I principali contenuti dell’ultimo Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia del Piemonte

    A cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Banca d’Italia – Sede di Torino.

    Introduzione

    L'articolo espone i principali contenuti dell'ultimo Rapporto annuale della Banca d'Italia sull'economia del Piemonte, che contiene, oltre alla consueta analisi della congiuntura economica, approfondimenti sugli effetti della crisi sulle imprese e sulle famiglie piemontesi.

     

    E' diviso pertanto in due parti: la prima evidenzia una congiuntura economica che è tornata a peggiorare concentrandosi sulle determinanti che hanno causato questo arretramento; la seconda mostra le ripercussioni che la crisi scoppiata nel 2008 ha sulle famiglie, soprattutto in relazione al processo di accumulazione della ricchezza (divenuto negativo nel 2010) e dell'indebitamento che, pur essendo cresciuto negli ultimi anni, rimane relativamente basso nel confronto nazionale.

     

    Il quadro macro economico.

    A partire dall'estate del 2011 la congiuntura economica in Piemonte è tornata a peggiorare, ponendo fine alla fase di ripresa che si era avviata nella seconda metà del 2009. Vi hanno influito il rallentamento dell'economia mondiale e le turbolenze finanziarie connesse alle tensioni sul debito sovrano nell'area dell'euro. Nel complesso del 2011, in base alle stime di Prometeia, il PIL del Piemonte è cresciuto dello 0,7 per cento, in netto rallentamento rispetto all'anno precedente (2,0 per cento). La decelerazione dell'attività è stata particolarmente marcata nell'industria, ma ha interessato anche i servizi. È proseguita la fase di crisi nel settore delle costruzioni.

    Nel mercato del credito l'aggravarsi della crisi finanziaria ha comportato dall'estate del 2011 accresciute difficoltà di raccolta per le banche e un irrigidimento delle politiche di offerta del credito, a cui si sono associate una flessione della domanda di prestiti di imprese e famiglie e maggiori difficoltà di rimborso dei finanziamenti da parte della aziende. La dinamica del credito bancario si è nuovamente indebolita dall'autunno ed è divenuta negativa nei primi tre mesi del 2012; i tassi di interesse hanno ripreso a crescere, mentre la qualità del credito è tornata a peggiorare dall'ultimo trimestre dello scorso anno.

    In un contesto di incertezza eccezionalmente elevata sull'evoluzione dell'economia, le aspettative a breve termine delle imprese rilevate con l'indagine della Banca d'Italia condotta nei mesi di marzo e aprile 2012 sono improntate al pessimismo per quanto riguarda la domanda interna, mentre previsioni migliori riguardano gli ordini esteri.

    La dinamica economica recente del Piemonte è stata confrontata con quella di un gruppo di regioni europee che nel 2007 – l'anno precedente lo scoppio della crisi internazionale presentavano caratteristiche strutturali simili. La nostra regione si è caratterizzata per un recupero più lento sia del prodotto totale sia di quello pro capite. Anche la ripresa delle esportazioni, da cui è provenuto il principale impulso espansivo nell'ultimo biennio, è stata inferiore alla media del gruppo di regioni di confronto e del commercio mondiale, a causa di una crescita dell'export minore di quella della domanda estera delle principali aree di sbocco e dei comparti merceologici più dinamici e di un orientamento ancora contenuto verso i mercati emergenti.

    Tra i fattori che possono contribuire alla competitività di una regione vi è la dotazione di capitale umano. Nel Rapporto sull'economia del Piemonte dell'anno scorso erano stati evidenziati ritardi nel confronto europeo a metà anni degli anni 2000. Tra il 2004 e il 2010 il livello di istruzione è migliorato in Piemonte, ma permane un gap negativo nel numero di diplomati rispetto alla media delle regioni italiane del Nord Ovest e nel numero di laureati (rispetto sia alla macro area di riferimento sia alla media italiana). L'apprendimento degli studenti piemontesi, in base alle indagini Invalsi e OCSE-PISA, è superiore alla media del Paese, ma inferiore a quello del Nord Ovest e i divari sono maggiori per i gradi di istruzione più elevati. Al termine del percorso scolastico risulta overeducated, cioè addetto ad attività che richiedono competenze inferiori a quelle acquisite mediante il percorso di studi, circa un sesto dei giovani diplomati della regione (più che nel Nord Ovest e in Italia) e un quarto dei giovani laureati (come nella macro area; poco meno che in Italia).

    Le imprese. Il nuovo peggioramento della congiuntura dall'estate 2011 ha colpito le imprese piemontesi in una situazione finanziaria resa fragile dal prolungato periodo di debolezza economica. Nostre analisi sui bilanci delle imprese sempre presenti in Centrale dei bilanci dal 2005 mostrano che nel 2010 (ultimo anno per il quale erano disponibili i dati) solo il 35 per cento delle imprese aveva recuperato i livelli di fatturato del 2007 e solo il 43 per cento era tornato ai livelli di redditività (ROA) precedenti la crisi; il margine operativo lordo (in rapporto all'attivo) era rimasto in media inferiore ai valori del 2007 in tutti i principali comparti.

    Nel 2011 la situazione economica delle imprese è tornata peggiorare: in base alle indagini della Banca d'Italia, la crescita del fatturato si è nettamente ridimensionata nell'industria ed è stata negativa nel commercio; la quota di aziende industriali e di servizi in utile è calata. I finanziamenti bancari alle imprese sono tornati a ridursi dall'autunno del 2011. Alla contrazione dei prestiti, che interessa tutte le classi dimensionali di impresa, hanno contribuito l'indebolimento della domanda, dovuto all'evoluzione negativa della congiuntura, e il peggioramento delle condizioni di accesso al credito. Analisi condotte su un campione di circa 15 mila imprese piemontesi mostrano come il calo del credito e l'incremento dello spread sui tassi di interesse siano stati di entità differente tra le classi di rischio delle imprese e tra le tipologie di banche, ma comunque abbastanza diffusi (fig. 1). La quota delle imprese che hanno segnalato nelle indagini della Banca d'Italia un peggioramento nelle condizioni di accesso al credito nel 2011 è aumentata; tali imprese erano caratterizzate nel 2010 da una situazione economica e finanziaria meno solida, con un indebitamento più elevato in rapporto ai mezzi propri e un maggiore peso degli oneri finanziari sul MOL.

     

    Figura 1.

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    Fonte: elaborazioni su dati Centrale dei bilanci e Centrale dei rischi. Campione chiuso di imprese di cui si dispone del bilancio sull'anno 2007 e poi presenti nelle segnalazioni della Centrale dei rischi tra il primo trimestre 2007 e l'ultimo del 2011.

    (1) Le imprese sono classificate sulla base dello score calcolato dalla Centrale dei bilanci sui dati di bilancio del 2007. Il criterio di classificazione adottato è il seguente: rischio basso, score 1,2,3,4; rischio medio, score 5 e 6; rischio alto, score 7, 8 e 9.

     

    L'accresciuta fragilità finanziaria delle imprese si è riflessa nelle difficoltà di rimborso dei debiti bancari: il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti è tornato a salire nel quarto trimestre del 2011, mentre l'incidenza delle partite deteriorate è rimasta stabile su valori superiori a quelli precedenti la crisi del 2008-09.

     

    Le famiglie.

    In base alle stime preliminari disponibili, i consumi delle famiglie piemontesi nel 2011 hanno ristagnato, dopo la lieve ripresa registrata nell'anno precedente. Sulla dinamica dello scorso anno hanno influito l'andamento negativo del reddito disponibile, calato in termini reali per il secondo anno consecutivo, e le incerte prospettive del mercato del lavoro, le cui condizioni sono tornate a peggiorare nei primi mesi del 2012.

    La crisi scoppiata nel 2008 ha inciso sulla spesa media delle famiglie piemontesi, calata tra il 2007 e il 2010 di oltre il 4 per cento in termini reali. La crisi ha rallentato inoltre il processo di accumulazione della ricchezza delle famiglie, che è divenuto negativo nel 2010 (fig. 2). In particolare, essa ha impattato sulla componente finanziaria della ricchezza, scesa da un livello pro capite di 85 mila euro nel 2006 a 80 mila nel 2010. Nel complesso, alla fine del 2010 la ricchezza accumulata dalle famiglie piemontesi (comprensiva anche della componente reale, rappresentata in larga prevalenza dalle abitazioni di proprietà) era pari a 8,1 volte il reddito disponibile, valore in linea con la media nazionale ed elevato nel confronto internazionale.

     

    Figura 2.

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    Fonte: elaborazioni su dati Banca d'Italia, Istat, Agenzia del Territorio, Isvap, Covip, Inps e Lega delle Cooperative.

    (1) Calcolata utilizzando la popolazione residente a fine anno.

     

    L'indebitamento delle famiglie piemontesi, pur essendo cresciuto a ritmi significativi negli ultimi anni soprattutto per l'espansione dei mutui immobiliari, è relativamente basso nel confronto nazionale: nel 2011 esso era pari al 49 per cento del reddito disponibile (53 nella media nazionale), dal 29 nel 2003 (fig. 3a). La crisi si è riflessa in una minore partecipazione delle famiglie al mercato dei mutui: le nuove erogazioni si sono ridotte rispetto ai massimi raggiunti nel biennio 2006-07 (fig. 3b). Essa ha determinato inoltre un cambiamento delle caratteristiche dei nuovi mutui erogati. In particolare, è aumentata la quota delle erogazioni a tasso variabile e di quelle di importo più elevato; nel contempo si sono ridotti i mutui alle persone con meno di 35 anni e agli stranieri, riflettendo sia fattori di domanda sia politiche più selettive delle banche verso segmenti di clientela considerati più rischiosi.

     

    Figura 3.

    01_Cullino-Fig-3

    Fonte: Banca d'Italia, Istat (pannello a), Rilevazioni sui tassi di interesse attivi e passivi (pannello b). (1) Incidenza alla fine del periodo di riferimento di mutui per l'acquisto di abitazioni, prestiti finalizzati al credito al consumo e altri prestiti alle famiglie consumatrici sul reddito disponibile. La categoria "mutui" comprende anche altri prestiti diversi dal credito al consumo, la cui incidenza sul debito delle famiglie consumatrici è tuttavia trascurabile. I dati per il 2010 e il 2011 sono provvisori. – (2) I dati si riferiscono alle nuove erogazioni e alla residenza della controparte.

     

    Il documento è consultabile all'indirizzo: www.bancaditalia.it 

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