto negli anni immediatamente successivi all'avvio della riforma degli ordinamenti didattici (DM 509/1999), periodo nel quale le iscrizioni all'università sono aumentate in modo considerevole, sia in Piemonte sia nell'intero sistema italiano di istruzione superiore. L'Università di Torino conta circa 65mila studenti, il Politecnico 25mila e l'Università del Piemonte Orientale poco meno di 10mila. Infine all'Università di Scienze gastronomiche, un piccolo ateneo privato attivo dal 2004, risultano iscritti circa 250 studenti.

    Per quanto riguarda la distribuzione degli studenti fra le facoltà, anche nel 2010/11, si conferma un dato che caratterizza il Piemonte: la notevole capacità di attrazione esercitata dalle facoltà di Ingegneria che raccoglie quasi il 20% del totale degli iscritti, contro una media nazionale pari al 13%. Diversamente, il peso delle altre facoltà dove si concentra la maggior parte delle iscrizioni (Economia, Medicina, Lettere, Giurisprudenza) risulta inferiore a quello medio nazionale.

    Tra le facoltà piemontesi, si rilevano forti tassi di femminilizzazione nelle facoltà di Lingue, Psicologia e Scienze della Formazione (al di sopra dell'80%), mentre risultano ormai poche le facoltà a maggioranza maschile: Agraria, Scienze Motorie, Scienze MFN. Un caso del tutto particolare è rappresentato dalle facoltà di Ingegneria, dove la presenza femminile risulta ancora ridotta, ancorché in crescita (20%),

    Nel 2010 il numero di studenti che ha conseguito una laurea in uno degli atenei piemontesi si attesta sulle 17mila unità. Di questi la maggior parte ha concluso un percorso triennale e ottenuto una laurea di primo livello (58,8%). La quota restante ha ottenuto una laurea dei percorsi lunghi : il biennio che segue la laurea triennale per il 31,5%, una laurea a ciclo unico della durata di 5/6 anni per il 5,8% e, una laurea inquadrata ancora nel vecchio ordinamento per il 3,9%.

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