Il Piemonte nel 2011: Società, economia e territorio

    A cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Ires Piemonte.

    Il quadro generale

    Il 2011 è un anno "atipico" per l'economia: a un primo semestre con una debole dinamica espansiva, è seguita una frenata a partire dal periodo aprile-giugno, fino al dato negativo dell'ultimo trimestre: -0,4% nel trend della produzione industriale, uno degli indicatori più sensibili dell'andamento del ciclo.

     

    L'economia del Piemonte, nel 2010, si era allineata alla dinamica nazionale, con un andamento del Pil in recupero del 2%, mente nel 2011 il rallentamento dell'economia ha seguito le tendenze generali, evidenziando un andamento recessivo nella parte finale dell'anno. Nel corso del 2011, il recupero della produzione manifatturiera, grazie soprattutto al rinvigorimento della domanda estera, ha sostenuto la ripresa nella prima parte dell'anno, fino all'autunno. Il bilancio medio annuo è di sostanziale stagnazione, con una crescita del Pil attorno allo 0,7%, superiore di poco alla dinamica nazionale: un'ulteriore conferma, seppur lieve, del distacco in negativo rispetto all'evoluzione delle regioni del Nord. Le prospettive rimangono però negative per il 2012.

    Sul fronte lavoro, dopo una contrazione dell'1,3% nel 2009 (25 mila occupati in meno), nel 2010 prosegue il trend negativo (nel complesso dell'anno -0,9%, 16 mila occupati in meno) ma in attenuazione, con una stabilizzazione nell'ultimo trimestre dell'anno. Il 2011 vede una crescita non trascurabile (+1,2%, 23 mila occupati in più.

    Calcolando il tasso di disoccupazione in modo da tenere conto anche delle persone che dichiarano di non cercare attivamente lavoro oppure non immediatamente disponibili (possibili scoraggiati), il tasso di disoccupazione raggiunge in Piemonte il 10%.

     

    I SETTORI PRODUTTIVI

    La caduta nel 2011 del mercato europeo e ancor più italiano hanno messo in forte difficoltà l'industria dell'auto in Italia. Sono crollate a marzo le immatricolazioni di nuovi veicoli in Europa (-6,9% rispetto allo stesso mese del 2011) e in Italia, dove il gruppo Fiat registra un crollo del 27,6%, un risultato solo in parte condizionato dal fermo delle bisarche.

    Peggiorano fiducia degli imprenditori artigiani e performance delle imprese (domanda, fatturato, occupazione): i saldi aumento-diminuzione sono -32,6 e -28,5, in netto calo rispetto a sei mesi prima (erano rispettivamente -22,4 e -23,0) e soprattutto alla seconda metà del 2010 (-17,5 e -14,8).

    La crisi penalizza di più i settori il cui mercato è legato ai consumi delle famiglie e alla domanda pubblica, mentre per ora limitano i danni i settori legati alla domanda estera (ma le prospettive sono minacciose anche qui). Qualificare prodotto, processi e lavoro nelle piccole imprese sembra necessario. La dimensione non appare un elemento premiante. Le imprese con un titolare scolarizzato invece, mantengono meglio le posizioni. Positivo quindi che i titolari d'impresa in possesso di un diploma (50,4%) o di una laurea (6,5%) siano in aumento.

    Il settore delle costruzioni non è crollato come in altri paesi, né in termini di attività di investimento, né di valori immobiliari. È tuttavia in crisi. Le nuove costruzioni residenziali segnano nel 2011 una contrazione(-2,5%) dopo la lieve ripresa del 2010. È la conclusione di un lungo ciclo espansivo legato anche ai rilevanti investimenti nel capoluogo regionale: metropolitana, interventi viabili, inceneritore, Olimpiadi invernali 2006. Da notare però la contrazione del valore della produzione di nuove abitazioni di fronte alla tenuta del mercato della riqualificazione, soprattutto con interventi di ristrutturazione straordinari e con nuovi investimenti in energie rinnovabili e miglioramento dell'impiego di energia.

    Il valore aggiunto del commercio, come settore d'attività economica a livello nazionale, ha mantenuto una dinamica oscillante con piccole fluttuazioni attorno allo zero. I consumi delle famiglie hanno manifestato ampie fluttuazioni nella componente durevole mentre gli alimentari si sono mantenuti pressoché inerti, ma su livelli negativi di crescita. Anche il reddito e il risparmio delle famiglie non ha conosciuto una tendenza lineare ma solo modeste oscillazioni.

    Il Piemonte prosegue nella crescita dei flussi turistici in controtendenza con il resto d'Italia. Nel corso del 2011, aumentano gli arrivi (3,92%) e le presenze (3,88%).

     

    GOVERNO E GOVERNANCE LOCALE

    Il triennio 2010-2012 ha visto le amministrazioni locali coinvolte in maniera rilevante nello sforzo di risanamento finanziario del Paese: riduzione dei trasferimenti statali e vincoli introdotti dal patto di stabilità interno rispetto ai saldi di bilancio sono stati gli strumenti principali.

    In altri paesi i governi locali hanno colto l'opportunità offerta dalla situazione di stress fiscale per operare riforme da tempo auspicate, ad esempio la riorganizzazione territoriale del sistema di governo locale, sia di tipo strutturale sia attraverso modelli cooperativi. Anche in Piemonte una politica di questo tipo consentirebbe una riduzione delle spese e il raggiungimento di economie di scala e di scopo. La Regione può svolgere un ruolo cruciale in base alla legislazione recente sia rispetto alla aggregazioni tra Comuni sia. alla diminuzione del numero delle Province.

     

    LA QUALITÀ SOCIALE

    I dati del 2011 confermano una fotografia già nota: i flussi migratori dall'estero e dall'interno, sostanzialmente stabili rispetto all'anno precedente, non sono sufficienti a sostenere la natalità. Il Piemonte al 31 dicembre 2011 conta un saldo di circa 11.000 abitanti in più rispetto all'anno precedente, con 1.367.394 e un decremento di quasi 96mila abitanti rispetto a fine settembre 2011. I dati censuari potrebbero però correggere in misura significativa queste stime.

    Piemontesi più pessimisti dell'anno precedente sia sull'anno appena passato sia per l'immediato futuro dell'economia. Anche l'andamento recente e le prospettive immediate della propria situazione familiare confermano questa posizione di pessimismo.

    Riguardo la situazione economica dell'Italia nell'ultimo anno l'82% dei piemontesi la percepisce peggiorata mentre il saldo ottimisti-pessimisti scende da -58 a -77. Il peggioramento è marcato soprattutto nella classe 55-64 anni (il 91%) mentre parlano di miglioramento il 16% dei più giovani (18-24 anni).

    La condizione economica delle famiglie è stazionaria per il 48% dei piemontesi (43% gli stranieri). Migliora per il 3% (1% gli stranieri) e il 49% denuncia un peggioramento (56% gli stranieri). Sono le persone nelle classi 45-54 anni e 55-64 anni le più colpite.

    La difficoltà a trovare lavoro è il primo problema (45% piemontesi, 54% gli stranieri).

    La soddisfazione per i servizi vede un lieve calo generale, più accentuato per Sanità (da 83,8 a 83,1%) e Pubblica sicurezza (da 90,2 a 87,9%). In controtendenza, migliorano Cultura e Sport.

     

    DECLINO DEL PIEMONTE?

    Dati economici, come ad esempio la dinamica annuale del PIL, suggeriscono da tempo la questione del declino del Piemonte rispetto alle altre regioni del Nord comparabili con la nostra. Tuttavia un'osservazione meno congiunturale e più storica offre un'interpretazione più complessa.

    Il reddito declinante si accompagna, in Piemonte, a una situazione patrimoniale consolidata e relativamente prospera, soprattutto per le classi anziane. Questo almeno sembra emergere da diversi indizi. La Banca d'Italia dimostra come il divario in termini di ricchezza netta sia superiore a quello che si rileva per il reddito(1). Nel 2006 il Piemonte era la terza regione italiana per ricchezza procapite, in termini di attività finanziarie, dopo Lombardia e Lazio(2). Considerando invece le attività reali, in prevalenza abitazioni private, in Piemonte, nel periodo 2001-2006, i prestiti alle famiglie per l'acquisto della residenza sono circa raddoppiati(3). Il valore complessivo del patrimonio immobiliare in Piemonte, nel 2009, era pari a 3,7 volte il Pil regionale, contro il 3,1 della Lombardia e il 3,5 del Veneto. Solo l'Emilia-Romagna, delle grandi regioni settentrionali aveva un valore superiore, con 3,9(4). Inoltre il rapporto fra valore reale e potenziale della ricchezza immobiliare nei comuni turistici italiani raggiunge il valore più alto (6,1 volte) nella nostra regione, superiore anche alla Valle d'Aosta. Il Piemonte è anche la seconda regione italiana, dopo la Toscana, per patrimonio delle fondazioni bancarie. Ci troveremmo quindi in una situazione di "ricchezza senza reddito" (peraltro distribuita in modo non omogeneo fra le classi di età).

     

    Figura 1.  Differenziali regionali del prodotto pro capite 1891-2004 (Italia=1)

    03_Maggi-Fig-1

    Fonti: elaborazioni Ires su dati Tagliacarne, Unioncamere, Svimez, Istat

    Note: SUD è la media di Calabria, Campania, Puglia e Sicilia

     

    Anche il Prodotto interno lordo, nonostante i tanti limiti di questo indicatore (ampiamente dettagliati nella Relazione), suggerisce una narrazione interessante. Il PIL procapite delle regioni italiane, ricostruito a partire dal periodo post-unitario, offre l'opportunità di un'analisi storica con risvolti in parte inattesi (figura 1).

    • Innanzitutto il declino relativo del Piemonte, almeno per quel che il PIL può misurare, arriva da lontano, fin dal dopoguerra.
    • Possiamo aggiungere che non è un fatto isolato, riguarda anche la Liguria e la Lombardia, anche se quest'ultima sembra avere recuperato una certa stabilità.
    • Inoltre, la crescita della Terza Italia, spesso raccontata come un'esplosione dei tempi recenti, qualcosa di sorprendente che ha spiazzato le altre regioni, quasi fossero prigioniere di un immobilismo incurabile, ha anch'essa una storia lunga.
    • Emerge una tendenza alla convergenza fra le regioni dal dopoguerra agli anni settanta circa, ma nel periodo più recente (da inizio anni settanta) domina la divergenza.
    • Infine, ed è importante non dimenticarlo mai, la posizione relativa di queste regioni declina perché altre crescono nel frattempo: non solo Emilia-Romagna e Veneto ma il Sud Italia, che ha un andamento quasi perfettamente speculare, almeno nel periodo compreso fra l'Unità e la fine degli anni Sessanta: prima declina e poi cresce. La fetta del Piemonte si è ridotta ma la torta del PIL italiano, se si esclude il periodo più recente, è cresciuta con una certa regolarità, almeno fino alla fine dello scorso secolo e il declino è stato quindi relativo (figura 2). Nel decennio più recente il declino regionale assume contorni diversi perché si colloca in un quadro generale che a sua volta si deteriora.

    Le considerazioni suggerite offrono un'interpretazione meno drammatica dei cambiamenti in corso: il Piemonte ha bisogno da tempo di una politica di rilancio organica. Lo sfruttamento estemporaneo delle opportunità a breve, come improvvise e limitate espansioni dell'export, ha consentito di limitare i danni, ma è irrealistico chiedere alla logica del mercato di andare oltre: deve essere quella pubblica a farsene carico.

    Sono numerosi gli ambiti nei quali è possibile agire per ottenere risultati

    • da un lato di risparmio finanziario, sempre più necessari in tempi di spread economy,
    • e dall'altro orientate a dare respiro allo sviluppo futuro, in una prospettiva piuttosto di green economy.

    Fra le prime si può pensare ad esempio alla riorganizzazione amministrativa degli enti locali. Nel secondo ambito, azioni finalizzate al risparmio energetico degli edifici o volte a razionalizzare gli insediamenti per ridurre il consumo di territorio e la domanda stessa di mobilità, oppure la progettazione di sistemi tariffari innovativi nei servizi pubblici o ancora la diffusione di nuove tecnologie con modalità proattiva, quindi accompagnate da dottrine d'uso che le rendano operative.

    Questi interventi saranno tanto più efficaci quanto più inseriti in un piano coraggioso e organico di cambiamento, anche profondo e destinato a modificare gli stili di vita collettivi e non solo le scelte degli operatori sul mercato.

    Il segnale delle crisi recenti è chiaro: il cammino si è interrotto e dobbiamo riprenderlo, il che implica una serie di interventi per aumentare la produttività nel pubblico e nel privato. Ma non basta, forse bisogna anche cambiare strada. Serve allora una riflessione su cosa e come vogliamo produrre e consumare. Il momento congiunturale negativo del presente, e in Piemonte leggermente più negativo che nel resto del Nord, rende questo compito più difficile ma ancora più necessario.

     

    La Relazione socioeconomica dell’Ires è disponibile all’indirizzo http://www.regiotrend.piemonte.it

     

    Nota(1) Banca d'Italia, 2007, La ricchezza delle famiglie italiane 1995-2005, Supplementi al Bollettino Statistico, Anno XVII Numero 75, p. 12

    Nota(2) Luigi Cannari e Giovanni D'Alessio, 2006, La ricchezza degli italiani, Il Mulino

    Nota(3) Banca d'Italia, 2007, L'economia del Piemonte nel 2006

    Nota(4) Agenzia per il territorio, 2011, Gli immobili in Italia

    Copyright © 2018 Politiche Piemonte. Tutti i diritti riservati.