Quale percorso di studio scegliere? Studenti stranieri crescono

    Di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- Università degli Studi di Torino e Fieri

    Introduzione

    L'inserimento scolastico dei figli dell'immigrazione è da diversi anni sotto osservazione. Solo recentemente, però, il tema è analizzato dal punto di vista delle carriere. L'avanzare del processo di integrazione, così come il progressivo aumento degli anni vissuti in Italia da parte dei giovani stranieri, consente ai ricercatori di volgere lo sguardo retrospettivamente e di approfondire, oltre ai percorsi di arrivo, alle caratteristiche del progetto familiare, anche - e soprattutto - le scelte e le traiettorie educative dei figli dell'immigrazione.

    Infatti, di fronte ad una seconda generazione che cresce - letteralmente, ovvero che si affaccia alla soglia della scuola secondaria di secondo grado con un'intensa storia scolastica in Italia - vi è un altro gruppo, quello dei figli ricongiunti a padri e madri in emigrazione, che spesso si sono trovati a dover interrompere una carriera formativa in patria e a proseguirne una (non sempre in coerenza con quanto avviato) in Italia.

    Il panorama quindi diviene via via più articolato, con alcuni allievi che si trovano a dover decidere se e in quale forma proseguire gli studi dopo il diploma e altri che invece devono scegliere verso quali indirizzi orientarsi alla fine della scuola media. Due momenti cruciali nella vita di ogni studente, in cui gli orientamenti e i desideri personali si devono - necessariamente - confrontare con le istanze delle famiglie (e le risorse che queste riescono a mettere in campo, oppure con i loro limiti), con i giudizi degli insegnanti, con i vincoli e le opportunità esterni al contesto scolastico in senso stretto.

    1. Oltre l'accoglienza e la concentrazione: nuovi approfondimenti in corso

    Sebbene si stia assistendo ad una tendenziale riduzione del peso degli Istituti Tecnici e Professionali, permane un effetto concentrazione in questa tipologia di istituti della presenza straniera. I percorsi di istruzione e di formazione sembrano essere ancora in gran parte pre-determinati per gli allievi stranieri: si tratta di un interesse reale verso professioni e mestieri da cui i coetanei italiani rifuggono? I dubbi su questa interpretazione sono numerosi, tanto da chiamare in causa responsabilità della scuola (e del suo sistema di orientamento), delle famiglie (incapaci di muoversi fra il sistema italiano dell'istruzione) e della società nel suo complesso (che rimanda ad immagini stereotipate: l'accento, l'ascendenza e l'aspetto possono essere determinanti per carriere e inserimento lavorativo). Quale sarà il destino di questi allievi, al termine del diploma? Se tecnici informatici o diplomati all'istituto alberghiero sapranno mettere in campo le risorse (conoscitive e sociali) utili per trovare un lavoro? Quei pochi inseriti nei percorsi liceali, si iscriveranno all'università? E in quali facoltà? Oppure, vincoli familiari (la crisi economica che ha colpito in modo significativo gli immigrati) e esterni (le dinamiche di rinnovo del permesso di soggiorno, se non si ha la cittadinanza) renderanno necessario orientarsi verso il mercato del lavoro, facendo sì che si accetti in sostanza qualunque offerta di impiego?

    Una ricerca, attualmente in corso, potrà essere d'aiuto per arricchire la comprensione di cosa stia succedendo da questo punto di vista ai giovani stranieri. Lo studio è dedicato all'analisi delle traiettorie biografiche e dei percorsi scolastici e/o lavorativi dei figli dell'immigrazione. Tale ricerca, denominata "Second generations: migration processes and mechanisms of integration among foreigners and Italians (1950-2010)"(1), vede all'opera un numeroso gruppo di lavoro, interessato a comprendere i meccanismi decisionali, così come il ruolo di reti familiari, amicali e sociali più in generale nel delineare i percorsi di inserimento delle nuove generazioni di immigrati. Interessante, e parte integrante del progetto, è il confronto con le carriere e le storie di vita di altri figli di migranti, ovvero degli italiani arrivati a Torino negli anni Sessanta. Occorre essere consapevoli delle enormi differenze fra il contesto socio-economico di ieri e quello di oggi; non di meno, si ritrovano forti similitudini fra le storie delle due migrazioni: in altre parole, il contesto della migrazione, il suo peso e soprattutto la sua influenza rappresenta una costante all'interno di ogni flusso migratorio. E' per questo che affiancare biografie di giovani di ieri e di oggi consente di rilevare con maggior forza il ruolo sia dei meccanismi di orientamento, sia delle politiche a sostegno del successo scolastico. Soprattutto per quanti hanno alle spalle famiglie convinte dell'importanza delle credenziali educative, ma incapaci di orientarsi nel complesso sistema dell'istruzione. Oggi come ieri, può accadere che si incontrino insegnanti disponibili a spendersi oltre il loro compito per offrire informazioni aggiuntive su percorsi e opportunità formative, così come datori di lavoro che offrano utili indicazioni sulle caratteristiche dei percorsi di studio. Ma a fianco di percorsi che si potrebbero definire virtuosi, ve ne sono molti altri (e sembrano essere la maggioranza) in cui le parole chiave sono: assenza di accompagnamento, solitudini di fronte alle scelte, informazioni sbagliate ricevute, consigli ricevuti più sulla base della provenienza o del passato di immigrazione che su una reale valutazione delle proprie potenzialità e opportunità. Certi ritornelli qualificano per la verità anche le storie di molti adolescenti e giovani italiani. Ancora una volta, le vicende dei figli dell'immigrazione rispecchiano una realtà incresciosa della società italiana, ovvero quella delle (insufficienti) politiche a sostegno dell'orientamento scolastico dei giovani.

    2. La questione cruciale dell'orientamento

    Data la recente storia di immigrazione, la presenza di allievi migranti ha nuovamente rimesso al centro della riflessione soprattutto i processi di orientamento e di accompagnamento degli studenti alla scelta del loro percorso oltre la scuola dell'obbligo. L'adagio secondo cui i figli dell'immigrazione siano interessati ad un rapido inserimento lavorativo e quindi cerchino - implicitamente - percorsi professionalizzanti è considerato come una semplicistica lettura della situazione, tale da sconfinare in una sorta di pregiudizio positivo. Come ricordano Demartini e Ricucci "esiste un cosiddetto frame delle origini (ossia un costante riferimento alla provenienza), all'interno del quale leggere anche le carriere scolastiche" (2009, 32). Ed infatti, diverse ricerche concordano nel concludere su come: "i confini nazionali continuino, a certe condizioni, a essere rilevanti, almeno nella misura in cui, nella retorica delle origini, funzionano da giustificazione legittima per descrivere la propria appartenenza ad un territorio [..] il discorso relativo alle origini, infatti, viene spesso accompagnato dalla sottolineatura dell'importanza delle pratiche quotidiane: l'esperienza, le relazioni, o semplicemente il "tempo trascorso", consentono di imparare un'altra appartenenza" (Colombo, Romaneschi, Marchetti, 2009, 92). Tali apprendimenti sembrano allora intervenire in maniera ambivalente nelle valutazioni degli insegnanti, che oscillano fra il considerare gli allievi stranieri incapaci di levarsi di dosso l'abito dell'immigrato e il dimenticar le loro origini, quasi in una sorta di frenesia di garantirne la loro assimilazione ai coetanei italiani per discendenza. La letteratura più recente spesso sottolinea posizioni estreme, che nei fatti rischiano di contribuire a lasciare sullo sfondo la vera questione da risolvere, ossia la valutazione congiunta di capacità, attitudini e desiderata per suggerire il miglior orientamento verso un percorso di formazione o di istruzione.

    Si tratta di temi importanti, la cui centralità nel dibattito rischia tuttavia di lasciare sullo sfondo altri aspetti, che se non considerati contribuiscono ad ipotecare negativamente la crescita formativa delle future generazioni. A fronte di un palcoscenico scolastico che diviene sempre più eterogeneo, non più solo per provenienze, ma anche e soprattutto per percorsi, bagagli formativi, curricula, acquistano nuova centralità sia i servizi di analisi delle competenze e delle conoscenze pregresse di chi entra in istruzione dall'estero sia la lettura delle stesse per chi è in uscita dalla scuola secondaria di primo grado. In questo caso, i test di orientamento non tengono sufficientemente conto delle nuove caratteristiche degli studenti(2), che potrebbero non solo avere una insufficiente competenza linguistica per rispondere a domande in italiano, ma anche una limitata conoscenza del contesto generale italiano. Entrambi elementi che ad oggi conducono verso percorsi di formazione professionale, equiparando tali mancanze ad un deficit cognitivo piuttosto che ad una socializzazione (culturale e linguistica) esperita altrove.

    A ciò va aggiunta la necessaria maggiore interazione fra la scuola e il mondo esterno ad essa, volta a migliorare l'incontro tra competenze professionali - garantite dai percorsi formativi e di istruzione ai giovani - e le richieste provenienti dalla domanda del mercato del lavoro.

     

    Bibliografia

    Barbagli M., Schmoll C., 2011, Stranieri in Italia. La generazione dopo, Il Mulino, Bologna.

    Colombo E., Domaneschi L., Marchetti C., 2009, Una nuova generazione di italiani. L'idea di cittadinanza tra i giovani figli di immigrati, Franco Angeli, Milano.

    Ricucci R., Demartini M., 2009, "Diventare adulti a scuola", in Fieri, Giovani e territorio: percorsi di integrazione di ragazzi italiani e stranieri in alcune province del Piemonte, Rapporto di ricerca, Torino, pp. 23-48, disponibile su http://fieri.it/ricerca_giovani_territorio_2009.php.


    Nota 1: La ricerca è finanziata dalla Regione Piemonte, nell'ambito del Bando "Scienze Umane e Sociali". Il progetto, di natura qualitativa, si concluderà a inizio 2013 ed è stato presentato dal Dipartimento di Ricerca Sociale dell'Università del Piemonte Orientale, in collaborazione con l'Università di Torino (Dipartimenti di Storia e di Studi Politici), il Gruppo Abele e Fieri.

    Nota 2: Come già detto, ma vale la pena ricordarlo, gli studenti di origine straniera nel tempo si sono diversificati per provenienza, situazione familiare, condizione culturale, formazione pregressa, competenze linguistiche e status giuridico (sono in aumento coloro che diventano italiani).

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