Trasferire il modello duale tedesco in Piemonte: quali condizioni contestuali sono necessarie?

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte)

    Introduzione

    In Italia e in Piemonte vi sono segnali di un crescente interesse per il sistema duale tedesco di formazione professionale, la cui diffusione è propugnata dalla stessa Unione Europea (European-Commission, 2012). Il documento del Governo Renzi "La buona Scuola" fa riferimento ad esso e auspica una via italiana al sistema duale. Come citato da Viotti in questo numero, il Jobs Act adotta il concetto di sistema duale per l'apprendistato per il conseguimento di un titolo di studio. In Piemonte e in altre regioni sono state avviate sperimentazioni di contratti di apprendistato per conseguire il diploma di tecnico (cfr. articolo di Cofacci) attraverso questa modalità didattico/formativa.

    Lo scorso anno una delegazione di funzionari e dirigenti della Regione Piemonte, operatori di agenzie formative e sindacalisti piemontesi ha svolto una visita presso enti e istituzioni e incontrato gli attori del sistema duale tedesco in alcune città della Germania con l'obiettivo di conoscere e approfondirne la conoscenza.

    L'interesse per questo modello di apprendimento basato sul lavoro (work-based learning) probabilmente scaturisce dalla consapevolezza che il nostro sistema di formazione (ma anche di istruzione) presenta diversi punti di debolezza sia dal lato degli studenti (alti tassi di abbandono scolastico) sia da parte delle imprese che lamentano una preparazione insufficiente o non adeguata. Siccome i tassi di disoccupazione giovanile sono elevati, c'è la speranza che una preparazione più vicina al mondo del lavoro possa favorire l'occupazione. L'Unione Europea confida nel sistema duale dell'apprendimento, anche per l'istruzione terziaria (post-diploma), in quanto vede in esso una forma di apprendimento basato sul lavoro utile per facilitare il passaggio dalla scuola al lavoro e rispondere alla domanda di competenze proveniente dal mercato del lavoro (European-Commission, 2012).

    Tuttavia il trasferimento di un modello di formazione e apprendistato da un contesto ad un altro deve tenere conto delle caratteristiche collettive, socioeconomiche, istituzionali, culturali (inclusi i principi pedagogici dominanti) del contesto in cui il modello si è sviluppato. Inoltre le pratiche attraverso cui un modello si concretizza sono continuamente in movimento ed evoluzione: quello tedesco è per alcuni autori in crisi perché stanno venendo meno alcune condizioni economiche e istituzionali su cui poggiava, e riforme sono in atto.

    Di seguito si richiamano quali sono gli elementi attuali di difficoltà del modello duale tedesco così come illustrati da alcuni autori. Lo scopo è quello di rendere il riferimento al modello tedesco meno astratto, e soprattutto di mettere in questione la credenza che si tratti di un modello immutevole nel tempo (senza contare che esso non è omogeneo tra i settori e i lander tedeschi). Il modello tedesco si sta invece modificando sotto le spinte dei cambiamenti globali e di quelli istituzionali interni.

     

    Il dibattito tedesco sul sistema duale in Germania

    Il sistema duale di formazione professionale tedesco è di interesse per il sistema di apprendistato italiano e piemontese in quanto fonde due dimensioni che nell'esperienza italiana sono state finora separate: il sistema della formazione professionale da una parte e il sistema dell'apprendistato dall'altra. Come illustra bene l'articolo di Viotti, vi sono delle sperimentazioni di apprendistato in alcune regioni italiane, tra cui quella piemontese, in cui si tenta di mettere in stretta relazione i due sistemi in modo da giungere ad un'interazione dei saperi. "Si è infatti determinata una modalità di trasferimento delle conoscenze che non è riducibile alla mera riproduzione dei distinti "saperi" ma alla crescita degli stessi attraverso un processo di reciproca trasformazione." (Viotti). Queste sperimentazioni sono di grande interesse perché mettono in discussione e superano il tradizionale approccio pedagogico italiano, di derivazione Gentiliana, che attribuisce maggior valore ai sapori teorici rispetto a quelli pratici.

    Il principio alla base del sistema duale è proprio quello di considerare basilare un apprendimento che metta continuamente in relazione i saperi teorici con quelli pratici. Questo è ottenuto alternando le situazioni di apprendimento scolastico e sul posto di lavoro, alternanza che richiede un forte coinvolgimento delle imprese disponibili a collaborare con i centri di formazione, e a sostenere i costi di tale sistema. La partecipazione delle imprese in questo tipo di formazione professionale in Germania è stata molto importante e crescente negli anni '90, giungendo ad un picco nel 1999, per poi diminuire all'inizio del nuovo secolo, e dopo una fase crescente, nel 2011 tornare ai livelli del 1995, livelli comunque importanti (circa 570mila contratti di formazione) (Euler, 2013, 41 e 63). Alcuni autori ritengono che questa riduzione di offerta di posizioni di apprendistato sia causata da modifiche nelle relazioni industriali e contrattazione. Quest'ultima un tempo era centralizzata e permetteva di regolare le retribuzioni degli operai generici e specializzati in modo che le imprese avessero un incentivo a formare gli operai generici. Inoltre il tipo di mercato del lavoro scoraggiava la mobilità esterna e favoriva quella interna, facendo così in modo che gli investimenti in formazione delle imprese potessero essere ammortizzati nel tempo, senza il rischio che il personale formato fosse sottratto dalla concorrenza. Secondo questi autori, l'assetto istituzionale che favoriva questo tipo di equilibrio è ora sotto pressione e si sta modificando a causa della globalizzazione dei mercati. Ciò produce frammentazione e variabilità di situazioni, introducendo elementi di incertezza negli investimenti che prima non c'erano (Busemeyer and Trampusch, 2012, Thelen and Busemeyer, 2012).

    Altri autori (Euler, 2013) aggiungono che le trasformazioni nei settori produttivi e le conseguenti modificazioni della domanda di competenze, inducono le imprese tedesche a preferire l'assunzione di giovani con alti livelli d'istruzione, anche acquisiti solo attraverso l'apprendimento scolastico. La domanda da parte dei giovani di formazione professionale, pure di alto livello, attraverso il sistema duale rimane elevata, creando così un bacino ampio di giovani che non riesce a trovare contratti di lavoro per poter accedere a questo tipo di formazione.

     

    Riflessioni conclusive per il dibattito piemontese

    Gli esperti indicano diversi punti da considerare se si vogliono trasferire alcuni elementi del sistema duale tedesco (viene esclusa la possibilità di un trasferimento totale) in altri contesti socioeconomici (Euler, 2013, 66). Tra quelli identificati, segnaliamo come particolarmente pertinente al caso italiano e piemontese quello relativo alla presenza di una buona reputazione dell'apprendimento basato sul lavoro. Se quest'ultima non esiste in misura sufficiente, come sembra sia il caso italiano e piemontese, occorre porsi il problema di come crearla, sondando in quali settori produttivi e di servizi vi sia già una buona reputazione dell'apprendimento basato sul lavoro, per partire da questi e attraverso opportune strategie di comunicazione diffonderne la conoscenza. Questa reputazione si diffonde anche facendo in modo che queste occasioni di formazione non siano colte solo da chi ha abbandonato percorsi più tradizionali; al contrario è importante che esse coinvolgano posizioni lavorative ad alta attrattività. In questo senso i casi di apprendistato di alta formazione e ricerca rappresentano esemplificazioni da utilizzare per mettere in evidenza i benefici di un apprendimento che coniuga saperi teorici e pratici, così da diffondere la reputazione dell'apprendimento basato sul lavoro (e sull'alternanza).

    Rimane un nodo da considerare, evidenziato in qualche misura da quanto accennato più sopra: in Germania vi sarebbe una recente tendenza da parte delle imprese a preferire l'assunzione di persone formate in percorsi di alta qualificazione, organizzati in modo tradizionale. Si tratta di un dato da approfondire. Esso tuttavia ci rimanda al valore del sapere teorico. La coniugazione tra saperi teorici e pratici va ricercata non solo per ottenere la valorizzazione della conoscenza insita nelle pratiche lavorative e la spinta motivazionale che giunge dal riferimento a problematiche concrete, ma anche per appropriarsi di concetti e teorie che permettono di navigare tra situazioni diverse e sempre nuove, spesso caratterizzate da relazioni interprofessionali, varietà di linguaggi tecnici e professionali, e dunque di prospettive e punti di vista. A questo proposito, alcuni autori si pongono la questione di quale apprendimento è necessario nella società e economia della conoscenza (Guile, 2010, Migliore, 2015). Tali autori sottolineano la rilevanza strategica di saper cogliere i modi di conoscere, vale a dire la capacità di saper dare e ricevere ragioni delle pratiche lavorative, e saper sviluppare giudizi in contesti interprofessionali. Questa capacità non si sviluppa se si considera l'apprendimento meramente come acquisizione della conoscenza già elaborata, sia essa pratica o teorica, concettualizzazione su cui sembra basarsi il modello tedesco. Il contributo piemontese ed italiano a sviluppare un modello duale di apprendimento innovato per tenere conto e sostenere le caratteristiche più innovative dei contesti lavorativi potrebbe proprio prendere spunto da questi studi per disegnare percorsi e attività formative in grado di guardare al futuro.

     

    Bibliografia

    BUSEMEYER, M. R. & TRAMPUSCH, C. (2012) The Comparative Political Economy of Collective Skill Formation. IN BUSEMEYER, M. R. & TRAMPUSCH, C. (Eds.) The Political Economy of Collective Skill Formation Oxford, Oxford University Press.

    EULER, D. (2013) Germany's dual vocational training system: a model for other countries?, Gütersloh, Germany, Bertelsmann Stiftung.

    EUROPEAN-COMMISSION (2012) Rethinking Education: Investing in skills for better socio-economic outcomes.

    GUILE, D. (2010) The Learning Challenge of the Knowledge Economy, Rotterdam, Sense.

    MIGLIORE, M. C. (2015) Seminario con David Guile - Meeting with David Guile. Torino, IRES Piemonte.

    THELEN, K. & BUSEMEYER, M. R. (2012) Institutional Change in German Vocational Training: From Collectivism toward Segmentalism. IN BUSEMEYER, M. R. & TRAMPUSCH, C. (Eds.) The Political Economy of Collective Skill Formation. Oxford University Press.

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