EDITORIALE N.10 - Come va il Piemonte

    A cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., IRES Piemonte

    Politiche Piemonte compie un anno. E' un anno andato bene per la rivista e meno bene per l'economia che, dopo una buona crescita registrata nella prima parte del 2011, ha fatto registrare un andamento negativo nella seconda metà dello stesso anno, che non sembra presagire una inversione di rotta per il futuro prossimo.

     

    Un anno positivo invece per la rivista oltre qualsiasi previsione. Eravamo partiti senza una programmazione precisa ma pensando di fare, al più, tre/quattro numeri l'anno, finiamo con nove numeri fatti, e questo è il decimo. La rivista arriva a circa 3.000 persone, a tutti i comuni del Piemonte e a tutti gli eletti delle Province e della Regione. Politiche Piemonte, come è scritto sul sito, è promossa dall'IRES-Piemonte ma vive grazie a una rete di ricercatori che si estende bene al di là dell'ente promotore e che si avvale di ricercatori dell'Università, del Politecnico (ospitiamo anche un tirocinante della facoltà di Architettura II) e di molti Centri studi e Fondazioni di ricerca riconosciuti dalla comunità scientifica piemontese. Più che un progetto è una avventura, dato che la rivista non ha alcuna risorsa dedicata ma vive e cresce grazie a una struttura che resta fondamentalmente volontaria (sebbene ufficialmente riconosciuta dall'IRES). Una struttura leggera che necessita dell'apporto e dell'impegno dei soggetti che ne fanno parte, che speriamo aumenti nel tempo. E per questo a Dicembre la redazione chiamerà la Rete dei corrispondenti a programmare il nuovo anno di attività e sentire le diverse esigenze, le auspicate possibilità di intervento.

     

    Il bilancio dell'economia del Piemonte, lo abbiamo detto, è invece piuttosto negativo. Ecco in sintesi il giudizio che emerge da questo numero della rivista dedicato a 'Come va il Piemonte'. Usciamo con un leggero ritardo rispetto a quanto preventivato (gli articoli sono stati tutti scritti prima delle vacanze per uscire a settembre), dato che l'imminenza della riforma amministrativa delle Province si è imposta nell'agenda della rivista, con uno speciale dedicato al tema. Ce ne scusiamo con gli autori di questo numero.

    Per quanto concerne l'economia la storia è diversa e di più lungo periodo; ancora non si intravede quel "colpo di reni" necessario che il Piemonte attende da ormai troppi anni. Il Piemonte ha risentito dell'andamento economico più generale del paese che non prevede niente di buono per i mesi a venire; stando alle stime del Fondo Monetario, la situazione in Italia dovrebbe peggiorare nel 2012 e proseguire negativamente nel 2013 (sebbene con minore intensità). La crescita del PIL in Piemonte cala nel 2011 rispetto al 2010, stagnano i consumi, in particolar modo quelli durevoli (si contrae la domanda immobiliare, la Fiat registra un crollo addirittura del 27%, si contraggono i risparmi delle famiglie), si ha una crescita del ricorso agli istituti della cassa integrazione, una flessione nella domanda dei prestiti alle famiglie e alle imprese, un irrigidimento dell'offerta.

    Tutto ciò avviene fortunatamente in una regione ricca, che ha accumulato nel tempo benessere e che ha pertanto tutte le potenzialità per reggere la crisi e fuoriuscirne, grazie anche a una situazione patrimoniale consolidata: seconda per patrimonio immobiliare dopo l'Emilia Romagna, terza fino al 2006 per ricchezza pro-capite nazionale, seconda per patrimonio delle fondazioni bancarie, dopo la Toscana. Altri indicatori sono positivi: le esportazioni di molti settori industriali, il trend del turismo, la dinamica di diversi settori smart (ICT in primo luogo) e di molte attività green, soprattutto a Torino. Il capoluogo piemontese registra infatti segnali positivi in campo ambientale, nei livelli di efficienza energetica e, soprattutto, di sviluppo delle fonti rinnovabili.

    Il peso dell'ambiente si fa sentire in tutta la sua portata: è stato l'anno più caldo, per un Piemonte sempre più rumoroso, con un parco di impianti di telecomunicazione in crescita e con molto più fotovoltaico e sempre minore radioattività artificiale.

    Gli articoli ripercorrono i più significativi indicatori e forniscono un quadro articolato che dispiega tuttavia un processo di più lungo periodo delle tendenze strutturali. Tre meritano, a mio avviso, di essere segnalate: il generale miglioramento delle condizioni locali ambientali entro un quadro di aggravamento delle condizioni globali (il global warming in particolare); un declino economico strisciante della regione, che colloca il Piemonte non più nel tradizionale luogo propulsore del Nord-Ovest italiano quanto in uno spazio-motore più vasto, che comprende l'intero Nord e con un gradiente che parte dal centro (la Lombardia) e si ferma nelle terre alte dell'arco alpino e appenninico; la riarticolazione e accelerazione (per mezzo della crisi) delle gerarchie settoriali e territoriali che stentano a trovare nuove direzioni di sviluppo diffuso e al momento appaiono piuttosto come situazioni punteggiate da monitorare e far crescere (alcuni comparti dell'ICT, dei settori green, del terziario, ecc.). L'appuntamento è all'anno venturo, per verificare come va il Piemonte e quanta e quale nuova strada abbiamo fatto.

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